lunedì 17 giugno 2019

RWM: il 19 giugno sit-in davanti al TAR Sardegna

Lavori di ampliamento in corso
In concomitanza con l'udienza del TAR Sardegna di mercoledí 19 giugno p.v., a partire dalle ore 9.30 in piazza del Carmine a Cagliari, le associazioni, i comitati e i cittadini che hanno presentato e sostenuto il ricorso davanti al TAR contro la RWM Italia spa organizzano un sit-in per manifestare l'attenzione e l'opposizione della comunità sarda verso la fabbrica che distrugge il territorio, inquina l’ambiente e produce strumenti di morte.
I giudici del TAR Sardegna sono chiamati a pronunciarsi sul corposo ricorso presentato contro: 1)  alcune delle numerose autorizzazioni rilasciate dal Comune di Iglesias alla RWM Italia spa per l’ampliamento dell’impianto di produzione di bombe ed esplosivi; 2) la delibera della Giunta Regionale del gennaio scorso che ha negato l’assoggettabilità a VIA del Campo Prove R140; 3) il parere paesaggistico favorevole rilasciato dal competente ufficio regionale per il paesaggio; 4)  l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata dalla provincia Sud Sardegna e 5) il mancato adeguamento del Piano per le Emergenze Esterne, scaduto da oltre 4 anni e mai rinnovato. L’udienza del 19 dovrebbe rappresentare la fase finale del procedimento segnato dalle numerose memorie, controdeduzioni e relazioni presentate in questi mesi dallo studio degli avvocati Pubusa e dalle avvocature dello Stato e della Regione, dai legali di comune ed RWM. 
La RWM si amplia fin dentro la città di Iglesias
Nonostante il ricorso pendente e i numerosi motivi di illegittimità sollevati, la società prosegue indisturbata nell’opera di stravolgimento del territorio, senza nessun rispetto dei luoghi (e neppure dei giudici che fra qualche giorno dovranno pronunciarsi), forte delle numerose opere autorizzate dall’ufficio SUAP di Iglesias, senza che ci sia stato neppure il coinvolgimento del Consiglio Comunale e con l’esclusione dei cittadini e dei portatori di interesse dalle scelte che condizioneranno la comunità per i prossimi decenni. Tutto questo avviene in aperta violazione della normativa di sicurezza (il Piano di Emergenza Esterna dello stabilimento è fermo al 2012 ed è ancora fermo a un'ipotesi di produzione prevalentemente civile!) con gravi rischi per la popolazione residente.
La richiesta che avanzano i ricorrenti è quella di fermare subito l’ampliamento dello stabilimento, di riportare l’intero processo decisionale nell’ambito della legalità e nell’alveo delle norme europee, italiane e della regione Sardegna in materia di impianti industriali inquinanti e pericolosi, ricorrendo alla procedura tecnica e democratica stabilita dalla legge che è appunto la Valutazione di Impatto Ambientale, anche al fine di chiarire i numerosi dubbi sollevati nei ricorsi dalle Associazioni ricorrenti, ma confermati anche dalla Regione Sarda e dalla stessa RWM nelle contraddittorie memorie presentate al TAR. 
Ricorrenti                                                           Sostengono il Ricorso
Italia Nostra                                               CSS  e Cobas
Comitato Riconversione RWM                  Cagliari Social Forum
USB                                                           Comitato Rimettiamo le Radici
Arci Sardegna                                            Partito Comunista Italiano
Assotziu Consumadoris Sardigna              Movimento Non Violento
Legambiente Sardegna                              Amnesty International

sabato 8 giugno 2019

Gli ambientalisti sardi scrivono alla Regione: basta carbone, il futuro rinnovabile è possibile

