lunedì 6 aprile 2020

“Ha da passà a’ nuttata” - (…ripensando Eduardo)

di Mauro Gargiulo
Ce l’ho davanti agli occhi la maschera di Eduardo, scavata nel volto, mentre, assettato o’ tavolo nell’attesa del giorno, fissa il letto in cui giace Rituccia. 
Parole che a distanza di 75 anni fanno eco nelle tenebre di oggi!
A nuttata era la metafora di quella tragica guerra, solo evocata da Gennaro Jovine, che a noi piccoli veniva riesumata dai grandi a’ sera a meza voce ‘ntuorno o’ vrasiere: la fuga nei ricoveri, le file e il pane con la tessera, la polvere di piselli, i morti sotto le macerie; quelle macerie che la mattina nell’andare a scuola, accompagnati mano a mano, testimoniavano l’atrocità dei racconti. Un parto d’amore era stato quello nostro, per quell’averci concepito ancora sotto l’eco delle bombe, a consumare quelle unioni prima solo legate in Municipio per assicurare alla propria femmena quel sussidio che le avrebbe garantito la sopravvivenza nel caso di non ritorno.

Parte di quella nuttata era anche il post bellum che Gennaro/Edoardo vedeva dipanarsi “dint’ e ccarte’ e mille lire che fanno perdere ‘a capa” accumulate da Amalia col mercato nero, nel delinquere del figlio, nella perdita d’innocenza di Maria Rosaria. L’allegoria del dramma diveniva anticipazione dei tempi: rottura dei rapporti di solidarietà, dismisura della ricchezza, relativismo etico, degrado di un popolo in massa. Negli anni a venire capitalismo e liberismo avrebbero completato quel triste presagio, trasformando l’uomo in uno schiavo di merci partorite da macchine che avrebbero dovuto renderlo libero. 
Ma per quanto profetico, Edoardo nel ’45 (l’anno in cui scriveva) non avrebbe potuto anticipare il precipitare dei tempi, anche se poi li aveva vissuti a uocchie asciutti, come la sua Filumena, e ignoto gli sarebbe rimasto, silente nell’attesa, il convitato di pietra seduto allo stesso suo tavolo, anche lui in attesa del termine della notte. Quella Natura che l’Uomo nella sua spasmodica ricerca di ricchezza (come Amalia) avrebbe depauperata fino a renderla irresiliente, avrebbe defraudata (come Amedeo) fino all’immiserimento, avrebbe violato (come Maria Rosaria) fino allo sfinimento.  
E’ per l’assenza di questo riscontro post eventum  che “Napoli milionaria” si chiudeva con quella stessa speranza che giustificava il gesto dei nostri cari. Sarà Riccardo Spaziano, il ragioniere che Amalia aveva spogliato di tutti i suoi beni, a portare quella medicina che salverà Rituccia, estremo gesto di una solidarietà prima negata, che chiede in cambio solo il dono dell’ascolto. A distanza di trequarti di secolo possiamo dire che quella medicina noi non l’abbiamo saputa, né voluta assumere, mentre irretiti dalla schizofrenia mediatica ci chiudevamo nel nostro solipsismo produttivo.  
Quella nuttata non solo non è passata, ma nell’incubo presente di questa guerra invisibile, chiusi nelle case come topi, distanziati anche negli affetti, privati delle libertà naturali, viviamo un’oscurità che non sembra avere speranze, rei di aver trasformato la virtù della conoscenza nell’usurpazione del divino. Nessuna più potente metafora di questo tempo è infatti il Bergoglio sferzato dalla pioggia ai piedi del crocifisso in una piazza deserta. Il deus ex machina edoardiano ha disdegnato la carne di un ragioniere, negandosi absconditus per il perdono paterno. Resta l’uomo in ginocchio dinanzi ad un pezzo di legno nel gelido abbraccio di un colonnato lapideo.   

giovedì 2 aprile 2020

Modificate la variante alle prescrizioni di massima di polizia forestale in Sardegna!

