giovedì 28 aprile 2022

Italia salvata e da salvare

La Settimana del Patrimonio culturale di Italia Nostra di quest’anno è intitolata Italia salvata e da salvare, per ricordare la mostra fotografica, ITALIA DA SALVARE, inaugurata nel 1967 sotto la presidenza di Giorgio Bassani: un evento che fece molto scalpore e stimolò una nuova consapevolezza, sia nell’opinione pubblica che nella classe dirigente, del valore del Patrimonio culturale nazionale. Sono passati anni e molto è stato salvato anche se qualcosa è, purtroppo, andato perso.

Se la nostra consapevolezza collettiva del valore del Patrimonio culturale ha fatto enormi passi avanti, altrettanto non si può dire, però, riguardo al Paesaggio italiano. Il depotenziamento delle Soprintendenze e il decreto Semplificazioni, specificamente dedicato alla velocizzazione delle autorizzazioni degli impianti eolici e fotovoltaici a terra, continua a trasformare i territori di pregio naturalistico e paesaggistico italiani in zone industriali. Al pari delle speculazioni edilizie che hanno stravolto Italia all’epoca del boom economico, la transizione energetica rischia, se lasciata nella deregulation attuale, di generare un rilevante consumo di suolo (dato rilevato da ISPRA), con effetti irreversibili anche all’agricoltura e all’attività turistica delle aree interne. Questo avviene perché si è scelto di non affrontare il nodo della pianificazione, anzi senza la minima cautela per valori fondanti della Repubblica affermati nella prima parte della Costituzione, richiamati con forza dalla Coalizione Art. 9, cui anche Italia Nostra aderisce. 


La Torre Canai recuperata 
La manifestazione prevede quaranta eventi sparsi su tutto il territorio nazionale: da passeggiate patrimoniali a visite guidate, aperture o manutenzioni straordinarie, convegni e gazebo informativi, eventi online e divulgazione con filmati.  Oggetto di queste azioni è spesso quel Patrimonio culturale minore che rischia l’oblio e l’abbandono ma non mancano anche siti di Archeologia industriale, Parchi e singoli beni culturali mobili, come pale d’altare e sculture. 

La campagna coincide con la raccolta del 5×1000 ed è quindi un’occasione per spiegare ai cittadini le attività quotidiane dei soci volontari.  Sono 66 anni che l’associazione continua a tutelare il Patrimonio culturale e il Paesaggio attraverso le proprie campagne di opinione sugli organi di stampa, la pressione sul Parlamento e gli Enti locali e le azioni legali e amministrative intese a bloccare gli scempi più evidenti.  Italia Nostra mette in pratica i principi della Convenzione di Faro, riunendo i suoi soci in una comunità che “attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”. 

La sezione di Sant’Antioco di Italia Nostra aderisce alla settimana del “Patrimonio Culturale Italia Salvata e da Salvare” organizzando una pre-riapertura della Torre dopo la pausa covid. Sarà l’occasione per avviare il rilancio dell’attività estiva della sezione e di quella delle Associazioni che collaborano nella gestione, nell’organizzazione di eventi e nell’apertura al pubblico del monumento.


Un concerto all'interno della Torre Vanai

link utili

Le iniziative sparse per l'Italia

L'evento di Sant'Antioco

Per consultare le cartelle stampa: clicca qui

Frade Sardu (Bella Ciao) di Gola Secca - girato nello spazio della Torre Vanai





















Alcuni momenti della visita alla Torre Canai nella giornata "Italia Salvata e da Salvare"






















giovedì 21 aprile 2022

"Carta dei Sindaci" della Sardegna

Italia Nostra Sardegna è tra i promotori del documento politico sulla transizione ecologica denominato “Carta dei Sindaci”, lanciato dagli amministratori della Corona De Logu e da altri amministratori sardi, da alcune associazioni ambientaliste, da associazioni di categoria per attirare l’attenzione sulle modalità e la totale assenza di pianificazione e di governo con le quali si sta attuando in Sardegna la cosiddetta transizione ecologica. 


Vi invitiamo a sottoscrivere per partecipare a questa importante partita per il presente e futuro della nostra Terra. 🌱🌿

https://docs.google.com/.../1FAIpQLSfx0KAsu9lOsn.../viewform

 

Carta dei Sindaci 

Noi amministratori della Corona de Logu, unitamente ad altri amministratori sardi ed ai rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, dei movimenti politici, delle associazioni di categoria, della Chiesa sarda, esprimiamo viva preoccupazione per le modalità attraverso le quali si sta attuando in Sardegna il processo di transizione e conversione economica alle energie rinnovabili.

