
I rappresentanti delle associazioni ambientaliste incalzano: “la Sardegna non si smentisce mai, è sempre in ritardo come sostiene Bachisio Bandinu nel suo libro “Noi non sapevamo”; è stata in ritardo rispetto alle scellerate scelte dell’industrializzazione petrolchimica, pagando un altissimo prezzo in termini di inquinamento e di salute dei cittadini e dell’ambiente, lo è ancora oggi nella scelta di costruire in Sardegna un inutile metanodotto e prosegue con questa battaglia di retroguardia per impedire la chiusura delle centrali a carbone il cui stop è previsto per il 31 dicembre del 2025.”
Gli ambientalisti sardi continuano nella loro dissertazione indirizzata ai rappresentanti delle istitu- zioni regionali: “La decisione che si va delineando di spostare al 2030 la scadenza non risolve il problema, semmai lo aggrava, nel momento in cui esiste uno stretto legame tra le centrali inquinanti e le industrie energivore altrettanto inquinanti. Decidere oggi di chiudere le centrali a carbone signi- fica scegliere contestualmente di non riaprire la raffineria di bauxite della Eurallumina e l’impianto di produzione di alluminio ex Alcoa, oggi Syder Alloys. Inoltre l’alternativa al carbone non può certo essere affidata ad un altro combustibile fossile come il gas, comunque inquinante e non sostenibile, che necessiterebbe di un’obsoleta e costosa infrastruttura il cui costo dovrà essere pagato per intero dai sardi nelle loro bollette” - e affermano - : “Decidere di accettare la sfida imposta dalla phase out, dall'Accordo di Parigi sul clima del 2015 (Cop 21), dalla Comunità Europea e dall’Agenda dell’ONU per lo sviluppo sostenibile significa incominciare da subito, in questi 5 anni e mezzo che ci separano dal 2025, a pianificare e attivare scelte economiche mirate alla riconversione delle fabbriche antieconomiche ed energivore che hanno vissuto negli anni grazie a un continuo drenaggio e sperpero di denari pubblici e senza alcuna garanzia per il futuro”.
Per i rappresentanti di Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e Medici per l’Ambiente ISDE: “Il vero lavoro non può essere quello di riprendere a inquinare ma intraprendere le bonifiche dei siti altamente inquinati dei Sin del Sulcis-Iglesiente, di Porto Torres, della Maddalena e dei poligoni militari. Solo una minima parte delle bonifiche risulta portata a termine o iniziate, stupisce che non si alzi la voce per chiedere occupazione in tal senso con interventi che garantirebbero lavoro duraturo perché tanto è il lavoro da fare nella direzione di un futuro sostenibile per la Sardegna, la qualità della vita e la salute dei sardi”.
Le associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e l’associazione Medici per l’Ambiente ISDE insieme ai Comitati, i ragazzi di Fridays For Future e numerosi esperti, da tempo criticano il sistema energetico isolano basato essenzialmente sulle energie di origine fossile e nel contempo presentano proposte alternative e concrete perché la Sardegna abbandoni le energie fossili e diventi la prima regione europea Zero CO2 e propongono che i finanziamenti finalizzati alla metanizzazione della Sardegna siano dirottati verso soluzioni alternative, concrete e attuabili per l’isola, basate essenzialmente sul risparmio e sull’incremento dell'efficienza energetica e la au- toproduzione distribuita e condivisa di energia da fonte rinnovabile seguendo le strategie per lo svi- luppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e quella nazionale del 2017.
“Il percorso ottimale - concludono gli ambientaliste sardi - che deve seguire la Sardegna è quello di ridurre significativamente il surplus energetico (oggi del 35% circa), di attivare significative poli- tiche di efficientamento, di risparmio energetico e di supporto all’autoconsumo, come indicato dalla nuova Direttiva Europea del 24 dicembre 2018 sulle rinnovabili RED II (Renewable Energy Directive) statuendo il primo riconoscimento giuridico dell'autoconsumo e delle Comunità Energetiche che consente finalmente la produzione, l'accumulo e la vendita di energia secondo un modello da uno a molti (one to many). Modello efficacemente applicato in Sardegna nei comuni di Benetutti e Berchidda e in Italia dalla legge regionale n. 12 del 2018 del Piemonte, sulla "Promozione dell'istituzione delle comunità energetiche".
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