mercoledì 10 giugno 2026

CASO TAVOLARA BAY A CALA FINANZA: NO AL GRIMALDELLO DELLE ZES.

STATO E REGIONE DIFENDANO IL PAESAGGIO E L’AMBIENTE.


Italia Nostra Sardegna,
in merito al progetto presentato dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay s.r.l. sul litorale di Cala Finanza (Loiri Porto San Paolo), esprime una ferma e totale condanna verso una manovra urbanistica opaca, tesa a scardinare le norme di tutela delle coste sarde ed a defraudare la Sardegna delle prerogative costituzionali e statutarie.

La salvaguardia di una delle aree a più alto pregio ambientale della Gallura, situata a ridosso dell'Area Marina Protetta di Tavolara, non può essere soggetta a cedimenti di amministratori locali, a stravolgimenti normativi da parte di Strutture di Missione, ad imposizioni governative lesive dell’autonomia regionale.


L'assalto ai 300 metri: un danno irreversibile

Si evidenzia che il progetto ricade integralmente all’interno della fascia di massima tutela dei 300 metri dalla battigia, un’area ad altissima valenza paesaggistica, tutelata con molteplici vincoli, dove leggi statali e il Piano Paesaggistico Regionale vietano tassativamente ogni tipo di edificazione.

Il pretesto della valorizzazione turistica non può giustificare la progressiva privatizzazione e cementificazione della macchia mediterranea di Punta La Greca e dell’insenatura di Cala Sedalis.


L'opacità delle varianti e lo "scudo" della ZES Unica

Denunciamo inoltre con forza il tentativo di sfruttare i canali semplificati da parte della Struttura di Missione ZES per far passare una variante urbanistica di fatto, fondata sull’assunto surreale che un ampliamento edilizio, in punto di diritto abusivo, si possa trasformare d’incanto in un intervento di mistificata promozione economica e sociale.

L’Autorizzazione Unica ZES n. 74 rilasciata a febbraio, ignorando i pareri negativi delle Istituzioni presenti (Stato, Regione, Provincia e Comune) espressi in ben 4 Conferenze di servizi, viene usata come grimaldello per aggirare la pianificazione regionale, introducendo un cambio di destinazione ad uso ricettivo e un ampliamento volumetrico in piena Zona H2 di salvaguardia urbanistica-ambientale, in aperta e palese violazione dell’art. 9 della costituzione.




Il valore invalicabile del diritto: Costituzione e Autonomia

La battaglia legale ed istituzionale si gioca sul rispetto dei pilastri giuridici della Repubblica, demoliti dall'incomprensibile via libera del Consiglio dei Ministri, che ha respinto l'opposizione sarda, ponendo in atto il tentativo di scardinare l’autonomia statutaria della Regione e di sovvertire l’ordinamento costituzionale. Ricordiamo in proposito che:

- La tutela del paesaggio è un principio supremo sancito dall'Articolo 9 della Costituzione. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio assegna al Ministero della Cultura e alle sue Soprintendenze un ruolo ispettivo e di vincolo invalicabile, che nessuna deroga ZES ha il potere di neutralizzare.

- Lo Statuto Speciale attribuisce alla Regione Sardegna non solo la competenza primaria e l'autonomia legislativa in materia di Urbanistica e Governo del territorio, ma anche competenze in materia di Tutela del Paesaggio e dell’Ambiente. Difendere Cala Finanza significa difendere il piano paesaggistico regionale (PPR) da aggressioni e decisioni estranee al benessere delle comunità locali.


Il ruolo del fronte civico

Italia Nostra intende schierarsi al fianco della Regione Sardegna, anche in un futuro giudizio, supportando ogni ricorso e azione di resistenza legale, e sarà sempre in prima linea, insieme ai Comitati e alle Associazioni Ambientaliste (in primis il Gruppo d'Intervento Giuridico).

Non permetteremo che le coste galluresi e isolane vengano sfregiate e sottratte alla fruizione collettiva in nome di un modello di sviluppo infausto, fallimentare e predatore.


sull'argomento

Il Manifesto Sardo - Fermiamo l'assalto speculativo a Cala Finanza

Greenreport - La Sardegna come l'Albania: cemento di lusso in un'area di salvaguardia tra Cala Finanza e Punta la Greca

Gallura oggi - Cala Finanza, il cemento sul mare finisce in parlamento


martedì 9 giugno 2026

Metanizzazione della Sardegna, ancora una strategia basata sui combustibili fossili



Italia Nostra Sardegna e la sezione di Sassari hanno depositato osservazioni formali contro il progetto di metanizzazione della Sardegna – che prevede metanodotto nel Centro-Sud, rigassificatori e depositi di GNL – nell’ambito della procedura di esproprio avviata dalla Regione e della consultazione pubblica indetta da ARERA.

