sabato 20 marzo 2021

I numerosi motivi di illegittimità del Piano Casa Sardegna convincono il governo Draghi ad impugnare la legge

Salutiamo con piacere l’impugnazione da parte del governo della legge cosiddetta “Piano Casa” approvata lo scorso gennaio dal Consiglio Regionale della Sardegna. Auspichiamo che l’impugnazione contenga anche una istanza di sospensione dell’intera legge regionale sarda n.1/2021 e attendiamo con fiducia una rapida calendarizzazione del provvedimento da parte della Corte Costituzionale affinché la legge non esponga il territorio della Sardegna, in particolare quello costiero e i centri storici, ad ulteriori aggressioni.


Cala Cartoe - Orosei

Italia Nostra Sardegna è particolarmente grata ai Ministeri dei BBCC e dell’Ambiente per aver proposto l’impugnazione - accogliendo le osservazioni presentate da tutte le Associazioni Ambientaliste in merito alle numerose illegittimità della legge regionale - e al governo per aver deciso il ricorso per conflitto di attribuzione.

Tra le illegittimità presenti nella legge, che abbiamo segnalato ai ministeri interessati, ricordiamo in particolare il contrasto col PPR in materia di edificazione nelle zone rurali e naturali (anche di pregio), gli incrementi volumetrici nella fascia costiera e la riapertura delle lottizzazioni convenzionate in zone F (turistiche). La stessa provvisorietà della legge è motivo di illegittimità, non si può proseguire all’infinito con la riproposizione di una norma provvisoria. Proprio la Corte Costituzionale si è già pronunciata bocciando questa pessima prassi.

Cosí come recentemente abbiamo fatto per la legge urbanistica della regione Puglia impugnata dal governo, Italia Nostra sta lavorando ad una memoria da presentare alla Corte Costituzionale per segnalare dettagliatamente tutti i motivi di incostituzionalità della legge sarda.  

Area agricola del Campidano

Abbiamo evidenziato inoltre il contrasto con le direttive Europee e con le recenti iniziative della Commissione Europea in materia di tutela del territorio e di mancato rispetto della Direttiva sulla Valutazione Ambientale Strategica. Assieme alle altre associazioni ci riserviamo infatti di presentare un ricorso alla Commissione Europea perché attivi una procedura di infrazione.

L’unica norma urbanistica di cui ha bisogno la Sardegna è quella necessaria a garantire la reale salvaguardia del patrimonio ambientale e paesaggistico, in particolare degli ecosistemi sensibili quali le zone costiere e le isole minori. Una legge che fermi il continuo e generalizzato consumo di territorio sviluppando politiche di maggiore utilizzazione delle strutture già realizzate, premiando le comunità che sapranno favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente e che limitano gli interventi edificatori (compresa la ricettività alberghiera) in prossimità dei centri urbani consolidati e distanti dalle aree costiere.

Coa 'e Cuaddus - Sant'Antioco
sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - La Sardegna vara il piano triennale per la cancellazione delle leggi urbanistiche

Italia Nostra Sardegna - Il paesaggio della Sardegna sotto attacco

Il Manifesto - Palazzo Chigi boccia il piano cemento della Sardegna

ANSA Sardegna - Sardegna: Cdm impugna legge Regione sul piano casa

La Nuova Sardegna - Il governo impugna il piano casa approvato dal Consiglio Regionale

Sardinia Post - Il Governo Draghi contro il Piano casa: legge in contrasto con la Costituzione


Peschiera Mar'e Pontis - Sinis




mercoledì 17 marzo 2021

Sa Domo, Friday for Future e Italia Nostra in piazza contro il traffico di rifiuti

Il pericolo che la Sardegna stia diventando sempre più la discarica di rifiuti speciali e pericolosi d'Italia e d'Europa sta producendo una levata di scudi. Le associazioni Sa Domo de Totus e Friday for Future di Sassari hanno organizzato per sabato 20 marzo una manifestazione nel capoluogo turritano.

