domenica 28 luglio 2019

Il phase out per la Sardegna sia un “laboratorio della decarbonizzazione” per il clima e lo sviluppo sostenibili

Martedì 30 luglio presso al MISE si svolgerà un Tavolo di confronto di carattere tecnico sulla cessazione dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica nelle Centrali termoelettriche alimentate a carbone ubicate nella Regione Autonoma della Sardegna. Opporsi alla phase out è un evidente arretramento contro gli interessi della salute e del clima dei cittadini sardi. 
Opporsi all’attuazione dello scenario di “phase out completo”, ossia l’uscita dalla produzione di energia elettrica dal carbone, rappresenta un’evidente frenata verso l’innovazione e l’economia circolare. Infatti la produzione di energia elettrica dal carbone, il combustibile più inquinante e una delle prime cause del riscaldamento globale, non solo è dannoso per il percorso dell’Italia e della Sardegna verso la piena attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima, ma rappresenta un’evidente frenata verso l’innovazione e la necessaria e giusta transizione della Sardegna verso politiche energetiche compatibili con il futuro e la creazione di nuovi e duraturi posti di lavoro. 
Colpisce che mentre l’intera comunità scientifica internazionale esorti all’azione contro i cambiamenti climatici in atto, ci sia chi abbia l’obiettivo di bloccare il percorso italiano per l’uscita dal carbone, prevista con la Strategia Energetica nazionale per il 2025. Rispetto a questo scenario sarebbe logico che la Regione Sardegna predisponesse un piano lungimirante per una giusta transizione che non lasci nessuno indietro e che conduca alla chiusura degli impianti inquinanti entro la scadenza decisa dalla SEN e ribadito dalla Proposta di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. Opporsi, oggi, al percorso verso un sistema energetico sostenibile e amico del clima non solo introduce un ostacolo nella transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili ma è anche contro gli interessi dei cittadini sardi. Non esistono, infatti, ragioni tecniche che impediscano con un così adeguato preavviso (la chiusura è prevista nel 2025) di predisporre soluzioni tecniche e che permettano di transitare dal carbone alle rinnovabili autoprodotte e condivise garantendo, al contempo, il mantenimento dei livelli occupazionali e delle garanzie sociali. 
Già oggi la Sardegna è in surplus di produzione energetica visto che consuma circa 8,4 TWh (miliardi di kWh) mentre ne produce ben 13,3 TWh: questo significa che esporta molta più energia di quanta ne utilizzi. La Sardegna ha dinanzi una sfida ed una opportunità che sarebbe assurdo non cogliere. L’assenza di altre infrastrutture energetiche sul gas e la necessità di chiudere le vecchie centrali a carbone può fare dell’isola un vero e proprio “laboratorio della decarbonizzazione per il clima e lo sviluppo sostenibile” che, puntando sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sui trasporti sostenibili, su una rete elettrica intelligente ed evoluta e su moderni sistemi di accumulo, spinga l’isola verso un futuro fatto di sviluppo sostenibile e di nuova e stabile occupazione. 
La Sardegna deve battersi per un’industria innovativa e non energivora in considerazione del fatto che il maggiore consumo energetico è di gran lunga quello industriale. La trasformazione del sistema economico attuale verso quello circolare anche con la riconversione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso (Alcoa – Eurallumina) in quello dell’alluminio riciclato notevolmente meno energivoro e meno inquinante attraverso percorsi sostenuti dall’Unione Europea per la creazione di posti di lavoro di qualità ambientale, reali e duraturi nel tempo. Un’economia circolare unita alle bonifiche - in forte ritardo - dei siti industriali inquinati (SIN) porterebbe la Sardegna in una nuova e reale prospettiva di Rinascita sociale, economica e ambientale. 
                       Carmelo Spada                                            Graziano Bullegas 
      Delegato WWF Italia per la Sardegna           Presidente Italia Nostra Sardegna 

