Lo scorso 21 giugno si è tenuta a Cagliari la tavola rotonda dal titolo "Dove va il Piano Paesaggistico" coordinata da Mauro Lissia che ha visto la partecipazione di Giulio Angioni, Paola Cannas, Gino Derosas, Elio Garzillo, Giacomo Mameli, Maria
Paola Morittu, Sandro Roggio, Edoardo Salzano,
Paolo Scarpellini, Gianvalerio Sanna, Renato
Soru e Giorgio Todde. Alcuni dei partecipanti sono stati protagonisti della stesura del Piano Paesaggistico Regionale, tutti hanno invece partecipato alla redazione del libro "Lezioni di Piano" che è stato presentato nel corso dell'incontro.
Qualche giorno dopo il numero monografico del Fatto Quotidiano del lunedì (
24 giugno 2013) ha dedicato diversi articoli alla questione Sardegna raccolti sotto l'eloquente titolo "Sulla Sardegna la colata perfetta".
Riportiamo alcuni stralci del servizio con gli articoli
di Ferruccio Sansa, Roberto Morini e Thomas Mackinson, dedicato ai danni
gravissimi provocati a una delle più straordinarie isole del Mediterraneo.
Per i testi integrali degli articoli vedi sotto.
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| Sinis |
Sardegna oggi
di Thomas Mackinson e Ferruccio
Sansa
Salvare la Sardegna. Ora o mai più. Sull’isola di Smeraldo
stanno per riversarsi 50 milioni di metri cubi di cemento. Una colata senza
precedenti, concentrata su coste tra le più belle e delicate del mondo. Luoghi
che rendono unica la Sardegna e, proprio perché intatti, garantiscono la
maggiore ricchezza economica di un’isola in gravissima crisi.
C’è la minaccia
del cemento targato Qatar, uno schiaffo irrimediabile al paesaggio, ma anche
all’orgoglio della gente sarda che vedrebbe la propria terra colonizzata con i
soldi del petrolio. E ci sono imprenditori nostrani, come i Benetton, che alle
origini della loro fortuna - prima di diventare i padroni delle Autostrade -
amavano darsi un’immagine politically correct. Poi tanti grandi della finanza
italiana, come il Monte dei Paschi o i Marcegaglia, che hanno chiesto di poter
costruire o gestire alberghi. Insomma, nomi che contano nei salotti della
politica e del potere nazionale, di fronte ai quali la gente di Sardegna pare
disarmata.
Stintino, spiaggia Pelosa sarà ben poco virtuosa
di Roberto
Morini
La Turisarda potrà costruire altri 40mila metri cubi di
cemento davanti alla spiaggia più bella del nord Sardegna, la Pelosa di
Stintino, in una delle zone più belle del Mediterraneo, capo Falcone, in faccia
alla splendida isola-parco dell’Asinara. Aumenterà così del 20 per cento la
volumetria di quello che è giustamente considerato uno degli ecomostri sardi più
noti, l’hotel Roccaruja.
Il lungo serpentone alto quattro piani costruito
dai Moratti negli anni Sessanta, quando in mezzo a quelle dune non si era ancora
visto nemmeno un mattone, passato poi sotto il controllo dell’Eni attraverso
Snam, quando i petrolieri di stato facevano ancora gli imprenditori turistici, è
finito nel 2000 in mano a una società sarda, la Turisarda, appunto. Di volontà
di eliminazione dell’ecomostro riferirono tutti i giornalisti presenti alla
conferenza stampa durante la quale il sindaco di Stintino Antonio Diana aveva
presentato nel giugno 2010 quello che aveva battezzato “Puc salva coste”. Diana,
il politico che nell’ultimo decennio ha partecipato più di tutti gli altri alle
decisioni relative al cemento sulle coste di Stintino, prima come assessore
all’Urbanistica poi, dal 2007, come sindaco, rieletto l’anno scorso per il
secondo mandato, in quella conferenza stampa aveva parlato di svolta
ambientalista. Aveva annunciato che l’albergo sarebbe stato demolito e
ricostruito più lontano dalla spiaggia, che la Pelosa sarebbe rinata anche
attraverso la cancellazione della strada che ora separa la spiaggia dall’albergo
e dalla lunga e ininterrotta teoria di ville costruite in quarant’anni a Capo
Falcone.

“Basta consumare terra, rischiamo catastrofi”
intervista al
ministro dell'Ambiente, di Ferruccio Sansa
Il territorio non regge
più. Ce ne siamo accorti tutti. In pochi anni per colpa di frane e alluvioni
abbiamo rischiato che si ripetesse un Vajont. Basta. Serve una legge che difenda
senza tentennamenti il nostro territorio. Per questo abbiamo presentato il
disegno di legge per contenere drasticamente il consumo del
territorio”.
