sabato 21 luglio 2018

Il calendario venatorio sardo contrasta con le disposizioni del Minambiente e ISPRA

Le associazioni ambientaliste WwfItalia Nostra Lipu manifestano profonda delusione per l’esito della riunione del comitato regionale faunistico che ha deliberato sul calendario venatorio 2018/19.  
Tortora
Come, è noto, dopo una prima riunione interlocutoria del comitato faunistico si attendevano le indicazioni dell’ISPRA per prendere la decisione definitiva. Ebbene, nessuna delle richieste e indicazioni dell’ISPRA è stata presa in considerazione, a cominciare dall’esclusione della preapertura alla tortoraQuello che è grave è che anche il Ministero dell’Ambiente si era espresso per la chiusura a causa di assenza di un piano di gestione della specie, o meglio di un piano di azione europeo che a tutt’oggi non esiste, tenendo conto che si tratta di una specie classificata SPEC 1, minacciata a livello mondiale.

Lepre sarda
Per quanto riguarda la caccia alla nobile stanziale, se è vero che è in corso uno studio dell’Università di Sassari sulla pernice sarda in aree protette (che comunque non è stato ancora ufficializzato), esprimiamo perplessità sul prelievo venatorio a questa specie in considerazione del fatto che co- munque il lavoro di censimento per avere dati più esaustivi sullo status e dinamica della popolazione andrebbe esteso alle aree libere. Resta grave la criticità della Lepre di cui la stessa ISPRA ne sconsiglia il prelievo in considerazione del fatto che non esiste a tutt’oggi un piano di gestione della specie che è in forte sofferenza in diverse parti del territorio isolano. Si rimarca che ancora oggi nonostante i buoni propositi dell’Assessorato non abbiamo dati precisi sullo status e dinamica delle popolazioni selvatiche oggetto di prelievo, tenuto conto che è praticamente impossibile per gli uffici e Province avere numeri esaustivi sui prelievi, giacché solo una minima parte dei comuni isolani ha presentato i database contenenti il prelievo venatorio. 

Quaglia
Disattesa è stata la richiesta ISPRA per la chiusura della caccia alla Quaglia il 31 ottobre in considerazione che la specie è in declino a livello europeo. Ebbene la si potrà cacciare sino al 30 dicembre. E’ stata disattesa anche la richiesta dell’ISPRA per la chiusura della caccia alla beccaccia al 31 dicembre e in subordine al 10 gennaio nell’eventualità di una pianificazione del prelievo attraverso l’invio dei dati dei tesserini venatori allo stesso ISPRA. A tutt’oggi non esiste un piano di prelievo per questa specie di cui il calendario prevede la caccia sino al 20 gennaio.  
Disattesa la richiesta dell’ISPRA per quanto riguarda il prelievo dell’avifauna acquatica. Data consigliata dall’ISPRA il 20 gennaio, chiusura del calendario al 31 gennaio. Stesso discorso per i turdidi per i quali la regione si è avvalsa della facoltà di utilizzare la decade di sovrapposizione e quindi spostare la caccia al 31 gennaio. E’ questa, secondo noi, una pratica abusata. Secondo la Guida alla disciplina della caccia nell’ambito della Direttiva Uccelli dell’UE viene precisato che “ la programmazione dell’attività venatoria deve cercare di evitare che tale situazione accada (art.7 par.4) e la Guida Interpretativa evidenzia che usando come unità temporale la decade “ può verificarsi il rischio di una parziale sovrapposizione ma non che questa debba essere deliberata- mente cercata” come invece fa l’Assessorato ormai da diversi anni.  

Pernice sarda
Si tenga conto infine che si è ancora in attesa che venga varato il Piano Faunistico regionale. Ci auguriamo che entro la fine della legislatura si concluda l’iter istitutivo di un provvedimento indispensabile per la gestione della fauna sarda che è costato tanto denaro pubblico in termini di consulenze e che attendiamo da ben 26 anni dall’emanazione della legge nazionale 157/92 e 20 anni dalla legge regionale sulla caccia (23/98). A ciò si aggiunga il potere deliberativo, unico in Italia, del Comitato Regionale Faunistico, composto a maggioranza da cacciatori. E’ evidente quindi la disparità che da sempre esiste nel Comitato in sede di votazione fra ambientalisti (3) e mondo venatorio su un totale di 23 componenti. 
Le associazioni ambientaliste WwfItalia Nostra Lipu in relazione al calendario venatorio esprimono totale contrarietà ad una stesura che vede disattese tutte le richieste dell’ISPRA e dello stesso Ministero Ambiente a cui è affidata la competenza in materia di tutela ambientale in via esclusiva dallo Stato, come recita l’art.117, secondo comma, lettera s della Costituzione. Le associazioni ambientaliste WwfItalia Nostra eLipu valuteranno la possibilità di inoltrare ricorso avverso al TAR sul calendario venatorio. 


