lunedì 10 dicembre 2018

Spiaggia Bene Comune

La presenza della posidonia spiaggiata sul litorale sabbioso tra Alghero e Fertilia non è una calamità ma un fatto naturale come accade sulla terraferma per gli alberi che in autunno perdono le foglie. Infatti la posidonia (Posidonia oceanica) è una pianta superiore che vive in mare e il deposito sui litorali assolve una funzione importante per l’ecosistema marino, i suoi habitat, le specie animali e vegetali. Dal punto di vista ecologico la rimozione della posidonia spiaggiata, ancor peggio con pesanti mezzi meccanici, è potenzialmente dannosa per la biodiversità delle biocenosi, ovvero delle comunità animali e vegetali della battigia e per la sabbia stessa che viene compressa e pestata trasformandola in un duro e solido battistrada. Altrettanto dannosa - e non  condivisibile - è la rimozione delle piante pioniere. 


Tuttavia nelle località turistiche della regione, come Alghero, si provvede alla rimozione di entrambe per rendere facile la fruizione turistica e così poter stendere lettini, ombrelloni e asciugamani. Al tempo stesso la normativa regionale prevede che la posidonia spiaggiata possa essere rimossa nel periodo estivo per essere poi riposizionata sul litorale di appartenenza in funzione di protezione dall'erosione della linea di costa.

Negli ultimi 10 anni, ad Alghero, sono stati realizzati tre punti di stoccaggio: San Giovanni, Maria Pia e Punta Negra. Nel corso del tempo, quella che sarebbe dovuta essere una sistemazione temporanea è diventato un problema sul quale si sono stratificate presumibilmente varie responsabilità che se fossero di natura penale, dovranno essere accertate e contestate dall’autorità giudiziaria competente, mentre l'accertamento di eventuali danni erariali spetterebbe alla Procura generale della Corte dei Conti. Le associazioni ambientaliste, con i rispettivi uffici legali, valuteranno l’opportunità di intraprendere azioni legali con specifici esposti.

Al di là di questi aspetti, le associazioni ambientaliste chiedono che si attui, su tutto il territorio costiero regionale, un monitoraggio e aggiornamento dei dati relativi ai fenomeni di erosione costiera capace di far adottare strategie pluridisciplinari di compensazione dei fenomeni di innalzamento del livello del mare alla luce del mutamento climatico in corso su tutto il Pianeta. In particolare, si sollecitano interventi di manutenzione ordinaria ed eventualmente straordinaria per il contenimento del fenomeno erosivo e il mantenimento della biodiversità degli arenili costieri.


Le associazioni ambientaliste, con riferimento specifico al “caso Alghero”, chiedono la bonifica e rimozione dei tre siti di stoccaggio “temporanei” ubicati a San Giovanni, Maria Pia e Punta Negra; la realizzazione di un’area di servizio (ipotizzabile a Maria Pia in quei terreni per i quali l’Amministrazione locale è riuscita ad evitare le azioni di usucapione intraprese da alcuni soggetti privati) per eliminare le plastiche presenti tra le piante spiaggiate e lo stoccaggio per il solo periodo estivo, i cui relativi costi di gestione e deposito temporaneo dovrebbero ricadere sui soggetti (pubblici e privati) che usufruirebbero del servizio evitando ingiustificate ricadute di costi sulla collettività. Il prodotto ottenuto potrebbe essere parzialmente venduto per uso agricolo, per imballaggi, la coinbentazione etc. Fermo restando che Maria Pia deve rimanere senza ulteriori volumetrie per diventare un polmone verde con la piantumazione di migliaia di nuovi alberi che contribuirebbero anche alla compensazione delle emissioni di CO2.

Le associazioni ambientaliste auspicano che la riqualificazione e rinaturalzzazione ambientale di tutto il sistema delle spiagge venga attuata con strategie che consentano di mantenere, consolidare e ampliare le spiagge perché ciò significa aumentare la qualità della vita dei cittadini (residenti e ospiti) che possono usufruire del mare all’interno della città, facilmente raggiungibile senza l’utilizzo di mezzi di trasporto inquinanti. 

In una visione complessiva di interventi, in quella che è un’unica spiaggia presente da Alghero a Fertilia, si auspica l’eliminazione della strada litoranea asfaltata che corre dalla pineta di Maria Pia sino al palazzo dei congressi da sostituire con una pista ciclabile per le biciclette e i mezzi di soccorso, mentre il traffico automobilistico privato andrebbe convogliato, esclusivamente, su viale Burruni. Soluzione, quest'ultima, che andrebbe tempestivamente inserita nel PUT (piano urbano del Traffico).
  
