lunedì 10 maggio 2021

La rigenerazione urbana salvaguardi la città storica

 Appello di Italia Nostra

La più grande Opera Pubblica della quale l’Italia ha bisogno è senza dubbio quella di conservare l’immenso patrimonio storico e artistico che caratterizza il paesaggio, insieme alle sue componenti naturali e coltivate sapientemente dall’uomo. 

La crisi edilizia ha da tempo evidenziato l’eccesso di nuove costruzioni e di consumo del suolo, fenomeno che non può essere aggravato dall’aggressione delle aree storiche più importanti e di qualità, sacrificate per soddisfare un mercato che genera diseguaglianze e illegalità. La memoria non si vende, altrimenti si cancella per sempre.


Cagliari vista da Castello

La necessità di ripensare un modello di crescita rispettoso del patrimonio ambientale e culturale, resa evidente dalla pandemia, richiede scelte molto più rigorose nell’utilizzo delle risorse.
Gli strumenti di analisi, conoscenza e progettazione oggi disponibili, la vera e profonda innovazione nel lavoro e nel mercato, vanno indirizzati verso percorsi virtuosi e condivisi per valorizzare in senso culturale - e quindi economico in modo duraturo - il patrimonio della nazione.

La città storica rappresenta la concentrazione di saperi e civiltà che hanno distinto la storia italiana, determinato le forme del paesaggio, promosso le libertà dei Comuni e le prime prove di democrazia. Nei sessant’anni trascorsi dall’approvazione della Carta di Gubbio, per garantire la conservazione dei centri storici - da considerare nel loro complesso beni culturali tutelati dallo Stato, nel rispetto delle attribuzioni urbanistiche di Regioni e Comuni - sono stati elaborati strumenti e metodi indispensabili per la certezza del diritto e lo snellimento delle pratiche. 

Borgo di Tratalias


In proposito si richiama la Proposta di legge n. 970 (elaborata nel corso del 2018 da alcuni dei maggiori esperti nazionali guidati dall’associazione Bianchi Bandinelli) che riporta in soli 6 articoli di estrema chiarezza i principi fondamentali per un programma di interventi necessari alla salvaguardia fisica e culturale delle città e degli insediamenti storici.

Attualmente alcuni aspetti di questa proposta risultano inseriti nel più ampio provvedimento sulla Rigenerazione urbana - in discussione ora al Senato, che raccoglie confusamente anche le istanze contro il consumo di suolo - ma sono stati privati di ogni efficacia, superati dalle velleità di un’edilizia regolata esclusivamente dal mercato.

La posizione di Italia Nostra sui borghi storici, viceversa, ha già espresso l’esigenza di coniugare la prevenzione di rischi naturali e antropici con rigide norme di tutela che garantiscano la conservazione dei contesti di grande interesse paesaggistico.

Tanto premesso, le Associazioni e le persone che sottoscrivono questo appello 

CHIEDONO
al Governo, ai Ministeri competenti, alle Istituzioni pubbliche e ai cittadini:

  1. Di rilanciare il tema della tutela dei centri storici già cancellato da numerose leggi urbanistiche regionali, escludendo azioni semplificatorie dannose;

  2. Dipromuoverelaformazionedistrumentiurbanisticiadeguatialleconoscenzedellerealtàfisiche, sociali e culturali del patrimonio esistente e agli obiettivi della loro tutela e valorizzazione;

  3. Di predisporre appositi interventi di edilizia popolare pubblica nei centri storici, finanziandoli adeguatamente, come misura di ripopolamento e sostegno alle classi meno agiate.

    Bosa


sabato 8 maggio 2021

La transizione ecologica del PNRR ha scordato suolo e paesaggio

Su 337 pagine del PNRR il suolo viene citato appena 14 volte e il paesaggio solamente 7 volte. 

Nel PNRR il suolo appare come un semplice elemento su cui poggiare impianti per la produzione di energia, green ovviamente, e il paesaggio diventa un ingombrante optional.

