sabato 29 febbraio 2020

L’urbanistica per la Giunta Solinas: deregulation che compromette paesaggio, qualità rurale e biodiversità

Tharros - penisola del Sinis
La Sardegna ha bisogno di una legge urbanistica e di una estensione del PPR all’intero territorio dell’isola, strumenti che sappiano tutelare la tutela della fascia costiera mettendo in sinergia le città, le zone interne e le aree agricole, lo sostengono con convinzione Italia Nostra e WWF Sardegna. Grazie a tale strategia potrebbe maturare lo sviluppo sostenibile della Sardegna per le presenti e per le future generazioni.  I flussi turistici nel mondo globalizzato si intercettano con la qualità ambientale diffusa, la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, le produzioni agroalimentari di qualità, l’artigianato artistico e l’alta formazione delle giovani generazioni nell’ambito dell’accoglienza e dell’enogastronomia. Questa direzione strategica potrà concretizzarsi se la Sardegna, isola nel Mediterraneo, saprà sciogliere il nodo dei trasporti internazionali, nazionali e della mobilità interna. 

Il DDL sul Piano Casa 2020 presentato dalla Giunta regionale della Sardegna, in soli 21 articoli,  “demolisce” le procedure di pianificazione e i sistemi di tutela nazionali e regionali vigenti. Infatti, nella fascia costiera, sono consentiti incrementi volumetrici in tutte le categorie residenziali e turistico-ricettive innalzando la percentuale dellincremento volumetrico fino al 25 per cento. Nelle zone F turistiche, questi incrementi oscillano tra il  20 e il 30 per cento in base alla distanza dalla linea di battigia. Tali  incrementi non vengono espressamente esclusi neppure per le strutture che ne hanno già usufruito in passato. 
WWF e Italia Nostra Sardegna ritengono sia il caso di ricordare che l’inedificabilità della fascia costiera si è rivelata una scelta giusta e lungimirante nel duplice aspetto ambientale ed economico, nel medio e nel lungo periodo, come documentano, peraltro diversi studi di carattere economico che confermano la necessità strategica della tutela, unico accorgimento che consente alla risorsa naturale di generare reddito anche in futuro. 
Lottizzazione abusiva in zona agricola
L’altra deregulation avverrà zone agricole, dove verranno consentiti interventi edificatori per fini residenziali a chiunque, perfino a chi non svolge attività agricola: basterà un solo ettaro di superficie, anche in porzioni di più corpi aziendali non contigui o addirittura ubicati in comuni limitrofi. E’ un assurdo urbanistico! Si riapriranno così le maglie per incentivare nuove lottizzazioni abusive in zona agricola. Le aree agricole più a rischio saranno ovviamente come nel recente passato le zone costiere e quelle a ridosso delle città. Chi pagherà i costi per infrastrutturare e dotare di servizi le nuove aree edificate? Saranno ovviamente a carico dell’intera comunità!
Ovile
Nell’isola circa il 60% dei terreni agricoli è adibito a prati o pascoli e le coltivazioni di pregio come viti, ulivi e frutteti sono marginali. Le norme del DDL della giunta Solinas, con la sua dissennata politica edificatorio priva di pianificazione, esporrebbero ulteriormente il territorio a nuovi rischi di dissesto idrogeologico, oltreché alla frammentazione, urbanizzazione e distruzione dei paesaggi agrari e colturali.
L’applicazione di un simile DDL porterebbe a risultati imprevedibili sulla quantificazione dei milioni di metri cubi che potrebbero realizzarsi in tutto il territorio regionale e facilmente prevedibili sull’inutile consumo di suolo. Infatti in Sardegna si costruiscono troppi inutili edifici, lo testimoniano mezzo milione di case inutilizzate. Il consumo di suolo - stando ai dati pubblicati dall’Ispra riferiti al 2018 -, riguarda in particolare modo la fascia costiera della Sardegna e le aree metropolitane, registra casi emblematici come Monserrato, in cui l’uomo è intervenuto nel 41,3% del territorio comunale, Elmas (30,63%), Cagliari (24,5%).L’altro dato macroscopico, che vede la Sardegna tra le regioni d’Italia a più elevato consumo di suolo pro capite, è rappresentato dal fatto che tale consumo è  del tutto indipendente dai reali bisogni della collettivitàe dalla preoccupante decrescita demografica. Aumentano le superfici occupate e impermeabilizzate da cemento, asfalto etc mentre la popolazione diminuisce sempre di più. I danni del consumo di suolo sono diretti e indiretti: espongono l’isola al rischio di dissesto idrogeologico, influiscono negativamente sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e contenimento dei fenomeni che causano la perdita di biodiversità.
Anziché dell’ennesima legge lesiva del territorio e del paesaggio, come il DDL prodotto dalla giunta Solinas,  la Sardegna ha sempre più necessità di un vero strumento di governo del territorio che sappia salvaguardare la qualità ambientale coniugata alla presenza antropica tenendo conto che i relativi piani urbanistici comunali devono saper individuare, con adeguate previsioni, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. È questo il vero lascito che dobbiamo consegnare alle future generazioni. 

