lunedì 19 agosto 2013

Comitati, controinformazione e occupazione delle terre

un commento all'articolo di Sandro Roggio del 17 agosto 2013

La bellezza della Alghero-Bosa e la scelta del golf a Tentizzos

Costa di Buggerru

Emiri, imprenditori locali e nazionali, società per azioni e società a responsabilità limitata, sono tanti i rapaci pronti ad occupare i nostri areali e a distruggere le nostre terre, non appena la Regione Sardegna terrà fede alle promesse elettorali e scardinerà finalmente il Piano Paesaggistico Regionale. Ci son voluti quasi 5 anni di promesse e annunci ripetuti ogni sei mesi, scadenze fissate e mai rispettate, ma adesso i collaboratori esterni stanno lavorando a pieno regime anche nelle afose giornate di agosto (d'altronde son stai pagati profumatamente con i soldi del contribuente!). Sembrerebbe sia questo il momento giusto, tutto dovrebbe essere pronto per i prossimi mesi .
La domanda è capire se riuscirà il Presidente Cappellacci, in questi pochi mesi che gli rimangono, a consegnare le coste della Gallura, quelle del Sulcis e della Planargia e quelle dell’intera Sardegna alla speculazione immobiliare.
Riuscirà a consegnare l’intero Campidano alla devastante opera delle trivelle che attendono i permessi per la ricerca di petrolio, gas e acqua calda e che trasformeranno la più importante pianura della Sardegna in una grande gruviera?
Riuscirà a consegnare alla speculazione energetica migliaia di ettari di terreni agricoli e a cacciar via dalle proprie terre migliaia di agricoltori, contadini e pastori, cancellando definitivamente centinaia di piccole aziende agricole e condannando la già sofferente agricoltura della Sardegna?


Comprendiamo che il nostro governatore abbia pure speso parole e abbia preso impegni con i signori del mattone e quelli del vento e con gli speculatori di ogni genere, pensiamo però che governare la Sardegna significhi in primo luogo perseguire gli interessi dei sardi, della comunità sarda e quelli delle future generazioni.
In questi anni abbiamo fatto molto, ci siamo impegnati per ricordare questi doveri a quanti governano la Sardegna. Assieme ai numerosi Comitati locali sorti in ogni angolo della Sardegna ci siamo impegnati e abbiamo lavorato duramente per fermare le politiche scellerata di questa classe dirigente ottenendo talvolta anche degli ottimi risultati!
È in questa direzione che dobbiamo insistere impegnandoci ancora di più nel prossimo futuro, potendo contare sulla forza davvero dirompente delle numerose comunità sarde che hanno capito quanto deleterie e pericolose siano le promesse “sviluppiste” di questi dannosi amministratori. È in quest’ottica che credo si inserisca l’interessante impegno anche di controinformazione svolto dagli amici del Comitato “Salviamo Tentizzos Per Bosa” e dagli altri comitati, le cui iniziative stanno raccogliendo numerosi consensi e adesioni. Nutro invece poche speranze su quanto sapranno fare le forze politiche e sulla loro attività priva di ambiguità!


Io comunque nella lotta tra e i grifoni che volano liberi tra Capo Marrargiu e l’altopiano di Campeda e gli avvoltoi umani che si aggirano per gli uffici di viale Trento parteggio per la sopravvivenza dei primi.

 
 
 
Sull'argomento:
 
Eddyburg: Il MIBAC non è un notaio di Elio Garzillo 
La Nuova Sardegna: PPR, task force da 700mila euro 
Il Sole 24 ore: Per amore del grifone

lunedì 1 luglio 2013

Torre Canai Estate 2013

Locandina orario
Apertura estiva Torre Canai Sant'Antioco

Grazie alla disponibilità e alla collaborazione dei numerosi volontari la Torre Canai sarà aperta al pubblico  per l'intera stagione estiva.

Orario di Apertura 

dalle 10.00 alle 12.30   Tutti i giorni della settimana

dalle 17.00 alle 19.00   Martedì-Mercoledì-Giovedì e Sabato

 
L’ingresso alla Torre  è gratuito
 
Il monumento ospita una Mostra fotografica e cartografica sugli aspetti naturalistici e culturali dell’isola di Sant’Antioco. Una sezione è riservata alla storia della Torre Canai.
Nel sito circostante la Torre sono agevolmente percorribili dei sentieri-natura (con indicazioni delle principali specie vegetazionali presenti).
All'interno della Torre è disponibile per i visitatori interessati una dettagliata cartina dell’isola di Sant’Antioco e un libretto (in italiano) dove è riportata la storia della Torre e alcune sezioni sulle presenze naturalistiche, ambientali e culturali del sud dell’isola.
Mostra Fotografica
La novità di quest'anno è rappresentata dall'esposizione di diverse foto del fotografo naturalista Fabio Corona.
Le foto esposte riprendono aspetti paesaggistico-naturalistici dell'isola di Sant'Antioco
 
  
 

Italia Nostra e la Torre Canai

Nel 1985 l’associazione Italia Nostra fece richiesta di concessione della Torre, affinché essa potesse diventare patrimonio della comunità di Sant’Antioco.
 