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra - Sardegna, WWF – Sardegna e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno inoltrato (31 marzo 2020) uno specifico atto di reclamo relativo alla  proposta di revisione delle Prescrizioni di massima e di Polizia forestale, adottata con determinazione Comandante Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale n. 4786 del 29 novembre 2019 e notificata con la pubblicazione solo in data 19 marzo 2020, in piena emergenza sanitaria e ambientale determinata dal coronavirus COVID 19. 
La modifica delle attuali Prescrizioni di massima e di Polizia forestale disegna un utilizzo di boschi e di macchie mediterranee molto più improntato a criteri di sfruttamento economico piuttosto che di gestione accurata di un grande patrimonio ambientale.
Se è vero che la superficie considerata boschiva nell’Isola raggiunge quasi 1.250 mila ettari (il 51% del territorio regionale), è ancor più vero che in buona parte (ben 630 mila ettari) si tratta di macchia mediterranea, mentre il bosco vero e proprio si estende su 580 mila ettari. 
Alcune delle disposizioni contenute nella proposta di modifica appaiono semplicemente deleterie per il patrimonio boschivo, come, per esempio, individuare i “tagli per uso familiare … con i quali si ottiene un quantitativo di legna pari o inferiore a 150 quintali o 25 metri steri, per autoconsumo senza finalità commerciali”, non considerando l’elevata probabilità di consentire di fatto tagli indiscriminati e impossibili da controllare.

Analogamente consentire la deroga al divieto di conversione del bosco ad alto fusto in bosco governato a ceduo facendo “salvi gli interventi previsti dai piani di gestione forestale o dagli strumenti equivalenti”, significa aprire la strada a tagli boschivi e conversione dei boschi in ceduo.
In proposito, destano non poche preoccupazioni i tagli boschivi previsti da piani forestali particolareggiati come quelli della Foresta demaniale di Is Cannoneris e della Foresta demaniale di Montarbu.
Un complesso di importanti norme, le Prescrizioni di massima e di Polizia forestale, che necessitano dell’obiettivo della conservazione naturalistica del patrimonio forestale in un’ottica di contrasto ai cambiamenti climatici.

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lunedì 30 marzo 2020

Cemento Mori!

La politica ai tempi del coronavirus

Esistono in politica molti modi per guardare al futuro senza perdere di vista il presente, quando si attraversa una fase di grande crisi; ma il governo regionale a trazione sardoleghista guidato da Christian Solinas non se ne cura e, mentre in tanti cercano di capire come valorizzare l’accresciuta responsabilità sociale post-pandemica, squaderna la sua visione del mondo, desolante nella truce riproposizione del formulario novecentesco di assalto al Paesaggio.
Bisogna essere dotati di un cinismo sordo per pensare di poter convocare, in tutta fretta, un Consiglio Regionale fra i meno significativi dell’intera storia dell’Autonomia piegandolo, con la immancabile formula ricattatoria del rilancio dell’economia, alla discussione e all’approvazione frettolosa di un provvedimento, il cosiddetto Nuovo Piano Casa, che tutto farà tranne che risolvere la situazione di grave arretratezza della nostra Isola.
Mentre la gente si ammala e muore, negli ospedali sardi come nelle case di riposo, soprattutto per effetto di un’insipienza politica rara anche a queste latitudini, Solinas e i suoi pensano di ridurre la distanza siderale che li separa dalla modernità, semplicemente cancellando con un provvedimento gaglioffo anche il vincolo edificatorio dei 300 metri dalla battigia e sdoganando l'edificazione selvaggia in agro.
Questa sarebbe, in sintesi, la miracolosa ricetta sardoleghista per risollevare le sorti di una Regione allo sbando: un orizzonte pozzolanico che in sol colpo risolva un’emergenza sanitaria gestita finora come peggio non si sarebbe potuto, sommata all’atavica carenza infrastrutturale e produttiva su cui la Giunta Solinas non ha idee e non è in grado di trovare soluzioni, vista la perdurante assenza di temi in questo primo anno abbondante di legislatura.
L’isolamento, che altrove viene calato per decreto ma che noi sardi scontiamo già di default, si è provvidenzialmente rivelato essere l’unico argine all’ecatombe sociale e sanitaria che peraltro ancora incombe; per la Giunta Solinas questa fase storica sarebbe potuta essere un’opportunità per ragionare - e decidere - a livello di sistema sugli storici limiti che affliggono la nostra isola.