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lunedì 16 luglio 2018

La fabbrica di bombe si amplia senza tener conto della procedura di VIA in atto

In data odierna Italia Nostra Sardegna ha presentato una richiesta di accesso agli atti con relativa costituzione nel procedimento e una diffida al comune di Iglesias affinché non venga rilasciata alcuna autorizzazione in attesa della risoluzione degli uffici regionali preposti alla Valutazione di Impatto Ambientale.

Da un’intervista rilasciata la scorsa settimana dall’amministratore delegato della RWM Italia spa si è appreso della richiesta di autorizzazione per sei nuovi locali (tra gli altri i reparti R200 ed R210) in aggiunta al Nuovo Campo Prove 140 e alle numerose opere richieste nei mesi precedenti.
Al Settore Valutazione Impatti del Servizio della Sostenibilità Ambientale della Regione Sardegna si è chiesto se la società RWM Italia spa ha integrato la documentazione presentata nell’ambito della procedura di Verifica di Assoggettabilità a VIA con i nuovi progetti per i quali chiede l’autorizzazione al comune di Iglesias.
Queste ultime dichiarazioni della RWM confermano le Osservazioni presentate in data 9 aprile 2018 da Italia Nostra Sardegna al Settore Valutazione Impatti del Servizio della Sostenibilità Ambientale della Regione Sardegna e al Sindaco di Iglesias in merito alla Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la realizzazione del Nuovo Campo Prove R140 (reparto R140 e casamatta X140) nel comune di Iglesias (provincia Sud Sardegna) proposto dalla società RWM spa.
L’intervista rilasciata l’8 luglio 2018 - dalla quale si apprende per voce dell’Amministratore delegato Fabio Sgarzi di una ulteriore richiesta di ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias - conferma infatti l’esistenza di un progetto integrato di ampliamento e di potenziamento dell'impianto industriale esistente e il discutibile comportamento della società RWM che ha spezzettato il progetto di ampliamento della sua attività industriale in lotti minori al fine di rendere meno impattante il progetto stesso.
La richiesta di sottoposizione a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale di tutte le attività in corso o richieste dalla società RWM Italia spa e l’intero processo produttivo dello stabilimento ubicato nei comuni di Domusnovas e Iglesias risulta pertanto attuale e obbligatoria. 
Appare inoltre sempre più evidente che l’attuale procedura di assoggettabilità a VIA risulti viziata e compromessa dalle nuove richieste autorizzative avanzate senza tener conto del procedimento di valutazione in corso e che sia oltremodo inopportuno e di dubbia legittimità che il Comune di Iglesias rilasci autorizzazioni in questa delicata fase della procedura di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto RWM, attualmente in istruttoria e in attesa della risoluzione degli uffici preposti alla VIA.

L'Unione Sarda del 8 luglio 2018

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L'Unione Sarda del 9 luglio 2018


domenica 1 luglio 2018

Hanno deturpato le nostre coste, vogliono ultimare l'opera

Hanno costruito ecomostri lungo le coste della Sardegna, oggi ci raccontano che son troppo brutti, sono scomodi e poco “competitivi”, chiedono di poterli ampliare per rispondere alle nuove esigenze del turista etc… etc…. 
Viene da chiedersi se un edificio brutto e non più ammissibile con le nuove norme urbanistiche attuali potrà mai diventare più accettabile e più competitivo se viene ampliato, se viene dilatato in altezza e larghezza, se attorno gli si costruiscono anche con corpi separati. Poco importa se l’albergo è stato realizzato sul bagnasciuga o su un tratto dunale, su un’area protetta o a picco sulla scogliera. Le esigenze del moderno turismo balneare esigono questo ulteriore sacrifico. La risposta la lasciamo agli osservatori attenti che conoscono le nostre coste, che hanno visto tanti ecomostri ergersi nei tratti più caratteristici della costa, e che sanno anche di chi sono le responsabilità del deturpamento di importanti tratti di fascia costiera.
Riportiamo una risposta dell’architetto Sandro Roggio all’intervista rilasciata all’Unione Sarda di oggi dal presidente di Federalberghi della Sardegna Paolo Manca.
Qui sotto l’articolo del giornale


A PAOLO MANCA - FederAlberghi sull'intervista di oggi a L'Unione Sarda.