Il primo atto di concessione del monumento all’Associazione è del 1988, anno in cui iniziarono delle attività di studio e restauro che si protrassero fino al 1990.
L’attività di restauro, progettata e diretta dall’architetto Luciano Rossetti, è consistita nella demolizione della sovrastruttura - realizzata dal concessionario privato sopra la piazza d’armi per crearvi un panoramico soggiorno–pranzo-cucina - nel ripristino della originaria merlatura e nella demolizione di un ampio soppalco, utilizzato per camere da letto. Nel corso del restauro è stata messa in evidenza, a seguito di recupero, la pregevole volta emisferica, è stata individuata la cisterna, precedentemente manomessa per realizzarvi un locale deposito, e ripristinata la garitta, che era stata trasformata in bagno di servizio. In occasione del restauro infine si è provveduto alla messa a norma degli impianti elettrici e del trattamento delle acque reflue.
Nel 1994 la Torre è stata aperta al pubblico ed è attualmente la sede della sezione di Sant’Antioco dell’associazione Italia Nostra. Ospita una Mostra permanente sugli aspetti storici, ambientali e culturali dell’isola di Sant’Antioco e sul sistema delle torri costiere della Sardegna.
Nella Torre si svolgono attività di educazione ambientale e attività culturali di vario tipo: convegni, concerti, mostre, teatro. Il monumento, che nel corso della stagione estiva, viene aperto al pubblico grazie alla collaborazione di volontari dell’associazione, è inserito ogni anno nelle giornate culturali promosse dal Ministero dei Beni Culturali e nella rassegna Monumenti Aperti.
La Torre è circondata da un giardino botanico progettato dal naturalista Sergio Todde, che ha anche provveduto a classificare le specie autoctone presenti nell’area. Intorno alla Torre sono stati predisposti dei sentieri natura e sono stati realizzati alcuni interventi di riqualificazione del patrimonio floristico e vegetazionale.
 
 

domenica 30 giugno 2013

Sardegna. Quattro "piani casa" contro un Piano paesaggistico

Intervento tratto da Eddyburg: Sardegna. Quattro "piani casa" contro un Piano paesaggistico

di Maria Paola Morittu* 30 Giugno 2013

Nuovi sviluppi dei tentativi della giunta berlusconiana di cancellare il piano paesaggistico regionale, approvato nel 2006 e da allora boicottato. Oggi con la complicità del Mibac? Al sonno di Ornaghi succederà quello di Bray?


La tutela dei beni paesaggistico-ambientali è un principio fondamentale della Costituzione perché riguarda la «persona umana nella sua vita, sicurezza e sanità, con riferimento anche alle generazioni future, in relazione al valore estetico-culturale assunto dall’ordinamento quale “valore primario ed assoluto” insuscettibile di essere subordinato a qualsiasi altro» (Ordinanza della Corte costituzionale n. 46 del 6 marzo 2001). Eppure fino al 2004, prima dell’emanazione della legge «salva coste» - che impose come misura di salvaguardia l’inedificabilità dei territori entro i due 2 chilometri dalla battigia - la distruzione della Sardegna sembrava inarrestabile. Dopo soli due anni, ci fu l’approvazione del primo stralcio del piano paesaggistico che dichiarò la fascia costiera bene d’insieme e adeguò la tutela alle caratteristiche dei luoghi. Singole misure di protezione imposero l’inedificabilità per le aree più a rischio, fino all’adeguamento degli strumenti urbanistici, da effettuarsi entro il limite massimo di un anno per i 102 comuni interamente ricompresi negli ambiti costieri.

Il pericolo sembrava scongiurato. Ma bisognava ancora fare i conti con l’avidità e le continue aggressioni dei soliti “gufi dal gozzo pieno”. Immediatamente fioccarono i ricorsi per ottenere l’annullamento del piano. Respinto quello alla Corte costituzionale ne arrivarono centinaia davanti ai giudici amministrativi, tutti conclusi con la conferma dell’intero impianto normativo e solo in pochi casi con la soppressione di qualche comma privo di rilevanza. Ci fu addirittura un referendum popolare abrogativo, fallito per il mancato raggiungimento del quorum.

E’ naturale che un simile clima rallentasse le procedure per l’adeguamento dei piani urbanistici al Ppr, protraendo l’efficacia delle norme di salvaguardia, che difesero i beni comuni sino al varo del primo “Piano casa” («Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo») introdotto nell’ottobre 2009 dalla nuova maggioranza politica, eletta con il compito di smantellare il Piano paesaggistico regionale.
 

Da quel momento sono state sospese tutte le misure di protezione vigenti e si ammette persino la realizzazione di nuove opere all’interno dei 300 metri dalla linea di battigia. L’illegittimità dell’operazione è chiara, perché tutto avviene in applicazione di una norma che, dettando «principi e direttive», da applicare in sede di revisione del Ppr, dichiara testualmente che solo quest’ultimo - non, quindi, una legge - può predisporre «misure di salvaguardia» e indicare le «opere eseguibili sino all’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali» (art. 13, Legge Regionale 21 novembre 2011, n. 21). Sfruttando le esitazioni delle Soprintendenze, Regione e comuni, imperterriti, continuano a rilasciare autorizzazioni su autorizzazioni, violando il Codice dei beni culturali e del paesaggio e precedenti pronunce del giudice amministrativo.

Intanto le “disposizioni straordinarie”, inizialmente previste dalla legge regionale per un anno e mezzo, sono state integrate e prorogate fino a novembre 2013 con tre successive edizioni del “piano casa” originario, quando, forse, scadrà la sua ultima edizione.Una lotta impari: quattro Piani casa contro un Piano paesaggistico.

