martedì 5 maggio 2026

Presentato ricorso contro il decreto commissariale sull’autorizzazione ambientale RWM

È stato depositato al TAR Sardegna il ricorso (con richiesta di sospensiva) avverso il decreto n. 34147 del Commissario ad acta, pubblicato il 23 febbraio 2026 sul BURAS, che ha rilasciato l’autorizzazione ambientale per l’ampliamento dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias. La Camera di Consiglio è fissata per il prossimo 27 maggio 2026 ore 10

Visualizza e/o scarica qui il ricorso presentato al TAR 

Motivi di illegittimità (in sintesi):

  • Violazione della sentenza del Consiglio di Stato che aveva già rilevato numerosi vizi nelle autorizzazioni precedenti.

  • Istruttoria regionale incompleta e condizionamento da parte del Governo.

  • Violazione norme italiane ed europee su VIA e tutela della biodiversità.

  • Assenza di nulla osta paesaggistico e di idonea autorizzazione ambientale.

  • Rinvio a successiva VIA della valutazione dei rischi derivanti dalla presenza di manufatti abusivi in aree ad elevato rischio idrogeologico.

  • Autorizzazione di un impianto diverso da quello effettivamente realizzato.

Il ricorso è stato notificato alla Regione Sardegna, invitata a costituirsi a difesa degli interessi della Sardegna e della sua autonomia. La stessa Presidente ha definito l’istruttoria VIA ex post carente e incompleta.

Si sottolinea che l’ampliamento riguarda uno stabilimento riconosciuto abusivo, che porterebbe a triplicare la produzione di bombe per aerei MK e ad aumentare quella di droni killer di progetto israeliano, attualmente impiegati negli scenari di guerra.


Conferenza stampa di presentazione del ricorso

  • Data: sabato 9 maggio 2026, ore 10:00

  • Luogo: Ex Hangar – Casa del Quartiere di Is Mirrionis, Via Nebida n. 36, Cagliari

Intervengono: gli avvocati Andrea e Paolo Pubusa che hanno presentato il ricorso e i rappresentanti delle associazioni firmatarie - Italia Nostra, A Foras, Assotziu Consumadoris Sardinia, Comitato Riconversione RWM, Movimento Non Violento Sardegna, USB.

Sono invitati: giornalisti, cittadini, associazioni che sostengono l’iniziativa, partiti politici contrari all’autorizzazione, consiglieri comunali di Cagliari firmatari del documento contro il transito di armi nel territorio e nel porto di Cagliari.

Li, 5 maggio 2026

Firmato:

Italia Nostra Sardegna, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna, Associazione A Foras


Aderisce: Assemblea Permanente Villacidro

Sull'argomento








Il documento del Movimento Nonviolento Sardegna a sostegno del ricorso

PRINCIPI SUL RICORSO TAR contro RWM

Il Movimento Nonviolento Sardegna è il gruppo territoriale sardo del Movimento Nonviolento, fondato da Aldo Capitini nel 1962.

Per una scelta che è insieme etica e politica, siamo contro tutte le forme di violenza, a maggior ragione contro ogni guerra e le armi che ne sono il carburante. La RWM nella sua sede in Sardegna produce tra l’altro proiettili d’artiglieria, bombe per aerei MK e droni-killer, questi ultimi in collaborazione con l’azienda israeliana U-vision. Ha nel tempo contribuito ad alimentare numerose guerre: lo Yemen, l’Ucraina, il Sudan, la Palestina, il Libano.

Il M.N. lavora per l’esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale ed internazionale, e per il superamento dell’apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza”.Ma con questo ricorso non si contesta la liceità di costruire ordigni di morte, produzione ammessa dalla legge, ma anche regolata dalla legge 185 del 1990 per quanto ne riguarda il commercio e il transito, ma di come l’azienda bellica abbia agito in modo da aggirare le procedure sulla valutazione d’impatto ambientale dei suoi nuovi impianti, nel contempo costruiti e pronti all’opera. L’ha fatto violando le motivazioni della sentenza del Consiglio di Stato del 2021 e in assenza di idonee valutazioni ambientali, ai confini col parco del Linas-Marganai, in un sito ad alto rischio idrogeologico e in spregio all’ecosistema ed alla sopravvivenza di specie vegetali ed animali, a partire dell’avifauna.

