sabato 10 marzo 2018

Il parco eolico di "sa Gomorretta": una ferita nel cuore della Sardegna!

I cittadini si organizzano in comitato e attivano una campagna di informazione finalizzata a far conoscere le insidie del parco eolico e il danno per l'intera comunità interessata, e individuare le modalità per contrastare l'installazione dell'impianto nei comuni di Bitti, Orune e Buddusò. 


Assemblea popolare a Bitti 
Sabato 17 marzo 2018

La locandina dell'evento


Come se non bastassero le proposte di Centrali termodinamiche nel Campidano di Cagliari e nel Nord Sardegna, le serre fotovoltaiche di Narbolia e di Campu Giavesu integrate da una coltre di pannelli solari da tempo distesa sul suolo sardo, la frammentazione dello skyline dei crinali montani indotta da torri e rotori, ecco spuntare la proposta dell’ennesimo campo eolico in un santuario della memoria e del paesaggio sardo quale è quello che abbraccia i territori di Bitti e Orune. La speculazione energetica non conosce soste, né ritegno, e continua a fare incetta di suolo e risorse isolane, mentre una classe politica, pur delegittimata dalla recente tornata elettorale, assiste passiva,  incapace anche di mera indignazione.

I tredici aerogeneratori, governati in remoto, alti 145 mt (un palazzo di 50 piani!), che si vorrebbero impiantare a sa Gomorretta a un tiro di schioppo da Bitti, su uno di quei rari pianori destinati da secoli all’allevamento dovrebbero essere, secondo la proponente Siemens-Gamesa, non solo immuni da impatti ambientali negativi, ma costituire l’ennesima proposta di volano economico per un territorio reso esangue dalla modernità nelle sue migliori risorse. Ma Bitti non ci sta! Le donne, ancora una volta le donne sarde, prendono le redini della comunità e respingono l’ennesimo tentativo di predazione da parte di una multinazionale nei confronti della Sardegna, costituendo un comitato, ennesima risposta collettiva all’arroganza del capitale. Ed a fianco a loro sono gli intellettuali e gli artisti, la radice autentica della cultura identitaria. Esemplari in tal senso sono gli articoli di Bachisio Bandinu e Diego Asproni, apparsi di recente sui quotidiani, che ospitiamo con piacere sul blog di Italia Nostra. Esemplari sia per la complementarità sinergica dei contenuti, sia per la spontanea manifestazione di amor filiale che trasuda da ogni lemma dei due scritti. Essi sono la voce dell’intera comunità e soprattutto di quel mondo pastorale che nella dignità del silenzio cerca con diuturna fatica risposta al suo diritto di esistere. E’ quel diritto che noi ambientalisti ci ostiniamo a tutelare e che i falsi profeti della modernità calpestano ed è in difesa dell’inalienabile principio dell’autodeterminazione delle comunità che Italia Nostra ha fatto  la sua scelta di campo. 

La speculazione energetica ha ormai da tempo messo le mani sulle fonti rinnovabili, supportata da una disponibilità di capitali spesso di dubbia provenienza e da una legislazione permissiva che ha utilizzato il grimaldello della deregulation per scardinare l’armatura della pianificazione. Un attacco senza precedenti all’ambiente ed al paesaggio che ha costretto noi, da sempre paladini della diffusione distribuita delle rinnovabili, a dover difendere territori e comunità dalla concentrazione dei sistemi industriali di sfruttamento. Ancora una volta il Mida-Capitale ha trasformato nella ricchezza di pochi quella che poteva e doveva essere una presa di beneficio collettivo.  Le cospicue risorse economiche drenate dallo Stato ai cittadini inconsapevoli si sono trasformate per incanto nella tragedia dei beni comuni e nella rendita passiva del capitale finanziario. È in conseguenza del perseguimento di una tale logica distruttiva che da tempo siamo costretti a combattere con armi spuntate l’ennesimo sacco dell’immensa risorsa della Sardegna: i giacimenti energetici.
Bitti, come Cossoine, Gonnosfanadiga, Guspini, Decimoputzu, San Quirico, Vallermosa, Villasor, Narbolia e tante altre comunità hanno quasi per partenogenesi visto la nascita di Comitati - come il comitato civico 'Santu Matzeu" recentemente costituito dai cittadini di Bitti -  sorti a difesa dei territori, inedita forma di partecipazione democratica, nuova coscienza civile, destinata, ne siamo certi, a sostituirsi ad una classe politica autoreferenziata, incapace di esercitare una Governance del territorio se pur limitata alla sola formulazione normativa, che pretende, dulcis in fundo, di dare lezioni a “Scuola di paesaggio”!

MAURO GARGIULO (Referente Italia Nostra Sardegna Settore Energia)

Si ricorda che le osservazioni devono essere presentate allo stesso ministero entro il 26 marzo 2018




                                                                                                                                  



Bitti - La centrale eolica che avanza e il silenzio di un paese.