I rappresentanti delle associazioni ambientaliste Carmelo Spada per il Wwf, Graziano Bullegas per Italia Nostra Sardegna, Stefano Deliperi per il Gruppo di intervento Giuridico, Francesco Guillot per la Lipu, Daniele Solinas per il Codacons e Domenico Scanu per Medici per l’Ambiente - ISDE hanno inviato una lettera al Presidente della Giunta Cristian Solinas, all’Assessore all’Industria della Ras Anita Pili e all’assessore all’Ambiente della Ras Gianni Lampis per sottolineare che: “l’anacronistica mobilitazione di politici e sindacati sardi per impedire la phase out delle centrali a carbone della Sardegna, stabilita lo scorso novembre dal decreto 430 del ministero dell'Ambiente, è in continuità con gli scioperi e le proteste in corso per la riapertura degli impianti industriali di Portovesme. attività antieconomiche e fortemente inquinanti che negli anni hanno condizionato la vita dell’intero Sulcis-Iglesiente, hanno desertificato e inquinato, hanno creato una situazione sanitaria tra le più critiche e preoccupanti della Sardegna e disincentivato la nascita di attività economiche sostenibili e di economia circolare”. Inoltre i rappresentanti delle sei associazioni hanno rimarcato che: “i “costi esterni”, cioè i costi sanitari relativi alle malattie e ai morti prematuri legati alle emissioni inquinanti con ricaduta locale, pur essendo richiesti dalla programmazione europea, non vengono calcolati. La scarsa conoscenza di tali tematiche è sconcertante e al tempo stesso inaccettabile in uno stato civile in cui si deve tutelare il benessere dei propri cittadini”.
I rappresentanti delle associazioni ambientaliste incalzano: “la Sardegna non si smentisce mai, è sempre in ritardo come sostiene Bachisio Bandinu nel suo libro “Noi non sapevamo”; è stata in ritardo rispetto alle scellerate scelte dell’industrializzazione petrolchimica, pagando un altissimo prezzo in termini di inquinamento e di salute dei cittadini e dell’ambiente, lo è ancora oggi nella scelta di costruire in Sardegna un inutile metanodotto e prosegue con questa battaglia di retroguardia per impedire la chiusura delle centrali a carbone il cui stop è previsto per il 31 dicembre del 2025.” 
Gli ambientalisti sardi continuano nella loro dissertazione indirizzata ai rappresentanti delle istitu- zioni regionali: “La decisione che si va delineando di spostare al 2030 la scadenza non risolve il problema, semmai lo aggrava, nel momento in cui esiste uno stretto legame tra le centrali inquinanti e le industrie energivore altrettanto inquinanti. Decidere oggi di chiudere le centrali a carbone signi- fica scegliere contestualmente di non riaprire la raffineria di bauxite della Eurallumina e l’impianto di produzione di alluminio ex Alcoa, oggi Syder Alloys. Inoltre l’alternativa al carbone non può certo essere affidata ad un altro combustibile fossile come il gas, comunque inquinante e non sostenibile, che necessiterebbe di un’obsoleta e costosa infrastruttura il cui costo dovrà essere pagato per intero dai sardi nelle loro bollette” - e affermano - : Decidere di accettare la sfida imposta dalla phase out, dall'Accordo di Parigi sul clima del 2015 (Cop 21), dalla Comunità Europea e dall’Agenda dell’ONU per lo sviluppo sostenibile significa incominciare da subito, in questi 5 anni e mezzo che ci separano dal 2025, a pianificare e attivare scelte economiche mirate alla riconversione delle fabbriche antieconomiche ed energivore che hanno vissuto negli anni grazie a un continuo drenaggio e sperpero di denari pubblici e senza alcuna garanzia per il futuro”. 
Per i rappresentanti di Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e Medici per l’Ambiente ISDE: “Il vero lavoro non può essere quello di riprendere a inquinare ma intraprendere le bonifiche dei siti altamente inquinati dei Sin del Sulcis-Iglesiente, di Porto Torres, della Maddalena e dei poligoni militari. Solo una minima parte delle bonifiche risulta portata a termine o iniziate, stupisce che non si alzi la voce per chiedere occupazione in tal senso con interventi che garantirebbero lavoro duraturo perché tanto è il lavoro da fare nella direzione di un futuro sostenibile per la Sardegna, la qualità della vita e la salute dei sardi”. 