Eppure, nonostante tutto, 58 comuni hanno avviato le procedure di adeguamento e 16 le hanno concluse. Certo, mancano ancora Comuni importanti, come quello di Cagliari, ma l’inerzia sembra dovuta più alla volontà di evitare le misure di salvaguardia, che alla complessità del procedimento: le deroghe introdotte dal Piano casa si applicano fino all’approvazione dei nuovi piani urbanistici e solo pochi sindaci virtuosi sono disposti a rinunciare a simili “vantaggi”.

Nel giugno 2010, inoltre, ha avuto ufficialmente inizio il procedimento di revisione del Ppr, con l’esordio pubblico del progetto Sardegna Nuove Idee e l’attivazione dei «laboratori del paesaggio» - conclusi nel febbraio 2011 - creati per accogliere le richieste dei sindaci, interessati all’annullamento delle «misure di tutela talebane». Nello stesso anno viene emanata anche la legge sullo «sviluppo golfistico», che introduce nuove deroghe al Ppr per costruire ville e alberghi intorno a 25 nuovi campi da golf: altri tre milioni di metri cubi di cemento su oltre 3 mila ettari di territorio, prevalentemente agricolo.

Nel frattempo la Regione lavora alacremente per elaborare le nuove norme di attuazione del Ppr, Tutto avviene nel più stretto riserbo, ma le notizie che filtrano sono molto inquietanti. Si parla della cancellazione di importanti disposizioni di salvaguardia, comprese quelle che vincolano la fascia costiera, i centri storici e gli insediamenti rurali, tutti declassati da bene paesaggistico a semplice “componente di paesaggio”.

Nel luglio 2012 il Consiglio regionale approva le nuove «Linee guida» che rinviano alle procedure della legge sul Piano casa. Mai formalmente coinvolti il Mibac e le associazioni ambientaliste, nonostante la loro partecipazione sia considerata obbligatoria ai fini della validità dell’intero processo: i numerosi appelli inoltrati da Italia Nostra alla Regione e al Ministero sono rimasti a lungo inascoltati. L’arroganza della Regione arriva al punto di approvare le «Norme di interpretazione autentica in materia di beni paesaggistici» al fine di ridurre la tutela prevista per le zone umide, aggirando anche una sentenza del Consiglio di Stato. L’opera di demolizione del piano paesaggistico prosegue, dunque, inesorabile e senza soste.

Nessun cedimento da parte della giunta Cappellacci neanche quando, pochi mesi dopo, il governo Monti impugna la nuova legge sulle zone umide davanti alla Corte costituzionale; o quando nel gennaio 2012 finiscono davanti alla Consulta alcune disposizioni della legge sul Piano casa per avere violato le norme del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Erano stati del resto impassibili anche l’anno prima, quando fu addirittura il governo Berlusconi a impugnare alcune norme della Legge sul golf.

Troppo forti gli interessi in gioco e ognuno deve avere la sua parte, dal piccolo imprenditore locale all’emiro del Qatar. Per difenderli la Regione acquista perfino due pagine dei maggiori quotidiani locali, ricordando ai cittadini la necessità di revisione perché «le regole di oggi vietano e bloccano».

Nel marzo 2013, finalmente, dopo che la Regione ha agito in completa solitudine per tre anni e col dichiarato intento di annientare il sistema di tutela, il Mibac firma il disciplinare d’intesa per la verifica del Ppr dell’ambito costiero. L’attività di revisione diviene di colpo necessaria per l’adeguamento delle norme di attuazione alle decisioni del giudice amministrativo (cioè per cancellare qualche comma da alcuni articoli), per recepire le leggi sul piano casa, sul golf e sull’interpretazione autentica del Ppr, nonché per eliminare le incongruenze rilevate negli elaborati del piano.

Compaiono improvvisamente anche le attività “obbligatorie” richieste dal Codice fin dal 2008: la ricognizione - con le prescrizioni d’uso - degli immobili e delle aree dichiarati beni paesaggistici da singoli provvedimenti (art. 136), dalla legge (art. 142) e dallo stesso piano paesaggistico ai sensi dell’art. 134, comma 1, lettera c) del Codice. Ma per questi ultimi, in violazione alla normativa vigente, il disciplinare non prevede l’obbligo di dettare le prescrizioni d’uso. Tutte le attività, inoltre, dovranno svolgersi in soli 210 giorni - per garantire l’approvazione del nuovo piano entro la fine della legislatura - nonostante il Ppr comprenda la puntuale individuazione di oltre 10 mila beni paesaggistici. La revisione - si precisa - avverrà secondo il procedimento indicato dal Piano casa, malgrado tale disposizione sia stata impugnata dal Governo e si trovi ancora al vaglio della Consulta. Come si è detto, infine, vengono recepite norme certamente incostituzionali, impugnate dallo stesso Governo di cui fa parte il Ministero che ha siglato l’accordo.

L’illegittimità di tutta l’operazione è sempre più evidente. Gli adempimenti richiesti dal Codice, del resto, devono rendere più efficaci i sistemi di tutela vigenti, non annullarli.

