sabato 11 luglio 2026

Il metanodotto per Portovesme è un’opera anacronistica. Sospendere la V.I.A.

Italia Nostra Sardegna ha depositato oggi un formale atto di osservazioni al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per chiedere la sospensione o il rigetto della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA relativa alla “Derivazione per Portovesme e Allacciamento Eurallumina”, parte del più ampio progetto di metanizzazione della Sardegna. Nel documento l’associazione contesta l’infrastruttura sotto molteplici profili, a partire dalla prematurità della procedura, avviata mentre è ancora in corso la consultazione pubblica indetta da ARERA (Documento 135/2026/gas), i cui esiti potrebbero ridimensionare o persino escludere la necessità dell’opera. Allo stesso modo, il metanodotto viene valutato separatamente dalla nave rigassificatrice (FSRU) a cui è funzionalmente legato, violando il principio – sancito dal Consiglio di Stato – che impone una valutazione integrata degli impatti cumulativi.  



Il quadro normativo di riferimento, inoltre, è radicalmente mutato: il DPCM 10 settembre 2025, che giustificava l’infrastruttura come ponte per l’abbandono del carbone entro il 2028, è stato superato dal “decreto bollette” (D.L. 21/2026), che proroga l’uso del carbone fino al 2038, facendo venire meno ogni urgenza. La stessa Terna ha escluso la necessità del gas per la sicurezza elettrica della Sardegna nel medio periodo. A ciò si aggiunge il profilo economico: per il solo tratto Centro-Sud, l’investimento ammonta a circa 540 milioni di euro, ma quasi tutta la domanda di gas prevista è destinata alla raffineria Eurallumina di Portovesme, inattiva dal 2009. “Subordinare un’infrastruttura pubblica da mezzo miliardo al fabbisogno di un impianto chiuso da 17 anni è rischioso e ingiustificato”.

Italia Nostra richiama inoltre le posizioni contrarie già espresse dal Comune di Villacidro, dalla stessa Presidente della Regione Sardegna e da diverse associazioni, e ribadisce che l’“opzione zero” non è una rinuncia, ma una strategia concretamente percorribile basata su diverse fonti di energia, efficienza e risparmio energetico e una nuova politica industriale che supporti attività a basso consumo energetico, come sostenuto da validi studi tecnici. Per tutte queste ragioni, l’associazione ha chiesto al Ministero dell’Ambiente di rigettare o sospendere la procedura di VIA per la derivazione Portovesme-Eurallumina, rinviando ogni decisione agli esiti della consultazione ARERA e attivando una valutazione integrata e aggiornata che consideri le alternative compatibili con gli obiettivi europei di neutralità climatica.



Dobbiamo invece registrare l'inganno del "metano come transizione" che sorregge l’intero impianto del Piano Energetico Ambientale Regionale (PEARS).

Piano basato sul metano definendolo "di transizione". Ma c'è una differenza abissale tra "transizione" e "permanenza":

  • La transizione vera (quella compatibile con l'Opzione Zero) durerebbe massimo 10-15 anni, utilizzando il gas esistente solo per la stabilizzazione della rete, senza costruire nuove infrastrutture fisse (gasdotti o rigassificatori) che richiedono 30-40 anni di ammortamento.

  • La transizione falsa (quella del Piano) è quella che prepara un uso intensivo per decenni.Approvare un Piano che punta sul metano oggi significa bloccare gli investimenti sugli accumuli e sull'efficienza, perché le risorse pubbliche e i capitali privati vengono dirottati su terminali e rigassificatorirealizzazione dei gasdotti e probabilmente centrali a ciclo combinato. È un lock-in (effetto trappola): tra 15 anni, quelle infrastrutture saranno ancora lì a chiedere di essere ripagate, costringendo a bruciare gas anche quando saranno mature soluzioni energetiche più economiche.