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venerdì 28 febbraio 2020

La Sardegna verso una giusta transizione energetica e sociale

L’Italia e, in particolar modo, la Sardegna devono indirizzarsi verso la riconversione “verde delle zone carbonifere del Sulcis-Iglesiente grazie ai 364 milioni che, dal 2021, saranno messi a disposizione dal nuovo Fondo europeo per la transizione equa. Lo stabilisce la Commissione Ue nei country reportscioè le relazioni con cui la Commissione Europea esamina la situazione economica e sociale degli stati membri dell’Ue. Infatti secondo i calcoli dell’Ue questo strumento da 7,5 miliardi mobiliterà in Italia circa 5 miliardi d’investimenti. 
Il Wwf e Italia Nostra della Sardegna ritengono che la classe dirigente della Sardegna abbia ora l’obbligo di individuare strategie industriali ed energetiche che vadano oltre il carbone e il metano e che conducano ad una giusta ed equa transizione energetica, con la chiusura delle centrali a carbone e la riconversione e le bonifiche del Sulcis-Iglesiente. Obbiettivo prioritario la riconversione della miniera di Nuraxi Fugus.
In questa area geografica, depressa economicamente, spopolata e con un’alta percentuale di anziani e giovani disoccupati (quasi il 36%), un basso reddito pro capite e una generale bassa qualità della vita, la riconversione “verde potrà diventare un modello di vero riscatto per l’intera isola. La regione Sardegna, senza indugi, dovrà presentare a Bruxelles dei piani sulla riconversione energetica dei territori beneficiari del nuovo fondo che metterà a disposizione le risorse provenienti dal bilancio Ue 2021-2027. 
La Commissione ha identificato le aree in cui ogni Paese dovrebbe investire le risorse del nuovo Fondo europeo per un’equa transizione sociale combinando la riduzione della quantità di emissioni di CO2 emesse dal settore industriale con una corretta transizione ambientale che dia garanzie di natura occupazionale e di ripresa economica del territorio.
La Sardegna ha dinanzi una sfida ed un’opportunità che sarebbe assurdo non cogliere arroccandosi sulle obsolete fonti fossili quali carbone e metano. La non presenza del gas nella regione, se negli anni ha rappresentato un gap negativo per la sua economia, può oggi diventare una grande opportunità trasformando l’isola in un vero e proprio laboratorio della decarbonizzazione per il clima e lo sviluppo sostenibile”. Si tratta di saper mettere a valore le ricchezze presenti e spendere risorse e intelligenze verso le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, i trasporti sostenibili, una rete elettrica intelligente ed evoluta e moderni sistemi di accumulo. Questo consentirà di indirizzare l’isola verso un futuro fatto di sviluppo sostenibile e di nuova e stabile occupazione. 
Ê indubbio che la Sardegna deve privilegiare un’industria innovativa e non energivora in considerazione del fatto che il maggiore consumo energetico è di gran lunga quello industriale rispetto agli altri settori. La trasformazione del sistema economico attuale verso quello circolare anche con la riconversione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso (Alcoa – Eurallumina) in quello dell’alluminio riciclato notevolmente meno energivoro e meno inquinante attraverso percorsi sostenuti dall’Unione Europea per la creazione di posti di lavoro di qualità sociale e ambientale, reali e duraturi nel tempo. Un’economia circolare unita alle bonifiche - in forte ritardo - dei siti industriali inquinati (SIN) porterebbe la Sardegna in una nuova e reale prospettiva di Rinascita sociale, economica e ambientale.