Le associazioni ambientaliste chiedono il mantenimento delle piante pioniere da San Giovanni a Fertilia nella fascia indicata con la sigla SEN nella relazione ambientale del Piano di Utilizzo dei Litorali. Essa individua proprio in quella fascia di retrospiaggia dune embrionali e primarie collocate perlopiù a ridosso del muretto di delimitazione della spiaggia. La Natura,lasciata indisturbata dalle azioni antropiche miopi, farà rigermogliare le diverse piante pioniere, come la Salsola kaki e la Kakile marittima, che hanno la funzione di fissare la sabbia e favorire la formazione delle dune. È altresì auspicabile la sostituzione degli attuali incannicciati, ricorrendo al sistema a losanga adottato nella spiaggia del Poetto di Cagliari, nonché in altre della Sardegna. Al tempo stesso risulterebbe utile prevedere l’eliminazione delle piante allogene, quali il fico degli Ottentotti(Carpobrotus edulis) che sta sommergendo, in alcuni tratti, i meravigliosi e autoctoni gigli di mare(Pancratium maritimum L.) superstiti, per i quali invece dovrà essere studiata una specifica misura di tutela e valorizzazione. 
Infine, le associazioni ambientaliste, chiedono che vengano aumentate le porzioni di spiaggia libera da destinare ai cittadini quale equilibrato utilizzo dei beni comuni prevedendo almeno, come indicato nelle linee guida per la stesura del PUL, che gli stabilimenti balneari di norma siano ad almeno 50 metri di distanza uno dall’altro.

Tutte queste misure, se portate avanti nel tempo in maniera adeguata, potrebbero contribuire al mantenimento del litorale sabbioso di Alghero, seppure permane sul mare della Riviera del Corallo un’incognita - ovvero il convitato di pietra - che tutti hanno ora hanno rimosso: la marea gialla. Fenomeno che si verifica nella laguna del Calich e nel litorale che a oggi non ha visto una reale soluzione.
      WWF                                 Italia Nostra                  Gruppo Intervento Giuridico
 Carmelo Spada                  Graziano Bullegas                       Stefano Deliperi

Ferderparchi                           Codacons                                      Lipu
       Salvatore Sanna                         Daniele Solinas                    Francesco Guillot


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mercoledì 7 novembre 2018

RWM: una autorizzazione al raddoppio di dubbia legittimità

Stando alle informazioni finora ricevute, il Comune di Iglesias potrebbe aver già deciso di autorizzare la realizzazione di 2 nuove linee produttive di bombe per aereo  nel territorio iglesiente, in Regione San Marco. L'ampliamento porterà la fabbrica a triplicare l'attuale produzione come già annunciato alla stampa dall'amministratore delegato.
Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d'interesse diffuso e hanno fatto presenti all'amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell'operazione dal punto di vista giuridico.
La Giunta Comunale ha riferito proprio ieri, ricevendo i portavoce del Comitato, che l'ufficio preposto ha ritenuto di non considerare i parere espressi dall'associazionismo e, non essendo pervenuti altri pareri contrari, autorizzerà i nuovi reparti di produzione senza ulteriori indagini, cioè senza neppure chiedere alla Regione la Valutazione dell'Impatto Ambientale, come invece aveva ritenuto di fare per il Campo Prove Esplosivi (R140).


È il caso di rilevare che l'area oggetto dell'insediamento si trova vicina al centro abitato, in una zona boschiva a ridosso del Sito di Interesse Comunitario "Marganai - Monte Linas" e la fabbrica non è mai stata sottoposta a VIA. 
Triplicare la produzione significherà inevitabilmente moltiplicare anche i rischi per l'ambiente dovuti sia alle emissioni inquinanti della fabbrica che al continuo traffico di mezzi pesanti carichi di sostanze esplosive e tossiche che attraverseranno in quantità tripla le strade, i porti e gli aeroporti della Sardegna in entrata ed in uscita, dato che, oltre ad esportare fuori dall'isola tutta la produzione, lo stabilimento ha necessità di importare regolarmente le sostanze utilizzate per il confezionamento delle bombe.
Ci avvieremmo così a concedere ancora una volta il nostro territorio ad un'economia di morte, connotando il Sulcis Iglesiente come terra delle bombe e non dello sviluppo sostenibile e della pace, come potrebbe essere con una politica lungimirante. 