Andrea Orlando (Pd), è ministro dell’Ambiente da pochi mesi.
Al suo arrivo c’era stato chi aveva puntato il dito sulla sua mancanza di
esperienza specifica. Proprio al dicastero che deve affrontare nodi come l’Ilva.
Ma ecco che Orlando si appresta a presentare un disegno di legge sul consumo del
territorio più severo di quello (molto criticato) lanciato da Ermete Realacci.
Una disciplina che raccoglie consensi anche tra gli ambientalisti.
Ministro, che cosa prevede il vostro testo? Vogliamo ridurre
drasticamente il consumo del territorio.
Come, concretamente?
Tanto per cominciare prima di consumare suolo il pianificatore dovrà
dimostrare il recupero e il riuso dell’esistente. Secondo, sarà fissato -
regione per regione - un limite all'estensione massima di terreni agricoli
consumabili. Ancora, si prevede l'istituzione di un Comitato interministeriale
che controlli e monitori il consumo.
Le associazioni ambientaliste,
come il Wwf, chiedono che ogni comune predisponga un “bilancio” del consumo del
proprio suolo... Sono previsti censimenti comunali delle aree già
interessate all’edificazione, ma non utilizzate e dove è possibile fare
rigenerazione e recupero dei terreni. Sarà anche vietato per cinque anni
trasformare i terreni agricoli che hanno usufruito di aiuti di Stato o
Comunitari.
Basteranno cinque anni? La proposta di Realacci, che pure
viene dal mondo dell’ambientalismo, è stata bersaglio di critiche perché non
abbandonerebbe la logica delle compensazioni. Nel nostro decreto c’è un
punto chiave: i comuni potranno utilizzare i proventi di concessioni e
autorizzazioni edilizie solo per le opere di urbanizzazione primaria e
secondaria, per il risanamento dei centri storici e la messa in sicurezza del
rischio sismico e idrogeologico. É un passo avanti epocale. Finora i comuni
erano istigati a cedere il suolo, a far costruire perché gli oneri potevano
essere utilizzati per far quadrare i bilanci. Ora basta.
Non si
potrebbe osare ancora di più e premiare chi non costruisce? Le premesse ci
sono. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale evitando la
costruzione di nuovi edifici con finanziamenti in materia edilizia. Ed è
istituito il Registro dei Comuni che non prevedono un incremento di aree
edificabili. Con le leggi di stabilità si potranno prevedere premi ai comuni
virtuosi.
Ministro, dobbiamo crederle? Possibile che d’un tratto ci si
ricordi dell’ambiente? La questione non era più rinviabile. Abbiamo
rischiato tragedie, il nostro territorio non regge più.
È pensabile
che la lobby del mattone che ha tanti appoggi nel centrodestra, e anche nel suo
Pd, pieghi il capo? Non nego che le lobbies del cemento abbiano ancora peso
politico e che magari ci sia chi vorrebbe reagire alla crisi con la solita
soluzione: il mattone.
Appunto, non finirà con le solite belle
intenzioni e il nulla di fatto? É un momento ideale per voltare pagina: in
Italia ci sono milioni di case nuove invendute. Non si può costruire ancora. Non
solo: oggi non costruire, risparmiare il suolo può portare più denaro e lavoro.
Pensi che l’85% del nostro patrimonio di 2 miliardi di metri quadrati di
abitazioni richiede una riqualificazione. É un’occasione straordinaria per
imprese e lavoratori. Ancora: la principale industria del nostro Paese è il
turismo, che si tutela proteggendo il territorio. Infine: riducendo il consumo
del territorio diamo un forte impulso all’agricoltura, un settore in
espansione.
Insomma, meno cemento più sviluppo?
Sì.
Perdoni la diffidenza, ma voi siete alleati con il
centrodestra dei condoni... Il condono non ci sarà mai. E sul consumo del
suolo non ho avuto ostacoli. Chissà, forse le mire delle grandi imprese si sono
concentrate sulle infrastrutture.
O forse sono tutti convinti che non
arriverete in fondo e resteranno belle parole? Può darsi che qualcuno creda
che il cammino sia troppo lungo. Che speri in emendamenti. Ma io credo che non
sarà così, e i punti essenziali del nostro disegno di legge potremmo proporli
con un decreto perché diventino subito legge. Ora o mai più. Difendere il
territorio oggi significa uscire dalla crisi. Ed evitare tragedie. Gli italiani
lo sanno e ci sosterranno.
