mercoledì 26 maggio 2021

Lettera ai prossimi graditi visitatori della Sardegna

Tratto di costa nell'isola di Sant'Antioco
Voi tutti conoscete la Sardegna paradiso delle vacanze, meta da visitare d’estate per bagnarsi sulle sue acque cristalline e passeggiare nelle bianche spiagge, fare magari una capatina nel selvaggio Supramonte. 

Ma la Sardegna non è solo un paesaggio accattivante o un mare limpido … è molto altro. È di quest’altra Sardegna che vi vogliamo parlare, della Sardegna fatta di migliaia di persone che resistono attivamente e sono mobilitate per proteggerla dalle numerose insidie che attentano la sua integrità ambientale, paesaggistica e la salubrità dell’aria e del suo suolo. 

Assistiamo ancora oggi nell’isola ad un accaparramento delle terre, anche di quelle più fertili,  derivante da numerose attività antropiche talvolta nocive e alcune volte umanamente e moralmente non accettabili.

La Sardegna è stata ed è ancora vittima di una industrializzazione eterodiretta, finanziata con capitali pubblici che ha stravolto l’ecosistema e la salute dei cittadini (insufficienze polmonari e neoplasie nell’area di Portotorres, l’alta presenza di piombo nel sangue causa di significativi deficit cognitivi nei bambini di Portoscuso), che ha distrutto gli assetti sociali di numerose comunità. Finito solo parzialmente il business dell’industria inquinante è iniziato quello infinito delle bonifiche e quello della raccolta dei rifiuti più o meno pericolosi provenienti da ogni dove: rifiuti di acciaierie (ne arrivano anche di radioattivi) e rifiuti derivanti dalla raffinazione del petrolio (syngas) bruciati nella centrale elettrica della Saras a Sarroch. I rifiuti dei depuratori di diverse regioni italiane, spalmati nelle campagne della Planargia e quelli contenenti amianto sotterrati nelle vecchie miniere del Sulcis. 

L'area industriale di Portovesme

L’ultima proposta è quella delle scorie radioattive.

L’isola sembrerebbe tra i siti più appetibili: bassa densità abitativa, basso rischio sismico e la presenza della più alta estensione di servitù militari d’Italia a garanzia della sicurezza del sito. Poco importa se la Sardegna non ha mai prodotto rifiuti nucleari … in alcune aree regionali le opportunità, gli scarti e le scorie nella discarica chiamata Sardegna.

Gli immensi spazi a terra e a mare occupati dalle servitù militari (il 65% dell’intera Italia), oltrechè una dipendenza e un condizionamento, rappresentano esse stesse un elevato rischio di pericolo per la salute con i loro veleni esplosi dappertutto: a Quirra come a Teulada la gente muore di neoplasie molto più che negli altri territori, gli animali nascono deformi…. è il rischio calcolato della difesa nazionale! La penisola Delta a Teulada è stata dichiarata non bonificabile a causa della presenza di migliaia di bombe e missili Milan inesplosi e di inquinanti radioattivi. Uno spazio interdetto forse per migliaia di anni, un’eredità che lasciamo alle future generazioni a perenne testimonianza di un uso scellerato del territorio e della inadeguatezza di quanti hanno governato la Sardegna dal dopoguerra ad oggi. 

Industrializzazione e servitú militari che hanno reso sempre più povere e malate le nostre comunità, disponibili oggi ad accettare qualsiasi compromesso per un pezzo di pane. Anche quello di accogliere a braccia aperte una fabbrica di micidiali bombe d’aereo utilizzate in vari conflitti mondiali per bombardare la popolazione inerme, in particolare nella sanguinosa guerra dello Yemen, in pieno sfregio del dettato Costituzionale. Gli affari vanno a gonfie vele, la RWM si espande per triplicare la sua produzione di ordigni micidiali. 

Manifestazione contro la fabbrica di bombe

Ma non è questo il lavoro che vogliamo, rivendichiamo un lavoro libero e dignitoso.