Attualmente la Sardegna è interessata da centinaia di richieste di installazione di impianti per energie rinnovabili (eolici on shore e off shore, fotovoltaici) per oltre 6 mila MW di potenza. Questo processo di transizione ecologica, che investe modi di produzione, strutture sociali ed ecosistemi, sta trovando pratica attuazione in un clima di totale deregulation, secondo modalità che si sottraggono alla pianificazione istituzionale ed al controllo delle autonomie locali, legittime rappresentanze degli interessi collettivi e diffusi del popolo sardo. Tutto questo in aperta violazione della normativa europea e italiana che pure detta precisi indirizzi nel merito.

L’articolo 5 della legge delega n. 53 del 22 aprile 2021, infatti, stabilisce che il Governo produca, “al fine del concreto raggiungimento degli obiettivi indicati nel PNIEC, una disciplina per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili”. L’azione caratterizzante dovrà comunque svolgersi “nel rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria e dei corpi idrici, […] privilegiando l'utilizzo di superfici distrutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi”. Il processo programmatorio delle aree idonee – prosegue l’articolo della legge delega – è a carico delle Regioni. Queste, tuttavia, non possono procedere all’individuazione delle stesse perché sono ancora in attesa dei decreti attuativi del MITE (art. 20 D.Lgs. 199/2021): “Con uno o più decreti del Ministro della transizione ecologica, […] da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti principi e criteri omogenei per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti a fonti rinnovabili”.

In dispregio all’obbligo di adempiere a tali propedeutici adempimenti normativi, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’ampliamento del parco eolico di Nulvi-Ploaghe, ignorando i pronunciamenti di Regione, del Tar Sardegna e del Ministero della Cultura, e deturpando irrimediabilmente la vallata in cui sorge la basilica romanica di Saccargia. Uno scempio senza precedenti!  



È appena il caso di sottolineare il grave vulnus ai nuovi diritti costituzionali introdotti di recente con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, secondo i quali la difesa dell’ambiente prevale sugli interessi legati all’attività economica, qualora quest’ultima si dovesse svolgere “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.”

Questo colpo di mano autocratico, incurante ed avverso alle prerogative peculiari della nostra comunità storica, riporta alla mente la logica politica alla base della distruzione delle foreste sarde, avvenuta durante il primo Regno d’Italia, quando “l’Isola di Sardegna fu letteralmente rasa al suolo come per un’invasione barbarica”, come ricorda Antonio Gramsci. Anche allora i Sardi non poterono scegliere!


Se l’implementazione di nuovi parchi eolici e, più in generale, di impianti a fonti rinnovabili non risponderà a dettami normativi specifici, che impedendo la speculazione energetica tutelino il patrimonio materiale e immateriale della nazione sarda, la nostra terra verrà certamente sottoposta ad un assalto speculativo senza precedenti, che minerà rapidamente il caposaldo strategico di tutta la nostra industria turistica e del comparto agro-alimentare sardo: la qualità ambientale e la sua peculiarità paesaggistica.

Chiediamo pertanto alla Regione Sardegna che in sede di Conferenza Unificata ponga in essere azioni efficaci affinché il Governo emani al più presto i decreti attuativi e che, nelle more dell’individuazione delle aree idonee, vengano unicamente autorizzati gli impianti ubicati nelle zone di cui al comma 8 dell’art. 20 D.Lgs. 199/2021 comma 8 art. 20, ovvero: 

a) i siti ove sono già installati impianti della stessa fonte e in cui vengono realizzati interventi di modifica non sostanziale ai sensi dell'articolo 5, commi 3 e seguenti, del decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28;

b) le aree dei siti oggetto di bonifica individuate ai sensi del Titolo V, Parte quarta, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

c) le cave e miniere cessate, non recuperate o abbandonate o in condizioni di degrado ambientale. 

La Sardegna intende dare il proprio contributo alla lotta contro il cambiamento climatico attraverso l’eliminazione delle fonti fossili e garantendo la protezione degli ecosistemi, al fine di assicurare un ambiente di vita e di lavoro in cui l’Uomo possa riconoscersi come una componente armonica di tutte le forme biotiche e abiotiche, nel rispetto della conservazione delle risorse naturali e nella tutela della propria identità culturale.

Per assicurare un’amministrazione razionale delle risorse e la sostenibilità delle scelte occorre dunque che esse siano governate da una visione olistica ed integrata, frutto di una governance non inficiata da logiche di sfruttamento e da meri interessi economici. Non possiamo più tollerare che i Beni Comuni dell’Isola (e tra essi le risorse energetiche) siano sottoposti all’ennesimo saccheggio, con il triste lascito della progressiva sterilizzazione dei territori.

La Corona de Logu, di concerto con gli altri amministratori locali, con le forze della società civile e del mondo politico, si farà portatrice di iniziative di mobilitazione democratica a difesa dei beni storici, ambientali e paesaggistici del popolo sardo, espressione sostanziale della sua identità.









Earth Day 2022

Il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l'equinozio di primavera, le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day (Giornata della Terra), la più grande manifestazione ambientale del pianeta, un momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. 

La giornata nasce il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Si tratta di un’occasione per valutare le problematiche del pianeta: l'inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili. 