Sardegna "Isola zero CO2 - phase out 2025" download

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giovedì 27 febbraio 2020

Arte, spiritualità, siti di culto e complessi statuari nella preistoria e nella protostoria

La sezione di Cagliari di Italia Nostra, con il patrocinio del Comune di Cagliari, dell'Associazione Italiana Geologia e Turismo e dell'Associazione Geoarcheologica Italiana, organizza il sedicesimo Ciclo di Conferenze su: 

"Recenti acquisizioni della ricerca archeologica in Sardegna"


Il tema di quest'anno sarà: 

Arte, spiritualità, siti di culto e complessi statuari nella preistoria e nella protostoria
 
Sono stati chiamati ad illustrare ivari temi delle conferenze docenti ricercatori ed esperti delle Università di Cagliari, Sassari e Roma ai quali  è affidata la Direzione,  la  gestione e la responsabilità scientifica dei diversi Musei Archeologici del territorio regionale.
Le manifestazioni si terranno a Cagliari presso la Sala Conferenze del SEARCH (Sala  Espositiva  dell'Archivio  Storico  Comunale),  che  ha sede nel Palazzo municipale, largo Carlo Felice, 2,  alle ore 17:30,  dal 27 febbraio al 26 marzo 2020, secondo il calendario allegato. 

Il tema del ciclo di conferenze di quest’anno è molto ampio e interessante: “Arte, spiritualità, siti di culto e complessi statuari nella preistoria e nella protostoria“. A parlarci delle loro ricerche e acquisizioni provenienti da ritrovamenti archeologici della Sardegna e del Mediterraneo saranno importanti docenti, ricercatori ed esperti delle Università di Cagliari, Sassari e Roma ai quali è affidata la Direzione, la gestione e la responsabilità scientifica dei diversi Musei Archeologici del territorio regionale.





Giovedì, 27 febbraio 2020

ore 17,30 – Sala Conferenze del SEARCH – Conferenza: “Le forme antropomorfe nell’arte paleolitica“. A cura di Margherita Mussi, del Dipartimento Scienze dell’Antichità dell’ Università degli Studi “La Sapienza” di Roma