Regaliamo la nostra reputazione e il nostro futuro in cambio di un lavoro i cui introiti sono infimi rispetto a quelli dell'azienda pesantemente coinvolta nella guerra in Yemen, che seguirà il mercato e quando lo riterrà opportuno, a prescindere dai nostri bisogni,  lascerà qui l'ennesimo scheletro inutilizzabile. 
Siamo ad uno snodo storico: trovare una soluzione partecipata e sostenibile per un lavoro degno, o rimanere invischiati in una logica che fa decidere ad altri che nello scenario mondiale di guerra a pezzi siamo quelli disposti a tutto.
Il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna, mentre continuano a sperare in un ripensamento da parte del Comune di Iglesias - anche perché ritengono che si tratterebbe di una autorizzazione rilasciata forzando la normativa e con numerosi vizi di legittimità - chiedono alla politica locale, regionale e nazionale, così come alle autorità religiose e morali, di intervenire a sostegno di una soluzione che scongiuri tutto questo e sollevi il territorio dal coinvolgimento in un conflitto definito dall'ONU la peggiore catastrofe umanitaria di questo secolo.
Gli scriventi Invitano gli operatori dell'informazione e tutte le persone interessate ad intervenire al Sit-In convocato per Giovedì 8 Novembre sotto gli Uffici Comunali di Via Isonzo 7 ad Iglesias 


RWM SI VUOLE ESPANDERE
UN'ALTRA FABBRICA DI MORTE NEL TERRITORIO IGLESIENTE
POTRA' COSTRUIRE IL TRIPLO DELLE BOMBE
QUANTI ALTRI MORTI ANCORA?

Il Comune di Iglesias potrebbe aver già deciso di autorizzare 2 nuove linee produttive della RWM Italia spa, in regione San Marco. Consentirebbero alla fabbrica di triplicare la produzione e di sostenere ulteriormente la distruzione dello Yemen ad opera dell'Arabia Saudita, destinataria di una partita di circa 20.000 bombe per aereo.

Non possiamo essere complici di una tale sciagura.

Manifestiamo con la nostra presenza la contrarietà alla produzione di queste armi micidiali che colpiscono soprattutto bambini e civili.

Chiediamo ancora una volta che Iglesias dica NO all'economia di guerra e che si impegni ad avviare processi di riconversione e di sviluppo autodeterminati, sostenibili e pacifici, per costruire Lavoro vero e duraturo, portatore di benessere e non di morte.

Partecipiamo in tanti al Presidio di Pace
Al Centro direzionale del Comune di Iglesias - via Isonzo 7

Giovedì 8 Novembre dalle ore 9:00

Comitato Riconversione RWM – Noi Sardi – Italia Nostra Sardegna


Sull'argomento


giovedì 25 ottobre 2018

La fabbrica di bombe chiede il raddoppio della produzione

Il mercato delle armi e quello delle bombe rappresentano un business ad alto rendimento, per questo motivo la società RWM Italia chiede di raddoppiare la produzione in Sardegna e ha necessità di un iter autorizzativo veloce e snello, senza  le lungaggini burocratiche derivanti dalle norme europee, italiane e della Regione Sardegna che imporrebbero l'assoggettibilità a Valutazione di Impatto Ambientale dell'intero stabilimento, delle linee produttive esistenti e di quelle di nuova installazione.


Il prossimo 3 novembre arriverà a scadenza la prima fase della procedura autorizzativa per il più importante fra gli ampliamenti (si contano 12 diverse pratiche in 2 anni) richiesti  da RWM Italia Spa, relativamente al sito produttivo di bombe per aereo,nella Regione “San Marco” del Comune di Iglesias.
Come si evince dalla relazione tecnica pubblicata sul sito del Servizio Valutazioni Ambientali della Regione Sardegna, si tratta della realizzazione di nuove linee produttive che consentiranno di raddoppiare o addirittura triplicare la produzione.
Si tratta di quantità che fanno paura, infatti la RWM produce già una quantità enorme di ordigni, stimata in 4/5000 all'anno, lavorando 7 giorni su 7, 24/24h; la produzione passerebbe quindi all'impressionante numero di 10/15000 bombe all'anno che continuerebbero ad attraversare la regione per essere portate fino in Arabia Saudita, la quale continua ad utilizzarle per distruggere ogni residua forma di vita e di civiltà in Yemen.