Di avviso contrario, ovviamente, il presidente Cappellacci. Intervistato dalla Nuova Sardegna un mese dopo l’accordo con il Ministero egli afferma: «le modifiche al Ppr vanno nella direzione di qualsiasi tipo di intervento e investimento, non solo del Qatar. Se oggi si vuole fare un intervento di rilevanza strategica è necessario levare alcuni vincoli. Ma non solo. All’interno di quel processo di revisione c’è anche il recepimento dei progetti strategici previsti dal Piano casa che richiedono una attenzione straordinaria e un approccio multidisciplinare». “Progetti strategici” che pare valgano 50 milioni di metri cubi. Come diecimila palazzi di sei piani. Un nuovo capoluogo di oltre 300 mila abitanti sparpagliato lungo le coste della Sardegna.

La decisione, ora spetta al Mibac. Il futuro della Sardegna è nelle sue mani. Svolgerà con coraggio e fermezza il proprio ruolo istituzionale o abbandonerà la Sardegna alla triste profezia di Antonio Cederna, lasciandola sprofondare sotto il peso del cemento?
 
* Maria Paola Morittu è referente per la pianificazione paesaggistica di Italia Nostra Sardegna
 
 
 

mercoledì 26 giugno 2013

Sulla Sardegna la colata perfetta

Lo scorso 21 giugno si è tenuta a Cagliari la tavola rotonda dal titolo "Dove va il Piano Paesaggistico" coordinata da Mauro Lissia che ha visto la partecipazione di Giulio Angioni, Paola Cannas, Gino Derosas, Elio Garzillo, Giacomo Mameli, Maria Paola Morittu, Sandro Roggio, Edoardo Salzano, 
Paolo Scarpellini, Gianvalerio Sanna, Renato Soru e Giorgio Todde. Alcuni dei partecipanti sono stati protagonisti della stesura del Piano Paesaggistico Regionale, tutti hanno invece partecipato alla redazione del libro "Lezioni di Piano" che è stato presentato nel corso dell'incontro.

Qualche giorno dopo il numero monografico del Fatto Quotidiano del lunedì (24 giugno 2013) ha dedicato diversi articoli alla questione Sardegna raccolti sotto l'eloquente titolo "Sulla Sardegna la colata perfetta".
Riportiamo alcuni stralci del servizio  con gli articoli di Ferruccio Sansa, Roberto Morini e Thomas Mackinson, dedicato ai danni gravissimi provocati a una delle più straordinarie isole del Mediterraneo.
Per i testi integrali degli articoli vedi sotto.

Sinis

Sardegna oggi
di Thomas Mackinson e Ferruccio Sansa

Salvare la Sardegna. Ora o mai più. Sull’isola di Smeraldo stanno per riversarsi 50 milioni di metri cubi di cemento. Una colata senza precedenti, concentrata su coste tra le più belle e delicate del mondo. Luoghi che rendono unica la Sardegna e, proprio perché intatti, garantiscono la maggiore ricchezza economica di un’isola in gravissima crisi.
C’è la minaccia del cemento targato Qatar, uno schiaffo irrimediabile al paesaggio, ma anche all’orgoglio della gente sarda che vedrebbe la propria terra colonizzata con i soldi del petrolio. E ci sono imprenditori nostrani, come i Benetton, che alle origini della loro fortuna - prima di diventare i padroni delle Autostrade - amavano darsi un’immagine politically correct. Poi tanti grandi della finanza italiana, come il Monte dei Paschi o i Marcegaglia, che hanno chiesto di poter costruire o gestire alberghi. Insomma, nomi che contano nei salotti della politica e del potere nazionale, di fronte ai quali la gente di Sardegna pare disarmata.


Stintino, spiaggia Pelosa sarà ben poco virtuosa
di Roberto Morini

La Turisarda potrà costruire altri 40mila metri cubi di cemento davanti alla spiaggia più bella del nord Sardegna, la Pelosa di Stintino, in una delle zone più belle del Mediterraneo, capo Falcone, in faccia alla splendida isola-parco dell’Asinara. Aumenterà così del 20 per cento la volumetria di quello che è giustamente considerato uno degli ecomostri sardi più noti, l’hotel Roccaruja.

Il lungo serpentone alto quattro piani costruito dai Moratti negli anni Sessanta, quando in mezzo a quelle dune non si era ancora visto nemmeno un mattone, passato poi sotto il controllo dell’Eni attraverso Snam, quando i petrolieri di stato facevano ancora gli imprenditori turistici, è finito nel 2000 in mano a una società sarda, la Turisarda, appunto. Di volontà di eliminazione dell’ecomostro riferirono tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa durante la quale il sindaco di Stintino Antonio Diana aveva presentato nel giugno 2010 quello che aveva battezzato “Puc salva coste”. Diana, il politico che nell’ultimo decennio ha partecipato più di tutti gli altri alle decisioni relative al cemento sulle coste di Stintino, prima come assessore all’Urbanistica poi, dal 2007, come sindaco, rieletto l’anno scorso per il secondo mandato, in quella conferenza stampa aveva parlato di svolta ambientalista. Aveva annunciato che l’albergo sarebbe stato demolito e ricostruito più lontano dalla spiaggia, che la Pelosa sarebbe rinata anche attraverso la cancellazione della strada che ora separa la spiaggia dall’albergo e dalla lunga e ininterrotta teoria di ville costruite in quarant’anni a Capo Falcone.