lunedì 17 febbraio 2020

La mia strenua difesa della Sardegna

Di Fausto Martino

Questo prestigioso riconoscimento, e lo scrivo con emozione, mi gratifica moltissimo e per vari motivi. 
Il primo è dovuto alla stessa intitolazione del Premio: Umberto Zanotti Bianco è infatti una figura carismatica a cui – più frequentemente di quanto possiate immaginare – mi è capitato di rivolgere un pensiero riconoscente. Chi, come me, è di Salerno e percorre abitualmente la strada che costeggia le mura dell’antica città di Paestum non può non ricordarlo nelle vesti di archeologo e legislatore, autore della legge speciale 220, che porta il suo nome, da lui fortemente voluta per la sua salvaguardia. Legge lungimirante – eravamo nel 1957 – che, sebbene violata e oggi colpevolmente elusa da chi dovrebbe garantirne il rispetto, ha protetto l’area archeologica e il suo contesto. Se oggi possiamo ammirare i templi immersi nello scenario della campagna pestana, lo dobbiamo a Zanotti Bianco. È facile immaginare cosa sarebbe diventata l’area archeologica di Paestum se avesse subito, priva di questa legge, l’aggressione edilizia degli anni ’70-’80. La sorte di Agrigento, Pompei, Ercolano e Velia ci aiuta a capirlo. 
Altro motivo di grande soddisfazione è nell’apprendere che la mia candidatura giunge dalla Sardegna, e credo di non sbagliare pensando a Graziano Bullegas, Maria Paola Morittu, Mauro Gargiulo ed altri amici sardi, da sempre impegnati nella tutela del nostro patrimonio culturale e che ringrazio di vero cuore.  
Ho passato tre anni in Sardegna. Tre anni spesi bene, ricchi di attività portate avanti con loro, molte con esito positivo grazie all’intensa collaborazione che, fin da subito, ha caratterizzato il nostro incontro. La difesa della necropoli di Tuvixeddu, lo stop ai tagli boschivi indiscriminati nella foresta del Marganai, il diniego opposto all’impianto termodinamico di Gonnosfanadiga e agli impianti eolici che proliferano nell’isola, la difesa delle coste, la tutela di importanti edifici di cui era stato decretato l’abbattimento, sono solo alcune delle battaglie che abbiamo combattuto insieme e che, certamente, ci hanno creato dei nemici.
Ma ciò che deve aver indisposto davvero è stato il contrasto alle interpretazioni “creative” con cui, per anni, la regione ha eluso i limiti delle leggi di condono o la forte opposizione alle leggi regionali volte a scassinare quello che molti giustamente ritengono sia la cassaforte del patrimonio culturale della Sardegna: il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) voluto da Renato Soru e redatto con la collaborazione di esperti e intellettuali, tra cui mi piace ricordare Giorgio Todde e Sandro Roggio, ed il coordinamento di Edoardo Salzano, luminosa figura a cui, anche oggi, va il mio affettuoso e grato ricordo. 
E, infatti, nel settembre del 2017, l’intero gruppo del PD presentò al Consiglio regionale una violenta mozione contro di me e contro l’allora sottosegretario ai beni culturali, Ilaria Borletti Buitoni, rea di aver assunto le mie stesse posizioni e di avermi difeso. Furono momenti piuttosto drammatici, ma la mobilitazione di Italia Nostra Sardegna fu immediata e determinò a catena numerosissime adesioni da tutt’Italia. Credetemi, senza questa “prova di forza” non sarei durato molto. Ma così, sollevarmi dall’incarico, come aveva espressamente chiesto il PD regionale, mi avrebbe trasformato in un martire. Il ministro Franceschini respinse al mittente le accuse sostenendo che le azioni intraprese dalla Soprintendenza, anche quelle volte all’impugnativa di alcune leggi regionali, erano perfettamente in linea con il Governo. 
La mozione del PD non fu mai discussa. Non cessarono, però, né sono cessati i tentativi di “ammorbidire” il PPR. È notizia di questi giorni che il Governo regionale – ora di centro destra – intende prorogare ancora il famigerato Piano Casa. Una deroga eccezionale ma permanente, elevata a valore di regola, direbbe Vezio De Lucia. 
E le brutte notizie non finiscono qui. Non è un bel momento per l’amministrazione della tutela. All’ombra dei successi (veri o presunti) misurati con il numero dei visitatori dei grandi musei, si sta lentamente consumando la morte delle Soprintendenze, istituzione antica e ramificata che ha svolto, per circa un secolo, un ruolo determinante per la conservazione del nostro patrimonio. Soprintendenze stressate dalle continue riforme, accorpate, mutilate, annichilite dalla carenza di personale, di fondi e di mezzi strumentali. “Sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia” ebbe a dire, da Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Sarò di parte, ma se approfittando di questa ribalta potessi rivolgere un appello a chi ci governa, direi “salvate le soprintendenze, restituite loro dignità! È anche a loro che si deve la conservazione del patrimonio di cui andiamo giustamente fieri.” Penso allora alla Soprintendenza di Cagliari, una delle tante soprintendenze immotivatamente mortificate dal Legislatore, in cui – come ha scritto Massimo Gramellini a proposito dello sfascio di alcuni ospedali (l’analogia c’è tutta) ‒ si sopravvive al prezzo di piccoli eroismi quotidiani dei funzionari, ai quali va il mio sincero ringraziamento: senza di loro, nessuna delle vicende a cui ho accennato sarebbe stata portata a compimento. 
FAUSTO MARTINO 
Architetto,

già Soprintendente
per i Beni Architettonici e Paesaggistici
della Sardegna 


PREMIO A FAUSTO MARTINO 
Esempio non comune di onestà intellettuale e di rettitudine professionale, l’architetto Martino è meritevole della massima considerazione per non avere ceduto a pressioni e minacce, per la sua corretta interpretazione delle leggi regionali sui condoni edilizi e sul piano casa in Sardegna, applicate anche in aree tutelate, malgrado lo vietassero le norme dello Stato e quelle del Piano paesaggistico regionale. 
La sua coraggiosa attività e il dissenso mostrato verso disastrose politiche di gestione del territorio hanno attirato su di sé le ire degli amministratori locali che ne hanno chiesto la rimozione; è stato persino presentato un ordine del giorno all’Assemblea Regionale per chiedere l’intervento del Ministero dei beni culturali affinché prendesse provvedimenti contro il soprintendente, il quale, tuttavia, è stato sostenuto con forza e convinzione dallo stesso Ministro. Anche Italia Nostra, assieme ad altre associazioni e personalità, si è più volte schierata a difesa dell’architetto Fausto Martino e a sostegno del suo operato, sempre teso alla reale difesa dei beni culturali, paesaggistici e ambientali.