Italia Nostra ritiene la strategia energetica per l’isola superata e dannosa. Il cosiddetto "decreto per la fuoriuscita dal carbone" non riguarda le due centrali termoelettriche esistenti: grazie al “Decreto Bollette” queste potranno continuare a bruciare carbone indisturbate per almeno altri 12 anni, fino al 2038. Investire oggi in grandi infrastrutture fossili vincola la Sardegna a una nuova dipendenza energetica proprio mentre l’Europa accelera verso l’abbandono dei combustibili fossili. A ciò si aggiunge la vulnerabilità del sistema basato sul gas importato, eccessivamente esposto alle crisi geopolitiche, e la mancata soluzione delle reali difficoltà industriali di aree come il Sulcis, che necessiterebbero invece di una vera riconversione industriale e di interventi seri di bonifica.

Sul piano procedurale, Italia Nostra contesta la legittimità della VIA – parcellizzata e mai aggiornata dopo il cambio di sito del rigassificatore – e, di conseguenza, dell’intero procedimento espropriativo. Quanto alle energie rinnovabili, l’associazione non le avversa in linea di principio, ma denuncia gli stratosferici incentivi che alimentano una logica speculativa e l’assenza di una pianificazione integrata capace di coordinare ubicazione, produzione, accumuli e reali fabbisogni regionali.

Le richieste principali avanzate nelle osservazioni riguardano:

- una radicale revisione della strategia energetica oggi basata principalmente sul gas;

- l’adozione di un piano energetico regionale integrato;

- la tutela obbligatoria del paesaggio e dei territori;

- la priorità all’efficienza energetica e alla riconversione industriale;

- la sospensione immediata del provvedimento di esproprio.

Italia Nostra ricorda infine che la Sardegna ha già subito, nella sua storia recente, le conseguenze di scelte energetiche e industriali dettate da interessi esterni al territorio e giustificate da prospettive di sviluppo rivelatesi parziali, quando non dannose. La transizione energetica non può ridursi alla mera sostituzione di un fossile con un altro, né trasformarsi in un nuovo processo di infrastrutturazione indiscriminata. Deve invece rappresentare un’occasione di innovazione reale, di tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico dell’isola, di rafforzamento dell’autonomia energetica regionale e di costruzione di un modello di sviluppo coerente con le peculiarità territoriali, ambientali e culturali della Sardegna.

I documenti completi possono essere consultati e scaricati ai seguente link:

👉 OSSERVAZIONI PROCEDURA ESPROPRIO GASDOTTO CENTRO-SUD

👉 OSSERVAZIONI CONSULTAZIONE ARERA DPCM ENERGIA SARDEGNA



Sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Sardegna a tutto gas

sabato 6 giugno 2026

DPCM Energia Sardegna: una transizione energetica o una nuova dipendenza dal gas?




Italia Nostra APS – Sezione di Sassari ha presentato le proprie osservazioni sul DPCM Energia Sardegna del 10.9.2025, il provvedimento che definisce il percorso per il superamento del carbone nell'Isola attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture energetiche, oggetto di una procedura di consultazione da parte di ARERA (Documento n.135/2026/R/GAS). 

L'Associazione condivide pienamente l'obiettivo di abbandonare il carbone, una delle fonti fossili più impattanti sul clima e sull'ambiente. Ritiene tuttavia che il modello delineato dal decreto presenti criticità rilevanti e rischi di trasformare la transizione energetica in una semplice sostituzione di una fonte fossile con un'altra.

Al centro delle osservazioni vi è il ruolo attribuito al gas naturale liquefatto (GNL) e alle infrastrutture necessarie per il suo utilizzo: rigassificatori, depositi costieri, metanodotti e reti di distribuzione. Secondo Italia Nostra, investire oggi in opere progettate per durare decenni potrebbe vincolare la Sardegna a una nuova dipendenza energetica proprio mentre l'Europa accelera il percorso verso la progressiva uscita dai combustibili fossili.

Il documento richiama inoltre l'attenzione sulla vulnerabilità di un sistema energetico basato sulle importazioni di gas, esposto alle tensioni geopolitiche e alla volatilità dei mercati internazionali, e mette in discussione l'idea che la metanizzazione possa rappresentare da sola una risposta alle difficoltà industriali di aree come il Sulcis, dove le cause della crisi appaiono ben più profonde e strutturali.