Nei scorsi giorni un gigantesco carico di materiale contenente anche amianto proveniente dal nord Italia destinato alle discariche della Sardegna ha fatto la spola tra Livorno e Olbia. Tutto ciò avviene approfittando di un vuoto normativo creatosi a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n.335/2001 che sottrae al principio di autosufficienza regionale nello smaltimento dei rifiuti urbani ordinari – stabilito espressamente, ora, dall’art. 182, comma 5°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. – la tipologia dei rifiuti speciali pericolosi e non.  Va comunque ricordato che la stessa giurisprudenza costituzionale ha stabilito che il principio dell’autosufficienza nello smaltimento nella regione di provenienza continua a sussistere come obbligo nella fase del “trattamento” di tali rifiuti e quindi prima del conferimento alla discarica. A tale linea interpretativa si è ispirata la giurisprudenza amministrativa (Ordinanza del TAR  Sardegna,7/8/20 n. 319) la quale ricorda che per tali tipi di rifiuti vige l’obbligo del rilascio di una specifica autorizzazione integrata ambientale.

Del resto che la Sardegna sia spesso meta di traffici di rifiuti pericolosi e che questi ultimi rappresentino un business delle cosiddette ecomafie, non è assolutamente una novità. Sempre su questo intervengono gli organizzatori: «è un paradosso che mentre si discute di inserire la Sardegna nella lista dei patrimoni dell’Unesco, si importino tonnellate di amianto, fra l’altro contenuti in sacchi di plastica, senza alcun controllo e filtro, come se non avessimo abbastanza rifiuti nostrani da smaltire e intere aree sacrificate all’industria inquinante e alle basi militari da bonificare».

Le due associazioni che fanno della difesa della Sardegna e dell’ambiente uno dei loro punti cardine, rispediscono al mittente il ricatto economico che sempre agisce sottotraccia in questi casi. La “difesa dei posti di lavoro” non può mai essere una ragione per imporre ad un territorio l’avvelenamento e la messa in pericolo della salute dei suoi abitanti, soprattutto se in cambio di pochi spiccioli si accetta una ipoteca per le generazioni che verranno.

La manifestazione prevede l’intervento di Mauro Gargiulo, segretario di “Italia Nostra” Sardegna, associazione che segue e denuncia da anni il traffico dei rifiuti e che sostiene la necessità di fermare lo spostamento rifiuti da una regione all'altra d'Italia cosí come l’esportazione di rifiuti nei paesi poveri per continuare ad arricchire imprese e personaggi senza scrupoli.

Questa vicenda, come tante altre simili, richiama all'obbligo di ridurre drasticamente la produzione di rifiuti.

Qualcuno guadagnerà di meno, ma il pianeta e noi tutti vivremo meglio.

L’appuntamento è previsto sabato 20 marzo 2021, in piazza Castello a Sassari, alle ore 18:00.



sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - L'incongruità del deposito unico delle scorie nucleari

L'Unione Sarda -  In Sardegna arriva un carico di amianto: ambientalisti in piazza

GRIG - Importazione di rifiuti extraregionali. Il caso dell'amianto in Sardegna

L'unione Sarda - Discarica di veleni in mezzo alle vie d'acqua

CRENOS - Modello di gestione dei rifiuti in Sardegna: una sintesi


 


giovedì 4 marzo 2021

L'Italia trasgredisce le direttive europee nella Valutazione degli Impatti Ambientali

17 associazioni sarde, in un fronte di 200 associazioni nazionali e locali scrivono a Governo, Parlamento e Commissione Europea una lettera aperta su gasdotti, centrali, trivelle, grandi opere e Valutazione di Impatto Ambientale.

In Sardegna focus su discariche, rimessa in esercizio di impianti industriali inquinanti, parchi eolici e parchi fotovoltaici in area agricola.

La tutela di salute, clima, biodiversità e paesaggio passi per valutazioni ambientali di piani e progetti svolte con rigore, trasparenza e partecipazione: ecco le nostre proposte.

Da Friday For Future al Forum dell'Acqua, da Italia Nostra a centinaia di comitati locali: Ministero dell'Ambiente gravemente inadempiente sulle norme europee, serve immediato stop a progetti fatti male dopo ammissioni del presidente della Commissione V.I.A. nazionale.