martedì 11 febbraio 2020

Una proposta alternativa più economica, efficace e funzionale per la Metrotranvia di Sassari

Nei giorni scorsi la Giunta Regionale di Italia Nostra, con la presenza del delegato per il Turismo Sostenibile, ha avuto un primo incontro - svoltosi nei locali  della Confcommercio di Sassari, che appoggia l’iniziativa - con il Comitato Metrotranvia di Sassari per conoscere argomentazioni e variabili di progetto al previsto intervento da parte dell’ARST di realizzare una nuova linea ferrotranviaria che tra le altre cose prevede di edificare ben tre cavalcavia altamente impattanti nella porzione di territorio urbano tra i Quartieri Sant’Orsola Nord e Li Punti, oltrechè la realizzazione di quasi cinque chilometri di nuovi binari, pur essendo la città già dotata di una buona infrastruttura ferroviaria a doppio binario, quasi del tutto utilizzabile per una rete tranviaria efficiente e funzionale.
Considerato che da sempre la politica di Italia Nostra a livello nazionale è stata quella di propendere per scelte urbanistiche meno impattanti possibili con l’ambiente e la condizione naturale dei luoghi, e altresì promuovere la mobilità meno inquinante quale quella su rotaia a trazione elettrica, la Giunta Regionale di Italia Nostra ha seguito con interesse l’illustrazione delle proposte progettuali avanzate dal Comitato in alternativa a quanto pianificato dall’Ente pubblico. La proposta avanzata dal Comitato è essenzialmente basata sull’utilizzo di porzioni di tratti di rotaia già esistenti e per il posizionamento di nuove tratte evitando la realizzazione di macrostrutture in cemento sopraelevate seguendo un tracciato che rimane a livello di suolo e che prevede il riordino urbanistico di fatto della sola attuale arteria viaria denominata “Ex S.S. 1341 e via Domenico Millelire”, presso il quartiere di Li Punti.
Quanto illustrato dai membri del Comitato, Ing. Giuseppe Fiori, Prof. Rosario Musmeci e Signor Lucio Nali, ha trovato l’interesse dell’Associazione anche perché abbastanza in sintonia con la politica dell’Associazione sulla sostenibilità della mobilità cittadina.

La Giunta regionale sarda dell’Associazione concorda quindi con il Comitato Metrotranvia di Sassari sulla opposizione alla proposta di trasporto pubblico avanzata dall’ARST e presente nel PUC del Comune di Sassari, eccessivamente impattante e dispendiosa, e ritiene utile avanzare una proposta alternativa più economica, efficace e funzionale, perché si possa impiegare al meglio il finanziamento pubblico in scadenza per la fine di marzo 2020.

sull'argomento

La Nuova Sardegna - Mobilitiamoci per la Metrotranvia



sabato 8 febbraio 2020

I numerosi dubbi sullo “scrupoloso rispetto delle norme” da parte della RWM

Abbiamo letto in questi giorni delle preoccupazioni dei sindaci di Dosmunovas e Iglesias per l’eventuale calo occupazionale derivante dall’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Cagliari nei confronti della RWM, la fabbrica di bombe che opera nei loro territori. Non ne comprendiamo davvero le motivazioni, perché se fossero vere le loro certezze in merito alla legittimità delle numerose autorizzazioni rilasciate, non ci sarebbe alcun motivo per allarmarsi. Anzi, sarebbe una buona occasione per tacitare quanti sostengono il contrario.

Se però tra le decine e decine di autorizzazioni rilasciate dai tanti enti non tutto risultasse in regola, dovrebbero essere i primi a richiedere il rispetto della legalità nei propri territori. A meno che non si parta dal presupposto che i posti di lavoro nella fabbricazione di ordigni bellici possano godere di una sorta di zona franca dove le norme europee, italiane e quelle regionali potrebbero anche essere disattese. Ma noi questo non possiamo neppure pensarlo, visto che abbiamo a che fare con pubblici amministratori, autorità sanitarie locali e responsabili della pubblica sicurezza in qualità di ufficiali di governo. 
Abbiamo anche letto le tranquillizzanti dichiarazioni dell’amministratore delegato della RWM Italia che garantisce sullo “scrupoloso rispetto delle norme” da parte della società in Sardegna. Lo confermerebbe il fatto che i funzionari della procura che hanno visitato lo stabilimento lo scorso dicembre non hanno sequestrato i lavori di ampliamento! Non se ne capisce il nesso visto che gli eventuali reati andranno trovati spulciando tra le carte degli uffici autorizzatori piuttosto che sotto gli impressionanti scavi e trincee che hanno stravolto per sempre quei territori. 