Una parte significativa delle osservazioni riguarda inoltre il rapporto tra il DPCM e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. Italia Nostra sottolinea come la Sardegna stia vivendo una fase di forte pressione progettuale, con un numero crescente di impianti eolici, fotovoltaici e relative opere di connessione proposti sul territorio. L'Associazione non contesta la necessità delle energie rinnovabili, considerate uno strumento essenziale per la decarbonizzazione, ma evidenzia l'assenza di una pianificazione integrata capace di coordinare produzione energetica, sistemi di accumulo, capacità della rete e reali fabbisogni regionali.

Secondo il documento, senza adeguati sistemi di accumulo e senza una strategia energetica complessiva, il rischio è che la Sardegna si trovi contemporaneamente a ospitare nuove infrastrutture per il gas e una crescente concentrazione di impianti da fonti rinnovabili, sostenendone gli impatti territoriali e paesaggistici senza una chiara garanzia di benefici diretti per le comunità locali. Una situazione che potrebbe trasformare l'Isola in una piattaforma energetica al servizio di esigenze esterne, anziché in un territorio protagonista della propria transizione energetica.

Particolare attenzione viene dedicata al Nord-Ovest della Sardegna e al Sassarese, territorio che negli ultimi decenni ha già sopportato gli effetti della grande industrializzazione, della presenza petrolchimica di Porto Torres e della centrale di Fiume Santo. Secondo Italia Nostra, proprio qui emergono con maggiore evidenza le contraddizioni del DPCM: da un lato si pianificano nuove infrastrutture legate al gas, dall'altro restano incerte le prospettive industriali che dovrebbero giustificarne la realizzazione. A ciò si aggiunge una crescente pressione derivante dai numerosi progetti energetici in corso, con il rischio di una ulteriore trasformazione del territorio senza una valutazione complessiva degli impatti.



L'Associazione esprime inoltre preoccupazione per gli effetti cumulativi che metanodotti, elettrodotti, impianti energetici e opere di connessione potrebbero produrre sul paesaggio, sulle aree agricole e sugli ecosistemi di maggiore pregio ambientale, con particolare riferimento al Golfo dell'Asinara, alla Nurra, ai siti della rete Natura 2000 e alle zone umide di rilevanza internazionale.

Per Italia Nostra la transizione energetica rappresenta un'opportunità storica che non può essere ridotta alla sostituzione del carbone con il gas. Occorre invece costruire un modello fondato sulle fonti rinnovabili, sui sistemi di accumulo, sull'efficienza energetica, sull'elettrificazione dei consumi e su una rigorosa pianificazione territoriale capace di coniugare decarbonizzazione, autonomia energetica e tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico dell'Isola.

Le osservazioni integrali approfondiscono nel dettaglio questi temi e avanzano una serie di proposte per orientare il futuro energetico della Sardegna verso un modello più sostenibile, autonomo e coerente con gli obiettivi climatici europei.

Il documento completo può essere consultato e scaricato al seguente link:

👉 OSSERVAZIONI ITALIA NOSTRA DPCM ENERGIA SARDEGNA

mercoledì 27 maggio 2026

Ampliamento RWM di Iglesias-Domusnovas: il TAR conferma la validità del ricorso. Udienza di merito fissata a gennaio 2027.


Momenti del sit-in davanti al TAR


Il TAR Sardegna si è pronunciato oggi nel corso della Camera di Consiglio relativa al ricorso contro l’ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni.

Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto l’eccezione di tardività sollevata dalla controparte, confermando dunque la piena validità della costituzione in giudizio delle associazioni e dei comitati ricorrenti. Il ricorso, pertanto, prosegue il suo iter e non è stato rigettato, come richiesto dai legali di RWM.

I giudici hanno inoltre deciso di non accogliere, in questa fase, la richiesta di sospensiva del Decreto emesso dal Commissario ad acta. Secondo il TAR, allo stato attuale il provvedimento non produrrebbe un danno ambientale immediato, poiché l’impianto non può ancora entrare in produzione senza ulteriori autorizzazioni, tra cui quelle dei Vigili del Fuoco, della Soprintendenza e gli atti edilizi e urbanistici necessari.

 


Il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la discussione nel merito del ricorso al 14 gennaio 2027. Sarà quella la sede in cui verrà affrontato il cuore della vertenza: la legittimità o meno della Valutazione di Impatto Ambientale postuma, ancora una volta viziata dall’assenza di una VIA “fisiologica” e cumulativa, e di tutte le procedure che riguardano il raddoppio dello stabilimento. Fino a quella data, la situazione resterà sostanzialmente congelata sotto il profilo giuridico, in attesa della decisione definitiva.