Purtroppo anche l’energia presenta un costo molto elevato alla Sardegna. Da una parte una finta decarbonizzazione (sostituire il carbone col metano), dall’altra l’invasione di impianti di energia rinnovabile proposti da una miriade di piccole srl dietro cui si nascondono i grandi speculatori delle rinnovabili (asiatici e nord europei) e talvolta anche la malavita organizzata. Cambiano le fonti di energia, ma restano i padroni del vapore: l’accentramento dell’energia in poche mani anziché la produzione democratica, diffusa e partecipata.

La risposta alla miseria e alla disperazione della gente che viene dal Governo regionale è sempre la stessa, si ripete negli anni come un mantra: piani casa e cemento! Nuovi volumi lungo le coste, colate di cemento nei centri storici e un incentivo alle lottizzazioni abusive nei terreni agricoli. Casette a gogò finalizzate a deturpare il nostro straordinario patrimonio paesaggistico in aperto contrasto con il PPR. Lo stesso Governo nazionale, sollecitato dagli ambientalisti è dovuto intervenire a più riprese per impugnare davanti alla Corte Costituzionale numerose di queste improponibili leggi regionali.

Vi invitiamo a ricordare tutto questo quando venite a trovarci in Sardegna, vi chiediamo di pensare ai tanti sardi che lottano quotidianamente per rendere dignità a questa terra e ai suoi abitanti, alle madri mobilitate contro la repressione dell’operazione lince, che in questi giorni vedono i propri figli sotto processo per aver manifestato contro l’oppressione delle servitù militari. Ai cittadini, ai comitati e alle associazioni ambientaliste che sono mobilitati per impedire l’espansione della RWM, la fabbrica di bombe, e che stanno raccogliendo fondi per dimostrare davanti al Consiglio di Stato e alla Magistratura ordinaria le numerose illegittimità di quell’inaccettabile progetto finalizzato alla produzione di ordigni di morte. 

Alle iniziative degli ambientalisti e del Comitato No Nucle – No Scorie, contro il deposito unico delle scorie nucleari in Sardegna, alle proteste dei comitati contro discariche e inceneritori, a quelli della Planargia che insieme a Italia Nostra sono riusciti a bloccare, temporaneamente, il traffico interregionale di rifiuti speciali. 

Ai quasi quotidiani interventi nelle procedure di VIA di cittadini e di Italia Nostra per impedire che il paesaggio sardo, i boschi e le pianure siano costellate da centinaia di mostri eolici alti 250 mt che nel giro di pochi anni sostituiranno gli antichi nuraghi e le maestose querce, per impedire che migliaia di ettari di fertile terreno agricolo vengano occupati da specchi, acciaio e panelli fotovoltaici che via via sostituiranno i classici muretti a secco, testimonianza di altri eventi storici legati anch’essi all’accaparramento delle terre. 

Eppure una Sardegna a emissioni Zero è possibile senza con questo dover dare il colpo di grazia al paesaggio sardo, unico e irripetibile. Basterebbe semplicemente il buon senso di utilizzare le numerose aree già degradate.

Sit-in contro la speculazione edilizia
Pensate alla mobilitazione che da 30 anni impegna i sardi contro la speculazione edilizia, e contro gli stessi amministratori regionali e talvolta locali che vorrebbero trasformare la Sardegna e le sue coste nella città lineare, denunciata da Antonio Cederna, in nome di un turismo mordi e fuggi che deturpa e lascia sul posto più rifiuti che ricchezza. "

Noi vi invitiamo a venire a trovarci in questo paradiso, a visitare con noi questa meta suggestiva, e vi invitiamo a sostenere le nostre battaglie in nome delle comuni emergenze che uniscono in una grande mobilitazione tante altre regioni italiane, soprattutto le regioni e i territori del Sud Italia.

sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - I numerosi motivi di illegittimità del piano casa convincono il governo Draghi ad impugnare la legge

Italia Nostra Sardegna -  I mega impianti eolici funzionali ai combustibili fossili

Italia Nostra Sardegna - La "società della cura" per il diritto alla casa, a una città vivibile e alla bellezza


Nessun commento:

Posta un commento