Mappa parco Monte Linas - Marganai 
E' dello scorso 4 ottobre l'ultima Risoluzione del Parlamento Europeo che chiede ancora una volta agli stati UE di fermare la carneficina bloccando le esportazioni di armi verso tutti i paesi che partecipano al confitto e in particolare verso la coalizione a guida saudita. 
In questi ultimi giorni, inoltre, il governo tedesco, a seguito dell'omicidio Kashoggi nel consolato saudita, propone a tutti gli stati europei un embargo totale verso l'Arabia.
Italia Nostra e Comitato Riconversione RWM si sono costituiti, già a luglio 2018, nella Conferenza dei Servizi relativa al procedimento autorizzativo, in quanto soggetti portatori di interesse diffuso, ed hanno presentato una nota congiunta nella quale si rimarca la necessità che un'opera delle dimensioni citate, che l'azienda richiede di realizzare in un'area priva di classificazione urbanistica e ad un chilometro dal Sito di Interesse Comunitario “Marganai-Monte Linas”, non possa essere autorizzata senza essere prima sottoposta ad una attenta Valutazione di Impatto Ambientale.
Rimarcano inoltre che sono ben 12 le pratiche di ampliamento avviate dalla RWM presso il Comune di Iglesias negli ultimi 2 anni e che tale novero di iniziative, in presenza di un piano di investimenti annunciato per 40 milioni di euro e di un piano organico teso a moltiplicare la capacità produttiva della fabbrica, non può non essere valutato nel suo insieme, considerando in particolare i rilevanti aspetti ambientali e sociali.
Per questi motivi chiedono con forza che tutti gli Enti coinvolti nel rilascio dell'autorizzazione e, in particolare il SUAP di Iglesias, con l’interessamento del Servizio valutazioni ambientali dell’Assessorato della Difesa dell'Ambiente, facciano quanto in loro potere affinché, prima di un'eventuale autorizzazione, possano essere approfondite le conseguenze ambientali di questo nuovo ampliamento, in connessione con l'assetto attuale dello stabilimento e con le altre pratiche autorizzative in essere.
Le organizzazioni scriventi sono pienamente consapevoli della gravità del problema occupazionale nel Sulcis-Iglesiente, sottolineano però che eventuali nuove assunzioni di personale servirebbero per incrementare una produzione eticamente inaccettabile e totalmente incompatibile con la legislazione italiana(la quale prevede che si possano produrre armi esclusivamente per la difesa), e andrebbero ad aumentare ulteriormente l'esercito prima del precariato e poi dei disoccupati,essendo soggette ad immediata risoluzione nel caso della crisi aziendale che seguirebbe sicuramente il blocco dell'export richiesto dall'Unione Europea.
Il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna credono invece nella possibilità che possano essere trovate e messe in atto soluzioni alternative per tutti i lavoratori della fabbrica,non assistenziali, pacifiche, sostenibili per l'ambiente e foriere di ulteriore e duraturo sviluppo per il territorio.
Sollecitano perciò la politica nazionale e regionale affinché si faccia carico fino in fondo del problema ed agisca immediatamente fermando l'esportazione ed attivando le procedure per la salvaguardia di tutti i lavoratori coinvolti.

Foresta Marganai

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mercoledì 17 ottobre 2018

Paesaggi pianificati e partecipati

VI Campagna Nazionale dei Paesaggi Sensibili di Italia Nostra 20 ottobre 2018 


27 EVENTI IN TUTTA ITALIA 

Prende l’avvio il 20 ottobre la “Campagna dei Paesaggi Sensibili di Italia Nostra” nata per sensibilizzare i cittadini sul valore del Paesaggio. Quest’anno la campagna è dedicata a Paesaggi pianificati e partecipati
“Gli appuntamenti delle nostre sezioni sono tutti molto interessanti,” spiega Mariarita Signorini, presidente di Italia Nostra, “e speriamo possano sensibilizzare i cittadini sull’importanza della tutela del paesaggio: un bene che è tutto intorno a noi e di cui non ci accorgiamo finché non viene irrimediabilmente compromesso da qualche scriteriata opera o intervento umano. Invito i cittadini,” esorta la presidente Signorini, “a partecipare alle iniziative messe in campo dai volontari, aderendo alle nostre campagne e sostenendo con l’iscrizione a I.N. le tante emergenze cui facciamo fronte.” 
Gli italiani sono bravissimi a pianificare la loro vita nel lungo e medio termine, ma quando si tratta di pianificare la vita della collettività, tutto sembra impazzire, il buon senso si perde nei mille meandri degli interessi particolari e il risultato è una diffusa e onnipresente illegalità. Le vittime dei terremoti e delle alluvioni e il degrado delle città sono il conto pesantissimo che noi tutti paghiamo per la nostra incapacità di pianificare la vita collettiva del paese. 
Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio fornisce indicazioni chiare sul concetto di pianificazione: “Lo Stato e le Regioni assicurano che tutto il territorio sia adeguatamente conosciuto, salvaguardato, pianificato e gestito in ragione dei differenti valori espressi dai diversi contesti che lo costituiscono.” Già da questo breve passaggio si deduce che una corretta pianificazione territoriale debba perseguire risultati che tengano conto delle risorse specifiche del territorio, della città, del paesaggio, dell’ambiente, progettando azioni meditate, condivise e finalizzate alla salvaguardia delle identità territoriali. 
Torre di Malfatano - Sud Ovest Sardegna
Purtroppo questo indirizzo metodologico è sempre più frequentemente disatteso dall’abusata pratica delle deroghe attraverso la quale, perseguendo obiettivi particolari o, peggio ancora, interessi privati e/o di profitto, sono stati alterati, quando non persi del tutto, quei “valori paesaggistici” che hanno ispirato la scrittura del Codice relativamente al concetto di tutela e valorizzazione del territorio. 
Un sondaggio di Ipsos, realizzato nel febbraio 2018, rileva che il 58% dei cittadini è contrario al condono edilizio e solo il 34% a favore. E’ ora che questa maggioranza silenziosa faccia sentire la propria voce e ottenga il rispetto dell’Art. 9 della Costituzione, contro gli interessi illegittimi che vogliono speculare sul nostro territorio. 
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Le proposte di Italia Nostra alla politica nazionale e locale sono: 
· Portare a compimento il processo di coopianificazione paesaggistica Stato-Regione. 
· Promuovere un grande progetto nazionale di messa in sicurezza dei territori, la vera grande opera con conseguenti posti di lavori. 
· Semplificare le procedure di abbattimento degli abusi. 
· Istituire il fascicolo di fabbricato, per la messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio pubblico e privato. 
La campagna nazionale vede i consigli regionali e le sezioni di I.N. impegnate in progetti di sensibilizzazione di varia natura. Qui di seguito gli appuntamenti sui territori. 



