domenica 13 ottobre 2019

Ricordando Mena

Sabato 12 ottobre 2019 la sezione di Italia Nostra di Sinistra Cabras Oristano ha organizzato una serata per commemorare Mena Manca Cossu a dieci anni dalla sua scomparsa. 

Il tramonto sulla peschiera ormai abbandonata
Mena Manca Cossu è stata una studiosa di cultura e tradizioni popolari, ha partecipato a numerose ricerche riportate in libri e tesi, che raccontano il Sinis, la sua gente, il territorio e la sua storia.

È stata la fondatrice e il punto di riferimento di Italia Nostra nel territorio di Oristano e nel corso della serata abbiamo ascoltato le testimonianze di quanti la hanno conosciuta come dirigente di Italia Nostra del Sinistra e della Sardegna.
Grazie al lavoro del Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano  abbiamo potuto ascoltare alcune tracce sonore ricavate dalle tante interviste frutto della sua attività di ricerca. 
Importante il contributo dell'archivio Jakob Schweizer che ha permesso al videomaker Simone Cireddu di realizzare una sequenza di immagini degli anni sessanta del secolo scorso su Cabras e il territorio del Sinis.

La visita della Peschiera Mar'e Pontis, a cura di Angelo Spanu, ha consentito hai presenti di visitare un sito ambientale suggestivo e di conoscere la storia delle peschiere di Cabras e dei lavoratori che vi hanno operato per alcuni secoli.



sull'argomento

Link Oristano - A Cabras una giornata per ricordare Mena Manca Cossu
L'Unione Sarda - Mena Manca Cossu, a Cabras rivive il ricordo della studiosa lagunare


Peschiera di Mar'e Pontis in attività nel 2012

Peschiera in attività pochi anni fa 



venerdì 11 ottobre 2019

L’insofferenza verso le regole paesaggistiche giustifica ancora gli abusi edilizi

La notizia di ieri del sequestro da parte dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari del Tonnara Camping sulla costa occidentale dell’isola di Sant’Antioco e delle relative 78 case mobili realizzate in difformità o in assenza di autorizzazione desta sconcerto e preoccupazione. 
Si tratta di un residence costruito anno dopo anno sul mare, camuffato da campeggio, realizzato con “case mobili” ben stabili sullo stesso posto da oltre 10 anni, senza che nessuno abbia mai preso provvedimenti. Eppure esiste un ufficio regionale di vigilanza sull’attività edilizia e sulle opere abusive, oltre naturalmente agli obblighi non discrezionali di vigilanza e di repressione degli abusi che competono all’istituzione comunale. 
Colpisce il numero delle costruzioni, una ottantina di case sul mare, un insediamento assimilabile ad un quartiere di Sant’Antioco, in un’area in cui sono presenti numerosi vincoli, in uno degli angoli più suggestivi e caratteristici della costa dell’isola e  in una delle spiagge tra le più amate e frequentate da residenti e turisti.


Nel 2019 assistiamo ancora a interventi speculativi in un’isola minore a due passi dalla battigia, dopo 15 anni dall’emanazione del Codice dei Beni Culturali e 13 anni dall’adozione del Piano Paesaggistico Regionale. Norme emanate in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione per la protezione e la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, comprese quindi le zone costiere. 
Questo tipo di abusi è purtroppo la conseguenza della insofferenza di imprenditori, funzionari e amministratori locali verso le regole di salvaguardia e di tutela che la comunità si è data per difendere i beni collettivi. Dopo aver tentato di cancellare il PPR con numerosi ricorsi al TAR, dopo il fallimento di un referendum per cercare di abrogarlo, si prova ad aggirare le norme con vari espedienti quali le case mobili “fisse”, le strutture in precario, le finte casette rurali etc… senza nessun rispetto per il patrimonio paesaggistico e i beni comuni. 



sull'argomento

La Gazzetta del Mezzogiorno - Sigilli a 97 mila mq camping in Sardegna

La scogliera di Tonnara antistante il campeggio 




giovedì 3 ottobre 2019

Anche Conte contro il carbone e il metano. Lavoriamo per una Sardegna a emissioni zero

Fanno ben sperare le dichiarazioni sul futuro energetico della Sardegna fatte dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel corso della visita dello scorso 2 ottobre in Sardegna. Con una inusuale chiarezza il presidente Conte ha ribadito l’obbiettivo della decarbonizzazione dell’isola entro il 2025 senza che sia previsto alcuno slittamento al 2030 e ha chiuso qualsiasi  possibilità di realizzare in Sardegna il sempre più contestato e inutile metanodotto, indicando come soluzione possibile un’isola green e il ricorso alle rinnovabili e al cavo di collegamento tra Sicilia e Sardegna.
Le associazioni ambientaliste Italia Nostra e WWF della Sardegna condividono l’impegno alla cessazione dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica entro il 2025 previsto dalla Strategia energetica nazionale 2017. Esso deve essere considerato come un obbiettivo inderogabile se si vuole dare una risposta coerente rispetto agli obiettivi posti dall’Agenda ONU 2030 e alla crescente mobilitazione delle nuove generazioni contro i cambiamenti climatici che reclamano il loro sacrosanto diritto al proprio futuro.