E invece no: giri di betoniera come giri di valzer!
Sembra proprio l’orchestrina che suona mentre il Titanic affonda.
Tuttavia, e nonostante tutto, la Sardegna non merita lo scempio di una classe politica così avventuriera e inadeguata; sarà la Società, con l’aiuto della parte buona della politica che ancora sopravvive a questa desertificazione della moralità politica e umana, a mettere all’angolo questa inaccettabile Giunta.
Quel piano casa non passerà.


Consulta per l’Ambiente e Territorio Della Sardegna
Italia Nostra Sardegna partecipa, assieme ad altre Associazioni Ambientaliste e numerosi tecnici, professionisti e intellettuali, all'attività della Consulta.

Pagina Facebook della Consulta "Cemento Mori"



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lunedì 9 marzo 2020

È questo il momento per fermare l’inutile ponte: blocchiamolo!

Lo scorso mese di gennaio il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna ha convocato la Conferenza di Servizi per la realizzazione del nuovo ponte di collegamento dell’istmo con l’isola di Sant’Antioco e annessa circonvallazione. 
La conferenza di servizi è una importante procedura nell’iter autorizzativo che deciderà se proseguire negli step successivi previsti dalla normativa o se invece - come chiedono a gran voce Cittadini, Comitati, Associazioni, Comune di Sant’Antioco e tante persone di buon senso – sia arrivato finalmente il momento di fermare questa opera e decidere di rimodulare i finanziamenti finalizzandoli verso infrastrutture più utili e necessarie per l’intero territorio. È davvero singolare che questo progetto prosegua il suo iter nonostante l’avversità della comunità tutta. Si tratta dell’ennesimo sperpero di risorse pubbliche consumate nella progettazione di un’opera che non potrà mai essere realizzata. 
Italia Nostra Sardegna e altre Associazioni Ambientaliste si sono costituite nel procedimento chiedendo chiedendo di essere ammessi e di poter partecipare alla Conferenza Sincrona e, come già fatto in precedenza, di abbandonare il progetto del nuovo ponte per motivi di natura ambientale, paesaggistica, urbanistica ed economica.
Facciamo appello a tutti gli enti che parteciperanno alla conferenza di sevizi - compresi i sindaci del Sulcis che non sono stati invitati ma che auspichiamo vengano inseriti nel procedimento – affinché esprimano il loro motivato dissenso verso questa inutile opera. È questo il momento per farlo!  
Un parere negativo della Conferenza di Servizi consentirà infatti l’immediato stop al proseguo della progettazione evitando quindi i costi e il lungo iter della Valutazione di Impatto Ambientale e metterà una pietra tombale sull’intera opera. 
Sarà finalmente giunta l’occasione per ripensare ad un corretto uso del finanziamento auspicando che venga finalizzato verso attività di natura economico-occupazionale per il territorio come previsto dallo stesso “Protocollo d'Intesa del Piano Straordinario per il Sulcis” (Piano Sulcis) e come richiederebbero il buon senso e una corretta gestione delle pubbliche risorse. 


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sabato 29 febbraio 2020

L’urbanistica per la Giunta Solinas: deregulation che compromette paesaggio, qualità rurale e biodiversità

Tharros - penisola del Sinis
La Sardegna ha bisogno di una legge urbanistica e di una estensione del PPR all’intero territorio dell’isola, strumenti che sappiano tutelare la tutela della fascia costiera mettendo in sinergia le città, le zone interne e le aree agricole, lo sostengono con convinzione Italia Nostra e WWF Sardegna. Grazie a tale strategia potrebbe maturare lo sviluppo sostenibile della Sardegna per le presenti e per le future generazioni.  I flussi turistici nel mondo globalizzato si intercettano con la qualità ambientale diffusa, la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, le produzioni agroalimentari di qualità, l’artigianato artistico e l’alta formazione delle giovani generazioni nell’ambito dell’accoglienza e dell’enogastronomia. Questa direzione strategica potrà concretizzarsi se la Sardegna, isola nel Mediterraneo, saprà sciogliere il nodo dei trasporti internazionali, nazionali e della mobilità interna. 