ELENCO DELLE ATTIVITÀ SUL TERRITORIO NAZIONALE 
Il faro di D'Annunzio
  1. ABRUZZO - Consiglio Regionale – giovedì̀ 25 ottobre: parte il ciclo di conferenze su: “Paesaggi letterari sensibili: il paesaggio abruzzese nelle opere di Gabriele D’Annunzio, Ignazio Silone e Ennio Flaiano”, la prima conferenza verterà̀ su D’Annunzio. 
  2. CALABRIA – Sezione di Crotone – sabato 27 ottobre: visita e gazebo informativo su “Le mura di cinta del castello fortezza di Carlo V e l’orto botanico storico del bastione San Giacomo". 
  3. CALABRIA – Sezione di Trebisacce - sabato 27 ottobre: passeggiata con conferenza finale su “Paesaggi dell’Alto Jonio: il paesaggio tradito”, partenza dalla Torre di Albidona, ore 15.00. 
  4. CAMPANIA - Sezione di Caserta – domenica 28 ottobre: gazebo informativo su Castelvolturno e il suo litorale-costiero, l’Area ex Ma.Cri.Co. e il tratto dell’Appia tra Capua e Maddaloni. Sagrato della Chiesa Buon Pastore, Piazza Pitesti, Caserta dalle ore 9,00 alle 13,00. 
  5. EMILIA ROMAGNA - Sezioni di Rimini – giovedì 26 ottobre: “Paesaggi sensibili nella costa riminese. Dalla tutela delle colonie alla saturazione delle aree verdi” dalle 16.30 alle 18.30, Museo della città (sala del Giudizio), Rimini. 
  6. EMILIA ROMAGNA - Sezioni di Forlì – dal 6 ottobre: mostra “La fotografia di Paolo Monti” fino a 4 gennaio ai Musei di San Domenico a Forlì; 
  7. EMILIA ROMAGNA – Sezione di Bologna – martedì 13 novembre: convegno sui “Prati di Caprara e la politica urbanistica bolognese” Sala Biagi, Complesso del Baraccano, Via S. Stefano, ore 17.00.
  8. EMILIA ROMAGNA – Sezione di Faenza – sabato 20 ottobre: visita guidata storico-letteraria dell’Arena Borghesi. 
    Arena Borghesi - Faenza
  9. EMILIA ROMAGNA – Sezione di Valmarecchia – domenica 28 ottobre: visita con apertura straordinaria e conversazioni sulla vulnerabilità geologica delle “Invisibili fragilità delle architetture sotterranee adriatiche”, Convento SS. Caterina e Barbara, Grotta monumentale, Santarcangelo di Romagna. 
  10. FRIULI VENEZIA GIULIA – Sezione di Udine – sabato 20 ottobre ore 10.00, Corso dei Continenti (Darsena Marina Uno) Lignano Sabbiadoro: lancio del documento congiunto con associazioni e comitati sulla tutela dell’ambiente naturale della Pineta Riviera Nord di Lignano Sabbiadoro. 
  11. FRIULI VENEZIA GIULIA – Sezione di Trieste – mercoledì 24 ottobre: continua il ciclo di conferenze su "Gli ambienti naturali del Carso tra passato, presente e futuro”, Museo di Storia Naturale di Trieste, in via Tominz 4, ore 17.30. 
  12. LAZIO – Sezione Etruria – domenica 21 ottobre: passeggiata nella valle del Mignone, partenza ore 9.00 e alle ore 15.00 incontro in un agriturismo. 
  13. LAZIO – Sezione Litorale Romano - sabato 27 ottobre: incontro pubblico su “Il paesaggio della Torre Perla di Palidoro nella Riserva Naturale Statale del Litorale Laziale”e inaugurazione mostre di fotografi e di pittori contemporanei sul borgo dei pescatori e sulla Torre, Scuola Erminio Carlini di Passoscuro.14. 