L'Opzione Zero non è un'utopia green, è un piano industriale concorrente rispetto a quello del gas. La Giunta, scegliendo il metano, non sta facendo "un passo intermedio", ma sta scommettendo contro l'innovazione. La vera maturità dell'Opzione Zero sta proprio nell'aver previsto che il gas, se usato "intensivamente per decenni", diventa un costo affondato (sunk cost) che rallenta la competitività del sistema regionale nei prossimi 20 anni.

Clicca qui per scaricare la sintesi delle osservazioni presentate


Sull'argomento











lunedì 29 giugno 2026

Ambiente e pace: associazioni e sindacati in piazza il 2 luglio contro l’autorizzazione alla fabbrica di armi RWM e la deriva militarista della Regione


Sit-in sotto il Consiglio Regionale per chiedere un incontro e denunciare le gravi violazioni ambientali e il sostegno della Giunta alla produzione bellica nel Sulcis

Cagliari, 29 giugno 2026 – Un fronte ampio di associazioni ambientaliste, sindacali e pacifiste ha indetto un sit-in di protesta per il prossimo giovedì 2 luglio, a partire dalle ore 10, sotto il Palazzo del Consiglio Regionale della Sardegna. La mobilitazione nasce per denunciare le gravi conseguenze del decreto n. 34147 del 17 febbraio 2026, con il quale il Commissario ad acta ha rilasciato l’autorizzazione ambientale (VIA ex post) alla RWM Italia S.p.A., azienda operante nei comuni di Domusnovas, Iglesias e Musei.

In una lettera aperta indirizzata al Presidente del Consiglio Regionale e ai Capi Gruppo, le organizzazioni firmatarie esprimono forte preoccupazione per la scelta della Giunta regionale di non pronunciarsi direttamente sulla richiesta di VIA, demandandola a un Commissario ad acta. Tale decisione, considerata dagli scriventi un atto politico e istituzionale di rilevante gravità, ha di fatto compresso l’autonomia regionale e leso il principio di legalità, sostenendo le ragioni della multinazionale degli armamenti anche dinanzi al TAR Sardegna.

Le associazioni ricordano che la RWM Italia ha gestito lo stabilimento per circa nove anni in assenza di un valido titolo autorizzatorio ambientale, producendo esplosivi, munizioni e ordigni, continuando nel contempo ad ampliare e modificare l’impianto. Nonostante le prescrizioni del decreto commissariale, la società prosegue nella sua politica di espansione, ottenendo ulteriori autorizzazioni dai Comuni per interventi edilizi e impiantistici che a nostro avviso avrebbero invece richiesto la dovuta attenzione per verificarne l’assoggettabilità a una eventuale nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale.

Nella lettera al Presidente del Consiglio Regionale e ai Capi Gruppo denunciamo che la politica industriale per il sud della Sardegna è di fatto determinata da soggetti esterni e orientata verso la militarizzazione del territorio e la produzione bellica. Si tratta di una deriva che si traduce nell’ampliamento di uno stabilimento già dichiarato abusivo dal Consiglio di Stato, con lo scopo dichiarato di triplicare la produzione di esplosivi destinati a bombe per aerei, proiettili per artiglieria e droni killer di progettazione israeliana, attualmente utilizzati anche nei teatri di guerra. 


Il sit-in del 2 luglio sarà un'occasione di sensibilizzazione e informazione pubblica, ma anche di pressione istituzionale: nella lettera si è chiesto formalmente un incontro con il Presidente del Consiglio Regionale e con i Capi Gruppo per richiamare l’attenzione dell’Assemblea sulla gravità della vicenda e sulle sue rilevanti conseguenze ambientali, sociali e politiche, con l’obiettivo di fermare l’appoggio acritico della Regione Sardegna alle ragioni del riarmo e della guerra, a cominciare dai favori concessi alla multinazionale Rheinmetall.