“Basta consumare terra, rischiamo catastrofi”
intervista al ministro dell'Ambiente, di Ferruccio Sansa


Il territorio non regge più. Ce ne siamo accorti tutti. In pochi anni per colpa di frane e alluvioni abbiamo rischiato che si ripetesse un Vajont. Basta. Serve una legge che difenda senza tentennamenti il nostro territorio. Per questo abbiamo presentato il disegno di legge per contenere drasticamente il consumo del territorio”.
Andrea Orlando (Pd), è ministro dell’Ambiente da pochi mesi. Al suo arrivo c’era stato chi aveva puntato il dito sulla sua mancanza di esperienza specifica. Proprio al dicastero che deve affrontare nodi come l’Ilva. Ma ecco che Orlando si appresta a presentare un disegno di legge sul consumo del territorio più severo di quello (molto criticato) lanciato da Ermete Realacci. Una disciplina che raccoglie consensi anche tra gli ambientalisti.

Ministro, che cosa prevede il vostro testo? Vogliamo ridurre drasticamente il consumo del territorio.

Come, concretamente? Tanto per cominciare prima di consumare suolo il pianificatore dovrà dimostrare il recupero e il riuso dell’esistente. Secondo, sarà fissato - regione per regione - un limite all'estensione massima di terreni agricoli consumabili. Ancora, si prevede l'istituzione di un Comitato interministeriale che controlli e monitori il consumo.

Le associazioni ambientaliste, come il Wwf, chiedono che ogni comune predisponga un “bilancio” del consumo del proprio suolo... Sono previsti censimenti comunali delle aree già interessate all’edificazione, ma non utilizzate e dove è possibile fare rigenerazione e recupero dei terreni. Sarà anche vietato per cinque anni trasformare i terreni agricoli che hanno usufruito di aiuti di Stato o Comunitari.

Basteranno cinque anni? La proposta di Realacci, che pure viene dal mondo dell’ambientalismo, è stata bersaglio di critiche perché non abbandonerebbe la logica delle compensazioni. Nel nostro decreto c’è un punto chiave: i comuni potranno utilizzare i proventi di concessioni e autorizzazioni edilizie solo per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, per il risanamento dei centri storici e la messa in sicurezza del rischio sismico e idrogeologico. É un passo avanti epocale. Finora i comuni erano istigati a cedere il suolo, a far costruire perché gli oneri potevano essere utilizzati per far quadrare i bilanci. Ora basta.

Non si potrebbe osare ancora di più e premiare chi non costruisce? Le premesse ci sono. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale evitando la costruzione di nuovi edifici con finanziamenti in materia edilizia. Ed è istituito il Registro dei Comuni che non prevedono un incremento di aree edificabili. Con le leggi di stabilità si potranno prevedere premi ai comuni virtuosi.

Ministro, dobbiamo crederle? Possibile che d’un tratto ci si ricordi dell’ambiente? La questione non era più rinviabile. Abbiamo rischiato tragedie, il nostro territorio non regge più.

È pensabile che la lobby del mattone che ha tanti appoggi nel centrodestra, e anche nel suo Pd, pieghi il capo? Non nego che le lobbies del cemento abbiano ancora peso politico e che magari ci sia chi vorrebbe reagire alla crisi con la solita soluzione: il mattone.

Appunto, non finirà con le solite belle intenzioni e il nulla di fatto? É un momento ideale per voltare pagina: in Italia ci sono milioni di case nuove invendute. Non si può costruire ancora. Non solo: oggi non costruire, risparmiare il suolo può portare più denaro e lavoro. Pensi che l’85% del nostro patrimonio di 2 miliardi di metri quadrati di abitazioni richiede una riqualificazione. É un’occasione straordinaria per imprese e lavoratori. Ancora: la principale industria del nostro Paese è il turismo, che si tutela proteggendo il territorio. Infine: riducendo il consumo del territorio diamo un forte impulso all’agricoltura, un settore in espansione.

Insomma, meno cemento più sviluppo? Sì.

Perdoni la diffidenza, ma voi siete alleati con il centrodestra dei condoni... Il condono non ci sarà mai. E sul consumo del suolo non ho avuto ostacoli. Chissà, forse le mire delle grandi imprese si sono concentrate sulle infrastrutture.

O forse sono tutti convinti che non arriverete in fondo e resteranno belle parole? Può darsi che qualcuno creda che il cammino sia troppo lungo. Che speri in emendamenti. Ma io credo che non sarà così, e i punti essenziali del nostro disegno di legge potremmo proporli con un decreto perché diventino subito legge. Ora o mai più. Difendere il territorio oggi significa uscire dalla crisi. Ed evitare tragedie. Gli italiani lo sanno e ci sosterranno.


SUOLO CONTRO TUTTI
di Thomas Mackinson
Non c’è più tempo, non c’è più lo spazio. Ogni quattro secondi - il tempo di terminare questa frase - 32 metri quadri di suolo vengono coperti dal cemento che viaggia ormai alla velocità media di quasi 90 ettari al giorno. Ogni cinque mesi divora una superficie grande come la città di Napoli, in cinquant’anni ha ricoperto un’area come il Trentino e il Friuli messi insieme e di questo passo, tempo vent’anni, avremo cementificato pure la Basilicata.

