lunedì 16 luglio 2018

La fabbrica di bombe si amplia senza tener conto della procedura di VIA in atto

In data odierna Italia Nostra Sardegna ha presentato una richiesta di accesso agli atti con relativa costituzione nel procedimento e una diffida al comune di Iglesias affinché non venga rilasciata alcuna autorizzazione in attesa della risoluzione degli uffici regionali preposti alla Valutazione di Impatto Ambientale.

Da un’intervista rilasciata la scorsa settimana dall’amministratore delegato della RWM Italia spa si è appreso della richiesta di autorizzazione per sei nuovi locali (tra gli altri i reparti R200 ed R210) in aggiunta al Nuovo Campo Prove 140 e alle numerose opere richieste nei mesi precedenti.
Al Settore Valutazione Impatti del Servizio della Sostenibilità Ambientale della Regione Sardegna si è chiesto se la società RWM Italia spa ha integrato la documentazione presentata nell’ambito della procedura di Verifica di Assoggettabilità a VIA con i nuovi progetti per i quali chiede l’autorizzazione al comune di Iglesias.
Queste ultime dichiarazioni della RWM confermano le Osservazioni presentate in data 9 aprile 2018 da Italia Nostra Sardegna al Settore Valutazione Impatti del Servizio della Sostenibilità Ambientale della Regione Sardegna e al Sindaco di Iglesias in merito alla Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la realizzazione del Nuovo Campo Prove R140 (reparto R140 e casamatta X140) nel comune di Iglesias (provincia Sud Sardegna) proposto dalla società RWM spa.
L’intervista rilasciata l’8 luglio 2018 - dalla quale si apprende per voce dell’Amministratore delegato Fabio Sgarzi di una ulteriore richiesta di ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias - conferma infatti l’esistenza di un progetto integrato di ampliamento e di potenziamento dell'impianto industriale esistente e il discutibile comportamento della società RWM che ha spezzettato il progetto di ampliamento della sua attività industriale in lotti minori al fine di rendere meno impattante il progetto stesso.
La richiesta di sottoposizione a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale di tutte le attività in corso o richieste dalla società RWM Italia spa e l’intero processo produttivo dello stabilimento ubicato nei comuni di Domusnovas e Iglesias risulta pertanto attuale e obbligatoria. 
Appare inoltre sempre più evidente che l’attuale procedura di assoggettabilità a VIA risulti viziata e compromessa dalle nuove richieste autorizzative avanzate senza tener conto del procedimento di valutazione in corso e che sia oltremodo inopportuno e di dubbia legittimità che il Comune di Iglesias rilasci autorizzazioni in questa delicata fase della procedura di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto RWM, attualmente in istruttoria e in attesa della risoluzione degli uffici preposti alla VIA.

L'Unione Sarda del 8 luglio 2018

sull'argomento


L'Unione Sarda del 9 luglio 2018


domenica 1 luglio 2018

Hanno deturpato le nostre coste, vogliono ultimare l'opera

Hanno costruito ecomostri lungo le coste della Sardegna, oggi ci raccontano che son troppo brutti, sono scomodi e poco “competitivi”, chiedono di poterli ampliare per rispondere alle nuove esigenze del turista etc… etc…. 
Viene da chiedersi se un edificio brutto e non più ammissibile con le nuove norme urbanistiche attuali potrà mai diventare più accettabile e più competitivo se viene ampliato, se viene dilatato in altezza e larghezza, se attorno gli si costruiscono anche con corpi separati. Poco importa se l’albergo è stato realizzato sul bagnasciuga o su un tratto dunale, su un’area protetta o a picco sulla scogliera. Le esigenze del moderno turismo balneare esigono questo ulteriore sacrifico. La risposta la lasciamo agli osservatori attenti che conoscono le nostre coste, che hanno visto tanti ecomostri ergersi nei tratti più caratteristici della costa, e che sanno anche di chi sono le responsabilità del deturpamento di importanti tratti di fascia costiera.
Riportiamo una risposta dell’architetto Sandro Roggio all’intervista rilasciata all’Unione Sarda di oggi dal presidente di Federalberghi della Sardegna Paolo Manca.
Qui sotto l’articolo del giornale


A PAOLO MANCA - FederAlberghi sull'intervista di oggi a L'Unione Sarda.