Perché un’azienda così forte, costola della quotatissima Rheinmetal, ha raddoppiato illegalmente i suoi impianti, puntando poi su una sanatoria politica? L’impressione è che si senta più forte della legge e che agisca con un abuso di potere. Questo risulta ancor più intollerabile.

Il M. N. si impegna per la salvaguardia dell’ambiente naturale, patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un’altra faccia della violenza dell’uomo”.

Nel caso in questione, la violenza dell’uomo sulla natura si aggiunge e si intreccia a quella dell’uomo sull’uomo e dell’umanità contro la sua stessa sopravvivenza. Ma il nostro impegno non deve mancare: la natura è in noi e ne siamo solo una piccola parte, salvando la natura salviamo noi stessi.

Per questi motivi, oltre a tutti quelli elencati nel comunicato che condividiamo in pieno, aderiamo al ricorso.

Il portavoce – Carlo Bellisai


domenica 26 aprile 2026

Aree di accelerazione per le rinnovabili: servono maggiori garanzie ambientali e paesaggistiche

La Regione Sardegna ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano per l’individuazione delle zone di accelerazione terrestri, in attuazione del D.Lgs. n. 190/2024 che recepisce la Direttiva RED III. Il Piano è uno strumento rilevante per promuovere lo sviluppo degli impianti da fonti di energia rinnovabile (FER), prevedendo procedure autorizzative semplificate nelle aree ritenute idonee. 


Le aree di accelerazione sono individuate principalmente in contesti già compromessi, come aree industriali, brownfield, parcheggi e coperture di edifici, escludendo i territori sottoposti a tutela ambientale, tra cui parchi, IBA e siti della rete Natura 2000.

Nell’ambito della VAS, Italia Nostra Sardegna ha espresso apprezzamento per l’impostazione generale del Piano, condividendo in particolare la scelta di limitare le procedure semplificate ai soli impianti fotovoltaici e di escludere le aree protette, in coerenza con la normativa nazionale ed europea.

Saline di Sant'Antioco


Allo stesso tempo, l’associazione ha presentato alcune osservazioni migliorative, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la tutela ambientale e paesaggistica.

Tra le principali proposte:

  • l’introduzione di una fascia di rispetto (buffer) non inferiore a 500 metri dalle aree naturali protette e dai siti con presenza di beni culturali, quale misura minima di salvaguardia preventiva;

  • la previsione esplicita che, nei siti inquinati inclusi tra le aree di accelerazione, le autorizzazioni siano subordinate alla preventiva realizzazione degli interventi di bonifica e decontaminazione.

Italia Nostra Sardegna ha inoltre formulato osservazioni puntuali sul sito ex Sardamag nel Comune di Sant’Antioco, chiedendone lo stralcio dalle aree di accelerazione in considerazione della sua prossimità al centro abitato, al porto e a una Zona Speciale di Conservazione.

Panelli fotovoltaici su un cappannore industriale


Le aree di accelerazione possono rappresentare uno strumento efficace per la transizione energetica solo se individuate in modo rigoroso e coerente con i valori ambientali e paesaggistici dei territori. In questa prospettiva, le osservazioni presentate mirano a migliorare il Piano regionale, garantendo uno sviluppo delle energie rinnovabili realmente sostenibile.

