giovedì 13 novembre 1986

Aumenta la domanda di “natura” evitiamo le «cattedrali sulle coste»

Lettera dell'assessore alla difesa dell'ambiente del comune di Sant'Antioco pubblicata dalla Nuova Sardegna il 13 novembre 1986.

Tratta le tematiche relative al turismo, alla tutela delle coste e alla speculazione edilizia  in un'isola minore. Problematiche che hanno interessato e interessano tutti i centri costiero della Sardegna oggi come ieri.

  

Tratto della costa occidentale dell'isola di Sant'Antioco


Il dibattito sulla pianificazione delle zone turistiche che ha caratterizzato l'attività politico-amministrativa di Sant'Antioco in questi ultimi mesi, pone all'ordine del giorno problemi da evidenziare in tribune più ampie di quelle locali, sia perché abbracciano problematiche generali, sia perché l’esiguità dell'ambito comunale comporta i soliti limiti derivanti dalla conoscenza diretta dei proprietari delle aree interessate e dei professionisti incaricati di progettare le lottizzazioni. In simili situazioni si rischia di essere tacciati di favoritismo in alcuni casi o di voler danneggiare l’avversario politico in taluni altri. 

Ê necessario in primo luogo conoscere gli obiettivi da raggiungere. Se si tratta di dare una risposta agli operatori del settore turistico, basta chiedere loro cosa, dove quanto intendono realizzare e muoversi di conseguenza. Se invece il turismo è inteso come momento di crescita economico-culturale e per l'intera collettività, è il caso di pianificare compatibilmente a queste esigenze.

Non si può pensare di incorniciare il perimetro di un'isola con insediamenti residenziali e far passare quest'operazione come una corretta pianificazione del territorio o come la panacea alla disoccupazione dilagante. Anche se si costruisse a 200 o 300 metri dal mare e si lasciassero alcuni spazi privi di edificazione, il risultato sarebbe comunque opposto rispetto ai fini che si intenderebbero raggiungere. Ci si presenterebbe con un pessimo biglietto da visita verso l'esterno e si creerebbe un irreversibile danno all’ambiente e al paesaggio, definito dall’illustre urbanista prof. Fernando Clemente (coordinatore tra l’altro dell’ufficio speciale incaricato di redigere il piano delle zone ‘F” di Sant’Antioco)  come «un bene inalienabile che possiede n costo sociale del valore inestimabile in quanto riguarda essenzialmente la peculiarità del luogo nel quale la comunità d’ambito si riconosce e si identifica culturalmente». 


Invasivo intervento edilizio a Nebbia, comune di Iglesias

Questa definizione, che condivido pienamente, e le fallimentari esperienze maturate in altre realtà sarde ci portano a porre le nuove esigenze dei cittadini, soprattutto la cosiddetta «domanda di natura», al primo posto nella scala dei valori da difendere dalla quotidiana aggressione cui è sottoposta dagli interventi di «valorizzazione turistica».

Il turista che sbarca in Sardegna è dinamico, alla vacanza tutto riposo preferisce lo spostamento in camper o roulotte, preferisce scoprire, apprendere, arricchire il proprio bagaglio culturale, vivere al più diretto contatto con la natura e l'ambiente. Ebbene, il pericolo maggiore che corrono gli amministratori nostrani (compreso il sottoscritto) consiste nel non avvertire queste nuove tendenze, nel non sapere cogliere il valore anche economico dei beni naturalistici e ambientali, e nel riproporre vecchie metodologie pianificatorie che di fatto impediscono lo sviluppo delle esigenze turistiche attuali. 


La spiaggia di Turri in tutto il suo splendore - Isola di Sant'Antioco

Tutto ciò non significa che altri valori, quali l’occupazione, diventano secondari. Significa semmai pensare ad una corretta gestione del territorio che solo nell'assoluto rispetto dei beni ambientali può risultare compatibile con le esigenze occupazionali. Abbiamo avuto modo di verificare che gli attuali insediamenti turistici esistenti nell'isola si sono caratterizzati in maniera diametralmente opposta: occupazione quasi nulla, barriera alla fruizione collettiva della fascia costiera e impatto ambientale-paesaggistico negativo.

Va anche evidenziato il singolare rapporto che spesso si stabilisce tra studiosi del territorio e pianificatori; non è nuovo il caso in cui qualificati contributi scientifici – talvolta addirittura richiesti dalle amministrazioni - vengano accantonati perché urtano contro interessi particolari. È caso di uno studio condotto dal CNR nel 1981, che auspicava per la parte occidentale della costa antiochense «un vincolo di inedificabilità onde evitare l'inquinamento paesaggistico di queste coste di ineguagliabile bellezza». Eppure, proprio quelle aree, forse a causa delle notevoli aspettative che sono andate maturando, gli elaboratori del piano hanno previsto (a mio parere erroneamente) l'ubicazione di diverse migliaia di metri cubi di cemento.

Di fronte a questo complesso quadro, in cui la gestione corretta del territorio deve assumere prioritaria rilevanza anche per le positive conseguenze che ne deriveranno in termini economici e occupazionali, è stata avanzata la proposta di sottoporre a «Valutazione d’impatto ambientale» e ad analisi socio-economica lo studio di disciplina delle zone F.

Siamo infatti convinti che tramite questa procedura scientifica potranno evidenziarsi le contraddizioni sopra rilevate e potranno avere puntuale riscontro le tesi da noi sostenute che, in sostanza, sono tese a discutere gli interventi edificatori nelle zone maggiormente sensibili, e prevederli in primo luogo nella area urbana consolidata e, eventualmente, nelle zone costiere già compromesse.

La posta in gioco riguarda il futuro della nostra economia.

Con la proposta di «Valutazione di impatto ambientale» non abbiamo inteso costruire steccati tra protezionisti ad oltranza e i sedicenti fautori dello sviluppo economico; intendiamo semplicemente non ripetere gli errori commessi precedentemente dai sostenitori del processo di industrializzazione che ha portato all'attuale situazione di crisi.

Non vorremmo che alle famigerate «cattedrali nel deserto» si aggiungessero le «cattedrali» lungo la fascia costiera.

 

Graziano Bullegas è

assessore all'Ambiente

del comune di Sant'Antioco



Cala Domestica, Buggerru




Spiaggia di Domus de Maria