Un ampio fronte di 200 organizzazioni nazionali e locali, di cui 17 sarde, ha inviato oggi una lettera aperta al Presidente Draghi, ai ministri della Transizione Ambientale e della Cultura, alla Commissione Europea e ai parlamentari di ogni schieramento per chiedere una rigorosa applicazione delle normative comunitarie sulle procedure di valutazione ambientale relative a piani e grandi progetti. Queste dovrebbero essere realmente connotate da trasparenza e partecipazione del pubblico nelle scelte come richiesto dall'Unione Europea e al contrario di quanto avviene in Italia. 

Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.), Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) e Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.): si tratta di procedure ancora poco note al grande pubblico che invece dovrebbero essere centrali nella vita del paese visto che riguardano impianti energetici, raffinerie, gasdotti, porti, autostrade ecc.. In Sardegna parliamo di ulteriore consumo di suolo equivalente a 6 mila ettari a causa delle 15 richieste per parchi eolici e di una sessantina di impianti fotovoltaici, del progetto per ampliare una discarica industriale e per riaprire la raffineria di produzione di allumina a Portovesme e di altri progetti potenzialmente impattanti.

Associazioni, comitati, reti di cittadini, da quelle nazionali come Friday For Future, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Italia Nostra e tante altre, alle reti "Per il Clima Fuori dal Fossile" e "Mamme da Nord a Sud" fino a una miriade di associazioni e comitati locali da tutte le regioni da anni impegnati sul territorio e che hanno esperienza diretta delle imbarazzanti procedure di VIA condotte dal Ministero dell'Ambiente, si sono ritrovate in questo appello che reclama garanzie per la tutela di diritti primari, da quello alla salute a quello della tutela del paesaggio, della biodiversità e del clima. 


In Italia le grandi imprese, invece di affrontare la sfida di vedersi valutare pubblicamente i propri progetti come prevedono le leggi internazionali, vivono queste procedure come fastidiosi orpelli. È lì, invece, che si dovrebbe vagliare la qualità della progettualità di un paese. Continuano quindi a chiedere di stravolgere le regole in una continua gara ad abbassare l'asticella delle tutele, peraltro conducendo il paese a continui fallimenti. Basti pensare che le norme sulla V.I.A. sono cambiate nel 2017 con il D.lgs.104/2007 per introdurre la solita e vacua "semplificazione". La situazione è...peggiorata! Invece di trarre le dovute conseguenze nel 2020 si è pensato a introdurre altre modifiche nel DL "Semplificazioni", immediatamente da noi denunciate. Dopo pochi mesi proprio chi ha pensato di beneficiare di tali leggi ora grida al loro fallimento!

Recentemente il Presidente della Commissione VIA nazionale, il Dr. Atelli, ha ammesso candidamente e autorevolmente che l'ingorgo di 600 progetti attualmente in valutazione presso il Ministero dell'Ambiente - molti da diversi anni - è dovuto al fatto che anche i progetti fatti male, superficiali o incompleti, sono incredibilmente e irritualmente ammessi alla procedura invece di essere respinti subito

Così perdono tempo tutti, dai cittadini interessati agli enti locali impegnati in estenuanti lungaggini. Un vero e proprio "accanimento" per usare le parole del presidente Atelli che spesso finisce con l'approvazione di progetti rattoppati a furia di integrazioni con i cittadini che presentano preziose osservazioni usati nei fatti come meri "correttori di bozze" svilendo così il rapporto con le comunità. Il 90% dei progetti alla fine ha comunque l'OK: viene da chiedersi come mai se hanno tali e tante criticità ammesse dagli stessi valutatori. Escono quindi pareri con decine o centinaia di prescrizioni che, secondo la Commissione Europea, sono un segnale di scarsa qualità di progetti che non avrebbero dovuto avere alcun seguito venendo respinti al mittente. 

Addirittura da tempo associazioni e ricercatori segnalano inutilmente al Ministero casi spudorati di copia-incolla, strafalcioni, errori. Addirittura studi di impatto ambientale fatti attraverso foto e senza recarsi sul posto nonostante i progetti spesso valgano centinaia di milioni di euro. Per non parlare, poi, delle verifiche dell'ottemperanza di tali prescrizioni sui cantieri, che, quando va bene, vengono fatte da funzionari seduti a Roma sulle carte inviate dai proponenti. È ovvia la reazione dei cittadini che si vedono arrivare progetti che mettono a rischio la qualità della vita. 