SUOLO CONTRO TUTTI
di Thomas Mackinson
Non c’è più
tempo, non c’è più lo spazio. Ogni quattro secondi - il tempo di terminare
questa frase - 32 metri quadri di suolo vengono coperti dal cemento che viaggia
ormai alla velocità media di quasi 90 ettari al giorno. Ogni cinque mesi divora
una superficie grande come la città di Napoli, in cinquant’anni ha ricoperto
un’area come il Trentino e il Friuli messi insieme e di questo passo, tempo
vent’anni, avremo cementificato pure la Basilicata.
Dati e previsioni
della pubblicazione più completa mai realizzata in Italia sul consumo di suolo e
sulla rigenerazione del territorio che il WWF ha presentato insieme alla sua
proposta di legge per “fermare la rapina del territorio” proprio mentre in
Parlamento partiva una delicata discussione sullo stop al cemento. L’indagine è
condotta dall’Università dell’Aquila e si basa sul confronto tra estratti
originali delle cartografie storiche del secondo Dopoguerra e le carte regionali
digitali d’uso del suolo. Monitora 13 regioni, il 58% del territorio nazionale,
quindi è significativa dell’andamento generale dell’urbanizzazione: “Il tasso
medio - spiega Bernardino Romano, professore di Pianificazione territoriale e
curatore della ricerca - è passato dall’1,9% degli anni 50 al 7,5. La media pro
capite è triplicata ai quasi 380 m2/ab. Il che porta a stimare oggi l’ammontare
delle aree urbanizzate sui 2,5 milioni di ettari”.
Non lasciamo sola la Sardegna
di Ferruccio Sansa
Non
lasseus assola sa Sardigna. Si deppeus ponni de bona voluntadi e aggiudai sa
genti sarda. Cust'Isola non deppit accabbai pappada de su ciumentu.
Non lasciamo sola la Sardegna. Prendiamo questo impegno. Non
abbandoniamo quest’isola che rischia di finire in pasto al cemento: 50 milioni
di metri cubi di nuove costruzioni sulla costa significano la fine. Non
porteranno turismo, ma un’umiliante colonizzazione compiuta con i soldi del
Qatar o della nostra finanza.
Ce ne dimentichiamo facilmente, basta
scendere dal traghetto che ci riporta a casa alla fine delle ferie. Ma alla
Sardegna dobbiamo molto. Non solo vacanze felici. Il blu della sua acqua per
tanti di noi è la misura di ogni mare. Il profumo che ci accoglie all’arrivo
appena si apre il portellone della nave resta dentro per mesi, anni. Ricorda che
c’è un altrove dove tornare e rifugiarsi. Anche solo nei pensieri.
Questa è la Sardegna che appartiene alla sua gente, ma cui tutti siamo
legati. Una terra grande, con una sua cultura. Una lingua (noi abbiamo azzardato
un passaggio nella variante campidanese).
Arriva l’estate, la stagione
del riposo, della leggerezza. Del distacco da pensieri e fatiche. Forse ormai
crediamo che questo bisogno dentro di noi, proprio nel corpo, sia suggerito dal
calendario del lavoro, delle fabbriche (dove ci sono ancora). No, non è così. Le
stagioni dell’uomo sono dettate da quelle della natura. Ce ne accorgiamo
soprattutto in estate: questo risveglio che sentiamo nei muscoli (ahimè, quando
ci sono) è lo stesso che vediamo negli alberi, nell’aria, negli animali.
L’estate riavvicina al mondo, ricorda che ne siamo parte. Allora le vacanze -
giuste, sacrosante, spesso dimenticate per colpa della crisi - potrebbero farci
riallacciare un legame essenziale. Con il mondo, ma anche proprio con la
terra... avete presente quelle zolle rosse, luccicanti che emergono quando
l’aratro è appena passato nei campi... ecco quella. Un’appartenenza che a volte
temiamo possa svilire il nostro essere uomini e che, invece, può essere fonte di
consolazione e compagnia. Come diceva Vladimir Nabokov: “Mi sentii tuffato di
colpo in una sostanza fluida e lucente che altro non era se non il puro elemento
del tempo. Lo si condivideva con creature - proprio come bagnanti eccitati
condividono la scintillante acqua del mare - che non erano te, ma a te erano
unite dal comune scorrere del tempo”. Non sembrano parole scritte nel mare della
Sardegna?
Il ministro Andrea Orlando, intervistato da noi ha preso
impegni di rilievo. Ha ricordato l’importanza della terra che ci dà la vita e,
se maltrattata, ce la toglie. Prendiamo anche noi un impegno, in italiano o in
sardo: non abbandoniamo la Sardegna e la terra dove viviamo. Ricordiamocene
mentre ci tuffiamo. Buona estate.
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