La numerosa partecipazione al sit-in odierno dimostra il forte interesse di associazioni, comitati e sindacati verso questa importante iniziativa, percepita da tutti come una vertenza collettiva. Sebbene il ricorso sia stato formalmente presentato da sei associazioni dotate di legittimazione statutaria, questa battaglia appartiene a tutte e tutti coloro che rivendicano la legalità e credono nella tutela del paesaggio, del territorio, dell’ambiente e della pace.

Anche la presa di posizione di alcuni partiti che sostengono la Giunta regionale, che dissociandosi dalle scelte della Giunta si sono espressi contro l’autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR, conferma la rilevanza dell’iniziativa e il consenso trasversale che essa sta raccogliendo.

Difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso ciò che accade intorno a noi e verso le conseguenze delle nostre azioni, anche quando queste si manifestano lontano dai nostri occhi.


sull'argomento


Considerato che la vertenza legale sarà lunga e costosa, abbiamo avviato una campagna raccolta fondi a sostegno delle spese legali. 
Questi i riferimenti per chi volesse contribuire:

IBAN: IT86 F076 0104 8000 0003 3854 282

Intestato a: Italia Nostra sez. di Sant’Antioco
Causale: Offerta liberale a sostegno delle spese legali per la vertenza RWM.
Si suggerisce di aggiungere il codice fiscale per agevolare la detrazione fiscale prevista per le donazioni alle associazioni del terzo settore.


giovedì 21 maggio 2026

RWM: Regione schierata con l'azienda, il TAR decide la sospensione il 27 maggio

Le associazioni ricorrenti contro il decreto del Commissario ad acta che ha autorizzato l’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias informano che il TAR Sardegna ha fissato per il prossimo 27 maggio 2026, alle ore 10, la Camera di Consiglio nel corso della quale verrà discussa la richiesta di sospensione cautelare del decreto n. 34147 relativo al rilascio dell’autorizzazione ambientale. 


In concomitanza con l’udienza davanti ai giudici amministrativi, si terrà un sit-in di sensibilizzazione e informazione in piazza del Carmine, davanti alla sede del TAR, a partire dalle ore 9.

L’iniziativa intende richiamare l’attenzione pubblica sulla gravità della vicenda e sulle conseguenze ambientali, sociali e politiche derivanti dall’ampliamento di uno stabilimento incompatibile con il futuro della Sardegna e che è stato dichiarato abusivo dal Consiglio di Stato. La mobilitazione è indetta per opporsi al progetto di ampliamento dello stabilimento RWM che, se approvato, comporterebbe la triplicazione della produzione di bombe per aerei MK e un aumento della fabbricazione di droni killer di progettazione israeliana, già utilizzati nei teatri di guerra.

Al centro della vicenda vi è, ancora una volta, il ruolo ambiguo della Giunta Regionale Sarda. Dopo aver definito l’istruttoria della Valutazione di Impatto Ambientale ex post “carente e incompleta”, la Regione ha infatti deciso di costituirsi in giudizio al fianco della RWM e a sostegno del decreto commissariale. Una decisione che rappresenta un grave atto politico e istituzionale, che calpesta l’autonomia regionale, in contrasto con gli interessi del popolo sardo e con il rispetto della legalità, già più volte disattesa nel corso della vicenda.

La mobilitazione del 27 maggio si propone come un momento pubblico di partecipazione democratica. Gli organizzatori chiedono di dire «basta» alla militarizzazione industriale della Sardegna e di affermare la necessità di modelli produttivi alternativi, fondati sulla pace, sulla tutela ambientale e sulla riconversione economica e sociale dei territori.

Sono invitate a partecipare tutte le associazioni, i movimenti, le realtà sociali e i cittadini interessati.

Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna.

sull'argomento






martedì 5 maggio 2026

Presentato ricorso contro il decreto commissariale sull’autorizzazione ambientale RWM

È stato depositato al TAR Sardegna il ricorso (con richiesta di sospensiva) avverso il decreto n. 34147 del Commissario ad acta, pubblicato il 23 febbraio 2026 sul BURAS, che ha rilasciato l’autorizzazione ambientale per l’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias. La Camera di Consiglio è fissata per il prossimo 27 maggio 2026 ore 10

Visualizza e/o scarica qui il ricorso presentato al TAR 

Motivi di illegittimità (in sintesi):

  • Violazione della sentenza del Consiglio di Stato che aveva già rilevato numerosi vizi nelle autorizzazioni precedenti.