Nei prossimi anni si spenderanno ben 248 miliardi di euro per trasformare lItalia, ma le somme destinate alla conservazione della natura, alle bonifiche ambientali e alla messa in sicurezza del territorio sono abbastanza esigue. 

Desta serie preoccupazioni il drastico taglio dei processi che regolano le Valutazioni dImpatto ambientale per piccole e grandi opere, le modifiche delle regole sugli appalti, il proliferare di opere e infrastrutture di ogni genere, lassenza di programmi complessivi per ripristinare la biodiversità e favorire lagricoltura biologica, lassenza di un piano programmatico per gli impianti di energia da fonti rinnovabili; non sono previsti provvedimenti importanti per assicurare lincremento del patrimonio arboreo o la messa in sicurezza del territorio e magari anche un Piano di prevenzione sismica.

Il rapporto tra i sostegni previsti per contrastare il dissesto idrogeologico e quelli destinati alle opere è molto indicativo: 3,61 miliardi contro 25 miliardi di euro.

Mentre consumo di suolo e tutela paesaggistica vengono citate come buoni propositi da perseguire in un futuro non si sa quanto lontano.

Pagina 114   in conformità agli obiettivi europei, il Governo si impegna ad approvare una legge sul consumo di suolo, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana e limitazione del consumo dello stesso, sostenendo con misure positive il futuro delledilizia e la tutela e la valorizzazione dellattività agricola.

Pagina 144 Per esempio, la transizione verde e la sostenibilitàambientale nel nostro Paese non possono che fondarsi sulla tutela e sulla valorizzazione del patrimonio paesaggistico e culturale, attraverso politiche intrinsecamente ecologiche che comportino la limitazione del consumo di suolo.

Tratto dal sito Salviamo il Paesaggio

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2021/04/la-transizione-ecologica-del-pnrr-si-e-scordata-del-suolo-e-del-paesaggio/




lunedì 26 aprile 2021

A proposito di scorie nucleari

Segnaliamo un incontro on line organizzato dalla sezione Sinis-Cabras-Oristano di Italia Nostra per mercoledí 28 aprile 2021 alle ore 18.



Quello delle scorie nucleari è un problema che interessa tutta la Sardegna, ma in particolare lOristanese e il Medio Campidano.

Lisola, non da  oggi, si sta trasformando sempre più in una immensa discarica di rifiuti di diversa specie. Quelli industriali: i fumi di acciaieria che trovano dimora permanente nella discarica di Genna Luas nel Sud Sardegna e gli scarti delle raffinerie bruciati dalla Sarlux a Sarroch. 

I fanghi di depurazione delle acque degli acquedotti pugliesi trattati dalla Geco a Magomadas e sparsi tra i vigneti di malvasia. I rifiuti speciali e pericolosi   che vengono sotterrati a  Serra Scirieddus, Carbonia, nella discarica  Riverso s.p.a. della fam. Colucci

Rifiuti equiparabili agli urbani Inceneriti a Tossilo, Macomer e nell'impianto Tecnocasic a Macchiareddu. La discarica di Villacidro e quella di Santu Spiritu, Murta Maria Olbia 

Esistono poi i rifiuti pericolosi sparsi dentro i Poligoni derivanti dalle esercitazioni militari di cui poco si sa.

La Sardegna è il terzo mondo dItalia e dEuropa dei rifiuti. 


Per quanto riguarda le scorie nucleari, potremmo quindi chiudere qui in discorso dicendo che abbiamo già dato, ma non sarebbe una motivazione valida nel caso in cui la Sardegna fosse veramente larea più idonea per il deposito unico delle scorie nucleari.

Noi siamo convinti che una soluzione per il deposito, o i depositi, delle scorie debba essere trovata, infatti lattuale dislocazione delle scorie sparse in mezza Italia, non ê sostenibile dal punto di vista ambientale.

Per quanto riguarda la Sardegna siamo tuttavia convinti che, assieme alla mobilitazione della comunità, dobbiamo adottare la migliore  strategia per impedire che questisola sia gravata di un ulteriore servitù che si sommerebbe alle numerose altre e che durerebbe centinaia di anni, coinvolgendo decine di future generazioni.

