martedì 8 giugno 2021

No al fotovoltaico e all'eolico selvaggi!

Il 10 giugno alle ore 10, diverse associazioni e numerosi cittadini si son dati appuntamento in piazza Montecitorio a Roma per protestare contro la manomissione e la devastazione annunciate del territorio, del paesaggio, dei beni naturali e della biodiversità 

Le emergenze architettoniche, le testimonianze archeologiche e storiche, i paesaggi identitari, gli ambienti naturali con fauna e flora protette da norme e direttive comunitarie, gli stessi panorami, vanno tutelati e dovranno continuare ad essere tutelati, anche nei loro valori estetici, senza cedere a provvedimenti maldestri e devastanti, giustificati dall’iper-enfatizzazione dell’emergenza. 

Certo, l’emergenza è reale, ma non può essere usata come lasciapassare per giustificare a priori qualunque manomissione. Se appare inevitabile giungere a compromessi, è necessario pretendere chiaramente che tali compromessi vengano affrontati e risolti su un reale piano di parità tra le diverse esigenze




Chiediamo che il governo applichi l'art. 5 della legge delega del 22 aprile 2021, n.53 e predisponga la disciplina per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili nel rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici.

Nell’individuazione delle aree idonee le Regioni dovranno privilegiare l’utilizzo di aree minerarie e industriali dismesse, aree degradate da precedente attività antropica, superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica. 





sabato 5 giugno 2021

Chiesta la moratoria delle autorizzazioni dei mega impianti di energia rinnovabile nelle aree agricole della Sardegna

Le associazioni Italia Nostra e Lipu Sardegna, il Gruppo di Intervento Giuridico, la Confederazione agricola Copagri Sardegna, l’Unione Sindacale di Base, i Cobas scuola Cagliari e il Cagliari SocialForum, con una lettera inviata al presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri della Transizione Ecologica e della Cultura, al presidente della Giunta Regionale, agli Assessori alla Difesa dell’Ambiente e dell’Industria e ai Capi Gruppo del Consiglio Regionale Sardo hanno chiesto di procedere ad una moratoria con effetto immediato di tutti procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale attualmente in corso relativi ai mega impianti fotovoltaici ed eolici che interessano le aree agricole della Sardegna. La richiesta è successiva a una richiesta di audizione, per discutere di questi argomenti, presentata lo scorso gennaio alle Commissioni Territorio e Attività Produttive del Consiglio Regionale, rimasta purtroppo senza risposta. 

La richiesta di moratoria è giustificata dalla necessità di applicare al più presto le direttive europee in materia di rinnovabili e l’art. 5 della nuova legge delega n. 53/21 che impongono l’obbligo di individuare le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili per il raggiungimento degli obiettivi PNIEC. Individuazione che deve avvenire nel “rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici …”  


Finte serre fotovoltaiche a Villasor

Si ricorda che per la sola Sardegna sono attualmente in attesa di VIA ben 21 impianti eolici (potenza totale pari a 1.600 MW, ovvero un incremento del 150% del parco eolico isolano), oltre a 91 richieste di autorizzazione per parchi fotovoltaici. Il rilascio di queste autorizzazioni comporterebbe un sacrificio di suolo pari a 11 mila ettari e una produzione di energia elettrica da FER superiore ai 5 mila GWh annue, che sommata alle attuali 3 mila GWh, coprirebbe l’intero fabbisogno regionale, pagando però un prezzo altissimo per gli impatti sui beni ambientali senza peraltro condurre, almeno per i prossimi anni, all’auspicata riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dall’uso dei combustibili fossili.

Le scriventi Associazioni, Sindacati e Confederazioni sono convinte che l’emergenza climatica che il pianeta sta affrontando debba essere contrastata con importanti provvedimenti utili ad una concreta mitigazione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, anche attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili e non inquinanti di energia. Tale obbiettivo necessita indubbiamente di giungere a compromessi tra le diverse esigenze e componenti in gioco, ma non può essere usato per giustificare qualsiasi manomissione di beni altrettanto importanti. Beni culturali e paesaggistici, attività primarie (agricoltura e pesca), attività turistiche, beni naturalistici e ambientali non possono soccombere sotto gli ingranaggi del Recovery Plan e del Decreto Semplificazioni. 