L’iniziativa è promossa da: 

Italia Nostra Sardegna, Movimento Nonviolento Sardegna, Associazione A Foras, USB Sardegna, Assotziu Consumadoris Sardigna, Comitato Riconversione RWM, Confederazione Sindacale Sarda, Cagliari Social Forum, ANPI Cagliari e Cobas Cagliari, Comitato su Entu Nostu Sanluri, Assemblea Permanente Villacidro, PCI Sardegna, Federazione Giovanile Comunista Italiana, - Sardegna, CGIL Le Radici del Sindacato


sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Caso RWM: i pareri tecnici non siano alibi per le scelte politiche

Italia Nostra Sardegna - Lettera aperta alla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde

Italia Nostra Sardegna - RWM: la Regione schierata con l'azienda, il TAR decide la sospensione il 27 maggio


Start Magazine - Il sit-in contro Rheinmetall in Sardegna riaccende i guai di Todde

ANSA - Sit-in antimilitarista a Cagliari contro la fabbrica di armi

Sbircia La Notizia - Cagliari, il 2 luglio la piazza dice no al via libera per RWM

Contropiano - Cagliari. Giovedì manifestazione alla Regione contro la RWM e le produzioni belliche

Report Sardegna 24 - Associazioni e sindacati in piazza il 2 luglio contro l'autorizzazione alla fabbrica di armi Rwm e la deriva militarista della Regione

L'Unione Sarda - Rwm, protesta in Consiglio Regionale contro il via libera all'espansione dello stabilimento 

Radio Popolare - Pacifisti e ambientalisti contro il raddoppio degli impianti della fabbrica di armi RWM

Ajò Noas - RWM: Sit-in davanti al Consiglio Regionale, chiesto un incontro a presidente e capi gruppo

Cagliari Today - RWM, sit-in contro la fabbrica di bombe: "La Regione deve scegliere da che parte stare"

Cagliari Today - Rwm, scoppia la protesta a Cagliari: giovedì 2 luglio associazioni e sindacati sotto il Consiglio Regionale

La Provincia del Sulcis Iglesiente - Ambiente e pace: associazioni e sindacati in piazza il 2 luglio contro l'autorizzazione alla fabbrica di armi Rwm, sit-in sotto il Consiglio Regionale

Pressenza - No alla militarizzazione del sud Sardegna. Si al territorio, all'ambiente e alla pace

Il Minuto - Ambiente e pace: mobilitazione il 2 luglio contro la fabbrica di armi RWM

Algherolive - Protesta a Cagliari contro la RWM e la deriva militarista della Regione: sit-in sotto il Consiglio

Sardegnagol - Servitù militari in Sardegna: il Co.Mi.Pa. boccia il calendario delle esercitazioni nei quattro poligoni dell'isola





domenica 28 giugno 2026

Un successo di comunità: Santu Antiogu Becciu tra cultura, territorio e resistenza

La chiesa recuperata

C’è un angolo della Sardegna, nella storica regione della Marmilla, dove il tempo sembra essersi fermato per un motivo speciale. È il luogo che ospita la chiesetta campestre di Sant’Antioco, un piccolo gioiello che, grazie alla passione dei cittadini, ha ritrovato nuova vita.

Tutto è cominciato nel 2014, quando un gruppo spontaneo di abitanti di Sanluri e Villanovaforru ha deciso di unire le forze per ridare dignità a questa antica chiesa. Anni di lavoro, sudore e dedizione volontaria hanno riportato l’edificio al suo antico splendore, restituendo alla comunità un luogo sacro per il culto del patrono della Sardegna e trasformando l’area circostante in un parco ambientale. Oggi, quello spazio non è solo un posto per una scampagnata, ma un vero e proprio punto d’incontro per momenti culturali e di socializzazione.

Ma il comitato “Santu Antiogu Becciu” non si è fermato qui. Da anni è in prima linea per difendere il territorio della Marmilla dalle speculazioni, in particolare dal proliferare di impianti eolici che minacciano di stravolgere il paesaggio.