                                                                                                    di Diego Asproni (*)

All'inizio spuntavano in Su Campu, Santu Juanne, Berchiniai, Sa Patzata, Santu Matzeu, nelle cime e nei crinali battuti dal vento, nell'orizzonte lontano. Ora le vediamo nascere a poca distanza dal paese. Dopo aver visto spuntare l'ultima, alta, dietro i tetti del liceo, aspettiamo la prossima magari a Cucureddu o a Sant'Elias, sopra l'abitato.

Di chi sono le pale eoliche?
Alcune sembra siano proprietà di aziende agricole del posto, altre si dice siano di imprese straniere, francesi forse. Società che per sistemare una pala in un terreno privato pagano 20.000 € subito, o un canone di affitto di 200 € mensili per venti anni.
Insomma, nel nostro territorio abbiamo una centrale eolica da 2,5 MW, con 30-40 pale.
È un investimento importante, forse cinque forse dieci milioni di euro. Ma per dire il vero sappiamo poco, molto poco.
Sappiamo poco e sembra che siamo anche poco interessati a conoscere. Eppure è una faccenda che ci riguarda.
È il nostro territorio coinvolto, quello più lontano e anche quello vicino alle nostre case. Non dobbiamo preoccuparci? Oppure si? Ci sono rischi di inquinamento acustico? Paesaggistico?
Perchè di una presenza così importante si parla così poco? Perchè neanche una parola nel programma elettorale e nelle dichiarazioni programmatiche all'atto dell'insediamento del Consiglio Comunale?
La storia si ripete sempre, ma noi facciamo fatica a ricordare.

Cento anni fa le società minerarie francesi erano presenti nell'Iglesiente e anche a Lula. Portavano via la ricchezza e qui lasciavano 60 centesimi di paga giornaliera.
Della petrolchimica che ha ingoiato migliaia di miliardi nulla è rimasto. Solo le malattie e i tumori, in eredità. Inquinato il territorio, distrutta l'economia agricola.
Quaranta anni fa arrivò a San Giovanni a Bitti, un imprenditore tessile. Il miracolo delle quattro fabbriche e delle 180 operaie che trovarono lavoro durò appena 12 mesi.
Poi, intascati i dieci-venti miliardi del tempo, il bergamasco se la svignò senza che nessuno gli chiedesse nessun conto. E il paese si avviò ad essere abbandonato:  dal 1981 al 1991 perdemmo 1000 abitanti.

A chi conviene questo affare delle pale?  Non mi sembra poi un grande affare, 200 € al mese di affitto in cambio di una servitù che ricade non solo sul terreno, ma anche nel paesaggio.
Chi è che ci guadagna veramente?
A cosa serve chiedere riconoscimenti all'UNESCO sulla bellezza e unicità del nostro territorio, se poi noi stessi non siamo capaci di apprezzarne e tutelarne il valore?  A che serve far parte del PARCO DI TEPILORA se non esistono vincoli e luoghi da rispettare?
Sessanta e cinquanta anni fa vennero cancellati gli affreschi nella volta della chiesa di San Giorgio e venne distrutta la chiesa di Nostra Segnora del Miracolo. Anche allora buona parte del paese rimase muta, aspettando la distruzione.
Ma con il passare degli anni, il rimpianto per quella grave perdita si è fatto strada nel cuore di ognuno di noi e non ci ha più lasciato.
Stiamo attenti: il destino di un territorio non è segnato da una strada obbligata. Possiamo, dobbiamo essere noi gli artefici del nostro destino. Non possiamo venderci per così poco.
Così scrivevo il 3 luglio del 2017.

Ora, a metà febbraio 2018, da una denuncia del deputato Mauro Pili, veniamo a sapere di una grande centrale eolica da 45 MW, progettata nelle montagne dei comuni di Bitti e di Orune.
A leggere il progetto, presentato al Ministero dell'Ambiente il 29 dicembre 2017, capiamo subito che i guadagni andranno alla Società Siemens-Gamesa.  Il vento, la risorsa dei paesi delle alture, diventato energia  e ricchezza da esportare non porterà nessun beneficio a Bitti e Orune.
I territori di queste comunità, anzi, verranno danneggiati nell'immediato e nel tempo, irrimediabilmente. Questa centrale eolica (ma anche le altre pale già installate nel territorio) ci impoveriscono perché prendono molto senza lasciare nulla di significativo in cambio.
È nostro dovere lottare per fermare questa rapina.

(*) L’articolo è stato pubblicato sulla Nuova Sardegna del 9 marzo 2018



Stanno rubando il nostro futuro.

                                                                                                                           (*)  di Bachisio Bandinu

Il parco di Tepilora è stata una grande conquista ma ora sull’altopiano di Bitti è arrivato un altro parco che porta la tecnologia più avanzata: 13 torri faranno corona ai rilievi di Gomoretta, 850 m dal livello del mare: si ergeranno maestose per un’altezza di 150 m, mulini a vento di 50 piani, il più grande in Sardegna. Il progetto è un inno all’ambiente, allo sviluppo economico, al turismo, alla ricerca tecnologica, all’occupazione ed alla formazione professionale. Un pacchetto di opportunità che non bisogna lasciarsi sfuggire, ne va di mezzo il futuro glorioso del paese. C’è persino un ritorno di immagine per il paese perché il parco sarà un elemento di istruzione per le scuole, oggetto di visita per turisti e visitatori, con conseguente incremento di ristoranti, bar, alberghi. E tutto naturalmente nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità, ma non c’è bisogno di rimarcarlo, è del tutto ovvio.
Il progetto esalta gli effetti sullo sviluppo socioeconomico della comunità che saranno rilevanti nella debole economia locale, in un territorio attualmente utilizzato a soli fini agricoli e di pastorizia. Ma non sono di secondaria importanza le straordinarie virtù del parco nel creare occupazione e porre fine al fenomeno migratorio e allo spopolamento. Insomma un toccasana per le difficoltà economiche ed occupazionali del territorio.