Le associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e l’associazione Medici per l’Ambiente ISDE insieme ai Comitati, i ragazzi di Fridays For Future e numerosi esperti, da tempo criticano il sistema energetico isolano basato essenzialmente sulle energie di origine fossile e nel contempo presentano proposte alternative e concrete perché la Sardegna abbandoni le energie fossili e diventi la prima regione europea Zero CO2 e propongono che i finanziamenti finalizzati alla metanizzazione della Sardegna siano dirottati verso soluzioni alternative, concrete e attuabili per l’isola, basate essenzialmente sul risparmio e sull’incremento dell'efficienza energetica e la au- toproduzione distribuita e condivisa di energia da fonte rinnovabile seguendo le strategie per lo svi- luppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e quella nazionale del 2017. 
“Il percorso ottimale - concludono gli ambientaliste sardi - che deve seguire la Sardegna è quello di ridurre significativamente il surplus energetico (oggi del 35% circa), di attivare significative poli- tiche di efficientamento, di risparmio energetico e di supporto all’autoconsumo, come indicato dalla nuova Direttiva Europea del 24 dicembre 2018 sulle rinnovabili RED II (Renewable Energy Directive) statuendo il primo riconoscimento giuridico dell'autoconsumo e delle Comunità Energetiche che consente finalmente la produzione, l'accumulo e la vendita di energia secondo un modello da uno a molti (one to many). Modello efficacemente applicato in Sardegna nei comuni di Benetutti e Berchidda e in Italia dalla legge regionale n. 12 del 2018 del Piemonte, sulla "Promozione dell'istituzione delle comunità energetiche". 


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giovedì 30 maggio 2019

I parchi nazionali della Sardegna ancora senza amministratori

Parco Nazionale arcipelago della Maddalena
In Sardegna, come nella penisola italiana, le aree protette nelle diverse forme (parchi nazionali, regionali, aree marine protette) compresi i siti di interesse comunitario inseriti nella rete Natura 2000, oltrechè luoghi di inestimabile valore paesaggistico e ambientale, rappresentano punti di riferimento per attività educative, escursionistiche e turistiche sostenibili. I parchi, nella loro accezione europea, sono luoghi importanti da tutelare e salvaguardare e nel contempo luoghi vivi e produttivi, sistemi ambientali in cui attivare le buone pratiche per la coabitazione sostenibile tra uomo e natura, quali la mobilità alternativa e l’efficientamento energetico. Aree pilota nelle quali affrontare l'urgente questione dei cambiamenti climatici, delle aree costiere a rischio, delle isole minori e delle aree interne.
La nostra Associazione ritiene che queste aree protette non rappresentino un vincolo che limita le funzioni e la corretta fruizione dei territori, ma esse possono rappresentare un valore aggiunto, in grado di attivare significativi ritorni economici per gli operatori e per l’intera economia turistica delle comunità residenti e alle attività presenti nel territorio, se sapranno attivare iniziative illuminate nella tutela dell’ambiente e mettere a valore queste aree sensibili.
Parco Nazionale Isola dell'Asinara
Nei giorni scorsi Graziano Bullegas, Lucia Spanu, e Antonello Cugia, in rappresentanza del Consiglio Regionale di  Italia Nostra Sardegna e delle sezioni di La Maddalena e Sassari, hanno inviato una lettera al Ministro per l'Ambiente, al presidente della Giunta Regionale e all'Assessore regionale all'Ambiente per sollecitare le nomine nei parchi nazionali dell'isola. Purtroppo dobbiamo lamentare che, a 15 mesi dall’insediamento del nuovo governo e ad oltre tre mesi dalle elezioni regionali, per i due parchi nazionali presenti in Sardegna non è stato ancora completato l’assetto degli organi dirigenti. Nel parco nazionale dell'Arcipelago della Maddalena si attende ancora la nomina di ben quattro consiglieri e del Direttore, quello attuale facente funzioni è a scavalco con l’Area Marina Protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo. Mentre il Parco Nazionale dell’Asinara è ancora privo del Presidente.
Area Marina Protetta isola di Tavolara

Lasciare un'area protetta senza organi dirigenti significa condannare un grande ente territoriale della pubblica amministrazione alla sola ordinaria amministrazione, senza possibilità di effettuare programmazione e sviluppo. Per questo, anche in occasione della Giornata Europea dei Parchi che si è celebrata i giorni scorsi, facciamo nostro e ribadiamo l'appello delle Associazioni Ambientaliste nazionali affinchè si completino le nomine degli amministratori e dei dirigenti dei parchi nazionali della Sardegna, inserendo questo impegno tra le urgenze improrogabili dell'azione politica.
Parco nazionale dell'Asinara

