mercoledì 23 gennaio 2019

La resistibile ascesa di RWM Italia spa: iniziative legali contro la produzione di bombe.

Venerdì 25 gennaio 2019 ore 11.15
Via San Giacomo, 117 - Cagliari

Com'è noto il business di RWM Italia spa, la fabbrica delle bombe di Domusnovas-Iglesias, è in fase di rapida espansione: crescono gli ordinativi, i fatturati e le esportazioni verso le petro-monarchie del medio oriente, Arabia Saudita in testa, che ne utilizza le bombe per mietere strage in Yemen.

Per far fronte alla crescente richiesta di ordigni letali, RWM nel 2017, ha avviato un imponente piano di investimenti, 40 milioni di euro, per il potenziamento dei suoi impianti: si prevede il raddoppio delle linee perché il volume degli ordigni prodotti possa triplicare.
Il piano procede rapido, senza ostacoli e nessuno scrupolo, infischiandosene dell'articolata normativa a tutela della salute, della sicurezza e dell'ambiente, che viene sistematicamente aggirata e ignorata, con la colpevole acquiescenza delle amministrazioni competenti.
L'ultima autorizzazione edilizia, concessa dal comune di Iglesias, nel novembre scorso, per la realizzazione dei nuovi reparti R200 ed R210 che dovrebbero ospitare la linea produttiva per esplosivo di tipo PBX, è stata rilasciata nonostante una serie di elementi di illegittimità rispetto alle norme urbanistiche, ambientali e a tutela della popolazione dal rischio di incidenti.
Per la palese illegittimità di questa sciagurata decisione, sette diverse organizzazioni, sostenute da innumerevoli altre, hanno presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), per l'annullamento dell'autorizzazione rilasciata dal comune di Iglesias.

Il contenuto del ricorso e le palesi ragioni di illegittimità del provvedimento, verranno illustrate dagli avvocati Andrea e Paolo Pubusa nel corso della conferenza stampa convocata venerdì 25 gennaio, alle ore 11.15, a Cagliari in via San Giacomo 117. 

La riunione, alla quale parteciperanno tutte le Organizzazioni che sostengono il ricorso, sarà anche un'occasione per informare sull'ultima scellerata decisione della Giunta Regionale di non assoggettare a Valutazione di Impatto Ambientale il Nuovo Campo Prove 140 dove verranno testati i nuovi ordigni bellici.

Ricorrenti:                                                                  Sostengono il Ricorso:

Italia Nostra                                                                  CSS  e Cobas
Comitato Riconversione RWM                                    Cagliari Social Forum
USB                                                                              Comitato Rimettiamo le Radici 
Arci Sardegna                                                               Partito Comunista Italiano 
Assotziu Consumadoris Sardigna                                Movimento Non Violento 
Legambiente Sardegna                                                Amnesty International 
Centro Sperimentazione Autosviluppo                       ANPI



sull'argomento


Ansa Sardegna - Fabbrica di bombe, avanti con l'ampliamento


martedì 22 gennaio 2019

La riconversione necessaria contro l'ampliamento della RWM



GIOVEDÌ 24 GENNAIO 2019 / ORE 17:30
SALA "I SUFETI" / PIAZZA DE GASPERI / SANT'ANTIOCO


CONTRO L'AMPLIAMENTO DELLA RWM 
LA RICONVERSIONE NECESSARIA


★ AUSER - Sant’Antioco, Italia Nostra Sardegna e Sezione di Sant’Antioco, Comitato per la riconversione della RWM, Assemblea contro il deposito di armamenti RWM a Sa Stoia, RUAS - Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente, Circolo ARCI Il Calderone promuovono un

INCONTRO DIBATTITO

sull'impatto della fabbrica di bombe di Domusnovas


Interventi:
★ “Produzione di bombe in Sardegna e violazione della legge 185/90“
a cura di Comitato per la riconversione della RWM

★ “RWM: business di morte, impatto sul territorio e i suoi abitanti”
a cura di Assemblea contro il deposito di armamenti RWM a Sa Stoia

★ “Il ricorso al TAR contro l'ampliamento in corso”
a cura di Italia Nostra Sardegna

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Per maggiori informazioni e/o per aggiornamenti sull'argomento vi invitiamo a seguire il blog:

sull'argomento

domenica 20 gennaio 2019

In Italia e in tutta Europa si rinuncia alle fonti fossili e in Sardegna si brucia il carbone e si ampliano le discariche dei fanghi rossi

Assieme a CSS, Assotziu Consumadoris Sardingna e ISDE Sardegna abbiamo sottoscritto il seguente comunicato stampa sul progetto di ammodernamento della Eurallumina di Portoscuso, sollevando numerose criticita1 in merito all'impatto ambientale negativo che tale impianto potrà arrecare al territorio e alla salute dei cittadini.