Il paradosso di questa corsa al ribasso è che a farne le spese sono alla fine i progetti meritevoli di attenzione che rimangono invischiati nelle lentissime e farraginose procedure ministeriali. Insomma, ci si chiede perché mai un'azienda dovrebbe puntare su una progettazione di qualità in queste condizioni.

Nella lettera aperta si avanzano numerose proposte, alcune delle quali già operative da anni in alcune regioni che paradossalmente sono più celeri nelle valutazioni della burocrazia ministeriale, a riprova che trasparenza e partecipazione e un dibattito maturo sono caratteristiche di un paese più civile e che le scorciatoie delle cosiddette semplificazioni falliscono clamorosamente quando hanno l'obiettivo di favorire i soliti noti che vedono nel solo profitto il loro orizzonte occultando le problematiche oggettive nascoste in troppi progetti.

Ad esempio, è letteralmente scandaloso che un punto cardine delle norme europee, la cosiddetta "inchiesta pubblica" sui progetti più controversi, prevista dal Testo Unico dell'Ambiente fin dal 2006, non sia mai stata attuata dal Ministero dell'Ambiente al contrario di diverse regioni che l'hanno avviata sugli interventi di loro competenza. Evidentemente, vista la qualità dei progetti, dobbiamo pensare che nelle stanze ministeriali si ritenga opportuno evitare qualsiasi dibattito pubblico.

Le proposte delle associazioni vanno dalla pubblicizzazione degli ordini del giorno della Commissione V.I.A. nazionale alla possibilità di fare audizioni, cosa prevista in alcune regioni (purtroppo ancora poche) e che garantisce in tempi certi un sereno confronto tra le parti, con i media che potrebbero approfondire ad horas i pro e i contro dei progetti in questione. Tutto a costo zero, tra l'altro. Necessario, poi, un controllo reale sul campo sui cantieri, che sia trasparente e partecipato. Indispensabile rivedere i pareri di opere approvate dieci anni fa che per un incredibile gioco di leggi e leggine hanno provvedimenti V.I.A. "highlander", senza scadenza, in palese contrasto con i principi comunitari visto che oggi le condizioni ambientali e sociali e le conoscenze scientifiche sono radicalmente cambiate. Nel DL "Semplificazioni", paradossalmente, invece di rafforzare le strutture esistenti e aprirle alla trasparenza, hanno pensato bene di introdurre una seconda commissione, per i progetti del Piano Clima Energia. Altra complicazione più che semplificazione, come ammesso oggi dal Presidente della Commissione V.I.A.. Noi l'avevamo detto; ai problemi complessi come quelli propri di una procedura come la V.I.A. se si risponde pensando di dare risposte di questo tipo alla fine il sistema va in tilt come puntualmente avvenuto.

Le associazioni come sempre sono aperte al confronto sulle regole: in un momento storico così delicato la partecipazione dei cittadini nelle scelte e la trasparenza sono fondamentali. Noi ci siamo.

In Sardegna il documento è stato sottoscritto da: 

Assotziu Consumadoris Sardigna - Italia Nostra Sardegna – USB  - CSS - Comitato riconversione Rwm - Movimento Nonviolento sardo - Manifesto Sardo - Assemblea permanente Villacidro - Zero Waste Sardegna - Cobas scuola Cagliari - Comitato No Metano Sardegna e No Megacentrale Guspini - Cagliari Socialforum -Comitadu NoNucle Noscorie - Sardigna Libera  - ISDE Sardegna - Rete Sarda in difesa della Sanità Pubblica



sull'argomento

Relazione della Commissione sull'applicazione e l'efficacia della direttiva VIA 

Commissione Europea: messa in mora dell'Italia in materia di VIA


mercoledì 3 marzo 2021

Dopo la fallimentare gestione del porticciolo turistico è la volta della spiaggia di Co’e Cuaddus