Il DDL sul Piano Casa 2020 presentato dalla Giunta regionale della Sardegna, in soli 21 articoli,  “demolisce” le procedure di pianificazione e i sistemi di tutela nazionali e regionali vigenti. Infatti, nella fascia costiera, sono consentiti incrementi volumetrici in tutte le categorie residenziali e turistico-ricettive innalzando la percentuale dell’incremento volumetrico fino al 25 per cento. Nelle zone F turistiche, questi incrementi oscillano tra il  20 e il 30 per cento in base alla distanza dalla linea di battigia. Tali  incrementi non vengono espressamente esclusi neppure per le strutture che ne hanno già usufruito in passato. 
WWF e Italia Nostra Sardegna ritengono sia il caso di ricordare che l’inedificabilità della fascia costiera si è rivelata una scelta giusta e lungimirante nel duplice aspetto ambientale ed economico, nel medio e nel lungo periodo, come documentano, peraltro diversi studi di carattere economico che confermano la necessità strategica della tutela, unico accorgimento che consente alla risorsa naturale di generare reddito anche in futuro. 
Lottizzazione abusiva in zona agricola
L’altra deregulation avverrà zone agricole, dove verranno consentiti interventi edificatori per fini residenziali a chiunque, perfino a chi non svolge attività agricola: basterà un solo ettaro di superficie, anche in porzioni di più corpi aziendali non contigui o addirittura ubicati in comuni limitrofi. E’ un assurdo urbanistico! Si riapriranno così le maglie per incentivare nuove lottizzazioni abusive in zona agricola. Le aree agricole più a rischio saranno ovviamente come nel recente passato le zone costiere e quelle a ridosso delle città. Chi pagherà i costi per infrastrutturare e dotare di servizi le nuove aree edificate? Saranno ovviamente a carico dell’intera comunità!
Ovile
Nell’isola circa il 60% dei terreni agricoli è adibito a prati o pascoli e le coltivazioni di pregio come viti, ulivi e frutteti sono marginali. Le norme del DDL della giunta Solinas, con la sua dissennata politica edificatorio priva di pianificazione, esporrebbero ulteriormente il territorio a nuovi rischi di dissesto idrogeologico, oltreché alla frammentazione, urbanizzazione e distruzione dei paesaggi agrari e colturali.
L’applicazione di un simile DDL porterebbe a risultati imprevedibili sulla quantificazione dei milioni di metri cubi che potrebbero realizzarsi in tutto il territorio regionale e facilmente prevedibili sull’inutile consumo di suolo. Infatti in Sardegna si costruiscono troppi inutili edifici, lo testimoniano mezzo milione di case inutilizzate. Il consumo di suolo - stando ai dati pubblicati dall’Ispra riferiti al 2018 -, riguarda in particolare modo la fascia costiera della Sardegna e le aree metropolitane, registra casi emblematici come Monserrato, in cui l’uomo è intervenuto nel 41,3% del territorio comunale, Elmas (30,63%), Cagliari (24,5%).L’altro dato macroscopico, che vede la Sardegna tra le regioni d’Italia a più elevato consumo di suolo pro capite, è rappresentato dal fatto che tale consumo è  del tutto indipendente dai reali bisogni della collettivitàe dalla preoccupante decrescita demografica. Aumentano le superfici occupate e impermeabilizzate da cemento, asfalto etc… mentre la popolazione diminuisce sempre di più. I danni del consumo di suolo sono diretti e indiretti: espongono l’isola al rischio di dissesto idrogeologico, influiscono negativamente sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e contenimento dei fenomeni che causano la perdita di biodiversità.
Anziché dell’ennesima legge lesiva del territorio e del paesaggio, come il DDL prodotto dalla giunta Solinas,  la Sardegna ha sempre più necessità di un vero strumento di governo del territorio che sappia salvaguardare la qualità ambientale coniugata alla presenza antropica tenendo conto che i relativi piani urbanistici comunali devono saper individuare, con adeguate previsioni, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. È questo il vero lascito che dobbiamo consegnare alle future generazioni. 