Anche perché esistono valide e percorribili alternative individuate dalla stessa legge 53/2021 che impone per l’installazione di questi impianti di privilegiare “ … l’utilizzo di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica …. ”.  

Si tratta quindi di individuare le aree più idonee allo scopo e di incentivare i modelli alternativi quali gli impianti medio-piccoli di supporto e di integrazione al reddito delle Aziende Agricole oltre alle Comunità Energetiche, che garantiscono la condivisione dell’energia e consumi localizzati in prossimità dei centri di produzione. Per una vera riconversione ecologica e ambientale è necessario, in sintesi ribaltare l’attuale sistema di produzione, basato sulla privatizzazione dei profitti e sulla collettivizzazione degli oneri e talvolta anche sulla speculazione e la malavita, supportando i piccoli produttori e i prosumers e garantendo la democraticità della produzione energetica. 

Nella stessa nota Italia Nostra e Lipu Sardegna, Grig, Copagri Sardegna, USB, Cobas e Cagliari SocialForum chiedono di conoscere il destino finale dell'energia prodotta da FER in Sardegna rispetto ai consumi, anche al fine di garantire ai cittadini sardi il diritto di sapere come verrà utilizzata l’energia prodotta nella propria regione. 

 F.to

Italia Nostra Sardegna, Gruppo di Intervento Giuridico, LIPU Sardegna, Copagri Sardegna, Unione Sindacale di Base Sardegna, Cobas scuola Cagliari, Cagliari SocialForum 

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L'Unione Sarda - Parchi eolici nel mare di Sardegna, il PD contro l'emendamento della Lega

Buongiorno Alghero - La riconversione ecologica salvaguardi l'ambiente: occhio ai 21 impianti eolici per 11 mila ettari di suolo

Economia circolare.com - "Puntare sulle comunità energetiche per avere città a zero emissioni", il rapporto di Aware

Tentazionidellapenna.com - Moratoria autorizzazione mega impianti energia rinnovabile nelle aree agricole







giovedì 27 maggio 2021

Governiamo la transizione ecologica, non massacriamo il paesaggio italiano

In questi giorni il Consiglio dei Ministri è chiamato a una decisione epocale: dovrà decidere se il Paesaggio italiano che conosciamo e che il mondo ci invidia esisterà ancora o se sopravviverà qua e là tra distese di pannelli solari e pale eoliche. A questo si riduce, infatti, il dibattito in corso in questi giorni tra sostenitori tout court della transizione energetica e organi dello Stato preposti alla tutela del Paesaggio italiano, cioè le Soprintendenze. 

Sotto la spinta dell’imperativo della decarbonizzazione globale, l’ambientalismo industriale della transizione ecologica sta imponendo una radicale trasformazione del Paesaggio e dei Suoli, da agricoli a industriali, riproducendo su più vasta scala quello che già è successo a intere provincie del Sud, stravolte dall’eolico selvaggio. È, infatti, la tutela paesaggistica l’unico strumento giuridico efficace per governare la transizione proposta da Roberto Cingolani, poiché solo la categoria del Paesaggio include tutti gli elementi significativi per impedire che i pannelli fotovoltaici nelle campagne e le pale eoliche sui crinali rendano invivibile l’Ambiente.