Dati e previsioni della pubblicazione più completa mai realizzata in Italia sul consumo di suolo e sulla rigenerazione del territorio che il WWF ha presentato insieme alla sua proposta di legge per “fermare la rapina del territorio” proprio mentre in Parlamento partiva una delicata discussione sullo stop al cemento. L’indagine è condotta dall’Università dell’Aquila e si basa sul confronto tra estratti originali delle cartografie storiche del secondo Dopoguerra e le carte regionali digitali d’uso del suolo. Monitora 13 regioni, il 58% del territorio nazionale, quindi è significativa dell’andamento generale dell’urbanizzazione: “Il tasso medio - spiega Bernardino Romano, professore di Pianificazione territoriale e curatore della ricerca - è passato dall’1,9% degli anni 50 al 7,5. La media pro capite è triplicata ai quasi 380 m2/ab. Il che porta a stimare oggi l’ammontare delle aree urbanizzate sui 2,5 milioni di ettari”.


Non lasciamo sola la Sardegna
di Ferruccio Sansa

Non lasseus assola sa Sardigna. Si deppeus ponni de bona voluntadi e aggiudai sa genti sarda. Cust'Isola non deppit accabbai pappada de su ciumentu.

Non lasciamo sola la Sardegna. Prendiamo questo impegno. Non abbandoniamo quest’isola che rischia di finire in pasto al cemento: 50 milioni di metri cubi di nuove costruzioni sulla costa significano la fine. Non porteranno turismo, ma un’umiliante colonizzazione compiuta con i soldi del Qatar o della nostra finanza.

Ce ne dimentichiamo facilmente, basta scendere dal traghetto che ci riporta a casa alla fine delle ferie. Ma alla Sardegna dobbiamo molto. Non solo vacanze felici. Il blu della sua acqua per tanti di noi è la misura di ogni mare. Il profumo che ci accoglie all’arrivo appena si apre il portellone della nave resta dentro per mesi, anni. Ricorda che c’è un altrove dove tornare e rifugiarsi. Anche solo nei pensieri.

Questa è la Sardegna che appartiene alla sua gente, ma cui tutti siamo legati. Una terra grande, con una sua cultura. Una lingua (noi abbiamo azzardato un passaggio nella variante campidanese).

Arriva l’estate, la stagione del riposo, della leggerezza. Del distacco da pensieri e fatiche. Forse ormai crediamo che questo bisogno dentro di noi, proprio nel corpo, sia suggerito dal calendario del lavoro, delle fabbriche (dove ci sono ancora). No, non è così. Le stagioni dell’uomo sono dettate da quelle della natura. Ce ne accorgiamo soprattutto in estate: questo risveglio che sentiamo nei muscoli (ahimè, quando ci sono) è lo stesso che vediamo negli alberi, nell’aria, negli animali. L’estate riavvicina al mondo, ricorda che ne siamo parte. Allora le vacanze - giuste, sacrosante, spesso dimenticate per colpa della crisi - potrebbero farci riallacciare un legame essenziale. Con il mondo, ma anche proprio con la terra... avete presente quelle zolle rosse, luccicanti che emergono quando l’aratro è appena passato nei campi... ecco quella. Un’appartenenza che a volte temiamo possa svilire il nostro essere uomini e che, invece, può essere fonte di consolazione e compagnia. Come diceva Vladimir Nabokov: “Mi sentii tuffato di colpo in una sostanza fluida e lucente che altro non era se non il puro elemento del tempo. Lo si condivideva con creature - proprio come bagnanti eccitati condividono la scintillante acqua del mare - che non erano te, ma a te erano unite dal comune scorrere del tempo”. Non sembrano parole scritte nel mare della Sardegna?

Il ministro Andrea Orlando, intervistato da noi ha preso impegni di rilievo. Ha ricordato l’importanza della terra che ci dà la vita e, se maltrattata, ce la toglie. Prendiamo anche noi un impegno, in italiano o in sardo: non abbandoniamo la Sardegna e la terra dove viviamo. Ricordiamocene mentre ci tuffiamo. Buona estate.


Gli articoli integrali del numero monografico del "Fatto" sono riportati nel sito di Eddyburg del 24 giugno nella sezione città e territorio SOS Sardegna

 

Sull'argomento

SardegnaTerritorio: Verifica e adeguamento del PPR: illustrato da Regione e Ministero il Disciplinare Tecnico revisione Ppr
SardegnaOggi: Revisione del PPR, la Sardegna accelera

Alcuni interventi di Italia Nostra sulla revisione del PPR

Italia Nostra Sardegna: Non toccate il PPR 21 Ott 2011
 
 

mercoledì 15 maggio 2013

Piazza Belly di Calasetta: simbolo della vita cittadina e valore identitario della comunità.

Una buona notizia per la piazza Belly



Si conclude il procedimento con PARERE NON FAVOREVOLE all'esecuzione dell'intervento di "RIQUALIFICAZIONE DELLA RETE COMMERCIALE DELLA CITTA' DI CALASETTA"
Come informa il volantino riportato sotto, la determinazione (n° 249 del 22/04/2013) del provvedimento unico finale della Conferenza di Servizi - a conclusione del procedimento relativo all'intervento nella Piazza Belly e aree limtrofe - conclude definitivamente la vicenda della piazza Belly.
L'intervento non sarà realizzato perchè la Direzione Regionale ai Beni Culturali e il Servizio tutela paesaggistica dell'ass.to reg.le all'Urbanistica hanno espresso parere non favorevole in quanto il progetto proposto "modifica sostanzialmente  le relazioni tra spazio urbano ed edificato nel contesto storico tutelato ... e altera la consistenza storica dello spazio urbano tutelatomodificando sostanzialmente le relazioni tra gli elementi costituenti e sottraendo elementi significati, propri della connotazione storica del medesimo spazio".