Proprio per tranquillizzare amministratori e lavoratori pensiamo che compito della magistratura sia quello di fare luce su eventuali lati oscuri nell’iter seguito per il rilascio delle autorizzazioni. Il prossimo primo aprile il TAR Sardegna si dovrà pronunciare sulle numerose eccezioni di illegittimità (per l’esattezza 14) sollevate da Italia Nostra a da altre Associazioni, Comitati,  e Sindacati di base. Molte di queste presunte illegittimità potrebbero avere anche una certa rilevanza penale, vediamone alcune: 
  • La prima cosa che salta agli occhi è che a fronte di un articolato e complesso piano di espansione dello stabilimento, autorizzato con la collaudata tecnica della “spezzatino”, manca del tutto un Piano Attuativo, come previsto per le aree industriali dalle stesse Norme di Attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Iglesias. Infatti esse stabiliscono che per la realizzazione di qualsiasi intervento industriale è necessario dotarsi di un Piano Particolareggiato, da approvarsi nelle forme di legge, che definisca la normativa edificatoria, gli standard urbanistici e la viabilità̀, sulla base di un programma operativo articolato per fasi di attuazione, e che l'edificazione in dette aree è consentita solo previa formale approvazione di uno studio attuativo (P.P. o lottizzazione convenzionata approvati con delibera del Consiglio Comunale e “con parere positivo della Regione”) nel quale devono essere previste le opere di urbanizzazione necessarie secondo quanto prescritto dal D.P.G.R. 1.8.1977, n° 9743/271. Nella fattispecie, il tutto viene approvato attraverso l’ufficio SUAP, esautorando del tutto il Consiglio Comunale. Si tratta quindi di una procedura perlomeno “discutibile”, per la quale è auspicabile una verifica da parte del magistrato. 
  • Gli ampliamenti dello stabilimento RWM, paradossalmente, non ricadono in una zona industriale, ma in una cosiddetta “zona bianca”, per la quale il Piano Urbanistico Comunale di Iglesias non specifica una destinazione d’uso. Anche in questo caso la destinazione urbanistica la scegli la RWM e non il Consiglio Comunale. Si tratta di una zona agricola adibita al pascolo, classificata come “zona ricoperta da bosco” nel Piano Paesaggistico Regionale, prossima alla zona naturalistica protetta SIC del Monte Linas - Marganai, attraversata dal Rio Gutturu Mannu, la cui area golenale è tutelata da vincolo paesaggistico. Insomma, il sito ideale per ubicarvi uno stabilimento ad alto rischio di incidente rilevante!
  • È ben strano quindi che le opere siano state approvate, senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, e che la loro realizzazione abbia già comportato uno stravolgimento di tutta l’area, con sbancamento di interi rilievi, scavi, e realizzazione di enormi terrapieni, anche nell’area golenale tutelata del Rio Gutturu Mannu, riconosciuta come “area di pericolosità idraulica” dalla stessa Direzione Generale dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna. 
  • La mancanza delle opere di urbanizzazione comporta che lo stabilimento RWM sia privo di un depuratore per i reflui industriali (ne ha uno solo per i servizi igienici dei dipendenti, dimensionato per una utenza di 70 persone), ma non è neppure allacciato alla rete fognaria del comune e scarica le sue acque reflue nel Rio Gutturu Mannu, affluente del Cixerri.
Permangono naturalmente tutte le questioni riguardanti il piano di sicurezza esterna scaduto, obsoleto e inattuale di cui ha parlato il sindacato USB, oltre a tanti altri possibili vizi procedurali. 

Sappiamo che l’ampliamento dello stabilimento ha ricevuto numerose autorizzazioni dal comune di Iglesias, ma anche dai vari enti preposti alla tutela del territorio, del paesaggio, della salute, dell’ambiente e della stessa sicurezza etc… ed è proprio perché si faccia piena chiarezza sulla legittimità di queste numerose autorizzazioni che abbiamo chiesto al TAR di pronunciarsi e alla magistratura di verificare la sussistenza di eventuali reati.