Presidente, quando leggo le sue interviste intuisco che non le importa granché del paesaggio nostro (e pure suo). Non mi stupisco che sia indifferente alle ragioni alte della tutela dei luoghi, l'interesse pubblico a non derogare come è scritto in numerose sentenze della Corte (il paesaggio prevalente su ogni interesse economico). Ma trovo incomprensibile, e un po' indisponente, la sua superficialità nella valutazione di altre opinioni, specie il suo malcelato fastidio verso le osservazioni della Cgil come ha fatto nella intervista a L'Unione Sarda di oggi.
 Se rileggesse senza pregiudizi le cose che dice da tempo Michele Carrus, scoprirebbe, seppure in ritardo, che è meglio ascoltarsi davvero per arrivare a una buona composizione delle esigenze, comprese quelle dei suoi associati.
Gli alberghi sotto settanta camere dovrebbero crescere – secondo lei – perché “al di sotto non si può fare impresa”. Boh. Per contro sembra rassegnato a una apertura di soli tre mesi per quanto ammetta che gli alberghi vuoti in autunno/inverno siano un male – dice (il vero grande male dico io e so di chi è la colpa su cui, chissà perché. lei preferisce sorvolare). 
Ma se desse un'occhiata alle attrezzature ricettive nei paesaggi più ambiti/tutelati del Belpaese – come la fascia costiera sarda – capirebbe che non tutti stanno sopra la soglia magica, e non per questo puntano i piedi per soprelevare o allargare ogni attrezzatura. Specie quelle fortunate nei contesti speciali che se li perdi è per sempre. È così nelle città storiche come nelle campagne piemontesi o toscane o pugliesi, o nelle marine prestigiose del Continente, dove si sa che la ragione del viaggio non è la maxivasca idromassaggio di cui tuttavia capisco l'importanza.
Immagino che lei lo sappia: in Europa i piccoli hotel di charme, in genere aperti tutto l'anno, hanno avuto un culmine di gradimento (e di rivalutazione economica). Se gli operatori del turismo avessero tenuto conto delle prefigurazioni più intelligenti, ad esempio di Aci-Censis, sarebbero meno in ritardo nell'approccio al tema. O almeno più determinati nella rivendicazione di accessibilità 12 mesi su 12. 
Aerei-navi-strade interne, altro che più volume- più camere.


E comunque saremmo sulla buona strada se FederAlberghi seguisse analisi più evolute, tipo quelle del prof. Pigliaru. Il quale ha scritto più volte a proposito del patrimonio-paesaggio; definito esauribile, ricordando a tutti noi che “... ogni investimento effettuato per aumentare il grado di sfruttamento turistico della risorsa (strutture ricettive, per esempio), ne determina un 'consumo' irreversibile, con conseguenze sulla qualità ambientale”, per cui l'attrazione dello scenario naturale diminuisce eccetera- eccetera. Provi a parlargliene e vedrà che l'on. Pigliaru la convincerà a smetterla con il suo jingle.
Se poi decidesse di sentirsi con Mario Ferraro di Qatar Inv le spiegherebbe nei dettagli quello che ha detto l'altro giorno a Repubblica.it. Sulla propensione a “tenere la costa Smeralda così come è, ovvero una meta di turisti di fascia alta". Come vede c'è una corrente di pensiero che teme di scontentare i turisti, quelli che pagano volentieri un sacco di soldi per ciò che vedono attorno all'albergo, sempre più insofferenti verso il sovraffollamento in riva al mare (di cui scrive oggi L'Unione Sarda).
Insomma colpisce la sua visione zeppa di luoghi comuni come l'ingenuità di pensare che gli armadi degli alberghi per l'estate non contengano i giubbotti che servono d'inverno. 
Credo che dovrebbe essere più lungimirante. Da troppi anni siamo in molti – compreso Michele Carrus – a dire che le seconde case sono una iattura. Non abbiamo mai sentito gli albergatori schierati contro questa proliferazione, forse per quella visone miope che la densità fa bene al turismo. Lei lo fa oggi. Evviva e benvenuto nonostante il ritardo. Questo sì è un aspetto ben regolato dal Ppr che non le piace, secondo il quale le seconde case in fascia costiera non sono ammesse.

Infine una domanda: quali sono le norme incerte nelle disposizioni di oggi? Se fossero quelle della fase transitoria in attesa dei Puc adeguati, dovrebbe insistere presso la Regione perché siano commissariati i comuni che conservano strumenti urbanistici del secolo scorso. Credo che su questo troverebbe il consenso di tanti.
Sappia che sono tra quelli che riconosce l'esigenza di adeguare gli alberghi agli standard delle dotazioni impiantistiche. Anche con incrementi ragionevoli di volume che solo i comuni possono valutare nel merito.
Sandro Roggio


sabato 30 giugno 2018

Le 10 domande al Consiglio Regionale della Sardegna

Pubblichiamo le dieci domande al Consiglio Regionale della Sardegna sulla c.d. Legge urbanistica elaborate nel corso di numerosi incontri, seminari e pubblici convegni dal Gruppo di lavoro “Materiali per un’urbanistica sostenibile”. 