Presidente, quando leggo le sue interviste intuisco che non le importa granché del paesaggio nostro (e pure suo). Non mi stupisco che sia indifferente alle ragioni alte della tutela dei luoghi, l'interesse pubblico a non derogare come è scritto in numerose sentenze della Corte (il paesaggio prevalente su ogni interesse economico). Ma trovo incomprensibile, e un po' indisponente, la sua superficialità nella valutazione di altre opinioni, specie il suo malcelato fastidio verso le osservazioni della Cgil come ha fatto nella intervista a L'Unione Sarda di oggi.
 Se rileggesse senza pregiudizi le cose che dice da tempo Michele Carrus, scoprirebbe, seppure in ritardo, che è meglio ascoltarsi davvero per arrivare a una buona composizione delle esigenze, comprese quelle dei suoi associati.
Gli alberghi sotto settanta camere dovrebbero crescere – secondo lei – perché “al di sotto non si può fare impresa”. Boh. Per contro sembra rassegnato a una apertura di soli tre mesi per quanto ammetta che gli alberghi vuoti in autunno/inverno siano un male – dice (il vero grande male dico io e so di chi è la colpa su cui, chissà perché. lei preferisce sorvolare). 
Ma se desse un'occhiata alle attrezzature ricettive nei paesaggi più ambiti/tutelati del Belpaese – come la fascia costiera sarda – capirebbe che non tutti stanno sopra la soglia magica, e non per questo puntano i piedi per soprelevare o allargare ogni attrezzatura. Specie quelle fortunate nei contesti speciali che se li perdi è per sempre. È così nelle città storiche come nelle campagne piemontesi o toscane o pugliesi, o nelle marine prestigiose del Continente, dove si sa che la ragione del viaggio non è la maxivasca idromassaggio di cui tuttavia capisco l'importanza.
Immagino che lei lo sappia: in Europa i piccoli hotel di charme, in genere aperti tutto l'anno, hanno avuto un culmine di gradimento (e di rivalutazione economica). Se gli operatori del turismo avessero tenuto conto delle prefigurazioni più intelligenti, ad esempio di Aci-Censis, sarebbero meno in ritardo nell'approccio al tema. O almeno più determinati nella rivendicazione di accessibilità 12 mesi su 12. 
Aerei-navi-strade interne, altro che più volume- più camere.


E comunque saremmo sulla buona strada se FederAlberghi seguisse analisi più evolute, tipo quelle del prof. Pigliaru. Il quale ha scritto più volte a proposito del patrimonio-paesaggio; definito esauribile, ricordando a tutti noi che “... ogni investimento effettuato per aumentare il grado di sfruttamento turistico della risorsa (strutture ricettive, per esempio), ne determina un 'consumo' irreversibile, con conseguenze sulla qualità ambientale”, per cui l'attrazione dello scenario naturale diminuisce eccetera- eccetera. Provi a parlargliene e vedrà che l'on. Pigliaru la convincerà a smetterla con il suo jingle.
Se poi decidesse di sentirsi con Mario Ferraro di Qatar Inv le spiegherebbe nei dettagli quello che ha detto l'altro giorno a Repubblica.it. Sulla propensione a “tenere la costa Smeralda così come è, ovvero una meta di turisti di fascia alta". Come vede c'è una corrente di pensiero che teme di scontentare i turisti, quelli che pagano volentieri un sacco di soldi per ciò che vedono attorno all'albergo, sempre più insofferenti verso il sovraffollamento in riva al mare (di cui scrive oggi L'Unione Sarda).
Insomma colpisce la sua visione zeppa di luoghi comuni come l'ingenuità di pensare che gli armadi degli alberghi per l'estate non contengano i giubbotti che servono d'inverno. 
Credo che dovrebbe essere più lungimirante. Da troppi anni siamo in molti – compreso Michele Carrus – a dire che le seconde case sono una iattura. Non abbiamo mai sentito gli albergatori schierati contro questa proliferazione, forse per quella visone miope che la densità fa bene al turismo. Lei lo fa oggi. Evviva e benvenuto nonostante il ritardo. Questo sì è un aspetto ben regolato dal Ppr che non le piace, secondo il quale le seconde case in fascia costiera non sono ammesse.

Infine una domanda: quali sono le norme incerte nelle disposizioni di oggi? Se fossero quelle della fase transitoria in attesa dei Puc adeguati, dovrebbe insistere presso la Regione perché siano commissariati i comuni che conservano strumenti urbanistici del secolo scorso. Credo che su questo troverebbe il consenso di tanti.
Sappia che sono tra quelli che riconosce l'esigenza di adeguare gli alberghi agli standard delle dotazioni impiantistiche. Anche con incrementi ragionevoli di volume che solo i comuni possono valutare nel merito.
Sandro Roggio


sabato 30 giugno 2018

Le 10 domande al Consiglio Regionale della Sardegna

Pubblichiamo le dieci domande al Consiglio Regionale della Sardegna sulla c.d. Legge urbanistica elaborate nel corso di numerosi incontri, seminari e pubblici convegni dal Gruppo di lavoro “Materiali per un’urbanistica sostenibile”. 