  • Istruttoria regionale incompleta e condizionamento da parte del Governo.

  • Violazione norme italiane ed europee su VIA e tutela della biodiversità.

  • Assenza di nulla osta paesaggistico e di idonea autorizzazione ambientale.

  • Rinvio a successiva VIA della valutazione dei rischi derivanti dalla presenza di manufatti abusivi in aree ad elevato rischio idrogeologico.

  • Autorizzazione di un impianto diverso da quello effettivamente realizzato.

Il ricorso è stato notificato alla Regione Sardegna, invitata a costituirsi a difesa degli interessi della Sardegna e della sua autonomia. La stessa Presidente ha definito l’istruttoria VIA ex post carente e incompleta.

Si sottolinea che l’ampliamento riguarda uno stabilimento riconosciuto abusivo, che porterebbe a triplicare la produzione di bombe per aerei MK e ad aumentare quella di droni killer di progetto israeliano, attualmente impiegati negli scenari di guerra.


Conferenza stampa di presentazione del ricorso

  • Data: sabato 9 maggio 2026, ore 10:00

  • Luogo: Ex Hangar – Casa del Quartiere di Is Mirrionis, Via Nebida n. 36, Cagliari

Intervengono: gli avvocati Andrea e Paolo Pubusa che hanno presentato il ricorso e i rappresentanti delle associazioni firmatarie - Italia Nostra, A Foras, Assotziu Consumadoris Sardinia, Comitato Riconversione RWM, Movimento Non Violento Sardegna, USB.

Sono invitati: giornalisti, cittadini, associazioni che sostengono l’iniziativa, partiti politici contrari all’autorizzazione, consiglieri comunali di Cagliari firmatari del documento contro il transito di armi nel territorio e nel porto di Cagliari.

Li, 5 maggio 2026

Firmato:

Italia Nostra Sardegna, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna, Associazione A Foras


Aderisce: Assemblea Permanente Villacidro

Sull'argomento








Il documento del Movimento Nonviolento Sardegna a sostegno del ricorso

PRINCIPI SUL RICORSO TAR contro RWM

Il Movimento Nonviolento Sardegna è il gruppo territoriale sardo del Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini nel 1962.

Per una scelta che è insieme etica e politica, siamo contro tutte le forme di violenza, a maggior ragione contro ogni guerra e le armi che ne sono il carburante. La RWM nella sua sede in Sardegna produce tra l’altro proiettili d’artiglieria, bombe per aerei MK e droni-killer, questi ultimi in collaborazione con l’azienda israeliana U-vision. Ha nel tempo contribuito ad alimentare numerose guerre: lo Yemen, l’Ucraina, il Sudan, la Palestina, il Libano.

Il M.N. lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale ed internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza”.Ma con questo ricorso non si contesta la liceità di costruire ordigni di morte, produzione ammessa dalla legge, ma anche regolata dalla legge 185 del 1990 per quanto ne riguarda il commercio e il transito, ma di come l’azienda bellica abbia agito in modo da aggirare le procedure sulla valutazione d’impatto ambientale dei suoi nuovi impianti, nel contempo costruiti e pronti all’opera. L’ha fatto violando le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato del 2021 e in assenza di idonee valutazioni ambientali, ai confini col parco del Linas-Marganai, in un sito ad alto rischio idrogeologico e in spregio all’ecosistema ed alla sopravvivenza di specie vegetali ed animali, a partire dell’avifauna.

Perché un’azienda così forte, costola della quotatissima Rheinmetal, ha raddoppiato illegalmente i suoi impianti, puntando poi su una sanatoria politica? L’impressione è che si senta più forte della legge e che agisca con un abuso di potere. Questo risulta ancor più intollerabile.

Il M. N. si impegna per la salvaguardia dell’ambiente naturale, patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra faccia della violenza dell’uomo”.

Nel caso in questione, la violenza dell’uomo sulla natura si aggiunge e si intreccia a quella dell’uomo sull’uomo e dell’umanità contro la sua stessa sopravvivenza. Ma il nostro impegno non deve mancare: la natura è in noi e ne siamo solo una piccola parte, salvando la natura salviamo noi stessi.

Per questi motivi, oltre a tutti quelli elencati nel comunicato che condividiamo in pieno, aderiamo al ricorso.

Il portavoce – Carlo Bellisai