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lunedì 27 maggio 2019

Metano: l'inutile dorsale pagata a caro prezzo dai sardi

Nel corso del convegno di Sassari di venerdí scorso 24 maggio, il Wwf, Italia Nostra, i Comitati, i ragazzi di Fridays For Future e gli esperti presenti hanno messo in luce le criticità del sistema energetico isolano basato essenzialmente sulle energie di origine fossile e hanno avanzato proposte alternative e concrete perchè la Sardegna abbandoni le energie fossili e diventi la prima regione europea Zero CO2.
La manifestazione di Fridays For Future del 24 maggio 2019
La realizzazione di uninutile, obsoleto e costoso metanodotto il cui costo – emerge in queste ore - dovrà essere pagato nelle bollette dai sardi dimostra ulteriormente che questa fonte fossile oltre a costituire una nuova servitù energetica per la Sardegna non porterà alcun beneficio economico in quanto non ci sarebbe alcuna riduzione del costo delle bollette di famiglie e imprese. 
Come abbiamo avuto modo di denunciare in diverse occasioni, il progetto di metanodotto, non chiarisce quale sia la capacità di trasporto annuo e quali siano stati i criteri che hanno portato al dimensionamento della condotta principale, delle sue derivazioni e delle opere accessorie. Insomma un progetto carente sotto laspetto della valutazione dei potenziali impatti cumulativi sulle diverse matrici ambientali, che potrebbe rivelarsi lennesimo miraggio, dopo quello industriale che ha lasciato sulla martoriata terra di Sardegnainquinamento, malattia e disoccupazione.
In Sardegna si produce un surplus energetico di circa il 35% (Fonte Terna, produzione 2017: 12.335 GWh; consumi 8.426 GWh) che viene esportato, macon i costi ambientali e sanitari scaricati sulla Sardegna e sui cittadini visto che quasi l80% di questa produzione avviene con carbone e derivati dal petrolio altamente inquinanti e climalteranti. Il metano non risolverebbe queste criticità, si tratta infatti di una fonte fossile di transizione che non costituisce il futuro prossimo ma che manterrebbe la Sardegna in una dimensione di inesorabile arretratezza e sudditanza al mercato internazionale dei combustibili fossili come giàavviene per petrolio e carbone. 

Posa di un metanodotto
Le associazioni ambientaliste propongono che i finanziamenti finalizzati alla metanizzazione della Sardegna siano dirottati verso soluzioni alternative, concrete e attuabili per lisola, basate essenzialmente sul risparmio e sullincremento dell'efficienza energetica e la produzione distribuita e condivisa di energia da fonte rinnovabile seguendo le strategie per lo sviluppo sostenibile dellAgenda 2030 dellONU e quella nazionale del 2017. 

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Impianto fotovoltaico nel caseificio di Benetutti

lunedì 20 maggio 2019

Energia in Sardegna: presente e futuro

Si svolgerà a Sassari venerdì 24 maggio dalle ore 16.00 nella Sala Angioy del Palazzo della Provincia di Sassari in Piazza d’Italia, la conferenza dal titolo ““ENERGIA IN SARDEGNA. PRESENTE E FUTURO”, organizzata dalle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra Sardegna e Fridays for Future. 
L’incontro sarà̀ articolato in due parti. Nella prima, con inizio alle ore 16,00, il giornalista Vito Biolchini e il delegato del Wwf Italia per la Sardegna Carmelo Spada converseranno con l’antro- pologo e scrittore Bachisio Bandinu sul modello di sviluppo della Sardegna negli ultimi sessant’anni. La conversazione vuole porre l’attenzione sulle scelte di sviluppo del passato rivelatesi drammaticamente fallimentari e le conseguenze sul presente. Quale insegnamento si può trarre per il futuro senza incorrere negli stessi errori del passato? Quale realtà dobbiamo consegnare alle giovani generazioni che si battono per la giustizia climatica? 
La seconda parte dell’incontro pubblico sarà̀ articolata con gli interventi di Carmelo Spada (Wwf): “Presente energetico della Sardegna"; Paola Pilisio (comitato No MetaNo): “La metaniz- zazione della Sardegna: dorsale, depositi costieri, reti cittadine”; Graziano Bullegas (Italia Nostra Sardegna) “Prospettive energetiche sostenibili per la Sardegna”; Lillino Sini (Comune di Benetutti): “Un possibile modello di autogenerazione energetica per Sassari”; Lorenzo Paolicchi, (Friday for Future): “Un futuro per il pianeta e le prossime generazioni”. 
L’incontro vuole fare il punto sulla situazione energetica della Sardegna mettendo in luce che nell’isola si produce un surplus energetico di circa il 35% (Fonte Terna, produzione 2017: 12.335 GWh; consumi 8.426 GWh ) che viene esportato, ma con i costi ambientali e sanitari scaricati sulla Sardegna e sui cittadini visto che quasi l’80% di questa produzione avviene con carbone e derivati dal petrolio altamente inquinanti e climalteranti. 
Altro elemento che vuole essere messo in evidenza è il fatto che la dorsale per il gas non è in costruzione (l’iter di valutazione di impatto ambientale è in corso presso il ministero competente) e non va confusa con gli scavi per le reti cittadine in fase di realizzazione. 
Il metano è una fonte fossile considerata di transizione e obsoleta, che non costituisce il futuro prossimo ma che manterrebbe la Sardegna in una dimensione di inesorabile arrettratezza e sudditanza al mercato internazionale dei combustibili fossili come già avviene per petrolio e carbone. Con il metano rischiamo di farci ingannare, ancora una volta, da uno sfasamento del tempo: grandi investimenti per il metano sarebbero stati giustificati e razionali nei decenni passati, non oggi. 