sull'argomento



martedì 16 luglio 2019

Dubbi sulla legittimità dell’ampliamento dello stabilimento RWM

Lo scorso 12 luglio il TAR Sardegna, accogliendo la richiesta avanzata dai nostri legali ha emesso un’ordinanza con la quale procede alla nomina di un consulente tecnico d’ufficio e fissa la nuova udienza per il giorno 20 gennaio 2020 per discutere dei numerosi vizi di legittimità sollevati dalle sottoscritte Associazioni e Comitati in merito alle autorizzazioni rilasciate alla RWM per l’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas-Iglesias-Musei. 

Nell’ordinanza i giudici della prima sezione del TAR sostengono che “l’esatta qualificazione della natura dell’attività svolta dalla società Rwm all’interno della fabbrica appare dirimente ai fini della corretta individuazione dell’iter procedimentale di rilascio dell’autorizzazione per cui è causa e, conseguentemente, ai fini della decisione del presente giudizio”.
Per meglio chiarire questo aspetto, e in particolare se nello stabilimento si producono o meno esplosivi attraverso un processo chimico, i giudici hanno quindi deciso di incaricare, attraverso il magnifico rettore dell’Università di Cagliari, un docente di ruolo del Dipartimento di chimica industriale della stessa Università. 

I giudici del TAR - a differenza dei funzionari e amministratori locali, provinciali e regionali - hanno quindi scelto di non appiattirsi sulle bizzarre affermazioni della società RWM e, per la prima volta in Sardegna, intendono far luce sull’intricata vicenda dando credito alle denunce e ai tanti dubbi sollevati da ambientalisti e pacifisti.
Le sottoscritte Associazioni e Comitati sono anche in attesa degli sviluppi delle indagini relative alle numerose segnalazioni ed esposti presentati in questi ultimi anni alla Procura della Repubblica di Cagliari, sul caso RWM.


Associazioni e Comitati che hanno sottoscritto il ricorso al TAR: 
Italia Nostra, Comitato Riconversione RWM, Unione Sindacale di Base USB, ARCI Sardegna, Centro Sperimentazione Autosviluppo onlus, Legambiente Sardegna, Assotziu Consumadoris Sardigna

Associazioni che sostengono le motivazioni del ricorso:
Confederazione Sindacale Sarda, Rimettiamo le radici di Fluminimaggiore, Cobas, ANPI, Cagliari Social Forum, Movimento non violento, Federazione Sulcis-Iglesiente PCI


sull'argomento




domenica 14 luglio 2019

Ampliare i collegamenti ferroviari della Sardegna e riattivare i percorsi dei trenini verdi



Riportiamo il comunicato stampa dell'Alleanza per la Mobilità Dolce rilasciato al termine della Maratona Ferroviaria 2019 (Italia Nostra aderisce ad AMoDo e ne condivide gli obbiettivi)

L'Alleanza per la mobilità dolce incontra il comitato per la metrotranvia di Sassari

Al termine della Maratona Ferroviaria 2019 che si è sviluppata da Cagliari a Carbonia, Macomer e Nuoro, una delegazione di AMoDo – Alleanza per la Mobilità Dolce, un cartello che riunisce 28 Associazioni nazionali, tra cui Italia Nostra, guidata dalla Portavoce, Anna Donati – ha avuto un proficuo confronto a Sassari con gli esponenti del Comitato per la Metrotranvia.

Gli esponenti di AMoDo hanno apprezzato la relazione dell’ing. Giuseppe Fiori, già progettista dell’attuale tram di Sassari, e del Coordinatore del Comitato Metro-Tramvia Rosario Musmeci comprendendo come detta modalità di trasporto possa espletare al meglio le proprie potenzialità solo se estesa alla popolosa area che gravità sul capoluogo, sfruttando infrastrutture ferroviarie esistenti, ma al momento sottoutilizzate.