La Conferenza dei servizi sul Progetto di ammodernamento della raffineria di bauxite dell'Eurallumina è convocata per il 21 gennaio. La Confederazione sindacale sarda (Css), l'Assoziu Consumadoris Sardigna e ISDE hanno depositato le proprie osservazioni nell'ambito della Valutazione d'Impatto Ambientale cui il progetto è sottoposto.  
Le principali criticità rilevate riguardano la mancata attribuzione di un codice univoco ai fanghi destinati al Bacino dei Fanghi Rossi (BFR), criticità che si ripresenta anche nel nuovo progetto; le tecniche di coltivazione dei bacini C e D, che non appaiono conformi alla normativa sulle discariche, come già evidenziato in precedenti osservazioni il massiccio impiego di carbone per la 
fornitura di vapore all'Eurallumina da parte dell'ENEL; la generale assenza di benefici emissivi legati alla cogenerazione e, anzi, un peggioramento rispetto agli anni precedenti. Si fa anche notare che l'intervento dell'assetto cogenerativo ricade nella fattispecie per la quale è necessaria una nuova Valutazione di Impatto Sanitario (la precedente era stata realizzata sulla base del precedente progetto).
Desta, infatti, preoccupazione l'impatto sulla salute pubblica dell'intero progetto, localizzato all'interno di un Sito d'interesse nazionale per bonifica (S.i.n) dove diversi studi epidemiologici hanno evidenziato l'esistenza di una situazione sanitaria problematica.
Le sciventi associazioni manifestano la propria contrarietà al rilancio della produzione di allumina da bauxite. Esistono, infatti, delle inefficienze di processo che rendono le lavorazioni effettuate dall'Eurallumina non sostenibili. Come afferma la stessa proponente, “per produrre 1,0 t di allumina occorrono 2,3-2,6 t di bauxite... ed il processo genera circa 1,2-1,6 t di fango umido”. Questo significa che una percentuale elevatissima della materia prima si trasforma in rifiuti, pari a 16,5 milioni di tonnellate nell'arco dei 10 anni di vita del progetto.

Per quanto riguarda il BFR, esistono poi delle criticità progettuali specifiche. È la stessa società a rivelare che, al momento, non è possibile attribuire una tipologia di rifiuto ai fanghi. Non è dunque dato sapere se, qualora appartengano alla categoria dei rifiuti pericolosi, rientrino nei limiti di ammissibilità in una discarica per rifiuti non pericolosi come quella proposta. Non è nemmeno chiaro se gli eventuali rifiuti pericolosi possano essere considerati stabili e non reattivi.
Un discorso analogo per le ceneri della centrale ENEL che, stando al progetto, dovranno essere conferite nel Bfr in un quantitativo pari a 81500 t/a. Dalla documentazione depositata si evince, infatti, che finora non si è proceduto alla caratterizzazione delle ceneri.
Simili carenze rendono improcedibile la Valutazione d'impatto ambientale.

Altre criticità riguardano le metodologie di elevazione delle nuove discariche. Non si prevede, infatti, la costruzione di argini, perché si confida nella tenuta dei fanghi disidratati F70. Al contrario, i criteri costruttivi stabiliti dal D.lgs. 36/03 prevedono che gli argini siano predisposti ab originem. Si prevede, inoltre, che il settore C e il settore D di nuova realizzazione si sviluppino
nel tempo in appoggio agli argini o superfici laterali dei vecchi settori A e B, dando luogo all'unificazione dei 4 settori come risultato finale. Non si riesce a capire come la società abbia potuto avanzare una simile proposta, visto che i settori A e B risulterebbero ancora sotto sequestro da parte della Magistratura.
Una delle principali novità del nuovo progetto dell'Eurallumina consiste nella rinuncia all''impianto CHP di proprietà. a favore del vapordotto ENEL-Eurallumina. L'impiego della centrale ENEL “Grazia Deledda” (già inserita dall'Agenzia Europea per l'Ambiente tra i 190 impianti più inquinanti d'Europa) in assetto cogenerativo comporterà la combustione di oltre 730.000 tonnellate di carbone/anno all'interno di un S.i.n, la cui caratteristica fondamentale è la necessità che i carichi inquinanti diminuiscano anziché aumentare.
L'effetto di questo intervento consiste nel rilanciare il ruolo del termoelettrico alimentato a carbone come erogatore di un servizio di base proprio quando il nuovo corso della politica energetica comunitaria e italiana (vedi il recente Decreto 430/2018) prevede l'abbandono dei combustibili fossili.

