martedì 28 luglio 2026

Turri, un luogo, la torre, il suo sguardo e il mare

Un titolo che è già un racconto.

È con grande emozione che condividiamo questo straordinario filmato, ideato e realizzato con maestria da Gianni Rizzotti, che ha scelto di donarlo a Italia Nostra Sant'Antioco. Un gesto prezioso che va ben oltre il semplice supporto: è un tributo alla bellezza e un aiuto concreto per portare avanti la nostra missione.


Da oltre trent'anni, infatti, ci prendiamo cura della Torre Canai, custodendo questo gioiello affacciato sul mare e lavorando ogni giorno per mantenerlo accessibile a tutta la comunità. Grazie a questo video, lo sguardo che si sprigiona da questo luogo unico arriva ora ancora più lontano, toccando il cuore di chiunque ami la nostra isola.

E per chi avrà il piacere di varcare la soglia della torre, lo attende un ulteriore incanto: all'interno, un secondo video racconta, da prospettive inedite, questo meraviglioso scorcio dell'isola di Sant'Antioco, regalando un'esperienza immersiva che fonde storia, natura e identità.

Un ringraziamento speciale va a Gianni Rizzotti per la sua sensibilità e il suo talento, a tutte le persone che hanno collaborato alla realizzazione di questi preziosi materiali e, con immensa gratitudine, ai volontari di Italia Nostra. È grazie al loro instancabile impegno e alla loro passione se questo bene identitario continua a vivere e a essere fruito da tutti.

Buona visione e... lasciatevi incantare dallo sguardo della Torre sul mare.

lunedì 13 luglio 2026

Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza

Una battaglia per il paesaggio sardo e per il rispetto del Piano Paesaggistico. 

ZES e deregolamentazione: Italia Nostra Sardegna si schiera a difesa del territorio e del paesaggio per impedire che uno strumento di promozione economica si trasformi nell’ennesimo scempio del territorio isolano. 

Italia Nostra scende ufficialmente in campo nella battaglia legale e ambientale di Cala Finanza. Come già anticipato, l'Associazione interverrà ad adiuvandum nel ricorso presentato presso il TAR Sardegna dalla Regione Sarda contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Struttura di Missione ZES.

L'azione legale di Italia Nostra tende verso un pronunciamento del TAR sull'illegittimità dell'Autorizzazione Unica n. 74 del 6 febbraio 2026, rilasciata per la variante urbanistica e la riconversione di strutture esistenti in località Cala Finanza, nel Comune di Loiri Porto San Paolo. La procura speciale è stata conferita all’avvocato Manuela Tedde del foro di Sassari, che formalizzerà a breve la costituzione in giudizio.

Italia Nostra condivide e sposa appieno la strategia giudiziaria adottata dai legali della Regione Sardegna. Nonostante il dietrofront del Governo e la revoca del provvedimento autorizzativo, la richiesta di un pronunciamento nel merito da parte del TAR è la strada corretta. L'obiettivo dell'Associazione, all’unisono con le altre sigle ambientaliste già costituite, è rendere l'azione legale ancora più incisiva. La posta in gioco supera i confini di Cala Finanza e della stessa Sardegna: investe l’intero territorio del meridione d’Italia e l'ordinamento costituzionale.  

Nata a livello internazionale per attrarre capitali in aree portuali e industriali depresse, la normativa sulle ZES (Zone Economiche Speciali) ha subito attraverso i passaggi parlamentari italiani una singolare metamorfosi traducendosi in un devastante strumento di deregolamentazione e saccheggio dei territori. Italia Nostra denuncia con fermezza all’opinione pubblica il tentativo in atto di scardinare l’armatura normativa posta a tutela del patrimonio culturale e ambientale, eludendo competenze e tutele sancite dal PPR, dal Codice dei BB.CC. e dallo Statute Speciale per perseguire meri obiettivi speculativi.