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra WWF della Sardegna auspicano che tutti i portatori di interesse facciano proprio l’obbiettivo della decarbonizzazione dell’isola e comincino a lavorare in questa direzione, abbandonando ipotesi di industrializzazione fallimentare come quelle inseguite fino ad oggi e lavorando per eliminare o almeno contenere l’emergenza sanitaria intimamente legata alle emissioni inquinanti provenienti dalle centrali termoelettriche e più in generale dall’attività industriale che ha  creato una situazione sanitaria tra le più critiche e preoccupanti della Sardegna e disincentivato la nascita di attività̀ economiche sostenibili e di economia circolare. 
La nostra sfida è la trasformazione e il cambiamento. Dobbiamo puntare verso una rivoluzione globale per l’energia pulita distribuita e accessibile a tutti. 

Da molti anni le associazioni ambientaliste, comitati, sindacati di base e cittadini sono impegnati nel contrasto alle emissioni climalteranti derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili, nel rivendicare un ambiente vivibile e un’atmosfera meno inquinata e nel combattere la speculazione e i collegamenti al malaffare nel campo delle rinnovabili. Le associazioni ambientaliste Italia Nostra WWF della Sardegna sono quindi fermamente convinte che il phase out previsto entro il 2025 vada nella direzione auspicata dalle Associazioni ambientaliste e rappresenti una grande opportunità̀ per l’Italia e per la Sardegna. 


sull'argomento




martedì 1 ottobre 2019

Il Parco Geominerario è ancora un'opportunità per la Sardegna


Impegno delle Associazioni per il rilancio del progetto strategico del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.



Legambiente Sardegna, Italia Nostra Sardegna, WWF, l’Associazione per il Parco Geominerario, Sa Mena, il Gruppo Territorio Ambiente e altre associazioni impegnate già prima della nascita del Parco nella valorizzazione del patrimonio minerario, storico e ambientale della Sardegna e che hanno fattivamente contribuito alla sua istituzione e all’ottenimento del riconoscimento nazionale ed internazionale, si sono incontrate a Montevecchio lo scorso sabato per condividere indignazione e un forte rammarico relativi all’esclusione del Parco Geominerario dalla rete Geoparks disposta dall’UNESCO.
Un fatto grave, che deve stimolare una riflessione profonda sul ruolo svolto dalle istituzioni, sull’indebolito e difficile rapporto tra Parco e territori, sulla molto deludente operatività degli organi istituzionali e direttivi e sull’incerta consapevolezza delle comunità inserite nel sistema parco.
Nonostante la bocciatura, il progetto di Parco incarna una visione tuttora valida e lungimirante, che come un filo rosso lega la conservazione della memoria al rafforzamento dell’identità e allo sviluppo, unisce una storia millenaria e territori che pur molto diversi vi si riconoscono, mette a disposizione un patrimonio inestimabile di beni materiali e immateriali intorno ai quali lavorare per mantenere vivo il senso di appartenenza e costruire nuove economie.  Per vasti ambiti della Sardegna offre una prospettiva concreta di riconversione delle aree industriali degradate.
Nonostante la bocciatura dell'UNESCO, dunque, il Parco deve andare avanti, perchè quel progetto ambizioso rappresenta un’opportunità che la Sardegna può ancora cogliere e alla quale non può assolutamente rinunciare anche per la grave crisi economico-occupazionale che la colpisce. 
La decisione UNESCO è una lezione dura, da apprendere con serietà, e le raccomandazioni ricevute due anni fa tracciano la rotta da seguire. Il Parco deve ripartire da lì e rimettersi in cammino con nuova linfa, un convinto sostegno da parte dei Ministeri, della Regione Sardegna e dei Comuni, un coinvolgimento reale dei cittadini e delle Associazioni che, sin dall’inizio di questa avventura, hanno creduto nel Parco e contribuito a tradurre in azioni concrete e meritorie i suoi obiettivi candidandosi alla gestione dei siti, organizzando eventi di fruizione, animando le comunità, offrendo la propria disinteressata azione di indirizzo politico e collaborazione, mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienze. Quelle stesse Associazioni che hanno svolto un ruolo attivo e costruttivo tanto nel tormentato percorso di istituzione del Parco Geominerario quanto, negli ultimi anni, nell’altrettanto tormentato processo di riforma.
Preoccupate per il duro colpo che la perdita del riconoscimento infligge all’istituto del Parco e alla Sardegna, dunque, le Associazioni lanciano un appello a tutte le istituzioni interessate affinché finalmente si assumano le proprie responsabilità e traducano gli innumerevoli proclami, promesse e impegni in fatti concreti.


Invitiamo pertanto tutte le realtà associative storicamente attive, ma anche tutte le nuove Associazioni che operano nel campo delle cultura, della storia, dell’ambiente e della fruizione sostenibile che si riconosco nei valori fondativi del Parco geominerario, per collaborare al necessario e urgente rilancio di un progetto strategico fondamentale per la Sardegna: l’appuntamento è per domenica mattina 13 ottobre a Montevecchio - Guspini, ex Sala mensa.


sull'argomento

Il Manifesto sardo - Parco Geominerario della Sardegna e assenza di credibilità. 
Democrazia Oggi - Il Parco Geominerario della Sardegna espulso dalla rete UNESCO. Una fine annunciata

L'autoassoluzione dei dirigenti del Parco Geominerario




"I parchi non sono penitenze" scrive Sandro Roggio sulla Nuova Sardegna