Lo scorso mese di gennaio la RE.NO. Srl di Portoscuso ha presentato domanda per sottoporre a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) la richiesta di concessione mineraria per l’emungimento di acqua termale in località “Co’e Cuaddus” nell’isola di  Sant’Antioco. Leggiamo nella scheda di valutazione dell’impatto ambientale (all. A3 del progetto) che l’acqua emunta “… sarà un giorno mandata ad un centro termale che sarà realizzato nelle vicinanze e ancora da definirsi...”. Inutile dire che la procedura di VIA deve riguardare l’intero progetto e non può essere presentata per lotti “da definirsi”, come tra l’altro confermato da numerose sentenze. 
Infatti lo stesso Direttore generale della pianificazione urbanistica della Regione Sardegna, ne ha dichiarato l’inammissibilità per incompatibilità col PPR. Parere negativo supportato poi da due successive sentenze del Consiglio di Stato: dell’8 giugno 2016 e dell’11 ottobre 2017.
I sigilli posti al porticciolo turistico
Elemento non secondario dell’intera vicenda è che la RE.NO. srl e la GEAD Immobilare srl sono le stesse società che hanno gestito in maniera fallimentare il porticciolo di Sant’Antioco dal 2016 e che qualche mese fa lo hanno lasciato in uno stato di degrado, con la presenza di importanti quantità di rifiuti pericolosi incustoditi e abbandonati. L’imprenditore, non pago dei danni causati al territorio e all’economia a seguito della pessima esperienza di gestione del porto turistico insiste ancora col riproporre un progetto irrealizzabile e fortemente ostacolato dalla comunità.

Ancora una volta, a scadenza annuale, si ripropone il progetto edificatorio in prossimità della spiaggia più tutelata e salvaguardata dell’isola.

È dal lontano 2010 che la Gead immobiliare srl, rappresentata da un imprenditore del territorio, ha deciso di dare l’assalto alla costa di Coa ‘e Cuaddus presentando un improponibile progetto per la realizzazione di un cosiddetto “centro termale”, in pratica un residence turistico a poca distanza dalla spiaggia. Poco importa se l’area è tutelata sotto il profilo paesaggistico, se è all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria e di una Zona di Protezione Speciale per la tutela della biodiversità, se l’insediamento è in aperto contrasto con il PUC del comune di Sant’Antioco e con lo stesso Piano Paesaggistico Regionale. 

Non pago, l’intraprendente imprenditore torna alla carica lo scorso anno e chiede all’Assessorato Regionale dell’Industria una concessione mineraria, per una superficie di 595 Ha e un perimetro di 11,4 km, per emungere acqua minerale per la balneo-fangoterapia da distribuire poi a “tutti gli operatori presenti sul territorio, privilegiando le strutture curative”, si legge nella relazione tecnico-scientifica che accompagna la richiesta.

Per preservare la spiaggia da queste ripetute aggressioni Italia Nostra Sardegna ha presentato, lo scorso Aprile 2020, motivate Osservazioni al Servizio attività estrattive dell’Assessorato Regionale dell’Industria e al sindaco di Sant’Antioco chiedendo l’improcedibilità dell’istanza per manifesta inammissibilità e il rigetto della richiesta di concessione mineraria, mentre i giorni scorsi analoga richiesta è stata presentata al Servizio Valutazione Impatti della Regione perché respinga il progetto assoggettato a VIA in quanto non proponibile e non accettabile. 

L’isola di Sant’Antioco è già stata deturpata dai numerosi villaggi turistici che dagli anni ’60 “valorizzano” il paesaggio e la fascia costiera e la sua comunità è ancora in attesa del benessere e delle centinaia di posti di lavoro promessi e mai ottenuti dal cosiddetto “sviluppo turistico”.


su questo blog

Maladroxa: la scoperta dell'acqua calda

Da una concessione edilizia a una mineraria, non c'è pace per Co'e Cuaddus


La spiaggia di Co'e Cuaddus


sull'argomento

Youtube - L'intervista all'imprenditore che nel 2016 si aggiudicò l'appalto per la gestione del porticciolo turistico di Sant'Antioco

Ansa Sardegna - Centro termale a Sant'Antioco, si accelera

Piano Sulcis - Centro Termale Coquaddus - Sant'Antioco

Tentazioni della Penna - Sant'Antioco. Italia Nostra: dopo la fallimentare gestione del porticciolo turistico è la volta della spiaggia di Co'e Cuaddus

Tentazioni della Penna - Sant'Antioco, chiusura porticciolo e attesa bando nuova concessione


Lo stato di degrado in cui versa il porticciolo di Sant'Antioco


sabato 27 febbraio 2021

Campagna stop-RWM: la comunità si mobilita per impugnare la sentenza del TAR Sardegna

Lo scorso 25 febbraio, lo studio legale degli avvocati Andrea e Paolo Pubusa ha impugnato, davanti al Consiglio di Stato, la sentenza n. 422/2020 del TAR Sardegna dello scorso luglio che ha rigettato le numerose ipotesi di illegittimità, sollevate dai ricorrenti, relative all’ampliamento dello stabilimento dell’azienda RWM Italia Spa, la fabbrica di esplosivi e ordigni per uso militare di Domusnovas-Iglesias. 