Il Piano è pubblicato nella pagina di Sardegna Ambiente:

https://portal.sardegnasira.it/-/piano-regionale-di-individuazione-delle-zone-di-accelerazione-terrestri-avviato-il-processo-di-vas

Slides sulla proposta della Regione Sardegna 

Clicca QUI per prendere visione e/o scaricare le Osservazioni di Italia Nostra Sardegna alla VAS

sull'argomento

Astrolabio - Ancora acceleratori per le rinnovabili. Ma la pianificazione è sempre in ritardo

Cagliari Today - Sardegna, via libera alle zone accelerate per il fotovoltaico solo su aree industriali e degradate

Sardiniapost - Transizione energetica, la Giunta individua le "zone di accelerazione" per gli impianti: ecco quali

Italia Nostra - Zone di accelerazione terrestri per le rinnovabili: servono maggiori garanzie ambientali e paesaggistiche

La Provincia del Sulcis Iglesiente - Italia Nostra Sardegna: "Aree di accelerazione per le rinnovabili: servono maggiori garanzie ambientali e paesaggistiche"

La Nuova Sardegna del 27 aprile 2026



martedì 17 febbraio 2026

E sanatoria sia: la commissaria ad acta rilascia l’autorizzazione ambientale ex post alla fabbrica di esplosivi e bombe RWM


La Commissaria ad acta nominata dal TAR Sardegna per pronunciarsi sul provvedimento richiesto dalla RWM, relativo alla VIA postuma dell’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas–Iglesias–Musei, ha rilasciato l’autorizzazione ambientale. 

L’intervento del TAR si è reso necessario a causa del silenzio-inadempimento della Regione Sardegna, che non si è pronunciata in attesa di un’istruttoria tecnica integrativa, sollecitata dalle numerose segnalazioni relative ad anomalie e incompatibilità tecniche della procedura, presentate da Italia Nostra Sardegna e da altri portatori di interesse.

Non abbiamo ancora potuto esaminare il provvedimento in quanto non ancora pubblicato, ma questa autorizzazione ambientale appare a tutti gli effetti come una decisione politica, più volte sollecitata dal Governo italiano, che – nel rilancio dell’industria degli armamenti e nel renderla funzionale alle politiche di riarmo europeo – sembra voler sostituire il tessuto produttivo del Sulcis-Iglesiente, una delle aree più povere d’Europa, con l’industria bellica. Non è un caso che la notizia sia stata diffusa dal MIMIT ancor prima della pubblicazione ufficiale del documento sui siti istituzionali competenti.

Un provvedimento politico agevolato dal comportamento della Regione Sardegna che, pur disponendo del tempo necessario e di adeguate informazioni tecniche per esprimere un parere negativo, ha scelto di non decidere. Anche di fronte alla forzatura imposta dal TAR, la Regione avrebbe potuto adottare un provvedimento di diniego, motivandolo con numerosi elementi tecnici o, quantomeno, facendo ricorso al principio di precauzione, considerato che la stessa Regione aveva dichiarato l’istruttoria ancora in corso.

Eppure, i vizi già accertati dal Consiglio di Stato in ben due sentenze permangono integralmente, così come permangono i danni ambientali e paesaggistici causati dall’“anomalo” ampliamento dello stabilimento, avvenuto in assenza di pianificazione urbanistica, in prossimità di aree protette, in violazione del Piano di Assetto Idrogeologico e della normativa urbanistica, paesaggistica e ambientale regionale, nazionale ed europea.

Esamineremo con attenzione il provvedimento adottato e non escludiamo ulteriori impugnazioni davanti al tribunale amministrativo. Come Italia Nostra Sardegna, restiamo fermamente convinti della fondatezza delle nostre tesi, ulteriormente rafforzate dalle precedenti sentenze del Consiglio di Stato che le hanno pienamente accolte.



sull'argomento


Il Fatto Quotidiano del 20 febbraio 2026


sabato 31 gennaio 2026

L’appello alla politica di Italia Nostra Sicilia, Sardegna e Calabria dopo Harris

L'evento calamitoso che ha colpito la Sicilia orientale, la Calabria e la Sardegna tra il 19 e il 21 gennaio scorsi non è stato solo un'emergenza meteorologica, ma un severo esame di realtà per il nostro Paese”. Questo l’incipit della “Lettera aperta”, che i Presidenti regionali di Italia Nostra Sicilia, Sardegna e Calabria hanno inviato il 30 gennaio al Governo ed ai Presidenti delle tre Regioni. La missiva era stata preceduta da un Appello e da una nota di analogo tenore, inviati il 25 gennaio da Italia Nostra Sicilia ed il 28 gennaio da Edoardo Croci, presidente nazionale di Italia Nostra.  