  14. MOLISE - Sezione di Campobasso - domenica 28 ottobre: visita guidata a “Civitacampomarano: un paese in movimento” (castello, centro storico, cimitero napoleonico, calanchi e Chiesa di S. Giorgio a Petrella Tifernina) partenza e ritorno da Campobasso (ex Stadio Romagnoli) ore 8.00. 15. 
  15. PIEMONTE - Sezione di Alessandria: conferenza, visita guidata e pubblicazione sul “Cimitero Monumentale di Alessandria”.
  16. PIEMONTE – Sezione di Novara e Vercelli-Valsesia: evento su “Terre percorse dal fiume Sessia, dalla sorgente sul Monte Rosa al Po”attività di sensibilizzazione e diffusione del volume “Per il Parco naturale del Fiume Sesia, monumento da salvare”. 
    Sorgente del Fiume Sesia
  17. PIEMONTE – Sezione di Verbano Cusio Ossola - sabato 27 e domenica 28: Convegno il sabato alle ore 15.00 su “Piana alluvionale di Fondo Toce” e domenica organizzazione su due passeggiate. 18.
  18. PIEMONTE – Sezione di Bra e Fossano – sabato 20 ottobre: lancio di una campagna di sensibilizzazione sulle cave della zona di Momburgo, comune di Mondovì (CN). 
  19. PUGLIA – Sezione di Troia – sabato 27 ottobre ore 17.30: gazebo per raccolta firme e convegno su “Paesaggio dei Monti Dauni Meridionali. Sedici comuni, un problema comune” (sulla minaccia eolica). 
  20. SARDEGNA - Consiglio regionale – novembre: conferenza “L’aggressione al PPR della Nuova Legge Urbanistica della Sardegna” Cagliari. 
  21. SICILIA – Sezione di Melilli - domenica 21 ottobre: visita guidata alla Cava dei Mulini a Melilli (SR) e convegno urbanistico il 10 novembre. 
  22. SICILIA – Sezione di Palermo - sabato 27 ottobre: progetto di rinaturalizzazione dei sentieri costieri da Punta Priola all’area dell’Istituto Roosvelt, Costa Nord del Golfo di Palermo, ore 10.00, presso Istituto Roosvelt. 
  23. TOSCANA – Sezione Arcipelago Toscano – sabato 27 ottobre: incontro alla Villa Romana delle Grotte, per sviluppare il “Cammino della Rada di Portoferraio e la strada maestra Riese”. 
  24. TOSCANA – Sezione di Prato e di Firenze - mercoledì 31 ottobre: visita guidata con agronomo alla Villa Medicea e al Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano, per festeggiare la firma del “Patto di Famiglia” con cui Maria Luisa de’ Medici legò per sempre le preziose collezioni della sua famiglia a Firenze. 
  25. UMBRIA - Sezione di Amelia - sabato 20 ottobre: conferenza “Paesaggio pianificato e partecipato” con Vezio De Lucia, Adriano Paolella, Maria Paola Morittu e Maurizio Borseti. Palazzo Petrignani, Via Duomo 3, Amelia, ore 15.00. 
  26. UMBRIA - Sezione di Perugia - giovedì 25 ottobre: convegno “Monte Malbe, Colle della Trinità”, Perugia. 
  27. VENETO – Sezione di Venezia - sabato 20 ottobre: escursione guidata dell’Oasi di Ca’ Roman, Pellestrina e Laguna di Venezia a cura di Federico Antinori, già responsabile della riserva naturale LIPU di Ca’ Roman, ore 10.30. 
 