Proprio ieri sera, in un’atmosfera carica di emozione, il comitato ha voluto fare un gesto simbolico di grande valore. Durante un incontro nell’area adiacente alla chiesetta, alla presenza di numerosi soci, è stata consegnata a Italia Nostra Sardegna la tessera di sostenitore numero 500. 


Un numero che non è solo un traguardo, ma un vero e proprio atto d’amore, suggellato da un attestato di merito che recita:

L’OPERA di Santu Antiogu becciu conferisce ATTESTATO DI MERITO a ITALIA NOSTRA Sardegna per aver contribuito con il suo impegno alla tutela dell’antica chiesa di Sant’Antiogu becciu e del suo territorio e per le sue azioni a difesa del territorio della Sardegna.



A ritirare il premio è stato 
il segretario di Italia Nostra Sardegna, che a nome dell’associazione ha accolto il riconoscimento con estrema gratitudine. Nel suo intervento, ha voluto ringraziare il comitato e le intere comunità di Sanluri e Villanovaforru per l’impegno costante e la capacità di mettere a valore il proprio patrimonio culturale.

Un pensiero speciale è andato anche ai tanti volontari che, giorno dopo giorno, fanno leva sulla loro identità per difendere la cultura, il paesaggio e i beni storici dell’Isola. Un impegno che vede l’Associazione mobilitata per resistere alle continue aggressioni e invasioni che minacciano la nostra terra.

Una storia, quella di Santu Antiogu Becciu, che dimostra come la bellezza e la cultura possano essere le armi più potenti per proteggere il futuro della Sardegna.

Il rudere della chiesa precedente all'intervento di recupero


Unione Sarda 30 giugno 2026





mercoledì 10 giugno 2026

CASO TAVOLARA BAY A CALA FINANZA: NO AL GRIMALDELLO DELLE ZES.

STATO E REGIONE DIFENDANO IL PAESAGGIO E L’AMBIENTE.


Italia Nostra Sardegna,
in merito al progetto presentato dalla società italo-brasiliana Tavolara Bay s.r.l. sul litorale di Cala Finanza (Loiri Porto San Paolo), esprime una ferma e totale condanna verso una manovra urbanistica opaca, tesa a scardinare le norme di tutela delle coste sarde ed a defraudare la Sardegna delle prerogative costituzionali e statutarie.

La salvaguardia di una delle aree a più alto pregio ambientale della Gallura, situata a ridosso dell'Area Marina Protetta di Tavolara, non può essere soggetta a cedimenti di amministratori locali, a stravolgimenti normativi da parte di Strutture di Missione, ad imposizioni governative lesive dell’autonomia regionale.


L'assalto ai 300 metri: un danno irreversibile

Si evidenzia che il progetto ricade integralmente all’interno della fascia di massima tutela dei 300 metri dalla battigia, un’area ad altissima valenza paesaggistica, tutelata con molteplici vincoli, dove leggi statali e il Piano Paesaggistico Regionale vietano tassativamente ogni tipo di edificazione.

Il pretesto della valorizzazione turistica non può giustificare la progressiva privatizzazione e cementificazione della macchia mediterranea di Punta La Greca e dell’insenatura di Cala Sedalis.


L'opacità delle varianti e lo "scudo" della ZES Unica

Denunciamo inoltre con forza il tentativo di sfruttare i canali semplificati da parte della Struttura di Missione ZES per far passare una variante urbanistica di fatto, fondata sull’assunto surreale che un ampliamento edilizio, in punto di diritto abusivo, si possa trasformare d’incanto in un intervento di mistificata promozione economica e sociale.

L’Autorizzazione Unica ZES n. 74 rilasciata a febbraio, ignorando i pareri negativi delle Istituzioni presenti (Stato, Regione, Provincia e Comune) espressi in ben 4 Conferenze di servizi, viene usata come grimaldello per aggirare la pianificazione regionale, introducendo un cambio di destinazione ad uso ricettivo e un ampliamento volumetrico in piena Zona H2 di salvaguardia urbanistica-ambientale, in aperta e palese violazione dell’art. 9 della costituzione.