Nel caso di Loiri Porto San Paolo, il Coordinatore della ZES, alla stregua di un novello satrapo, ha agito ignorando pareri, calpestando competenze ed emanando una delibera autorizzativa che ricalca la celebre e arrogante espressione del Marchese del Grillo e su cui, per il resto, putor vetat. Ciò che indigna profondamente è che la privatizzazione e lo sfregio paesaggistico di un sito costiero di altissimo pregio vengano spacciati come trasformazioni in “lusso e natura" (parole di CEO!), il tutto facilitato con i soldi dei contribuenti. Una vera manna per le nuove frontiere delle speculazione.



La normativa ZES, se applicata in questo modo selvaggio, agisce come un cancro che rischia di mandare in metastasi l'intero territorio nazionale. Il popolo sardo – già mobilitato dall’esperienza contro la speculazione sulle energie rinnovabili – ha compreso perfettamente il pericolo, rispondendo con la straordinaria mobilitazione dello scorso 1° luglio. Una reazione netta, a differenza di altre Regioni italiane che si sono fatte passare sotto il naso un boccone mefitico, illuse dalle promesse di investimenti. Timeo Danaos et dona ferentes: un monito per quegli amministratori locali che ripongono una fiducia cieca in un capitale non avvezzo al rispetto delle regole territoriali.

Italia Nostra Sardegna promuove questa azione legale per impedire che uno strumento di promozione economica si trasformi nell’ennesimo scempio del territorio isolano. L'obiettivo è ottenere un pronunciamento nel merito da parte del TAR Sardegna, che risulterà importante anche per analoghi fatti avvenuti in altre Regioni, sollecitando eventualmente i giudici amministrativi a sollevare in via incidentale la questione di legittimità costituzionale della normativa ZES dinanzi alla Consulta, laddove si ravvisi il contrasto con le diverse normative regionali e in particolare con lo Statuto Speciale sardo e l'armatura costituzionale di tutela del paesaggio. Solo bloccando questa falla nel nostro ordinamento si potrà impedire una catastrofe nazionale.

Italia Nostra, che ha già fatto sentire la propria voce in Puglia e che continuerà a vigilare su ogni fronte nazionale, prosegue il suo impegno in Sardegna a difesa degli interessi collettivi e dei valori storici e ambientali sanciti nel proprio statuto sin dalla fondazione. L'iniziativa odierna si inserisce nel solco delle storiche battaglie condotte dall'Associazione per la salvaguardia dei beni culturali e del paesaggio. Al centro di questa mobilitazione vi è il Piano Paesaggistico Regionale, strumento cardine contro le numerose speculazioni che affliggono l'isola. Eppure, dopo oltre vent'anni dalla sua approvazione, il Piano rimane sistematicamente disatteso, sostanzialmente inapplicato e costantemente esposto a reiterati tentativi di revisione, tutti volti a svuotarne la portata e a minare le fondamenta stesse delle tutele del nostro territorio.




Sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Caso Tavolara Bay a Cala Finanza: NO al grimaldello delle ZES

Sardinia Post - Cala Finanza, anche Italia Nostra ricorre al TAR insieme alla Regione: "Dobbiamo difendere il Piano Paesaggistico"

Sardegnagol - Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza: "In gioco la tutela del paesaggio sardo"

CagliariToday - Cala Finanza, il TAR rinvia al 2027: la partita resta aperta e continua la battaglia legale

Pressenza - Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza

La Provincia del Sulcis Iglesiente - Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza, si costituisce in giudizio

AlgheroLive.it - Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza: una battaglia per il paesaggio sardo e per il rispetto del Piano Paesaggistico

ReportSardegna24 - Anche Italia Nostra al TAR contro il progetto di Cala Finanza





sabato 11 luglio 2026

Il metanodotto per Portovesme è un’opera anacronistica. Sospendere la V.I.A.