Peschiera Mar'e Pontis - Sinis
Per ulteriori dettagli consultare gli eventi al seguente link del sito istituzionale di Italia Nostra.https://www.italianostra.org/archivio/eventi/page/2/ o nelle pagine dei singole sezioni. 

L’ufficio stampa Flavia Corsano 
ufficiostampa@italianostra.org
Cel. 335-53344767 
Oasi di Bidd'e Rosa - Orosei


domenica 30 settembre 2018

La legge urbanistica di Mario Melis e di Luigi Cogodi è ancora attuale

Una nota scaturita da uno scambio di mail tra due architetti e urbanisti sardi, Alan Batzella e Sandro Roggio, componenti della Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna.
Sull'epilogo malinconico della legge urbanistica. Colpiti dalle capriole dei protagonisti che rifuggono da una analisi- autocritica. 
Lo stesso pensiero di governo RAS e Confindustria-Ance nei versi di una canzone molto pop.

Dei nostri giochi confusi, nell'ipocrisia
il tempo ruba i contorni, ad una fotografia.
E il vento, spazza via
questa nostra irreversibile follia
chissà, se il seme di un sentimento rivedrà
la luce del giorno che un'altra vita ci darà! 
Renato Zero

Smettetela quanto prima di dire che la Sardegna è priva di regole per il governo del territorio o che la mancata approvazione della legge urbanistica impedirà lo sviluppo della Sardegna nei prossimi anni. 
Questo racconto, brrrr, che circola da circa un anno è un travisamento della realtà, una vera e propria mistificazione, un imbroglio degno della CIA, mirato a creare in un'opinione pubblica non competente e generalmente in buona fede, con l'ausilio di un drappello di araldi altrettanto incompetenti ma allineati e coperti, un sentiment a favore di una brutta legge: a priori e senza dimostrazione alcuna dell'urgenza per il bene della Sardegna e dei sardi.
Sarà difficile fare passare l'idea che la Legge 45 del 1989 (voluta soprattutto dal sardista Mario Melis e dal comunista Luigi Cogodi), modificata e integrata nel 1993, sia arretrata e inservibile. Il quadro normativo vigente, come è stato riconosciuto da autorevoli studiosi, è di tutto rispetto e a distanza di quasi trent'anni dà ancora dei punti ad altre legislazioni urbanistiche regionali più recenti. E soprattutto, poteva essere aggiornato in poche mosse per recepire le più evolute visioni del governo del territorio in ambito europeo, in termini di sostenibilità ambientale ma soprattutto sociale. 

D'altra parte la buona legge urbanistica nazionale è stata scritta nel 1942, adeguata via via soprattutto per le necessità di tutela di ambiente e paesaggio del delicato territorio italiano; e corre l'obbligo di aggiungere che se per assurdo non disponessimo di leggi regionali in materia urbanistica (di cui invece siamo fortemente dotati), non navigheremmo di sicuro nel vuoto normativo, dal momento che sarebbero pienamente operative la Legge urbanistica nazionale e la Legge ponte del 1967. 
La Sardegna, se solo ci fosse la volontà politica, è oggi in possesso degli strumenti per impedire le peggiori trasformazioni contro lo sviluppo e accogliere gli interventi più convenienti per lo sviluppo.
Vi sfidiamo a dire – quando avrete elaborato il lutto – in quali aree urbane dell'Isola è impedito da leggi e piani della Regione o statali di realizzare opere pubbliche necessarie, edilizia economica e popolare, lavori di riqualificazione di centri storici e di periferie, la previsione di zone di espansione commisurate alle esigenze abitative e di accoglienza turistica. 
Dite da quali disposizioni discenda il divieto di realizzare in campagna aziende agricole vere e infrastrutture per aiutare i coltivatori e i pastori in rivolta. O in quale area industriale sia impedito di impiantare nuove attività produttive o bonificare lo schifo di precedenti produzioni.
Non cercate alibi. Non c'è nessun allarme per chi volesse fare impresa nell'isola.
Ma c'è di più: con le norme vigenti si potrebbe impedire – se solo si volesse – ogni forma di abuso edilizio da cui dipendono molti guai della disgraziata Sardegna: dal consumo di suolo, al dissesto idrogeologico, alla concorrenza di case fuorilegge affittate in nero durante l'estate. In questo imbarbarimento la Sardegna eccelle.

Chiedete ai sindaci del Cal o dell'Anci, e vi sapranno dire se lo spopolamento dei paesi e l'impoverimento delle comunità è il frutto della arretratezza delle regole in materia edilizia e non di ben altri motivi strutturali, che nulla hanno a che fare con la materia urbanistica, e di cui la Regione non si è preoccupata in questi anni.
Neppure nelle fasce costiere – sappiatelo – ci sono vincoli che impediscono le trasformazioni degli abitati e molto si può fare pure in attesa dell' adeguamento della pianificazione locale al malfamato (per racconti devianti) Piano paesaggistico regionale. 
Le maggiori cautele, nelle more di aggiornare le regole comunali, sono pensate per impedire il consumo e le trasformazioni dei paesaggi litoranei da parte di speculatori, intenzionati ad estrarne quanto prima il massimo plusvalore possibile, con tanti saluti alle prossime generazioni, nello sfondo il ricordo di una costa che tutto il mondo ci invidiava, sepolta da metri cubi di pessima e arrogante edilizia. 
Occorre chiedersi per quale ragione alcuni importanti comuni non hanno ancora fatto come si dovrebbe in un Paese civile, mentre pochi altri si sono già adeguati. 
Quelli più in ritardo nell'adeguamento dei loro strumenti urbanistici, lo sono da oltre 40 anni quando Soru era ancora un ragazzo e il padre dei No-isti/leninisti era solo un tifoso di Rombo di tuono.
L'inquietudine non tarderebbe a diffondersi se si spiegasse (come fa Lilli Pruna) il pericolo del dato relativo alla produzione industriale in Sardegna: il 44% dell'occupazione è nel comparto edilizio – sob – mentre il dato medio nazionale sta sotto il 25%. Per cui sono i costruttori associati i più ascoltati nei finti processi partecipativi RAS e d'altra parte i loro rappresentanti possono presiedere contemporaneamente – alè – Confindustria e Camere di Commercio.
Alan Batzella - Sandro Roggio