Normalmente, agli impianti di cogenerazione vengono associati benefici ambientali derivati da risparmio del combustibile e dal risparmio energetico. Ma non è questo il caso dell'intervento proposto, come si apprende dalla stessa ENEL, la quale afferma che le emissioni ed immissioni in aria, sul suolo e in acqua non subiranno modifiche a seguito degli interventi.
Nello specifico, i confronti tra gli scenari non cogenerativi e cogenerativi dei gruppo 2 e 3 non risultano attendibili: per l'assetto cogenerativo si sceglie sempre il carico minimo a cui potrà essere esercita la centrale. Sarebbe stato meglio prendere in considerazione carichi mediani per evitare di calcolare emissioni inferiori a quelle reali.
Tale confronto rivela che, sebbene il fattore emissivo di ogni Mwe rimanga tendenzialmente invariato, nell'assetto cogenerativo si verificano aumenti significativi della CO e delle polveri.
Infine, appare poco sensato valorizzare la riduzione delle emissioni legate all'assetto cogenerativo rispetto all'accoppiata centrale Enel non dotata di tale assetto e nuova centrale a carbone dell'Eurallumina. Si deve, invece, evidenziare – anche con l'assetto cogenerativo - un peggioramento emissivo rispetto alle performance della Grazia Deledda negli anni precedenti (dati del Registro Europeo delle Emissioni). Tale situazione non appare in linea con il dettato della Direttiva Europea 2008/1/CE che predica la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento delle matrici ambientali.
Si deve anche notare che nelle valutazioni emissive sono presi in considerazione solo i contaminanti: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, polveri e monossido di carbonio. Nulla si dice sugli altri contaminanti emessi e correlati con la combustione del carbone quali gli idrocarburi aromatici (benzopirene, benzene), diossine, elementi metallici (Cadmio, Cromo, Manganese, Nichel, Piombo, Rame, Cobalto, Mercurio, Arsenico, Vanadio, Silicio e altri, fino a 50), nonché gli isotopi radiativi naturali (U238, Th232/234 e Radon 222).

Sull'argomento


sabato 19 gennaio 2019

L’A.M.P. deve interessare l’intero Arcipelago del Sulcis

Con una nota inviata ai sindaci di Sant’Antioco, Carloforte e Calasetta, al Servizio Tutela della Natura della Regione Sarda e alla Provincia del Sud Sardegna, Italia Nostra ha manifestato la propria disponibilità  a collaborare con le Amministrazioni contribuendo, sulla base della propria esperienza e delle collaborazioni di importanti esperti in materia, alla istituzione di un’Area Protetta nell’Arcipelago del Sulcis.  

Il dibattito a mezzo stampa dell’ultimo periodo sulla istituzione di un’Area Marina Protetta nell’isola di San Pietro auspicata dal sindaco di Carloforte ha rivitalizzato l‘interesse verso questo importante Organismo. D’altra parte anche i sindaci di Sant’Antioco e di Calasetta hanno manifestato interesse alla realizzazione di un’Area Protetta estesa all’intero Arcipelago del Sulcis.
Vogliamo ricordare che l’area marina di reperimento, pur essendo denominata “Isola di San Pietro”, interessa l’intero arcipelago e che sarebbe pertanto auspicabile che l’istituenda AMP comprendesse almeno i tre comuni, le due isole maggiori e le isole minori. Le aree di tutela per definizione non possono essere circoscritte all’interno dei confini amministrativi dei comuni, ma esse devono includere territori omogenei che, pur con le diverse peculiarità, possano contribuire ad arricchire l’ambiente e l’economia delle aree interessate.
Merita comunque interesse la collaborazione richiesta dal sindaco di Carloforte all’esperienza relativa ad un’altra area marina protetta, come quella di Capo Carbonara, per verificare la ricaduta e le eventuali criticità affrontate in una diversa realtà della Sardegna. 

L’istituzione di diverse tipologie di Aree Protette è in sintonia con la politica ambientale di Italia Nostra che da anni insiste perché sia istituita l’Area Marina Protetta (AMP) dell’Arcipelago del Sulcis al fine di garantire una corretta tutela ambientale dell’arcipelago e della sua biodiversità e di attivare significativi ritorni economici per gli operatori del mare e per l’intera economia turistica delle comunità residenti.
Inutile ricordare che le criticità che interessano il mare e le aree costiere delle due isole sono comuni, in particolare quelle derivanti dall’inquinamento ambientale e dal lento e progressivo degrado dovuto all’eccessivo e non sostenibile prelievo di pescato. Gli stessi operatori del mare lamentano un eccessivo carico di pescatori e una conseguente diminuzione della pesca. L’area marina protetta consentirebbe di regolamentare meglio l’attività, di ridurre il numero dei pescatori riservando zone ai soli operatori residenti, e di creare aree di rispetto utili e indispensabili per il ripopolamento della fauna ittica.
Il potenziamento delle Aree marine protette rappresenta, tra l’altro, uno degli obiettivi presenti nelle linee programmatiche del ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, presentate lo scorso luglio al Senato della Repubblica.

sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Un'AMP nell'arcipelago del Sulcis