sabato 22 aprile 2023

La furia distruttrice degli speculatori non risparmia neppure i nuraghi


Da anni la Sardegna è insidiata da interventi speculativi legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili, senza nessun rispetto per il territorio, le attività produttive esistenti, il paesaggio e i beni culturali. Persino i nuraghi e la basilica di Saccargia sono aggrediti dalle centinaia di richieste per l’installazione di questi ecomostri.

Dobbiamo risalire al primo Regno d’Italia, quando i piemontesi distrussero le foreste sarde. “L’Isola di Sardegna fu letteralmente rasa al suolo come per un’invasione barbarica”, scriveva Antonio Gramsci, mentre Giuseppe Dessí indicava le concessioni minerarie che consentivano di “prelevare nelle circostanti foreste il carbone e la legna per le fonderie”. Mentre la portata della moderna invasione rappresentata dal greenwashing la descrivono i numeri.


All’esame della Commissione Valutazione Impatto Ambientale del MITE (CTVIA) e presso il Servizio Valutazione Impatti dell’Ass.to Reg.le all’Ambiente della Sardegna sono state presentate centinaia di richieste per l’installazione di impianti eolici e impianti fotovoltaici da ubicare nell’isola, per una potenza di circa 10 GW, oltre 600 pale che superano anche 200mt di altezza e intorno ai 1000 kmq di superficie agricola occupata.

Inoltre le coste della Sardegna sono attualmente interessate da ben 19 progetti (10 impianti a sud, 4 a Nordest, 4 nella costa occidentale e 1 al largo del mar Tirreno) per la realizzazione di impianti eolici offshore. In totale si arriverebbe alla installazione di 994 aerogeneratori offshore per una potenza complessiva di 16 GW e una occupazione di 8mila kmq di superficie marina!

Mentre le richieste di connessione alla rete elettrica presentate a TERNA sono ancora più corpose: 18,23 GW solare; 12,96 GW eolico; 23,76 GW eolico offshore (dati aggiornati a gennaio 2023).

Nell’ipotesi che tutti questi impianti venissero autorizzati e realizzati si avrebbe una nuova potenza disponibile da FER di 55 GW, capace di produrre circa 90 TWh/anno, a fronte di un fabbisogno per l’isola di poco superiore ai 9 TWh/anno, dieci volte tanto! Una quantità di energia tecnicamente non assorbibile dalla malconcia rete elettrica sarda, e tantomeno esportabile pur volendo tener conto del Tyrrhenian Link peraltro ancora in fase embrionale.  

Circa un sesto delle richieste di connessione presentate a TERNA di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile interessa la Sardegna. Si tratta di un carico non sopportabile dalla rete elettrica, ma soprattutto dalla comunità isolana, dal paesaggio, dai beni culturali, dai boschi, dal mare e dalle specie che li abitano.



La Sardegna, assieme alla Puglia e la Sicilia, è il Far West italiano: una corsa all’occupazione e all’accaparramento di terra e di mare senza alcun controllo, priva di qualsiasi pianificazione. Una pratica che già oggi sta accentuando il conflitto tra i favorevoli e i contrari alle energie rinnovabili, tra quelli che vorrebbero continuare ad usare i combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) perché il riscaldamento globale è una balla, quelli che approfittano di questa criticità per rilanciare l’opzione nucleare, quelli che piazzerebbero pale eoliche anche sopra il campanile delle nostre chiese e dentro le torri nuragiche, quelli che bene le energie rinnovabili, ma non a casa mia etc… Oltre a quelli che volentieri si accontentano delle elemosine distribuite dalle aziende che sfruttando terra e mare realizzeranno ingenti profitti ricavati dalle nostre bollette elettriche.

Contro questa invasione Italia Nostra Sardegna ha presentato decine di osservazioni, chiedendo il rigetto delle istanze di VIA nelle more di una pianificazione obbligatoria, ma inesistente.

Nella consapevolezza che le rinnovabili potranno davvero essere una rivoluzione energetica e culturale, solo se diverranno un mezzo a portata di tutti e non un beneficio per pochi, dobbiamo impedire questa operazione speculativa adottando una seria progettazione e pianificazione, come avviene per l’approvazione di un qualsiasi piano urbanistico, partendo da dati, informazioni e obbiettivi certi: 

·   Quanta energia sprechiamo e che potremmo risparmiare con una seria politica di efficientamento e risparmio energetico e una attenta pianificazione dei trasporti pubblici e privati, che coinvolga le auto, gli aerei e i trasporti marittimi?

·     Quanta energia elettrica le comunità locali sono in grado di autoprodurre se idoneamente supportate e incentivate?  

·       Di quanta energia elettrica abbiamo bisogno per elettrificare i consumi? 

·    Quale sarà il destino delle industrie energivore e spesso inquinanti che oltre a bruciare combustibili fossili consumano anche il futuro delle comunità? 

·   Con quale contributo ogni Regione italiana deve partecipare al fabbisogno energetico nazionale (quanta energia possiamo e vogliamo esportare)?

·       Quali sono le ricadute economiche e sociali sui territori interessati?

·      Quali sono le aree idonee e quelle intoccabili che ogni Regione può mettere a disposizione per l’installazione di impianti industriali per la produzione di energia elettrica?

La risposta a quest’ultima domanda è contenuta nelle normative europee e nelle leggi italiane che il governo colpevolmente si ostina a non applicare impedendo anche alle Regioni di procedere con l’individuazione delle aree idonee e non idonee all’installazione di questi devastanti impianti industriali.

Ê stata necessaria la mobilitazione dei sindaci della Barbagia e della Baronia, del Montiferru e del Meilogu, del Sarcidano e della Marmilla, oltre a qualche isolato amministratore del resto della Sardegna, per avere un pronunciamento della Regione Sarda e far intervenire qualche parlamentare sardo.

Queste timide prese di posizione non sono efficaci, e neppure il richiamo al fatto che ognuno deve dare il proprio contributo. È necessario impedire che questi impianti vengano installati finché il governo italiano continuerà a favorire la speculazione non applicando le leggi e le deleghe ricevute dal parlamento.



sull'argomento

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