In particolare si auspica la pronta estensione del tram-treno fino a Sorso, previa elettrificazione della relativa linea, per estendersi successivamente fino ad Alghero, raggiungendo il centro urbano ed i quartieri meridionali della città catalana. 
Inoltre si è convenuto sull’importanza di raggiungere con il tram-treno l’aeroporto di Fertilia, previa breve diramazione da realizzarsi in prossimità di Olmedo, in modo da assicurare collegamenti diretti verso lo scalo, sia da Sassari, sia dalla stessa Alghero.
La crescita del traffico aeroportuale, tanto più rilevante in un’Isola che non può disporre di collegamenti veloci via terra con il continente, ed il successo del collegamento ferroviario realizzato negli anni scorsi a Cagliari Elmas – che i componenti di AMoDo hanno avuto modo di apprezzare – rendono non più rinviabile la scelta di mettere in rete i tre aeroporti dell’isola con un sistema di collegamenti affidabili su rotaia.
AMoDo auspica altresì il pronto ripristino della linea Sassari-Alghero, bloccata ormai dall’autunno 2018 da una serie di cavilli normativi che, lungi dal garantire la sicurezza degli utenti, rischiano di pregiudicare le prospettive di questo importante collegamento.
Come riferito a Cagliari ai dirigenti di Arst, AMoDo auspica anche la pronta riattivazione dei Trenini Verdi nel sud, centro e nord dell’isola, onde non pregiudicare definitivamente una stagione turistica già iniziata e rischiare il progressivo smantellamento di un patrimonio ambientale e culturale di inestimabile valore ed una formidabile occasione di valorizzazione delle aree interne della Sardegna.

sull'argomento

Facebook - AMoDo


martedì 9 luglio 2019

Abbiamo portato in tribunale l’azienda che produce armi per l’Arabia Saudita

La mozione approvata dal parlamento italiano, lo scorso 26 giugno, che obbliga il governo ad “… adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”,è una novità importante rispetto all’immobilismo assoluto degli anni precedenti o peggio ancora rispetto all’autorizzazione di esportazione di armi rilasciata dal governo Renzi alla RWM Italia nel 2016, la fabbrica che costruisce bombe di varie forme e potenza nei comuni di Domusnovas e Iglesias.  Questa decisione con le successive minacce di riduzione dell’organico nello stabilimento RWM sono un’ulteriore conferma della precarietà delle attività e dei posti di lavoro dipendenti dalle guerre e dalle politiche internazionali.  
Non sappiamo cosa accadrà adesso, troveranno qualche scappatoia usando “furbescamente” le triangolazioni con i governi mediatori per consentire alla RWM di poter soddisfare la corposa commessa di oltre 400 milioni di euro con l’Arabia Saudita. Bombe che saranno ancora utilizzate per ultimare la distruzione dello Yemen e la sua popolazione civile. Mentre nel Sulcis si continuano a rilasciare autorizzazioni a questa società – l’ultima è di questi giorni, in barba all’imminente pronunciamento del TAR Sardegna sulla legittimità dell’intero iter autorizzativo - per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento che proseguirà indisturbata nella sua opera di costruzione di bombe, ordigni e armi di vario genere, e di distruzione del nostro territorio, dell’ambiente e del paesaggio.  