La presentazione del ricorso è stata possibile grazie al sostegno di numerosi cittadini, associazioni, comitati e gruppi che, nonostante le continue intimidazioni, si sono mobilitati e hanno partecipato attivamente alla “campagna Stop-RWM”, organizzando incontri e iniziative informative, nazionali e internazionali, finalizzate alla sensibilizzazione sull’argomento e alla raccolta dei fondi necessari per coprire le spese legali.  

La richiesta di annullamento della decisione di primo grado ripercorre tutti i 43 punti in cui è articolata la sentenza, rilevandone l’illogicità, la lacunosità e l’eccessiva carenza nelle motivazioni, che non giustificano le conclusioni alle quali sono arrivati i giudici della I sezione del TAR Sardegna. 

L’aver liquidato come irrilevanti i richiami dei ricorrenti alla Costituzione, alla normativa vigente che impedisce il commercio di armi con i paesi in guerra (legge 185/90 e trattato per la limitazione del commercio delle armi dell’ONU), e alla risoluzione del Parlamento Europeo del 4 ottobre 2018 sulla guerra in Yemen, contrasta con le norme di diritto costituzionale e internazionale. Lo conferma la stessa decisione del governo italiano di annullare le licenze di esportazione di RWM verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e quella del Giudice delle indagini preliminari di Roma che, respingendo le richieste di archiviazione, consente alla Procura di proseguire le indagini sull’azienda RWM e sull’agenzia UAMA, che ha autorizzato le esportazioni di armi da guerra verso quei paesi.

Le altre questioni sollevate nel ricorso riguardano in particolare la modalità del rilascio dell’autorizzazione all’ampliamento dello stabilimento, “furbescamente” suddiviso in oltre 20 richieste scorrelate tra loro, così da evitare una valutazione cumulativa dell’intero progetto; e questo nonostante si tratti della costruzione di imponenti edifici con sbancamento di interi rilievi, e della realizzazione di enormi terrapieni, alcuni dei quali ricadono anche nell’area golenale tutelata del Rio Gutturu Mannu (Rio Figu), che attraversa lo stabilimento ed è riconosciuta come “area di pericolosità idraulica” dalla stessa Direzione Generale dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna.  


Insomma, un enorme impianto industriale che beneficia di un’autorizzazione ambientale semplificata e che invade una zona adibita ad agricoltura e pascolo, classificata come “zona ricoperta da bosco” nel Piano Paesaggistico Regionale e prossima alla zona naturalistica protetta SIC del Monte Linas – Marganai. Nonostante la vicinanza ad un’area protetta, nonostante in quello stabilimento si producano e si testino esplosivi, il TAR Sardegna non ha ritenuto necessaria la valutazione di impatto ambientale delle intere opere autorizzate.

La sentenza impugnata ha ignorato, inoltre, l’intera normativa italiana ed europea sulla partecipazione dei cittadini e dei portatori di interesse alle scelte che li riguardano.

Questo fatto è ancora più grave, perché l’occultamento delle informazioni riguarda la realizzazione di uno stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante (d.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999). Il Piano di Emergenza per le Aree Esterne (PEE), obbligatorio per gli stabilimenti come quello di RWM a Domusnovas-Iglesias, è infatti abbondantemente scaduto e non più rinnovato, nonostante le trasformazioni radicali avvenute nello stabilimento e nella stessa quantità e qualità della produzione in corso. Non esiste perciò alcuna garanzia per la sicurezza della popolazione, che viene tenuta all’oscuro perfino dei piani di sicurezza e degli eventuali rischi a cui potrebbe andare incontro. 