Ma c’è di più: sull’altopiano di Gomoretta sorgerà una nuova coltivazione che si chiama “coltivazione energetica, un giacimento energetico rinnovabile” dove i giovani bittesi saranno avviati a nuove professionalità di tecnologia avanzata: un sapere che poi potranno spendere in giro per il mondo. Insomma un capolavoro di ingegneria naturalistica e di formazione scientifica
Se non si trattasse di un dramma che incombe sulla comunità bittese, a leggere il progetto ci si troverebbero spunti di comicità. Una narrazione falsificante, fatta di iperboli mistificanti.
C’è persino un’analisi storico-antropologica del paese con una chicca etimologica che fa derivare il nome di Bitti da Victi, i vinti: un lapsus davvero significativo sul destino del paese, proprio grazie al parco eolico.
Lasciando da parte la parodia, l'eolico si sta rivelando un pozzo senza fondo degli affari e dei profitti delle multinazionali. La Sardegna si mostra indifesa di fronte alle multinazionali dell’energia che vedono un affare sicuro nelle rinnovabili grazie a incentivi, contributi, esenzioni, con profitti enormi
La condizione di indigenza dei paesi sardi porta i comuni a vendere territorio, risorsa ambientale, per sopperire ai bisogni più necessari della popolazione. E’ la terribile legge della povertà ma anche l’incapacità di progettare uno sviluppo più consono agli interessi della gente nell’immediato e nel medio termine.


Bastano pochi vantaggi di minor spesa in energia elettrica e qualche occupato in più per alienare terreni, compromettere l’ambiente e trovarsi poi con un cimitero di ferraglia da smaltire.
Interessi capitalistici internazionali, decisioni politiche, vantaggi economici privati ci sottraggono beni ambientali e rubano risorse ai sardi. Una parte importante del bene ambientale ce lo siamo già venduto. Non ci rendiamo conto di quanto c’è stato sottratto, di quanto non abbiamo saputo difendere. Ma ciò che ancor più ci preoccupa è che ci hanno rubato una parte di futuro.
Oggi la questione più importante della Sardegna è la corretta amministrazione del territorio. Occorre prendere coscienza pubblica che il capitalismo speculativo dell’energia ci sta sottraendo il suolo che abitiamo, che calpestiamo. Il valore ambientale è la risorsa più importante della Sardegna, una risorsa che dovrebbe investire una nuova economia agro-pastorale, la produzione alimentare biologica, il turismo delle zone interne, la qualità della vita e della salute.
Quale risposta dare a questo teatro dove si giocano interessi economici esterni all’isola e contro l’isola? 
A Bitti si è costituito un “Comitato per il NO al parco eolico di Gomoretta” che vuole fare luce su molti aspetti oscuri. La notizia la si è saputo da un articolo di giornale. Perché la popolazione non è stata informata? Si attende una posizione chiara e netta dell’amministrazione comunale. Ricordando che non valgono i giochetti dei vantaggi sulla bolletta della luce e sulla modesta e provvisoria occupazione, di fronte al danno ambientale e alla alienazione del territorio. Non si può vendere l’identità territoriale per un piatto di lenticchie, anche se ben condite. 


C’è un fatto fondamentale da precisare: la Sardegna presenta già un surplus energetico pari al 43% della produzione, insomma produciamo energia più di quella che consumiamo, per poi pagarla il 30% in più! Dunque produciamo energia per venderla, per il continente, ma i profitti non vanno ai sardi ma ai capitali internazionali. Noi ci rimettiamo territorio, bene naturalistico e ambientale, paesaggio e bellezza che sono autentiche risorse economiche.
Ma c’è anche una questione che riguarda la gerarchia costituzionale dei valori. Sentenze della Corte costituzionale hanno sancito che il “valore primario del paesaggio non può essere subordinato ad altri valori ivi compresi quelli economici, anzi deve essere capace di influire profondamente sull’ordine economico sociale”.
Per l’ambiente si decide tutto a Roma: un fatto da tenere presente, nel ricordare i settant’anni dello Statuto.
Ci stanno rubando persino il vento e il sole. Noi non sapevamo, ora sappiamo: che ce ne facciamo di questa sapere? Una cosa è certa: se la popolazione di Bitti prende coscienza e si oppone con decisione non esistono altre forze che impediscano la vittoria. Semus meres in domo nostra.

Salute e triccu  Bachis   

(*) L’articolo  è stato pubblicato sulla Nuova Sardegna del 1 marzo 2018



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