Gli enti preposti alla tutela del paesaggio e dei beni culturali, hanno accolto le tesi sostenute dai cittadini di Calasetta che hanno sottoscritto la petizione popolare e la segnalazione dell'Associazione Italia Nostra "indirizzate al mantenimento dei caratteri attuali dello spazio urbano".

L'associazione Italia Nostra esprime la propria soddisfazione per la decisione assunta che garantisce la conservazione e la tutela di  un importante testimonianza del tessuto urbano risalente alla fondazione di Calasetta.




La piazza Belly attuale

 

Calasetta 14 maggio 2013      - Volantino dei promotori la petizione           

CE L’ABBIAMO FATTA

 

Si conclude il procedimento con PARERE NON FAVOREVOLE  all’esecuzione dell’intervento di “riqualificazione della rete commerciale della città di Calasetta, comprendente il rifacimento della piazza Belly.”
Così è stato disposto nel verbale della conferenza dei servizi del 19/04/2013:
-         visto che il progettista ha fatto pervenire al prot. 728 del 18/01/2013 la documentazione integrativa come richiesto nella conferenza dei servizi del 19/12/2012;
-         dato atto che è pervenuta la proposta popolare di cui all’art. 55 dello Statuto Comunale, assunta al prot. 1259 del 28/01/2013, con allegati 61 fogli riportanti complessivamente 676 firme di cittadini, attraverso la quale si chiede [cit.] conservazione della gradinata originaria della Piazza Belly quale peculiarità della piazza stessa, nonché spazio e luogo simbolo della vita cittadina e valore identitario della comunità.
-         dato atto che è pervenuta la nota trasmessa dall’Associazione nazionale  ITALIA NOSTRA per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale nazionale, assunta al prot. N. 2062 del 15/02/2013.
La Direzione regionale per i Beni culturali e la Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici e Storici esprimono Parere non favorevole alla realizzazione dell’intervento [cit.] che altera la consistenza storica dello spazio urbano.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno creduto e hanno sostenuto questa battaglia per la tutela dei nostri beni identitari; ringraziamo  l’Assessore Sandro Dessì e tutti coloro che con la loro firma hanno contribuito a salvare la Piazza Belly da interventi insostenibili e da manomissioni irreversibili.

I promotori della petizione




Progetto del 1770

Comunicato Stampa Italia Nostra

Sant’Antioco 15 febbraio 2013
Italia Nostra concorda con le motivazioni dei 676 cittadini che hanno sottoscritto una petizione per difendere la piazza centrale di Calasetta da manomissioni e interventi che potrebbero compromettere l’area modificando le “peculiarità della piazza stessaquale “spazio e luogo simbolo della vita cittadina e valore identitario della comunità” come sostengono gli stessi cittadini firmatari della petizione che chiedono venga conservata la struttura della piazza  in quanto spazio e luogo simbolo della vita cittadina.

L’intervento sulla piazza è inserito all’interno di un progetto denominato “Progetto di riqualificazione della rete Commerciale della città di Calasetta” e prevede di fatto di apportare sostanziali modifiche alla piazza Belly e aree limitrofe trasformando radicalmente l’immagine dell’area, ridisegnandola e introducendo elementi architettonici che potrebbero compromettere questa  importante testimonianza storica.

Per questi motivi l’Associazione ha presentato i giorni scorsi una richiesta al sindaco di Calasetta e agli enti competenti in materia di tutela paesaggistica e architettonica, affinché  la Piazza Belly di Calasetta e l’area circostante non siano interessate da alcuna modifica sostanziale nelle more dell’adeguamento dello strumento Urbanistico al Piano Paesaggistico Regionale.
L’Associazione ha chiesto inoltre di evitare interventi nella piazza e nelle aree circostanti affinché non si cancelli l’importate testimonianza storica e culturale di Calasetta e perché la piazza continui a rappresentare, conservare e tutelare la migliore riconoscibilità delle specificità storiche e culturali della città.
Nella richiesta avanzata da Italia Nostra si ricorda che la piazza Belly è inserita all’interno del “Centro di antica e prima formazione” e quindi individuata come area caratterizzata da insediamenti storici ai sensi dell’art. 52 del PPR. Si tratta pertanto di un’area tutelata anche da uno specifico vincolo paesaggistico previsto dal Piano Paesaggistico Regionale.

 In conclusione il nuovo progetto della piazza – che può essere considerato bello o brutto, funzionale o inutile, non è questo l’elemento di discussione -  altera la piazza Belly, che deve invece essere protetta da qualsiasi intervento di trasformazione, in quanto importante patrimonio culturale e testimonianza del primo insediamento della comunità tabarchina nell’isola di Sant’Antioco. Per questi motivi l’intera area che comprende il centro storico di Calasetta è protetta da norme nazionali di tutela e da specifiche prescrizioni imposte dalla normativa della Regione Sardegna.
 