Il disegno di legge sta per approdare in Consiglio Regionale senza che ci sia stato un vero dibattito pubblico sull’argomento e sulla legge che deciderà della sorte del territorio sardo e sulla sua vivibilità per i prossimi decenni. La cosiddetta fase di ascolto attivata dalla Giunta a cose fatte, non ha certamente sopperito all’assenza di coinvolgimento della comunità, per cui i decisori sono andati per la loro strada facendo orecchie da mercante persino ai richiami giunti dal Referendum prima e dal voto delle Politiche che bocciano ancora più clamorosamente in Sardegna che altrove questa maggioranza e la sua azione di governo che, specie nella difesa del paesaggio, dell’ambiente, della salute, è stata tutta altra cosa dal mandato elettorale ricevuto nel 2014.


Domande al Consiglio regionale della Sardegna sul DdL n. 409 16/03/ 2017
1.     Sa il Consiglio regionale se i Sardi condividono il DdL che non è frutto di un processo di partecipazione?
2.    Sa il Consiglio regionale che l’art. 43 del DdL consente di costruire in zone di pregio senza tener conto di habitat naturalistici, biodiversità, sostenibilità ambientale, in contrasto quindi con l’art. 9 della Costituzione?
3.     Come concilia il Consiglio regionale lo stesso art. 9 della Costituzione con l’art. 31 del DdL che autorizza strutture alberghiere e assimilabili (residenze, lottizzazioni turistiche, multiproprietà, comprese quelle in itinere), qualunque volumetria abbiano e dovunque si trovino, anche entro la fascia dei 300 metri dal mare e con la realizzazione di corpi separati?
4.    Come attua il Consiglio regionale una politica di assetto idrogeologico e di tutela del suolo in assenza di elementi conoscitivi, ridotti all’art. 38.3.b del DdL? Quali azioni e direttive fornisce lo stesso DdL sul consumo di suolo per allinearsi alle prescrizioni del PPR, a quelle dell’UE, ad un’urbanistica sociale e responsabile?
5.     Sa il Consiglio regionale che il DdL è in contrasto con gli artt. 3, 9, 21, 97 e con il principio di sussidiarietà ex art. 118 della Costituzione, in quanto nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sui progetti, discrimina (art. 25 del DdL) l’ammissibilità degli interventi dei singoli cittadini?
6.    Come consente il Consiglio regionale che si consumi senza controllo il territorio, in compensazione (artt. 29 e 30 DdL), e si concedano elevati incrementi volumetrici, in contrasto col principio di eguaglianza e di ragionevolezza e con la tutela paesistica (artt. 3 e 9 della Costituzione)?
7.     Come può ammettere il Consiglio regionale, sempre in contrasto col principio di ragionevolezza richiesta alle norme ordinarie, la genericità delle rilocalizzazioni di edifici (eventualmente da demolire) in differenti contesti territoriali, non previsti e non prevedibili (artt. 32 e 33 del DdL), e con elevati aumenti volumetrici, cumulabili anche con gli indici della zona di “arrivo”?
8.    Può la Regione Sardegna, in contrasto con le attribuzioni Stato-Regioni (art. 117 della Costituzione)innovare il diritto civile istituendo un registro dei diritti edificatori (art. 34 del DdL), derivanti da demolizioni e rilocalizzazioni, senza individuare le aree di nuovo utilizzo?
9.    Sa il Consiglio regionale che il DdL ignora il Piano Regionale dei Trasporti e i requisiti di accessibilità del trasporto pubblico come parte del governo del territorio?
10.  Sa il Consiglio regionale che il DdL non rispetta la competenza dei Comuni, enti equiordinati ai sensi dell’art. 114 della Costituzione, sulla pianificazione territoriale, alla luce anche della sussidiarietà di cui all’art. 118 della stessa Costituzione?



Sull’argomento è intervenuto in questi giorni anche il segretario regionale della CGIL Michele Carrus, che ha criticato fortemente il provvedimento in quanto inutile per il turismo e dannoso per il territorio, e chiedendo di ritirare la legge dalla discussione in Consiglio Regionale, perché sarebbe più utile dedicare questo scorcio di legislatura a provvedimenti urgenti quale il piano per il lavoro. 