Il ricorso al Consiglio di Stato si inserisce all’interno di un’ampia mobilitazione, che vede la comunità impegnata a difesa della propria salute, del proprio territorio e dell’ambiente e affinché venga garantito un lavoro dignitoso e moralmente accettabile a tutti i cittadini, compresi gli attuali dipendenti della RWM; mentre le istituzioni locali appaiono meno interessate alle tematiche ambientali e alla sicurezza dei cittadini e molto più attente agli interessi della multinazionale Rheinmetall. L’ultimo fatto sul quale si è chiesto l’intervento della Procura della Repubblica, riguarda il caso del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (presentato a dicembre 2019) contro l’autorizzazione per la realizzazione del nuovo poligono per test esplosivi, il Campo prove R140, di cui si sono perse le tracce nel comune di Iglesias!


Italia Nostra Sardegna, Unione Sindacale di Base per la Regione Sardegna USB, Assotziu Consumadoris Sardigna 


Il testo integrale del ricorso è consultabile al link https://stoprwm.wordpress.com/ricorso-di-appello-al-consiglio-di-stato/



sul blog: 

RWM: il 19 giugno sit-in davanti al Tar Sardegna

Nonostante l'emergenza la RWM raddoppia la produzione di armi ed esplosivi

I numerosi dubbi sullo "scrupoloso rispetto delle norme da parte della RWM"

sull'argomento

Il Manifesto Sardo - Il GIP dispone l'archiviazione della querela di Rwm Italia spa contro il Comitato Riconversione Rwm

Azione non violenta - Fermare il commercio di armi e di morte è possibile

Osservatorio Diritti -Armi italiane vendute all'Arabia Saudita: il blocco non basta, passano per il Regno Unito

AGC Greencom - Sardegna. Associazioni impugnano sentenza TAR contro sentenza fabbrica bombe RWM a Domusnovas

Il Manifesto Sardo - Appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR Sardegna sulla RWM

Il Fatto Quotidiano - Bombe all'Arabia Saudita, dal Gip "no" ad archiviazione per RWM e UAMA: indagini su uccisione famiglia Yemen vanno avanti

Inside Over - Ora si indaga sulle armi italiane vendute all'Arabia Saudita

Comune-info - Che male fa una licenza di uccidere?

Cinque Colonne Magazine - Arabia Saudita: stop del governo Conte all'export di bombe






lunedì 15 febbraio 2021

Gli investimenti non possono produrre danni significativi all'ambiente e alla biodiversità

Interessante articolo tratto dal blog Salviamo il Paesaggio 


La risoluzione legislativa del 10 febbraio 2021 del Parlamento Europeo istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza avviato dalla Commissione a maggio del 2020. 

Si tratta di un grosso investimento (l'85% circa dei 750 miliardi del Next Generatio Eu) a disposizione dei Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il regolamento adottato è funzionale all’attuazione di riforme e investimenti pubblici da parte degli Stati membri in risposta agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030 e alle misure europee di ripresa e resilienza finalizzate ad avere un impatto duraturo sulla produttività e sulla resilienza economica, sociale e istituzionale degli Stati membri.

Riprendendo il Green Deal europeo quale strategia di crescita dell’Europa e considerando l’importanza di far fronte ai cambiamenti climatici in linea con l’impegno dell’Unione di attuare l’accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu, lo strumento legislativo recentemente approvato evidenzia anche l’importanza di affrontare la drammatica perdita di biodiversità e conferma la necessità di dimostrare il rispetto del principio non nuocere all’ambiente, dedicando almeno il 37% dei fondi alla transizione verde, compresa la biodiversità, e almeno il 20% alla spesa digitale. 



L’altro importante obbiettivo da raggiungere riguarda la necessità di introdurre riforme basate sulla solidarietà, l’integrazione, la giustizia sociale e un’equa distribuzione della ricchezza, finalizzata a creare un’occupazione di qualità e una crescita sostenibile, garantire un pari livello di opportunità e protezione sociale, anche in termini di accesso (consultazione dei portatori di interessi nazionali, individuare e rettificare i conflitti di interesse, la corruzione etc...), tutelare i gruppi vulnerabili e migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini dell’Unione: uguaglianza di genere, pari opportunità. Condizione necessaria perchè la ripresa delle economie degli Stati membri avvenga senza lasciare nessuno indietro.