Abbiamo sentito spesso che purtroppo non possiamo impedire questi disastri perché questa società è legittimamente autorizzata ed è … “tutto in regola”!
Noi abbiamo seri dubbi sulla veridicità di questa affermazione, infatti abbiamo presentato un ricorso al TAR Sardegnacon ben 14 motivi di illegittimità e proprio due settimana fa si è tenuta l’udienza del TAR Sardegna che dovrà decidere sulla legittimità delle numerose autorizzazioni rilasciate negli ultimi anni alla RWM.
Siamo convinti che anche in Sardegna le multinazionali devono rispettare le norme urbanistiche, paesaggistiche e ambientali, tutte le leggi esistenti a garanzia della sicurezza dei cittadini e quelle che garantiscono la partecipazione della comunità ai processi decisionali, oltre ai trattati sul diritto delle associazioni e dei portatori di interesse a conoscere i dati e le informazioni di carattere ambientale. Si tratta di trattati e direttive europee e di leggi e decreti della repubblica italiana e della regione sarda che non possono essere disattese. Per chiederne il rispetto e la corretta applicazione, assieme a Italia Nostra, si è formato un ampio fronte di associazioni e comitati – Comitato riconversione RWM, Centro Sperimentazione Autosviluppo, ARCI Sardegna, Assotziu Consumadoris Sardegna, Legambiente e USB - che hanno chiamato in causa il comune di Iglesias in primo luogo, ma anche la regione Sardegna, la provincia del Sud Sardegna e la stessa prefettura di Cagliari per aver in vario modo autorizzato l’ampliamento dello stabilimento della RWM Italia spa con modalità di dubbia legittimità e nonostante non sussistessero i requisiti di legge. 
In attesa di conoscere la decisione dei giudici amministrativi della Sardegna proviamo a fare il punto sul discutibile iter autorizzatorio, anche in base alle informazioni che in questi mesi siamo riusciti ad ottenere, nonostante l’assoluta segretezza sugli atti, grazie alla documentazione che è stata depositata davanti al TAR.
Tra i numerosi vizi sollevati nei ricorsi presentati dagli avvocati Andrea e Paolo Pubusa ne cito soltanto alcuni tra i più rilevanti: 
1) La questione di cui si è disquisito a lungo nelle memorie dell’azienda e degli enti che si sono costituiti in giudizio riguarda l’esistenza o meno nello stabilimento, definito dalla stessa RWM un impianto chimico, di un processo produttivo di natura chimica finalizzato alla produzione di esplosivo: condizione che renderebbe obbligatoria la Valutazione di Impatto Ambientale. Curiosamente le risposte alle nostre certezze sull’argomento, suffragate anche da un nostro tecnico di fiducia, sono state tra le più disparate. Dopo aver respinto sdegnosamente tale ipotesi, hanno dovuto poi ammettere che la produzione esisteva, ma era di natura fisica e non chimica. Successivamente, incalzati dalle nostre relazioni e dall’evidenza, hanno ammesso anche l’esistenza di un processo chimico ma non esistono, a loro dire, una serie di unità funzionalmente connesse in impianto chimico integrato per la fabbricazione di esplosivi. Anche questa tesi, fatta propria dalla Regione Sardegna, è una assurdità tecnica non contemplata dalle linee guida emanate della Comunità Europea in materia di VIA. 
Saranno i giudici del TAR a decidere se l’ampliamento dell’impianto andava assoggettato a VIA oppure no. Certo è che l’esistenza di una fabbrica per la produzione di esplosivi è incompatibile con l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) - una autorizzazione ambientale semplificata che viene rilasciata alle piccole aziende artigianali - e obbliga invece lo stabilimento all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) più rigida e certamente più opportuna per uno stabilimento inquinante e a rischio di incidente rilevante come quello della RWM.
2) L’altra importante assurdità presente, e da noi sollevata, riguarda il frazionamento dello stabilimento (parrebbe addirittura che siano state presentate più richieste per lo stesso edificio) finalizzato ad evitare la Valutazione di Impatto Ambientale. Una scorciatoia, non contemplate dalla vigente normativa, per evitare la presentazione di un Piano Attuativo, così come previsto dalle norme urbanistiche del Comune di Iglesias per le costruzione in area industriale. Ma è una norma che vale in tutta Italia. 
A sostegno della tesi sulla correttezza urbanistica dell’ampliamento dello stabilimento in una zona urbanisticamente non compatibile abbiamo letto nelle memorie ipotesi tra le più bizzarre, perfino che una destinazione urbanistica può essere assegnata per contagio (come il virus del raffreddore!) in base alla destinazione urbanistica delle aree circostanti, anche se appartenenti ad altri comuni (sic!). Con buona pace dei Consigli Comunali ai quali compete la pianificazione urbanistica dei propri territori.