Altro intervento dell’ultim’ora è stato quello dei parlamentari 5stelle eletti in Sardegna che hanno bocciato senza appello il provvedimento e anche loro ne hanno richiesto l’immediato ritiro.


Noi siamo sempre più convinti che il Ddl debba essere varato solo dopo l’approvazione definitiva del PPR delle zone interne e comunque non può limitarsi ad un Testo unico e un Allegato tecnico incardinati alla vecchia concezione di urbanistica, ma deve essere regolamentata da una Legge quadro ovvero da un sistema normativo composto da un testo base sull’urbanistica e da una serie di procedimenti complementari (Atti di indirizzo e coordinamento) da aggiornare sistematicamente da parte della Regione.



sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Una nuova (?) legge urbanistica





giovedì 28 giugno 2018

A Bitti il Liceo Michelangelo Pira non si tocca!


Non è la promessa aurea aetas per Bitti! E i “sogni”, da spot elettorali, rischiano di mutarsi in incubi per i bittichesi. Prima l’assalto ancora in corso di una multinazionale alle alture di Sa Gomoretta per piantarci  pale eoliche, ora la trovata di spostare  lo storico liceo Michelangelo Pira nei locali del giudice di pace. La necessità di eseguire lavori di adeguamento nell’edificio scolastico, sembra infatti che celi la prospettiva di insediare nei locali della scuola una Residenza sanitaria per anziani. Un triste preludio alla prevedibile sparizione del Liceo. A fugare visioni oniriche e ad indicare una diversa sophia per il futuro della Comunità sovvengono con diuturne cure Antonietta e Maurizia Farre, note docenti ormai a riposo del centro barbaricino. In una lettera inviata al Palazzo Tiberino (che di seguito si riporta), Antonietta Farre espone con lucida fermezza l’opposizione ai propositi di trasferimento della sede scolastica, evidenziando come, dall’apparente razionalità del progetto di rifunzionalizzare spazi educativi, emergano i segni di una tacita volontà di marginalizzazione culturale delle comunità periferiche. I simboli sono portatori di significati che la prassi ignora ed i luoghi sono catalizzatori di simboli! Alcuni di essi hanno il potere di conservare le anime di coloro che li hanno amati. Sottrarre a sorgenti generazioni spazi da tempo agiti per conferirli a declinanti senescenze significa negare ad esse la Speranza.  Spopolamento e denatalità non possono essere ragioni che giustifichino la sterilizzazione di interi territori. “Resistere” alla sistematica sottrazione delle funzioni pubbliche (scuole, ospedali, servizi) si pone dunque come imperativo etico per quelle Comunità dei centri interni, che intendono opporsi all’annichilimento di storie millenarie. Quello delle sorelle Farre è un esempio del come si pratichi sul campo un’inesausta pedagogia sociale, del perché non sia più derogabile da parte del corpo docente l’impegno ad un’educazione olistica, non solo da infondersi ex catedra, ma anche quando da questa discesi, perché non si cessa mai di essere magistri animae per le generazioni in divenire. (Mauro Gargiulo)