Sull'argomento

La Nuova Sardegna: La piazza Belly non va toccata
Tentazioni della Penna: Calasetta, Petizione contro il rifacimento della piazza
La Nuova Sardegna: Manifestazione per dire no alla modifica della piazza Belly
La Nuova Sardegna: Via al recupero della piazza Belly, ma l'assessore Dessì dice no
La Nuova Sardegna: Vince il Comitato Popolare: Piazza Belly non si tocca


 

Calasetta 3 aprile 2013

NOTA INFORMATIVA

SULLO STATO DEL PROGETTO DI RIFACIMENTO DELLA PIAZZA PRINCIPALE

 
Sono stati 676 i cittadini ed estimatori di Calasetta che lo scorso gennaio hanno firmato la petizione  contro il Progetto Definitivo di rifacimento della Piazza Belly, approvato dalla Giunta comunale  con Delibera n. 153 del 16/11/2012. 

Alla petizione, presentata al Sindaco il 25 gennaio scorso, non è seguita alcuna comunicazione ai proponenti della petizione stessa, come invece prevede l’art. 53 del regolamento comunale. 

Dal verbale della conferenza dei servizi del 19/12/2012 risulta che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione regionale per i beni culturali per la provincia di Cagliari, ha sospeso il proprio parere in attesa di documentazione  integrativa che il Comune dovrebbe produrre riguardo “la scelta dei materiali, la documentazione storica a giustificazione della scelta proposta e i particolari tecnici relativi agli apparecchi illuminanti,” come si legge nel verbale.  

Il termine assegnato al progettista per la produzione della documentazione richiesta è di 30 giorni, a decorrere dal  19/12/2012. Pertanto, allo stato attuale, dall’esame degli atti il procedimento relativo al rifacimento della piazza non risulta ancora concluso. 

A noi non è dato sapere se il Comune abbia presentato la documentazione richiesta dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, e neppure ci è dato sapere se l’Amministrazione Comunale intenda recedere dalla volontà di rifacimento della piazza. 

Quel che si sa per certo è che l’Amministrazione si è chiusa in un pietoso ed assordante silenzio.
 
                                                                 I proponenti della petizione

domenica 5 maggio 2013

Richiesta moratoria impianti energie rinnovabili

L’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili nell’isola sta causando danni irreparabili al territorio, alle aree agricole e a numerose zone naturali di pregio. Sono ormai  centinaia gli impianti che da nord a sud devastano l’isola e il suo paesaggio e altrettanti stanno per essere autorizzati o sono oggetto di richiesta di autorizzazione in vista dello scadere dei termini per poter usufruire degli incentivi del conto energia.
Impianti a Portoscuso
Già nel 2011 gli impianti in produzione di energie rinnovabili hanno raggiunto una potenza di 1.365 MW, nello stesso anno si è registrato un surplus di produzione di energia superiore al 10%. Le richieste di progetti da sottoporre a VIA superano i 700 MW e tanti altri impianti sono entrati in produzione nel 2012.
Supereranno i 15 mila ettari già nel prossimo anno i terreni occupati o interessati dai futuri progetti di energie rinnovabili, la maggior parte sono terreni agricoli.
A Carbonia e nei comuni limitrofi gli aerogeneratori superano le 100 unità (tra installati, approvati e richiesti, altezza media 150 mt) senza nessun rispetto neppure per l’area archeologica di Monte Sirai. Un numero ancora superiore sono le richieste del comune di Stintino che dovrà ospitare ben 9 “parchi eolici”. I tanti sindaci del Sulcis, della Nurra e del Medio Campidano si sentono impotenti a far fronte a questa invasione, o meglio devastazione del proprio territorio, e chiedono interventi urgenti e risolutivi per fermare la speculazione delle energie rinnovabili e lamentano, assieme alle proprie comunità, l’esclusione delle scelte che interessano i propri territori.
Impianto termodinamico solare
Al serio problema di accaparramento delle aree agricole e al danno ambientale e paesaggistico che causano impianti così sproporzionati e impattanti in aree naturalisticamente delicate e importanti, si aggiunge anche quello della tutela della salute, la cosiddetta sindrome da pala eolica pur essendo ignorata in Italia è scientificamente accertata in altri paesi.
Per porre fine a questa emergenza e per impedire un ulteriore degrado del territorio le Associazioni Italia Nostra e WWF hanno chiesto al Presidente della Regione Sardegna una immediata moratoria delle installazioni di tutte le centrali per la produzione di energie rinnovabili in Sardegna ad esclusione degli impianti che producono l’energia per il proprio fabbisogno aziendale o domestico, almeno fino a quando non sia operativo un PEARS che tenga conto delle installazioni realizzate, del reale fabbisogno energetico dell’Isola e della avvenuta sostituzione degli impianti alimentati da fonti con combustibili fossili con quelle a fonti rinnovabili.
È prioritaria la definizione di un Piano Energetico Regionale, basato in primo luogo sul risparmio energetico, sugli incentivi alle comunità locali per l’adozione di mini impianti a fonti rinnovabili e sulle iniziative locali quali i PAES e privilegiando gli impianti per autoproduzione. Un piano in sintesi in grado di limitare la folle e selvaggia corsa all’accaparramento delle terre, di impedire la sottrazione delle risorse ambientali e dei beni comuni alle comunità locali e alle generazioni future e di disciplinare finalmente con regole ferree questi impianti industriali, impedendone l’indiscriminato proliferare e l’installazione in aree agricole o in quelle di pregio ambientale e paesaggistico.
Le Associazioni chiedono inoltre di essere coinvolte, assieme ai Comitati locali, nelle future scelte energetiche che riguardano l’Isola.
 
05 maggio 2013

 

Sull'argomento