Superfluo anche un accenno agli effetti disastrosi del ciclone Harris, dopo le funeste immagini televisive, che documentano le ferite inferte ai territori e lo strazio di popolazioni che in un batter d’ali hanno visto annichilirsi ricordi e sacrifici.

Il J’ACCUSE è tanto ovvio quanto in-audito! I tre scritti puntano il dito contro gli abusi sul suolo (pur segnalati da ISPRA), il reiterarsi di condoni e sanatorie, l’incapacità manifesta di una Governance territoriale, una miscela deflagrante innescata da interessi speculativi, clientelismi politici, colpevole ignoranza. Gli evocati cambiamenti climatici finiscono così per assumere i contorni di un’esigua foglia di fico, dietro la quale celare quelle responsabilità, che una immutevole classe politica tenta di stornare volando o presenziando.

Se il nesso di causalità tra calamità naturali e follia antropica è irrefutabile, sperare nella palingenesi della transizione verde, nel cui nome pur si massacrano territori e comunità, è pura antinomia. Il principio dell’inerzia sistemica indotta dagli impatti antropici sull’ambiente rende cieca ogni speranza! E’ beffa di questi giorni il destino avverso toccato in sorte a quelle Regioni chiamate a dare il contributo più alto nella transizione energetica. 

Né un così cupo scenario distoglie dal traccheggiare sull’uso dei fondi per il Ponte sullo Stretto, opera di lapalissiana insostenibilità ambientale, sociale ed economica. La gattopardesca previsione di un vano futuro conferma ancora una volta l’immutabile drammaticità di un tragico presente! 

Da qui la disperata iniziativa dei tre appelli, pur nella disperante convinzione di una caducità auditiva quali “voces in deserto clamantes!”

I documenti inoltrati da visionare e/o scaricare:

Appello di Italia Nostra Sicilia

Lettera del presidente nazionale di Italia Nostra

Lettera aperta di Italia Nostra Calabria, Sardegna e Sicilia 

sull'argomento 

Altreconomia - Il ciclone Harri e quel silenzio imbarazzante della politica sul consumo di suolo lungo le coste

L'Unione Sarda - La Sardegna devastata dal Ciclone Harry: la notizia sui siti di tutto il mondo

Il Post - Una settimana dopo il Ciclone Harry

La C news24 - Ciclone Harry, danni anche alla cultura in Calabria: colpite la villa romana di Casignana e la porta di terra a Isola 





giovedì 11 dicembre 2025

Nuovo D.L. aree idonee: ancora aggressioni al paesaggio e consumo di suolo

Gli emendamenti proposti da Italia Nostra Sardegna 

Italia Nostra Sardegna ha presentato una memoria all’8ª Commissione del Senato sull'art. 2 del Decreto Legge 175/2025 - Decreto transizione 5.0 e Aree Idonee - riguardante l’ubicazione degli impianti industriali per la produzione di energia rinnovabile, nella quale critica il decreto e l’attuale normativa sulle FER, in quanto favorisce iniziative speculative orientate all’estrazione di risorse, con ricadute negative su ambiente, paesaggio e identità locali. 



La mancanza di una reale governance territoriale ha già consentito la proliferazione indiscriminata di impianti che occupano e degradano ampie superfici, mentre le numerose richieste di connessione presentate a TERNA stanno “ipotecando” ulteriormente i territori, in vista di possibili future deregolamentazioni in grado di eludere le valutazioni ambientali. I report di TERNA evidenziano inoltre una marcata sproporzione tra i nuovi progetti — in particolare quelli superiori ai 10 MW — e gli obiettivi nazionali di capacità produttiva al 2030.