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venerdì 28 febbraio 2020

La Sardegna verso una giusta transizione energetica e sociale

L’Italia e, in particolar modo, la Sardegna devono indirizzarsi verso la riconversione “verde” delle zone carbonifere del Sulcis-Iglesiente grazie ai 364 milioni che, dal 2021, saranno messi a disposizione dal nuovo Fondo europeo per la transizione equa. Lo stabilisce la Commissione Ue nei country reports, cioè le relazioni con cui la Commissione Europea esamina la situazione economica e sociale degli stati membri dell’Ue. Infatti secondo i calcoli dell’Ue questo strumento da 7,5 miliardi mobiliterà in Italia circa 5 miliardi d’investimenti. 
Il Wwf e Italia Nostra della Sardegna ritengono che la classe dirigente della Sardegna abbia ora l’obbligo di individuare strategie industriali ed energetiche che vadano oltre il carbone e il metano e che conducano ad una giusta ed equa transizione energetica, con la chiusura delle centrali a carbone e la riconversione e le bonifiche del Sulcis-Iglesiente. Obbiettivo prioritario la riconversione della miniera di Nuraxi Fugus.
In questa area geografica, depressa economicamente, spopolata e con un’alta percentuale di anziani e giovani disoccupati (quasi il 36%), un basso reddito pro capite e una generale bassa qualità della vita, la riconversione “verde” potrà diventare un modello di vero riscatto per l’intera isola. La regione Sardegna, senza indugi, dovrà presentare a Bruxelles dei piani sulla riconversione energetica dei territori beneficiari del nuovo fondo che metterà a disposizione le risorse provenienti dal bilancio Ue 2021-2027. 
La Commissione ha identificato le aree in cui ogni Paese dovrebbe investire le risorse del nuovo Fondo europeo per un’equa transizione sociale combinando la riduzione della quantità di emissioni di CO2 emesse dal settore industriale con una corretta transizione ambientale che dia garanzie di natura occupazionale e di ripresa economica del territorio.
La Sardegna ha dinanzi una sfida ed un’opportunità che sarebbe assurdo non cogliere arroccandosi sulle obsolete fonti fossili quali carbone e metano. La non presenza del gas nella regione, se negli anni ha rappresentato un gap negativo per la sua economia, può oggi diventare una grande opportunità trasformando l’isola in un vero e proprio “laboratorio della decarbonizzazione per il clima e lo sviluppo sostenibile”. Si tratta di saper mettere a valore le ricchezze presenti e spendere risorse e intelligenze verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, i trasporti sostenibili, una rete elettrica intelligente ed evoluta e moderni sistemi di accumulo. Questo consentirà di indirizzare l’isola verso un futuro fatto di sviluppo sostenibile e di nuova e stabile occupazione. 
Ê indubbio che la Sardegna deve privilegiare un’industria innovativa e non energivora in considerazione del fatto che il maggiore consumo energetico è di gran lunga quello industriale rispetto agli altri settori. La trasformazione del sistema economico attuale verso quello circolare anche con la riconversione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso (Alcoa – Eurallumina) in quello dell’alluminio riciclato notevolmente meno energivoro e meno inquinante attraverso percorsi sostenuti dall’Unione Europea per la creazione di posti di lavoro di qualità sociale e ambientale, reali e duraturi nel tempo. Un’economia circolare unita alle bonifiche - in forte ritardo - dei siti industriali inquinati (SIN) porterebbe la Sardegna in una nuova e reale prospettiva di Rinascita sociale, economica e ambientale.



Sardegna "Isola zero CO2 - phase out 2025" download

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