3) E poi esiste il problema della sicurezza esterna. Che dovrebbe essere garantita dal Piano di Emergenza per le Aree Esterne (PEE), obbligatorio per gli stabilimenti ad elevato rischio di incidente rilevante (d.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999) come quello di Domusnovas-Iglesias di RWM Italia. Il piano attualmente in vigore è scaduto, come una patente. Solo che quelli della RWM  continuano a guidare senza che nessuno intervenga e in gioco c’è la sicurezza di decine di migliaia di persone che vivono e lavorano a pochi chilometri dello stabilimento di Domusnovas e delle altre sedi disseminate tra Musei ed Iglesias. Il PEE scaduto non viene aggiornato dal 2012, ed è assolutamente obsoleto in quanto da allora la produzione dello stabilimento è cambiata completamente e gli ordigni prodotti sono molto più potenti e pericolosi. La società ha ampliato la sua attività anche in prossimità del centro urbano di Iglesias, a fianco di esistenti attività produttive e case abitate da civili. Una situazione di seria pericolosità e di mancato rispetto della normativa in assenza quindi delle minime garanzie di sicurezza.  
E’ bene ricordare ai sindaci e al prefetto di Cagliari, che hanno responsabilità diretta in materia di sicurezza pubblica, che il Piano di Emergenza deve essere aggiornato ogni tre anni e ogniqualvolta intervengano modifiche significative nell’impianto o nella produzione, che esso è pubblico e deve essere noto alla popolazione attraverso apposite campagne informative, come previsto al punto VII del D.P.C.M. 25.2.2005 “Pianificazione dell'emergenza degli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante”. 
In una situazione in cui appaiono palesi diverse illegittimità e contraddizioni, abbiamo chiesto al TAR,  nel rispetto del Principio di Precauzione, di rimandare qualsiasi decisione alla Valutazione di Impatto Ambientale, una procedura tecnica e democratica stabilita dalla legge. 
Tra l'altro uno dei motivi di illegittimità sollevati è stata l’esclusione dei ricorrenti dai numerosi procedimenti amministrativi e dalla completa conoscenza degli atti e delle informazioni di carattere ambientale. Le procedure di VIA e di VINCA consentirebbero di sanare questo vizio permettendo la partecipazione del pubblico al procedimento in maniera trasparente, con tutte le informazioni necessarie per studiare il processo produttivo e supportare con osservazioni e relazioni tecniche l’attività degli uffici deputati all’istruzione del procedimento.  

In conclusione quindi ci troviamo di fronte ad uno stabilimento che emette sostanze inquinanti, ad alto rischio di incidente rilevante, che distrugge il territorio, il paesaggio e l’ambiente naturale, che presenta numerosi profili di illegittimità, che ha ricevuto una autorizzazione ambientale simile a quella che viene rilasciata a una piccola attività artigianale, che è stato autorizzato senza alcun coinvolgimento della Comunità (Consiglio Comunale, Associazioni e Portatori di Interesse, Cittadini) e senza alcuna garanzia per la sicurezza della popolazione che viene tenuta all’oscuro perfino dei piani di sicurezza e degli eventuali rischi a cui potrebbe andare incontro.

Su tutto questo sono chiamati a rispondere i giudici del TAR Sardegna, ma in particolare devono chiarire alla RWM e a tutti gli enti interessati se in Sardegna le direttive della Comunità Europea, le leggi Italiane e le norme regionali si applicano per tutti in maniera eguale o se esiste invece una sorta di zona franca o un iter facilitato per le multinazionali e per le aziende inquinanti.

sull'argomento

L'articolo di Mauro Lissia sulla Nuova Sardegna del 26 giugno 2019