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Una scuola plurale “palestra” di idee anche sul metano

La scuola è una “palestra” di idee che deve formare lo spirito critico delle nuove generazioni. Deve accogliere gli scienziati indipendenti, idee diverse e opposte mettendole a confronto affinché gli studenti possano avere una visione critica del presente e del futuro. 

Per questo riteniamo non condivisibile che si possa andare in una scuola per fare marketing sul metano da parte di un’azienda direttamente coinvolta. 

Altrettanto poco convincenti sono le rassicurazioni di chi afferma la sostenibilità ambientale ed economica del progetto di metanizzazione della Sardegna compresa la dorsale. Il metano è una fonte energetica di transizione che non deve vincolare il futuro della Sardegna a una fonte fossile climalterante. Significherebbe confinare la Sardegna fuori dal Nuovo Patto Verde promosso dall’Unione Europea e dallo sviluppo sostenibile per le future generazioni.


WWF e Italia Nostra della Sardegna si rendono finora disponibili per presentare agli studenti quanto hanno scritto ed esposto nei giorni scorsi al MISE in occasione dell’incontro sul phase out dal carbone della Sardegna.

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Il metano ... a prescindere!

Dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico di venerdì 31 sono state date versioni surreali. Il tavolo di confronto aveva come tema l’uscita dal carbone della Sardegna, ovvero la chiusura delle due centrali a carbone entro il 2025. Si tratta di impianti obsoleti con produzioni inadeguate, ma capaci di immettere nell’atmosfera milioni di tonnellate di climalteranti e migliaia di inquinanti.  
In apertura Terna ha dimostrato, dati alla mano, che con la realizzazione di un cavo di collegamento tra Sardegna-Sicilia-Continente e la realizzazione di stoccaggi di adeguata capacità non solo la sicurezza energetica dell’Isola può essere assicurata, ma che nel breve termine è possibile l’avvento delle fonti rinnovabili e l’abbandono definitivo delle fossili. Una posizione condivisa da Associazioni Ambientaliste e Sindacati di Base. 
Ovvio che una tale strategia, peraltro dettata dal pacchetto Clima-Energia 2030 dell’UE, non rientri nei desiderata di Regione, Confindustria e OOSS confederali, considerato che vengono minati quei presupposti sui quali da tempo si è puntato per convincere l’opinione pubblica dell’avvento salvifico del metano. 
Hanno fondamento tali presupposti?

  • È stato detto che il metano avrebbe garantito l’indipendenza energetica della Sardegna, ma è evidente a tutti la sussistenza di vincoli di carattere tecnico e geografico. 
  • È stato detto che il metano avrebbe assicurato un risparmio ai sardi senza redigere un conto economico e pretendendo un prezzo unico e la disponibilità delle altre regioni a farsene carico. 
  • È stato detto che il metano costituisce la via obbligata per la transizione alle FER, mentre ormai il tempo stringe per un passaggio rapido alle rinnovabili. 
  • È vero invece che l’assenza del secondo collegamento elettrico consente a una ventina di aziende sarde di lucrare milioni di euro per l’assurdo giogo della interrompibilità e dell’essenzialità imposto dalla mancanza della chiusura della rete. Verrebbe ancora da chiedersi per quale arcano motivo al sistema elettrico sardo corra l’obbligo di dimensionarsi sulla base della labile e non condivisa presenza di industrie energivore, quando la produzione elettrica rientra ovunque tra gli oneri di investimento. 
  • È innegabile che questo passaggio epocale comporti un problema di natura occupazionale. 

Per affrontarlo occorrono scelte innovative, non il sicuterat di una stagione come quella delle fossili ormai quasi alle spalle, tanto più che le risorse economiche rese disponibili dall’UE sono reperibili solo nell’ambito delle rinnovabili. 
Fa specie vedere oggi Confindustria spargere lagrime sull’esilio dei giovani sardi, atteso che proprio al fallimento della petrolchimica e delle industrie energivore (anche questa una scelta fuori del tempo!) dobbiamo inquinamento e mancato sviluppo dell’Isola. Una corretta rilettura delle cose dette a quel tavolo di confronto, piuttosto che sortire una levata di scudi nel vano tentativo di ostracizzare chi ha mostrato il coraggio dell’ascolto, avrebbe dovuto indurre a meditare su un futuro che dal metano invece prescinda. 
Mauro Gargiulo  - Segretario Regionale Italia Nostra e delegato tema energia

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