Il link della registrazione dell'incontro per chi vuole approfondire 


sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Italia Nostra aderisce alla mobilitazione contro il deposito unico delle scorie nucleari

Italia Nostra Sardegna - L'incongruità del deposito unico delle scorie nucleari

Italia Nostra Sardegna - La Commissione Valutazione Impatti ritiene che non esista alcun obbligo di creare un "sito unico"per le scorie nucleari


Mappa dei siti idonei


domenica 25 aprile 2021

LA RIGENERAZIONE URBANA SALVAGUARDI LA CITTA’ STORICA


APPELLO DI ITALIA NOSTRA

La più grande Opera Pubblica della quale l’Italia ha bisogno è senza dubbio quella di conservare l’immenso patrimonio storico e artistico che caratterizza il paesaggio, insieme alle sue componenti naturali e coltivate sapientemente dall’uomo.

La crisi edilizia ha da tempo evidenziato l’eccesso di nuove costruzioni e di consumo del suolo, fenomeno che non può essere aggravato dall’aggressione delle aree storiche più importanti e di qualità, sacrificate per soddisfare un mercato che genera diseguaglianze e illegalità. La memoria non si vende, altrimenti si cancella per sempre.

La necessità di ripensare un modello di crescita rispettoso del patrimonio ambientale e culturale, resa evidente dalla pandemia, richiede scelte molto più rigorose nell’utilizzo delle risorse.
Gli strumenti di analisi, conoscenza e progettazione oggi disponibili, la vera e profonda innovazione nel lavoro e nel mercato, vanno indirizzati verso percorsi virtuosi e condivisi per valorizzare in senso culturale - e quindi economico in modo duraturo - il patrimonio della nazione. 

La città storica rappresenta la concentrazione di saperi e civiltà che hanno distinto la storia italiana, determinato le forme del paesaggio, promosso le libertà dei Comuni e le prime prove di democrazia. Nei sessant’anni trascorsi dall’approvazione della Carta di Gubbio, per garantire la conservazione dei centri storici - da considerare nel loro complesso beni culturali tutelati dallo Stato, nel rispetto delle attribuzioni urbanistiche di Regioni e Comuni - sono stati elaborati strumenti e metodi indispensabili per la certezza del diritto e lo snellimento delle pratiche.

In proposito si richiama la Proposta di legge n. 970 (elaborata nel corso del 2018 da alcuni dei maggiori esperti nazionali guidati dall’associazione Bianchi Bandinelli) che riporta in soli 6 articoli di estrema chiarezza i principi fondamentali per un programma di interventi necessari alla salvaguardia fisica e culturale delle città e degli insediamenti storici.

Attualmente alcuni aspetti di questa proposta risultano inseriti nel più ampio provvedimento sulla Rigenerazione urbana - in discussione ora al Senato, che raccoglie confusamente anche le istanze contro il consumo di suolo - ma sono stati privati di ogni efficacia, superati dalle velleità di un’edilizia regolata esclusivamente dal mercato.

La posizione di Italia Nostra sui borghi storici, viceversa, ha già espresso l’esigenza di coniugare la prevenzione di rischi naturali e antropici con rigide norme di tutela che garantiscano la conservazione dei contesti di grande interesse paesaggistico.


Tanto premesso, le Associazioni e le persone che sottoscrivono questo appello 
CHIEDONO
al Governo, ai Ministeri competenti, alle Istituzioni pubbliche e ai cittadini:

  1. Di rilanciare il tema della tutela dei centri storici già cancellato da numerose leggi urbanistiche regionali, escludendo azioni semplificatorie dannose;

  2. Dipromuoverelaformazionedistrumentiurbanisticiadeguatialleconoscenzedellerealtàfisiche, sociali e culturali del patrimonio esistente e agli obiettivi della loro tutela e valorizzazione;

  3. Di predisporre appositi interventi di edilizia popolare pubblica nei centri storici, finanziandoli adeguatamente, come misura di ripopolamento e sostegno alle classi meno agiate.