Il disegno di legge sta per approdare in Consiglio Regionale senza che ci sia stato un vero dibattito pubblico sull’argomento e sulla legge che deciderà della sorte del territorio sardo e sulla sua vivibilità per i prossimi decenni. La cosiddetta fase di ascolto attivata dalla Giunta a cose fatte, non ha certamente sopperito all’assenza di coinvolgimento della comunità, per cui i decisori sono andati per la loro strada facendo orecchie da mercante persino ai richiami giunti dal Referendum prima e dal voto delle Politiche che bocciano ancora più clamorosamente in Sardegna che altrove questa maggioranza e la sua azione di governo che, specie nella difesa del paesaggio, dell’ambiente, della salute, è stata tutta altra cosa dal mandato elettorale ricevuto nel 2014.


Domande al Consiglio regionale della Sardegna sul DdL n. 409 16/03/ 2017
1.     Sa il Consiglio regionale se i Sardi condividono il DdL che non è frutto di un processo di partecipazione?
2.    Sa il Consiglio regionale che l’art. 43 del DdL consente di costruire in zone di pregio senza tener conto di habitat naturalistici, biodiversità, sostenibilità ambientale, in contrasto quindi con l’art. 9 della Costituzione?
3.     Come concilia il Consiglio regionale lo stesso art. 9 della Costituzione con l’art. 31 del DdL che autorizza strutture alberghiere e assimilabili (residenze, lottizzazioni turistiche, multiproprietà, comprese quelle in itinere), qualunque volumetria abbiano e dovunque si trovino, anche entro la fascia dei 300 metri dal mare e con la realizzazione di corpi separati?
4.    Come attua il Consiglio regionale una politica di assetto idrogeologico e di tutela del suolo in assenza di elementi conoscitivi, ridotti all’art. 38.3.b del DdL? Quali azioni e direttive fornisce lo stesso DdL sul consumo di suolo per allinearsi alle prescrizioni del PPR, a quelle dell’UE, ad un’urbanistica sociale e responsabile?
5.     Sa il Consiglio regionale che il DdL è in contrasto con gli artt. 3, 9, 21, 97 e con il principio di sussidiarietà ex art. 118 della Costituzione, in quanto nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sui progetti, discrimina (art. 25 del DdL) l’ammissibilità degli interventi dei singoli cittadini?
6.    Come consente il Consiglio regionale che si consumi senza controllo il territorio, in compensazione (artt. 29 e 30 DdL), e si concedano elevati incrementi volumetrici, in contrasto col principio di eguaglianza e di ragionevolezza e con la tutela paesistica (artt. 3 e 9 della Costituzione)?
7.     Come può ammettere il Consiglio regionale, sempre in contrasto col principio di ragionevolezza richiesta alle norme ordinarie, la genericità delle rilocalizzazioni di edifici (eventualmente da demolire) in differenti contesti territoriali, non previsti e non prevedibili (artt. 32 e 33 del DdL), e con elevati aumenti volumetrici, cumulabili anche con gli indici della zona di “arrivo”?
8.    Può la Regione Sardegna, in contrasto con le attribuzioni Stato-Regioni (art. 117 della Costituzione)innovare il diritto civile istituendo un registro dei diritti edificatori (art. 34 del DdL), derivanti da demolizioni e rilocalizzazioni, senza individuare le aree di nuovo utilizzo?
9.    Sa il Consiglio regionale che il DdL ignora il Piano Regionale dei Trasporti e i requisiti di accessibilità del trasporto pubblico come parte del governo del territorio?
10.  Sa il Consiglio regionale che il DdL non rispetta la competenza dei Comuni, enti equiordinati ai sensi dell’art. 114 della Costituzione, sulla pianificazione territoriale, alla luce anche della sussidiarietà di cui all’art. 118 della stessa Costituzione?



Sull’argomento è intervenuto in questi giorni anche il segretario regionale della CGIL Michele Carrus, che ha criticato fortemente il provvedimento in quanto inutile per il turismo e dannoso per il territorio, e chiedendo di ritirare la legge dalla discussione in Consiglio Regionale, perché sarebbe più utile dedicare questo scorcio di legislatura a provvedimenti urgenti quale il piano per il lavoro. 

Altro intervento dell’ultim’ora è stato quello dei parlamentari 5stelle eletti in Sardegna che hanno bocciato senza appello il provvedimento e anche loro ne hanno richiesto l’immediato ritiro.


Noi siamo sempre più convinti che il Ddl debba essere varato solo dopo l’approvazione definitiva del PPR delle zone interne e comunque non può limitarsi ad un Testo unico e un Allegato tecnico incardinati alla vecchia concezione di urbanistica, ma deve essere regolamentata da una Legge quadro ovvero da un sistema normativo composto da un testo base sull’urbanistica e da una serie di procedimenti complementari (Atti di indirizzo e coordinamento) da aggiornare sistematicamente da parte della Regione.



sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Una nuova (?) legge urbanistica