Richieste di connessione di impianti FER


Diverse regioni del sud Italia compresa la Sardegna possono raggiungere senza difficoltà l’obiettivo di potenza previsto dal burden sharing grazie agli impianti già autorizzati o in fase di autorizzazione, purché vengano annullati quelli situati in aree non idonee o contrari alle norme regionali. Le numerose autorizzazioni rilasciate derivano da procedure di deregolamentazione prive di pianificazione territoriale.

La memoria presentata evidenzia inoltre un forte squilibrio territoriale nella distribuzione degli impianti FER, concentrati soprattutto nel Centro-Sud, con impatti crescenti sul territorio rurale e agro-pastorale. Per questo motivo si auspica un intervento legislativo che ripristini equilibrio, tuteli le economie locali e garantisca decisioni indipendenti dalle pressioni delle lobby. 

Richieste di connessione per la Sardegna


Al fine di una proficua collaborazione sono stati segnalati, alla Commissione del Senato e ai senatori eletti in Sardegna, alcuni punti critici da correggere nel decreto chiedendo nel contempo di respingere eventuali emendamenti che aggraverebbero ulteriormente la già preoccupante situazione di deregulation.

Tra gli emendamenti proposti, i principali riguardano:

  • Una definizione più precisa delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti energetici, con l’esclusione definitiva di quelle non classificate come idonee. 

  • Si propone di limitare gli impianti nelle aree demaniali e pertinenziali solo alle superfici già impermeabilizzate (come tetti e parcheggi). 

  • Per il buffer di 500 metri attorno alle aree industriali si chiede che gli interventi siano ammessi esclusivamente su aree già degradate e accompagnati da una clausola chiara che escluda i buffer attorno agli impianti da fonti rinnovabili in zona agricola.

  • Riguardo all’agrivoltaico, si richiede l’introduzione di limiti rigidi e non negoziabili, tra cui la riduzione della quota di fatturato agricolo derivante dall’energia e l’abbassamento del range nazionale allo 0,4–1,5%. 

  • Si propone inoltre di consentire impianti nelle aree UNESCO e Natura 2000 solo per autoproduzione o Comunità Energetiche. 

  • Infine, si evidenzia la necessità di rimodulare gli incentivi per evitare eccessiva saturazione del territorio e favorire il recupero di aree già compromesse.


    Clicca qui per visionare o scaricare la memoria presentata da Italia Nostra Sardegna 


    sull'argomento un articolo del presidente regionale di Italia Nostra Sardegna


    Nelle more della trasformazione in legge del DL DECRETO-LEGGE 21 novembre 2025 , n. 175 recante Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili” Italia Nostra Sardegna ha  proposto un documento di “ Memoria e richiesta di emendamenti in sede procedurale”.

    L’appello è stato inviato all’8ª Commissione permanente del Senato della Repubblica oltre che ai Ministeri della Cultura e dell’Agricoltura, alla Giunta Regionale, nonché rivolto anche ai Senatori eletti in Sardegna. Un documento analogo è stato inoltrato ai medesimi destinatari da numerose altre Associazioni ambientaliste della penisola con riferimento alle rispettive Regioni di competenza.