Eliminare le tutele esercitate con competenza giuridica e scientifica dalle Soprintendenze significa che in futuro, affacciandoci dalle torri di San Gimignano o di Monteriggioni, invece di vedere le dolci colline senesi, potremmo trovarci davanti a distese di pannelli solari. Non mancano d’altronde esempi emblematici: le campagne della Tuscia, scrigno di siti archeologici etruschi e di biodiversità, sono ormai compromesse irreparabilmente da vaste estensioni di pannelli fotovoltaici; affacciandosi sulla Capitanata dal Castello di Lucera, costruito da Federico II e da Carlo I d’Angiò, l’orizzonte è punteggiato di torri eoliche. Se poi, come ipotizzato, si vogliono togliere le tutele delle aree contermini ai beni culturali vincolati, la trasformazione comprometterà lo stesso patrimonio che molti insistono a chiamare il “nostro vero petrolio”, salvo poi gridare alla lesa maestà quando le Soprintendenze tentano di tutelarlo. Non ammazziamo il turismo nei Borghi, risorsa importante per le aree interne che proprio in questi ultimi anni hanno iniziato a vedere qualche piccolo beneficio dalle politiche messe in atto. 

Questa miope politica di depotenziamento del ruolo degli organi periferici del MiC rischia comunque di non essere veramente efficace nel velocizzare la transizione ecologica. Infatti, i problemi che si vogliono risolvere annullando le tutele si riproporranno quando si cercherà di imporre ai territori gli impianti industriali necessari a produrre i 70 gigawatt pianificati dal Ministero della Transizione Ecologica. Già si vedono le avvisaglie della rivolta in atto: Regioni come la Puglia e l’Abruzzo hanno ultimamente sospeso ogni ulteriore impianto sul loro territorio fino alla definizione di un piano concertato delle zone idonee. Già Coldiretti Veneto è insorta contro i panelli solari sui terreni di pregio del vitivinicolo e sui suoli agricoli in genere. E non mancano clamorose bocciature di impianti da parte dei TAR, cui alcuni Sindaci si sono dovuti rivolgere per proteggere i territori dall’attacco dei grandi gruppi industriali della green economy. Fino ad arrivare al caso della bocciatura l’11 giugno 2020 del megaimpianto fotovoltaico nei Comuni di Tuscania e Montalto di Castro da parte dello stesso Consiglio dei Ministri. 

Per questo Italia Nostra lancia un ultimo urgente appello al Governo: nella fretta di realizzare gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti del PNRR concordati con l’Europa non annulliamo l’unico strumento valido di guida e governo della sua realizzazione, la categoria del Paesaggio ma, anzi, affianchiamogli finalmente un Piano delle aree idonee ad accogliere gli impianti di energia rinnovabile secondo standard di piena sostenibilità. L’Italia ha un’impronta carbonica pro-capite inferiore del 16% alla media europea, del 32% rispetto alla Germania e inferiore addirittura del 38% rispetto all’Olanda: non esiste quindi alcun bisogno di sacrificare il nostro Paesaggio.

Le proposte al Governo

·       avviare i procedimenti autorizzativi solo per i progetti redatti con cura e non ingolfare inutilmente i lavori delle Commissioni con fascicoli incompleti o sbagliati, da bocciare rapidamente;

·       rivedere il sistema degli incentivi, concentrandoli sull’installazione dei pannelli solari sui capannoni industriali, sugli edifici nelle periferie delle città e sui parcheggi;

·       prevedere limitazioni allo sviluppo incontrollato del agri-voltaico

·       favorire l’utilizzo dei fondi previsti per le comunità energetiche di auto-consumo da Fonti di Energie Rinnovabili adeguando il carente quadro legislativo;

·       incentivare la ricerca di soluzioni tecnologiche nuove e meno impattanti;

·       pianificare le aree idonee per gli impianti;

·       puntare ancora più efficacemente sull’efficientamento e il risparmio energetico.

Italia Nostra



All.ti due dossier fotografici su alcuni dei più gravi casi documentati da Italia Nostra:

quaderno eolico

quaderno fotovoltaico

sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - In Sardegna pale eoliche al posto di querce secolari

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AG/Cult - Transizione ecologica, Italia Nostra: non massacriamo il paesaggio italiano



mercoledì 26 maggio 2021

Lettera ai prossimi graditi visitatori della Sardegna

Tratto di costa nell'isola di Sant'Antioco
Voi tutti conoscete la Sardegna paradiso delle vacanze, meta da visitare d’estate per bagnarsi sulle sue acque cristalline e passeggiare nelle bianche spiagge, fare magari una capatina nel selvaggio Supramonte. 