L’occasione per discutere e individuare le soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell'uomo sul pianeta, a partire dal riciclo dei materiali, la riduzione e la progressiva eliminazione dei combustibili fossili quali il petrolio e i gas, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi, le foreste, le zone umide e la protezione delle specie minacciate.

La giornata della terra assume un significato particolare in Sardegna, minacciata da continue aggressioni al territorio, alla biodiversità, al paesaggio, alle sue coste e perfino al patrimonio forestale.

La crisi energetica sta giustificando le proposte più indecenti da parte di autorità regionali, partiti politici, associazioni di categoria e associazioni sindacali: riapertura delle miniere carbonifere, rilanciare le centrali a carbone, costruire nuove centrali elettriche a gas, installare immensi rigassificatori a nord e a sud dell’isola, diseppellire il metanodotto GASLI, invasione senza precedenti di impianti eolici on-shore e off-shore, centinaia di devastanti impianti fotovoltaici a terra e in aree agricola etc… 


Assistiamo ad una finta transizione ambientale, di fatto una semplice transizione energetica che non rimuove le criticità presenti nel sistema energetico sardo: accentramento della produzione, assenza di una rete di distribuzione adeguata, assenza di un governo dell’energia. Il Piano energetico è assolutamente datato e pertanto inutile, la legge delega n. 33/2021 che impegna il governo ad emanare le linee guida perchè le Regioni individuino le aree idonee per installare gli impianti FER è al di là da essere applicata. Il recente DPCM, ovvero il decreto gas, crea ulteriori problemi anzichè risolverli. Manca una qualsiasi pianificazione e nel contempo subiamo un’aggressione senza precedenti. 

Sosteniamo da tempo che la Sardegna possa liberarsi entro il 2025 dei combustibili fossili, che la Sardegna possa diventare da subito un’“Isola zero CO2”, che la strada sia quella delle energie rinnovabili, ma abbiamo bisogno di un governo dell’energia: pianificare, applicare le direttive e le strategie europee, privilegiare i prosumers, attivare una nuova politica energetica basato sul risparmio e la lotta agli sprechi, di una nuova politica dei trasporti, di una politica sul cibo e sulla sua distribuzione.

Con questo spirito  aderiamo e partecipiamo all’iniziativa “Progettiamo insieme Comunità future - Giornata della Terra 2022 organizzata da Gruppi e Associazioni  ad Iglesias – Piazza Sella – Venerdì 22 Aprile – dalle ore 16.00 alle ore 20.30

 



Questo il documento di presentazione dell’evento

In occasione della Giornata Mondiale della Terra 2022, raccogliendo la bellezza, l’eccellenza e i bi-sogni di tantissime persone e gruppi attivi sul territorio, invitiamo tutti a condividere insieme un momento collettivo, con l’iniziativa:

L’evento consiste in un incontro culturale /politico/educativo sulla relazione profonda con la Terra e le sue problematiche oggi, per perseguire uno sviluppo pacifico e sostenibile anche nel nostro territorio, con una attenzione particolare alla risoluzione dei conflitti in maniera nonviolenta.

Stiamo vivendo un momento storico che impegna ciascuna/o di noi ad assumere la responsabilità di un cambiamento profondo per affrontare le sfide di una estinzione della nostra specie di fronte alle minacce di una guerra nucleare e dei cambiamenti climatici.

Verranno presentate storie positive di denuncia ma anche di costruzione dal basso di esperienze innovative orientate alla costruzione di relazioni di pace e di società più giuste e solidali, rispettose della Terra e della vita.

Per l’occasione saranno allestiti stand e gazebo con proposte, attività laboratoriali, distribuzione di materiale informativo, dialogo e confronto.

In apertura si prevede, dalle ore 16.00 alle ore 17.00, uno spazio laboratoriale dedicato ai bambini/e, ai ragazzi/e, agli educatori, ai genitori. 

Alle ore 17.15, l’autore Pasquale Pugliese, segretario nazionale del Movimento Nonviolento fino al 2019, autore di diversi blog e di “Introduzione alla filosofia della nonviolenza di Aldo Capitini” presenterà il libro “Disarmare il virus della violenza”.

Alle 18.15/18.30 seguirà lo spazio di dialogo “Per una economia libera dalla guerra e una società inclusiva e giusta”. Si prevedono brevi interventi di 5 minuti dei portavoce di alcune esperienze significative presenti negli stand, sulle tematiche della cura e della sanità pubblica, finanza etica, agricoltura e democrazia energetica, territorio e turismo lento, contrasto all’industria bellica, riconversione della RWM nel contesto del territorio e promozione dell’economia civile con la Rete Warfree, giornata della Terra ed azioni per fermare i cambiamenti climatici e per la giustizia climatica.

Per adesioni, informazioni, proposte di partecipazione contattare il numero 3461227901 o scrivere alla mail scuolacivicadipolitica@gmail.com.

Vi aspettiamo!