Italia Nostra Sardegna ha depositato oggi un formale atto di osservazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per chiedere la sospensione o il rigetto della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA relativa alla “Derivazione per Portovesme e Allacciamento Eurallumina”, parte del più ampio progetto di metanizzazione della Sardegna. Nel documento l’associazione contesta l’infrastruttura sotto molteplici profili, a partire dalla prematurità della procedura, avviata mentre è ancora in corso la consultazione pubblica indetta da ARERA (Documento 135/2026/gas), i cui esiti potrebbero ridimensionare o persino escludere la necessità dell’opera. Allo stesso modo, il metanodotto viene valutato separatamente dalla nave rigassificatrice (FSRU) a cui è funzionalmente legato, violando il principio – sancito dal Consiglio di Stato – che impone una valutazione integrata degli impatti cumulativi.  



Il quadro normativo di riferimento, inoltre, è radicalmente mutato: il DPCM 10 settembre 2025, che giustificava l’infrastruttura come ponte per l’abbandono del carbone entro il 2028, è stato superato dal “decreto bollette” (D.L. 21/2026), che proroga l’uso del carbone fino al 2038, facendo venire meno ogni urgenza. La stessa Terna ha escluso la necessità del gas per la sicurezza elettrica della Sardegna nel medio periodo. A ciò si aggiunge il profilo economico: per il solo tratto Centro-Sud, l’investimento ammonta a circa 540 milioni di euro, ma quasi tutta la domanda di gas prevista è destinata alla raffineria Eurallumina di Portovesme, inattiva dal 2009. “Subordinare un’infrastruttura pubblica da mezzo miliardo al fabbisogno di un impianto chiuso da 17 anni è rischioso e ingiustificato”.

Italia Nostra richiama inoltre le posizioni contrarie già espresse dal Comune di Villacidro, dalla stessa Presidente della Regione Sardegna e da diverse associazioni, e ribadisce che l’“opzione zero” non è una rinuncia, ma una strategia concretamente percorribile basata su diverse fonti di energia, efficienza e risparmio energetico e una nuova politica industriale che supporti attività a basso consumo energetico, come sostenuto da validi studi tecnici. Per tutte queste ragioni, l’associazione ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di rigettare o sospendere la procedura di VIA per la derivazione Portovesme-Eurallumina, rinviando ogni decisione agli esiti della consultazione ARERA e attivando una valutazione integrata e aggiornata che consideri le alternative compatibili con gli obiettivi europei di neutralità climatica.



Dobbiamo invece registrare l'inganno del "metano come transizione" che sorregge l’intero impianto del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS).

Piano basato sul metano definendolo "di transizione". Ma c'è una differenza abissale tra "transizione" e "permanenza":

  • La transizione vera (quella compatibile con l'Opzione Zero) durerebbe massimo 10-15 anni, utilizzando il gas esistente solo per la stabilizzazione della rete, senza costruire nuove infrastrutture fisse (gasdotti o rigassificatori) che richiedono 30-40 anni di ammortamento.

  • La transizione falsa (quella del Piano) è quella che prepara un uso intensivo per decenni.Approvare un Piano che punta sul metano oggi significa bloccare gli investimenti sugli accumuli e sull'efficienza, perché le risorse pubbliche e i capitali privati vengono dirottati su terminali e rigassificatorirealizzazione dei gasdotti e probabilmente centrali a ciclo combinato. È un lock-in (effetto trappola): tra 15 anni, quelle infrastrutture saranno ancora lì a chiedere di essere ripagate, costringendo a bruciare gas anche quando saranno mature soluzioni energetiche più economiche.

L'Opzione Zero non è un'utopia green, è un piano industriale concorrente rispetto a quello del gas. La Giunta, scegliendo il metano, non sta facendo "un passo intermedio", ma sta scommettendo contro l'innovazione. La vera maturità dell'Opzione Zero sta proprio nell'aver previsto che il gas, se usato "intensivamente per decenni", diventa un costo affondato (sunk cost) che rallenta la competitività del sistema regionale nei prossimi 20 anni.

Clicca qui per scaricare la sintesi delle osservazioni presentate


Sull'argomento