I Pnrr dovranno pertanto definire e prevedere le modalità di intervento finalizzate ad affrontare con efficacia le pertinenti sfide e priorità specifiche per Paese, ponendo, in particolare, la sostenibilità e il benessere dei cittadini al centro della politica economica in riferimento dei 17 Goal dell’Agenda Onu 2030 e rendendo gli stessi SDGs (sustainable development goals) fulcro della definizione delle politiche e degli interventi dell’Ue. 


I Pnrr devono essere articolati in aree d’intervento di pertinenza europea strutturate in sei pilastri:

a)    transizione verde;

b)    trasformazione digitale;

c) crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, che comprenda coesione economica, occupazione, produttività, competitività, ricerca, sviluppo e innovazione, e un mercato interno ben funzionante con Pmi forti;

d)    coesione sociale e territoriale;

e)   salute e resilienza economica, sociale e istituzionale, al fine, fra l’altro, di rafforzare la capacità di risposta alle crisi e la preparazione alle crisi;

f)      politiche per la prossima generazione, l’infanzia e i giovani, come l’istruzione e le competenze.

Elemento fondamentale per l’elaborazione dei Piani nazionali, sono gli orientamenti tecnici sull’applicazione del principio “non arrecare un danno significativo” a norma del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza adottati venerdì 12 febbraio.

Questo significa che nessuna misura inserita in un piano per la ripresa e la resilienza debba arrecare danno agli obiettivi ambientali ai sensi dell’articolo 17 del regolamento (UE) 2020/852  (definito regolamento Tassonomia) relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili, tramite la definizione di un sistema di classificazione delle attività economiche ecosostenibili

Gli obiettivi ambientali da considerare nella valutazione denominata Dnsh (Do Not Significant Harm – non produrre danno significativo) sono dunque gli stessi del regolamento tassonomia:

1.     mitigazione dei cambiamenti climatici;

2.     adattamento ai cambiamenti climatici;

3.     uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine;

4.     transizione verso un’economia circolare;

5.     prevenzione e riduzione dell’inquinamento;

6.     protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Le riforme nei settori dell’industria, dei trasporti e dell’energia, possedendo un grande potenziale di promozione della transizione verde e di stimolo della crescita, dovrebbero essere inserite prioritariamente nei Pnrr. La stessa normativa ambientale dovrà rispondere alla valutazione Dnsh, così come le stesse procedure di Via e di Vas non potranno esimersi dalla verifica Dnsh.



I criteri indicano l’obbligo di adozione delle soluzioni tecnicamente più avanzate in termini di riduzione dell’impatto sull’ambiente e la dimostrazione che le stesse soluzioni non conducano a situazioni di “lock-in”, ovvero a scelte d’investimento che impediscano o ostacolino un miglioramento nel tempo delle performance ambientali.

Il gas naturale come misura non è vietata, ma deve essere dimostrata la compatibilità dell’investimento con il conseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050, e senza incorrere nel citato effetto “lock-in” o “stranded assets” (si tratta di investimenti destinati a perdere valore nei prossimi anni, essendo legati ai combustibili tradizionali e alle relative infrastrutture: gasdotti, impianti a carbone, pozzi petroliferi, miniere e così via).

La Commissione è molto chiara nel precisare che, senza eccezioni, agli Stati membri è chiesto di confermare che la risposta alla verifica Dnsh sia sempre “no”, ovvero la misura indicata nel piano non dovrà mai arrecare danni agli obiettivi ambientali, fornendo una spiegazione e motivazioni a sostegno della risposta. Qualora gli Stati membri non siano in grado di fornire una motivazione di fondo sufficiente, la Commissione può ritenere che una data misura sia associata a un possibile danno significativo, richiedendo dunque necessità di confronti e approfondimenti tra la Commissione e lo Stato membro.



sull'argomento

Comunicazione della Commissione - Orientamenti tecnici sull'applicazione del principio "Non arrecare un danno significativo"a norma del regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza 

Risoluzione del Parlamento Europeo del 10.2.2021 sul Nuovo Piano d'Azione per l'economia Circolare

Risoluzione del Parlamento Europeo dell'11.2.2021 sull'Agenda europea sulla competitivita1 sostenibile, l'equità sociale e la resilienza