sabato 29 settembre 2018

La ruspa: un simbolo e un programma di governo del territorio

È innegabile che il dissesto del nostro territorio sia dovuto esclusivamente all’attività umana, proprio a quel falso modello di sviluppo e progresso di cui tanto si parla. Abbiamo costruito tanto e male. Abbiamo sporcato ogni pezzetto raggiungibile di terra, tombato ogni corso d’acqua possibile, tagliato ogni albero che si frapponesse a noi. La ruspa, il braccio meccanico diventato oggi simbolo politico, è nel nostro cuore dagli anni sessanta. Sbancare, e poi sbancare e poi sbancare.L’Italia sta crollando, i ponti sono marci, le strade bucate, i costoni infragiliti dalle frane, tutto il costruibile costruito! 

I risultati della nostra opera appaiono nella loro triste realtà: inquinamento dell’ambiente e del suolo, dei corsi d’acqua e delle falde, disastri ambientali periodici. Risultati che appaiono ancor più visibili quando si contano i danni catastrofici prodotti da una pioggia abbondante o da un terremoto di media entità o ancora da un ponte che collassa, amplificati e trasformati in immani tragedie proprio dalla fragilità del territorio figlia di quella visione devastatrice. 
È emblematico che nel rapporto ISPRA 2018 sul consumo di suolo venga citata la città di Olbia tra gli esempi negativi con un incremento del consumo di suolo di 12 ettari complessivi nel periodo 2016 - 2017. Si, proprio la città dove maggiori sono stati i disastri e le morti causate dalle inondazioni negli anni precedenti.

Prima e dopo l'intervento dell'uomo

Stiamo correndo un grave pericolo per non aver saputo difendere e proteggere la nostra terra da ogni forma di egoismo predatorio e di sfruttamento, abbiamo agito come se le nostre risorse fossero infinite e l’ecosistema fosse in grado di sopportare qualsiasi oltraggio. Senza voler fare dell’allarmismo, occorre essere realisti per tentare di procedere, se ancora in tempo, verso quelle inversioni e correzioni di rotta, quelle vie di uscita che tutti indicano come indispensabili per evitare il peggio.

In Sardegna da anni si sta combattendo una battaglia impari tra cittadini, comitati, associazioni ambientaliste contro le tante sfaccettature dei nuovi colonizzatori che stanno occupando la nostra terra, la stanno inquinando, violentando, impermeabilizzando e cementificando, la stanno bombardando e avvelenando.
Le Associazioni ambientaliste sono accusate di contrastare le opere pubbliche e private e di fermare cosí “sviluppo e progresso”, nonostante da anni queste Associazioni chiedano con forza di fermare questo scempio e propongano di avviare la più grande opera pubblica indispensabile per il nostro paese, un grande progetto per la difesa dell’ambiente, del paesaggio e della biodiversità: la messa in sicurezza del territorio. 
Interventi per contrastare il dissesto idrogeologico, completamento delle reti idriche e fognarie e annessi impianti di depurazione, avvio concreto delle opere di bonifica ambientale necessarie per risanare territori fortemente inquinati dalle attività civili e militari, contrasto vero del consumo di suolo e dell’abusivismo edilizio.                                            
Bel progetto, ma mancano le risorse! Ci informano i più pragmatici.

Basterebbe “fermare per i prossimi dieci anni la realizzazione di opere inutili e impattanti e investire  tutto nella messa in sicurezza del territorio”, dichiarava qualche anno fa Franco Gabrielli, allora capo della Protezione Civile. Secondo l'Ispra occorrerebbero 40 miliardi in 15 anni per la messa in sicurezza del territorio, basterebbe la stessa cifra che si spende ogni anno per riparare i danni provocati dalle catastrofi (2,6 miliardi).
È arrivato il momento di attivare una discontinuità nella gestione della cosa pubblica ponendo un limite alla cementificazione, ripensando l’intera politica delle infrastrutture e dando priorità ai progetti utili alla comunità e cancellando quelli inutili e devastanti.
Noi chiediamo che si faccia tesoro di una sentenza del 2014 del Consiglio di Stato che suggeriva “Uno sviluppo che tenga conto sia delle potenzialità edificatorie dei suoli in relazione alle effettive esigenze di abitazione della comunità ed alle concrete vocazioni dei luoghi – sia di valori ambientali e paesaggistici, sia di esigenze di tutela della salute e quindi della vita salubre degli abitanti …



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