Il valore invalicabile del diritto: Costituzione e Autonomia

La battaglia legale ed istituzionale si gioca sul rispetto dei pilastri giuridici della Repubblica, demoliti dall'incomprensibile via libera del Consiglio dei Ministri, che ha respinto l'opposizione sarda, ponendo in atto il tentativo di scardinare l’autonomia statutaria della Regione e di sovvertire l’ordinamento costituzionale. Ricordiamo in proposito che:

- La tutela del paesaggio è un principio supremo sancito dall'Articolo 9 della Costituzione. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio assegna al Ministero della Cultura e alle sue Soprintendenze un ruolo ispettivo e di vincolo invalicabile, che nessuna deroga ZES ha il potere di neutralizzare.

- Lo Statuto Speciale attribuisce alla Regione Sardegna non solo la competenza primaria e l'autonomia legislativa in materia di Urbanistica e Governo del territorio, ma anche competenze in materia di Tutela del Paesaggio e dell’Ambiente. Difendere Cala Finanza significa difendere il piano paesaggistico regionale (PPR) da aggressioni e decisioni estranee al benessere delle comunità locali.


Il ruolo del fronte civico

Italia Nostra intende schierarsi al fianco della Regione Sardegna, anche in un futuro giudizio, supportando ogni ricorso e azione di resistenza legale, e sarà sempre in prima linea, insieme ai Comitati e alle Associazioni Ambientaliste.

Non permetteremo che le coste galluresi e isolane vengano sfregiate e sottratte alla fruizione collettiva in nome di un modello di sviluppo infausto, fallimentare e predatore.


sull'argomento

Italia Nostra - Cala Finanza, precedente pericoloso: no all'uso delle ZES per aggirare la tutela del paesaggio

Il Manifesto Sardo - Fermiamo l'assalto speculativo a Cala Finanza

L'indipendente - Tavolara (Sardegna): autorizzato un resort in un'area protetta ignorando vincoli e proteste

Sardegna che Cambia - Cala Finanza: ok del Governo al mega resort di lusso in un area protetta dove non si può costruire

Il Minuto - Cemento a Cala Finanza: Italia Nostra accusa, "Il Governo usa la ZES come grimaldello sulle coste"

Italpress - Cala Finanza, Todde: "Le leggi della Sardegna non si possono aggirare, difenderemo le prerogative della nostra autonomia"

Adnkronos - Sardegna Albania 2.0? Scoppia il caso per il resorto di lusso Tavolara Bay

Greenreport - La Sardegna come l'Albania: cemento di lusso in un'area di salvaguardia tra Cala Finanza e Punta la Greca

Sardegna gol - Cala Finanza, Italia Nostra all'attacco: "La ZES usata come grimaldello per cementificare le coste sarde" 

Gallura oggi - Cala Finanza, il cemento sul mare finisce in parlamento

Sardiniapost - Hotel a 5 stelle a Cala Finanza, Italia Nostra: "Non permetteremo che le nostre coste vengano sfregiate da un modello di sviluppo predatore"

Sardiniapost - Cemento a Cala Finanza, Italia Nostra: "Il nuovo insediamento compromette l'ambiente e non porta sviluppo" 

Sardiniapost - Hotel a 5 stelle a Cala Finanza, Todde: "Le nostre coste sono patrimonio pubblico, non spazi vuoti da riempire"

La Nuova Sardegna - Cala Finanza, il caso arriva in parlamento: "Inaccettabile il si del governo al progetto"

La Nuova Sardegna -  Cala Finanza, nuovo scontro tra minoranza e il sindaco sul progetto Tavolara Bay 

Gallura oggi - La Regione annuncia il ricorso contro il progetto a Cala Finanza