La realizzazione di un’inutile e costoso metanodotto – a tutt’oggi non si capisce chi dovrà accollarsi il costo - istituirebbe una nuova servitù̀ energetica per la Sardegna senza alcuna garanzia di costi inferiori nelle bollette per famiglie e imprese. Nel merito del progetto proposto di metanodotto, non è altresì̀ chiaro quale sia la capacità di trasporto annuo e quali siano stati i criteri che hanno portato al dimensionamento della condotta principale, delle sue derivazioni e delle opere accessorie. Cosí come è del tutto assente la valutazione complessiva dei potenziali impatti cumulativi sulle diverse matrici ambientali, sulle opzioni di approvvigionamento, sulla dislocazione dei rigassificatori e dei depositi di stoccaggio. E’ altamente probabile che il progetto venga rigettato e/o rinviato per ulteriori approfondimenti. Insomma, il metano potrebbe rivelarsi l’ennesimo miraggio, - dopo quello industriale che ha lasciato sulla martoriata terra di Sardegna inquinamento, malattia e disoccupazione. 
Nel corso dell’incontro le associazioni ambientaliste proporranno soluzioni alternative, concrete e attuabili per la Sardegna, basate essenzialmente sul risparmio e sull’incremento dell'efficienza energetica e la produzione di energia da fonte rinnovabile seguendo le strategie per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e quella nazionale del 2017. 


La Sardegna è sempre in ritardo, scrive nella premessa al suo libro “Noi non sapevamo” l’antropologo Bachisio Bandinu.
Parole di grande attualità che rappresentano la Sardegna e la sua classe dirigente, capace di inseguire negli anni scelte politico-economiche sbagliate, frutto di una pianificazione attenta agli interessi particolari, piuttosto che agli interessi comuni.
Basti guardare l’industrializzazione degli anni ’60, completamente estranea alla Sardegna, alle sue risorse, alla sua specificità, non certo adatta a un’isola che poteva contare su un suo tessuto produttivo e su risorse proprie che andavano supportate e non cancellate. 
Oppure la grande avventura turistica degli anni 80, adottata scimmiottando le attività turistiche della Riviera e alienando le coste e i migliori paesaggi dell’isola.
Noi allora non sapevamo sostiene Bandinu, ma alla fine del secolo scorso e ancora oggi sappiamo che quelle erano scelte sbagliate, eppure continuiamo ad adottarle, sostenendo le inquinanti e fallimentari industrie in crisi.
Ancora oggi prosegue questo secolare ritardo con la metanizzazione della Sardegna: una tecnologia obsoleta per un combustibile di transizione. È figlia della stessa politica del ritardo e delle scelte di retroguardia la protesta di sindacati e politici contro la chiusura nel 2025 delle centrali a Carbone.