Ma la Sardegna non è solo un paesaggio accattivante o un mare limpido … è molto altro. È di quest’altra Sardegna che vi vogliamo parlare, della Sardegna fatta di migliaia di persone che resistono attivamente e sono mobilitate per proteggerla dalle numerose insidie che attentano la sua integrità ambientale, paesaggistica e la salubrità dell’aria e del suo suolo. 

Assistiamo ancora oggi nell’isola ad un accaparramento delle terre, anche di quelle più fertili,  derivante da numerose attività antropiche talvolta nocive e alcune volte umanamente e moralmente non accettabili.

La Sardegna è stata ed è ancora vittima di una industrializzazione eterodiretta, finanziata con capitali pubblici che ha stravolto l’ecosistema e la salute dei cittadini (insufficienze polmonari e neoplasie nell’area di Portotorres, l’alta presenza di piombo nel sangue causa di significativi deficit cognitivi nei bambini di Portoscuso), che ha distrutto gli assetti sociali di numerose comunità. Finito solo parzialmente il business dell’industria inquinante è iniziato quello infinito delle bonifiche e quello della raccolta dei rifiuti più o meno pericolosi provenienti da ogni dove: rifiuti di acciaierie (ne arrivano anche di radioattivi) e rifiuti derivanti dalla raffinazione del petrolio (syngas) bruciati nella centrale elettrica della Saras a Sarroch. I rifiuti dei depuratori di diverse regioni italiane, spalmati nelle campagne della Planargia e quelli contenenti amianto sotterrati nelle vecchie miniere del Sulcis. 

L'area industriale di Portovesme

L’ultima proposta è quella delle scorie radioattive.

L’isola sembrerebbe tra i siti più appetibili: bassa densità abitativa, basso rischio sismico e la presenza della più alta estensione di servitù militari d’Italia a garanzia della sicurezza del sito. Poco importa se la Sardegna non ha mai prodotto rifiuti nucleari … in alcune aree regionali le opportunità, gli scarti e le scorie nella discarica chiamata Sardegna.

Gli immensi spazi a terra e a mare occupati dalle servitù militari (il 65% dell’intera Italia), oltrechè una dipendenza e un condizionamento, rappresentano esse stesse un elevato rischio di pericolo per la salute con i loro veleni esplosi dappertutto: a Quirra come a Teulada la gente muore di neoplasie molto più che negli altri territori, gli animali nascono deformi…. è il rischio calcolato della difesa nazionale! La penisola Delta a Teulada è stata dichiarata non bonificabile a causa della presenza di migliaia di bombe e missili Milan inesplosi e di inquinanti radioattivi. Uno spazio interdetto forse per migliaia di anni, un’eredità che lasciamo alle future generazioni a perenne testimonianza di un uso scellerato del territorio e della inadeguatezza di quanti hanno governato la Sardegna dal dopoguerra ad oggi. 

Industrializzazione e servitú militari che hanno reso sempre più povere e malate le nostre comunità, disponibili oggi ad accettare qualsiasi compromesso per un pezzo di pane. Anche quello di accogliere a braccia aperte una fabbrica di micidiali bombe d’aereo utilizzate in vari conflitti mondiali per bombardare la popolazione inerme, in particolare nella sanguinosa guerra dello Yemen, in pieno sfregio del dettato Costituzionale. Gli affari vanno a gonfie vele, la RWM si espande per triplicare la sua produzione di ordigni micidiali. 

Manifestazione contro la fabbrica di bombe

Ma non è questo il lavoro che vogliamo, rivendichiamo un lavoro libero e dignitoso.