    Come è noto l’iter legislativo e giudiziario connesso alla definizione e individuazione delle c.d. Aree Idonee è stato lungo e tormentato e ad oggi tutt’altro che concluso. La Direttiva Europea RED II risale al 2018 ed introduceva meccanismi di semplificazione procedurali di snellimento per l’insediamento delle Rinnovabili. Recepita con notevole ritardo dal dlgs.199/2021 (Decreto Draghi), all’art.20 venivano stabiliti criteri di individuazione e obbligo della mappatura delle Aree idonee, nonché il rinvio ad un decreto attuativo che vedeva la luce solo dopo tre anni (D.M. MASE del 21 giugno 2024) con un passaggio per le intese alla Conferenza Stato-Regioni.  Definita la legislazione quadro, alle Regioni restava il compito di varare la normativa concorrente con margini di discrezionalità quasi nulli, considerati i limiti imposti dalle norme statali. La Regione Sardegna vi provvedeva comunque con la LR 20/2024, provvedimento che veniva puntualmente impugnato dal Governo per supposti visi di legittimità costituzionale. Nello stesso tempo il TAR del Lazio, in un pronunciamento in merito ad un ricorso di una società, invitava il Governo ad intervenire per una più chiara definizione dei criteri per la individuazione delle Aree Idonee. Ne è scaturito il DL 175/25, ancora in itinere ed oggetto delle richieste emendative, con il quale il Governo ha non solo resi praticamente nulli gli esigui margini di intervento concessi alle Regioni e imponendo una revisione delle normative già approvate, ma facendo rientrare nella categoria della idoneità ampie porzioni di territori non previsti nell’art.20 del decreto Draghi.

    Il primo degli emendamenti richiesti da Italia Nostra concerne appunto le violazioni dei principi di sussidarietà, di autonomia e di leale collaborazione richiamati dalla Costituzione, a cui dovrebbero ispirarsi i rapporti tra Stato e Regioni, in particolare per Enti costituzionali ad autonomia differenziata. L’iter procedurale che ha condotto alla introduzione delle Aree idonee nell’abnorme dilatazione dei tempi per l’emanazione della legge quadro e distorcendo fondamentali diritti costituzionali, rivela una chiara strategia volta a lasciare mano libera alle lobby delle rinnovabili nell’accaparramento dei territori e nel loro sfruttamento a fini speculativi. 

    Ne è un palese esempio l’oggetto dell’emendamento al punto 4) con il quale si chiede di rivedere la disposizione, che, in violazione dell’art.14 dello Statuto sardo che stabilisce il passaggio alla Regione dei beni demaniali non in uso, dichiara tali aree idonee agli impianti.

    Numerosi sono gli emendamenti inerenti la dichiarazione di idoneità per le aree agricole come quelle prossime agli insediamenti industriali, adiacenti le autostrade, la diffusione indiscriminata dell’agrivoltaico ed in particolare l’imposizione del limite minimo dello 0,8% della superficie agricola utilizzabile (SAU), che applicato alla Sardegna, per le caratteristiche del territorio e la scarsa densità abitativa, porterebbe ad una occupazione di oltre 9.000 ha. Si evita di calcolare le conseguenze in termini di superficie agricola sacrificabile nel caso si dovesse raggiugere il limite massimo pari al 3%!

    Ulteriore richieste di emendamenti riguardano questioni di semplificazioni procedurali che impongono tempi contingentati impossibili da rispettare considerata la complessità delle procedure di VIA e la valanga di progetti presentati.  Tali forme di deregulation, surrettiziamente legate al raggiungimento degli obiettivi PNIEC, di fatto sono causa di superficialità nell’esame della documentazione e inducono pressioni inaccettabili sugli organi decisori.

    Non ci si illude sulla possibilità di ascolto a livello politico delle istanze avanzate dal mondo ambientalismo, ma il nostro compito si conferma quello di porre la classe politica di fronte alle proprie responsabilità nell’assunzione di scelte che pesano in modo irreversibile sul destino dei territori. Varando norme dettate dalla volontà di imporre un centralismo di ispirazione autoritaria, si palesa ancora una volta la volontà di minare i principi inviolabili della democrazia sanciti dalla nostra Costituzione.

    ulteriori riferimenti

    Salviamo il paesaggio -  A pochi giorni dalla pubblicazione del D.L. 175/2025 su Transizione 5.0 e aree idonee, arrivano ulteriori aggiornamenti al D.Lgs. 190/2024 Testo Unico Rinnovabili.

    Kalaritanamedia.it - La Regione presenta emendamenti al decreto energia

    Salviamo il paesaggio - Truffa incentivi fotovoltaico: quando l'agricoltura è solo una facciata