Egregio Senatore Marilotti
Lo studio e l’istruzione hanno avuto da sempre ed hanno tuttora un’importanza fondamentale per noi bittesi. Direi che il  “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” di dantesca memoria, ha esercitato in noi, da tempo remoto, un grande fascino e un’attrattiva straordinaria, ed entrare a far parte “de sos istudiatos”, qui a Bitti significava e significa compiere un balzo notevolissimo, che colloca la persona in una categoria privilegiata, dal valore indiscusso e di prestigio e che, ipso facto, annulla ogni differenza di classe o di tipo economico, in una società in cui questi aspetti pure contano.
Pur di far conseguire il titolo di studio, soprattutto la laurea, in famiglia “si pikaiata a su connotu” (si vendeva il patrimonio) e, se non si avevano beni immobili, piccoli o grandi, si era disposti ad “annare a petire” (indebitarsi). La persona istruita era colui che aveva “abertu su libru”. Questi valori, un tempo fortissimi e dominanti nella società bittese, pur avendo perso un po’ di smalto, perché intaccati dai disvalori di una società debole e in crisi, sono tuttavia ancora molto vivi, si può dire intatti.
In questo contesto, il Liceo M. Pira, sorto negli anni sessanta, ha svolto un ruolo fondamentale: è stato il trampolino di lancio per una schiera di giovani di Bitti e del circondario (Orune, Lula, Onanì, Mamone) che, conseguita la maturità, continuavano gli studi nelle Università dell’isola e della penisola, laureandosi brillantemente nelle varie facoltà. Moltissimi sono, oggi affermati professionisti, ricercatori. Alcuni alunni del Liceo sono diventati scienziati: citiamo soltanto il compianto Bachisio Dore, di Bitti, mio alunno, ingegnere nucleare di fama internazionale. Prima degli anni sessanta, le famiglie affrontavano spese enormi perché, per poter studiare, dopo la terza media, ancora adolescenti, si andava a Nuoro, a Sassari, a Cagliari, a Lanusei ecc., da cui si rientrava tre volte l’anno. 
Ora, in questi ultimi anni, si è registrato un lento declino nel paese in generale: vari tipi di crisi, che d’altronde, hanno colpito tutte le comunità dell’interno, insieme al fenomeno dello spopolamento, si sono ripercosse anche sull’istituzione scuola e sul Liceo. Arriviamo a questi giorni: quest’anno ci sono state solo tre classi, saranno quattro all’anno venturo. L’edificio ha delle parti inagibili: tetto, bagni, palestra, qualche colonna portante, alcune aule devono essere riparate. I lavori di risanamento dovrebbero essere a carico della Provincia, che dichiara di non avere disponibilità economiche. L’amministrazione comunale, interpellata perché trovi una soluzione, ha proposto il trasferimento delle classi nei locali dell’ex giudice di pace. Da poco, è stata fatta una riunione riservata, in cui genitori, alunni e docenti sono stati informati sulla necessità del trasferimento. Se questo fosse temporaneo, si potrebbe anche accettare, ma noi temiamo che questo provvedimento possa significare l’anticamera della chiusura del Liceo. In questi locali non c’è una palestra, non una biblioteca, non uno spazio per la ricreazione, non aule speciali (solo una).
Per via informale, da un tecnico, abbiamo saputo che la superficie da cui dovrebbero essere ricavate le aule non è sufficiente e che la Preside dovrebbe chiedere al Ministero una deroga. Per i lavori di ristrutturazione, la Regione ha stanziato, con il progetto Iscol@, la somma di circa 50mila euro. Fino a questo momento, non abbiamo ottenuto una pubblica assemblea per dibattere la questione, nonostante una richiesta scritta all’Amministrazione, risalente al 2 Maggio, e alcuni articoli sulla stampa. Abbiamo notizie informali e frammentarie. Di “ufficiale” (intervista al sindaco riportata in un giornale locale nel settembre del 2017, affermazioni verbali ai genitori durante l’incontro riservato del 5 giugno), c’è che l’intento dell’Amministrazione è quello di trasformare i locali del Liceo in una RSA, dal momento che la struttura è in gran parte inagibile e che non c’è la possibilità economica a risanarla. Questa notizia, trapelata già dal mese di settembre del 2017, ha determinato un impatto psicologico enorme. Ora, chiediamo a Lei, al Ministro: sostenete la nostra causa, perché non sia inferto un colpo alla nostra dignità e intelligenza. Non si può trasformare un Liceo storico (dove hanno insegnato Bachisio Bandinu e tanti altri docenti di valore, dove hanno studiato bravissimi giovani) in una RSA! Questo sarebbe devastante, come ben ha scritto Lei, per delle comunità già messe in ginocchio dalla crisi economica e sociale e dal dramma dello spopolamento. Se si chiudesse il Liceo, sarebbe per noi sprofondare nel buio dello scoramento. Ci sentiremmo abbandonati dalle Istituzioni e vedremmo vanificati gli sforzi, i sacrifici, l’impegno che noi residenti profondiamo per mantenere vive le nostre comunità in tempi difficili. Come ho detto: noi crediamo nella scuola come fabbrica di futuro. L’educazione dei giovani, la loro formazione, l’infondere loro coraggio, passano per la scuola. Sono pochi, è vero, ma appunto perché sono pochi, li dobbiamo formare bene ed istruirli ancor di più. Nel portare avanti questa causa, non possiamo sentirci così umiliati, disattesi, inascoltati. E poi, perché dobbiamo privarci della speranza che ci sia una ripresa della natalità anche nei nostri paesi? Noi lottiamo con fiducia e coraggio, anche per le famiglie di domani, per i cui figli è bello ritrovarsi nel proprio paese un Istituto superiore da frequentare, anche con offerta formativa diversificata, che arricchisca il corso liceale. 
Utilizzi liberamente quanto le ho rappresentato per la nota da presentare al Ministro. La ringrazio per l’attenzione e La saluto cordialmente, 
 Antonietta Farre