Purtroppo anche l’energia presenta un costo molto elevato alla Sardegna. Da una parte una finta decarbonizzazione (sostituire il carbone col metano), dall’altra l’invasione di impianti di energia rinnovabile proposti da una miriade di piccole srl dietro cui si nascondono i grandi speculatori delle rinnovabili (asiatici e nord europei) e talvolta anche la malavita organizzata. Cambiano le fonti di energia, ma restano i padroni del vapore: l’accentramento dell’energia in poche mani anziché la produzione democratica, diffusa e partecipata.

La risposta alla miseria e alla disperazione della gente che viene dal Governo regionale è sempre la stessa, si ripete negli anni come un mantra: piani casa e cemento! Nuovi volumi lungo le coste, colate di cemento nei centri storici e un incentivo alle lottizzazioni abusive nei terreni agricoli. Casette a gogò finalizzate a deturpare il nostro straordinario patrimonio paesaggistico in aperto contrasto con il PPR. Lo stesso Governo nazionale, sollecitato dagli ambientalisti è dovuto intervenire a più riprese per impugnare davanti alla Corte Costituzionale numerose di queste improponibili leggi regionali.

Vi invitiamo a ricordare tutto questo quando venite a trovarci in Sardegna, vi chiediamo di pensare ai tanti sardi che lottano quotidianamente per rendere dignità a questa terra e ai suoi abitanti, alle madri mobilitate contro la repressione dell’operazione lince, che in questi giorni vedono i propri figli sotto processo per aver manifestato contro l’oppressione delle servitù militari. Ai cittadini, ai comitati e alle associazioni ambientaliste che sono mobilitati per impedire l’espansione della RWM, la fabbrica di bombe, e che stanno raccogliendo fondi per dimostrare davanti al Consiglio di Stato e alla Magistratura ordinaria le numerose illegittimità di quell’inaccettabile progetto finalizzato alla produzione di ordigni di morte. 

Alle iniziative degli ambientalisti e del Comitato No Nucle – No Scorie, contro il deposito unico delle scorie nucleari in Sardegna, alle proteste dei comitati contro discariche e inceneritori, a quelli della Planargia che insieme a Italia Nostra sono riusciti a bloccare, temporaneamente, il traffico interregionale di rifiuti speciali. 

Ai quasi quotidiani interventi nelle procedure di VIA di cittadini e di Italia Nostra per impedire che il paesaggio sardo, i boschi e le pianure siano costellate da centinaia di mostri eolici alti 250 mt che nel giro di pochi anni sostituiranno gli antichi nuraghi e le maestose querce, per impedire che migliaia di ettari di fertile terreno agricolo vengano occupati da specchi, acciaio e panelli fotovoltaici che via via sostituiranno i classici muretti a secco, testimonianza di altri eventi storici legati anch’essi all’accaparramento delle terre. 

Eppure una Sardegna a emissioni Zero è possibile senza con questo dover dare il colpo di grazia al paesaggio sardo, unico e irripetibile. Basterebbe semplicemente il buon senso di utilizzare le numerose aree già degradate.

Sit-in contro la speculazione edilizia
Pensate alla mobilitazione che da 30 anni impegna i sardi contro la speculazione edilizia, e contro gli stessi amministratori regionali e talvolta locali che vorrebbero trasformare la Sardegna e le sue coste nella città lineare, denunciata da Antonio Cederna, in nome di un turismo mordi e fuggi che deturpa e lascia sul posto più rifiuti che ricchezza. "

Noi vi invitiamo a venire a trovarci in questo paradiso, a visitare con noi questa meta suggestiva, e vi invitiamo a sostenere le nostre battaglie in nome delle comuni emergenze che uniscono in una grande mobilitazione tante altre regioni italiane, soprattutto le regioni e i territori del Sud Italia.

sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - I numerosi motivi di illegittimità del piano casa convincono il governo Draghi ad impugnare la legge

Italia Nostra Sardegna -  I mega impianti eolici funzionali ai combustibili fossili

Italia Nostra Sardegna - La "società della cura" per il diritto alla casa, a una città vivibile e alla bellezza