L’ ultima sfida, ora soluzioni credibili
"Il fatto è che di fronte a emergenze di occupazione e di reddito, l’istinto italiano, sbagliato, è di esercitare un vero e proprio accanimento terapeutico a favore dell’impresa in crisi, anche quando le prospettive di mercato sono improbabili o nulle. Sono interventi che bruciano risorse pubbliche preziose e, creando false aspettative, consumano futuro. 
Quasi sempre sarebbe più saggio lasciare le imprese al loro destino e occuparsi invece dei lavoratori, sostenendo il loro reddito e accompagnandoli con servizi di qualità (orientamento e formazione, in primo luogo) verso una nuova occupazione".   
prof. Francesco Pigliaru– La Nuova Sardegna agosto 2012


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lunedì 13 maggio 2019

Fridays For Future di Cagliari discute di energia, economia circolare e sostenibilità


Una lunga serie di scelte politico-economiche sbagliate, frutto di una pianificazione attenta agli interessi particolari, piuttosto che agli interessi generali hanno trasformato la Sardegna in una delle regioni più inquinate e più povere d'Europa. 
A partire dagli anni '60, con l''industrializzazione chimica e petrolchimica adatta a distruggere le attività primarie esistenti piuttosto che a garantire un futuro, fino ad oggi con la riproposizione dello stesso modello che vorrebbe continuare a sostenere le inquinanti e fallimentari industrie in crisi, assistiamo a una politica economica scellerata e priva di prospettive.
"Mancano le soluzioni credibili"sosteneva il professor Francesco Pigliaru nel 2012 e sosteniamo ancora noi sette anni dopo.
Nulla è cambiato da allora, difficilmente qualcosa cambierà senza un forte scossone che smuova le fondamenta dei palazzi del potere e l'apatia di chi li occupa. 
È necessario da subito attivare una serie di iniziative capaci di promuovere una economia circolare, per dare un futuro alle nuove generazioni partendo dalle cose fattibili nei prossimi anni, ad esempio trasformare la Sardegna nella prima isola del mediterraneo a zero CO2. 

Noi proponiamo di promuovere una serie di azioni che possano aiutarci a raggiungere questo obiettivo entro i prossimi 6 anni:
- Dirottare gli incentivi dalla speculazione delle FER verso i "Prosumers"
-  Investire nell’efficientamento e nel risparmio energetico
-  Uso intensivo e corretto dei «brown fields» 
-  Nessun investimento ad infrastrutture per l’uso del gas e di altri combustibili fossili
- Incrementare FER, Smart grid, sistemi di accumulo idroelettrico e elettrochimico, creare i distretti energetici

Anche di questi temi si discuterà Venerdì 17 Maggio, a una settimana dal prossimo Sciopero Mondiale per il Clima, alla conferenza organizzata da Fridays For Future di Cagliari.
L'incontro è aperto a tutti per confrontarsi sul tema dell’emergenza climatica nel mondo e in Sardegna.
Si parlerà della Questione energetica, del progetto di Metanizzazione e del suo impatto e di Economia circolare e possibili alternative di Sostenibilità.

Siamo fermamente convinti che la rivolta ambientale e culturale nasca dall’informazione, unisciti a noi per parlarne!

Ci vediamo Venerdì 17 Maggio dalle 16.30 nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria di Cagliari, Via Marengo 2.

L’evento è gratuito, pubblico e aperto a studenti, associazioni, insegnanti , famiglie e a tutti insomma 🌈
FFF Cagliari 🌿🌳

Interverranno:

Graziano Bullegas- Italia Nostra SardegnaVincenzo Tiana- Legambiente Laura Cadeddu - No Metano Marco Mameli- Assotziu consumadoris Piero Loi- Giornalista Claudia Zuncheddu- Associazione Medici per l’AmbienteGiacomo Meloni- Comitato Sindacati Sardi 

Modera : Samed Ismail- Fridays For Future

Con la partecipazione di :

  • Legambiente
  • No Metano
  • CSS Comitato Sindacati Sardi
  • ISDE Associazione Medici Per L’Ambiente
  • A FORAS
  • FIAB Federazione Italiana Ambiente Biciclette
  • Italia Nostra Sardegna
  • Assotziu consumadoris
  • Zero Waste
  • ReCoSol Rete Comuni Solidali


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                    Vistanet - "La terra sta morendo, vogliamo il cambiamento": 5 mila in piazza per il Global Stryke For Future
                    CagliariPad - Cresce la rete sarda di Greta: "Con noi per salvare il mondo"
                    Il Fatto Quotidiano - Fridays For Future, la piazza di Greta per il clima