martedì 10 gennaio 2023

Tutela dell'Ambiente o poligoni militari? Il caso della penisola Delta a Capo Teulada.


La Penisola Delta Poligono di Capo Teulada, che sulla carta risulta inserita in una zona naturalistica protetta, è in realtà l’emblema della devastazione dovuta alle esercitazioni militari: in 70 anni di bombardamenti è stata colpita da milioni di proiettili, missili e razzi, tanto da essere dichiarata non bonificabile e interdetta agli stessi militari. I bombardamenti sono cessati solo nel 2017 in seguito all’inchiesta della Procura di Cagliari che ha poi portato all’imputazione dei vertici militari per il disastro ambientale provocato.

Il 15 Dicembre scorso l’amministrazione della Difesa ha proposto una Valutazione di Incidenza Ambientale per una “bonifica” della Penisola Delta, finalizzata esplicitamente alla ripresa dei bombardamenti nell’area. 

Questo cosiddetto progetto di “bonifica” dovrebbe prevedere la rimozione dei numerosi ordigni inesplosi e di tutti i residuati presenti nell’area, ma non contiene alcuna stima dei né dei quantitativi da bonificare, né dell’inquinamento prodotto, ne sono indicati tempi e metodi della bonifica. Oltretutto è previsto che le attività di “bonifica” siano svolte dagli stessi militari, o da una ditta da essi incaricata, senza alcun controllo civile esterno. 

Così come è stato proposto l’intervento di bonifica della Penisola Delta non è né efficace né adeguato ai fine di tutelare gli habitat e le specie protette ancora presenti, nonostante tutto, nell’area. La sua vera finalità sembra piuttosto quella di chiudere il contenzioso per la mancata bonifica dell’area, che ha portato all’imputazione dei vertici militari responsabili del poligono e all’apertura di una procedura di infrazione della Commissione Europea per la mancata istituzione della Zona di Protezione Speciale (ZSC) a Capo Teulada. Un espediente per poter riprendere i bombardamenti sospesi nel 2017.

I dati disponibili mostrano chiaramente come le esigenze di tutela di un area protetta come la  ZSC ITB040024 ISOLA ROSSA E CAPO TEULADA siano assolutamente incompatibili con le esercitazioni militari. Sosteniamo pertanto la necessità di elaborare un piano di bonifica reale, completo ed adeguato, non solo per la Penisola Delta, ma per tutte le altre aree inquinate da decenni di attività militari e di procedere alla smilitarizzazione di tutte le aree naturalistiche protette interne ai poligoni militari. 

Per esporre e discutere criticamente i contenuti e le finalità del piano di “bonifica” della Penisola Delta, presentato dalle autorità militari vi invitiamo ad un

INCONTRO – DIBATTITO

Sabato 14 Gennaio 2023 ore 10:00

Mediateca del Mediterraneo, I piano

Cagliari – Via Mameli 164


Organizzano:
Italia Nostra Sardegna
Cagliari Social Forum
USB Sardegna
Cobas Cagliari
Madri contro la repressione


Valutazione di Incidenza nel portale Sardegna Ambiente

Recupero dei residuati di esercitazione della penisola “delta” del poligono permanente di Capo Teulada. Comune: Teulada. Proponente: Comando Militare Esercito Sardegna. Valutazione appropriata (Livello II della V.Inc.A.), ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/97 e s.m.i. e delle Direttive regionali per la V.Inc.A. (D.G.R. n. 30/54 del 30 settembre 2022)


Teulada: "Bonifiche" fasulle e bombe vere. I video dell'incontro dibattito del 14 gennaio 2023

L'incontro registrato è disponibile nella pagina Facebook della Biblioteca Autogestita Zarmu

L'incontro nella sala della Mediateca del Mediterraneo


Vai al blog di vitobiochini

Diverse foto dimostrano la gravità dell'inquinamento presente nell'area e mari adiacenti


















Lettera di saluti all'incontro inviata dall'Associazione ANVUI 

Milano, 12.01.2023

Ciao a tutti e tutte, sono Emanuele Lepore e parlo a nome dell’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito (ANVUI). La nostra associazione da anni si occupa di lottare per la verità e la giustizia per quei militari che sono stati contaminati dall’uranio impoverito e dai metalli pesanti durante le missioni militari all’estero ma anche a seguito dell’addestramento nei poligoni militari NATO su suolo italiano. Molti dei nostri associati sono sardi, padri, madri, mogli, sorelle o fratelli di militari che si sono addestrati nei poligoni NATO in Sardegna e che sono scomparsi o sono, tutt’ora, gravemente ammalati. La nostra lotta quindi si lega alla vostra: noi abbiamo tutto l’interesse affinché i poligoni NATO in Sardegna vengano chiusi e bonificati, affinché nessuno più venga contaminato dall’inquinamento bellico dovuto ai giochi di guerra fatti sulle nostre spalle, dove gli stessi militari spesso di truppa (mica i generali!) vengono utilizzati come carne da macello, bassa manovalanza sacrificabile. Ci ha stupito l’interesse del Ministero della Difesa nella bonifica della penisola Delta di Capo Teulada, penisola duramente bombardata con ogni sorta di armamenti (di cui, stranamente, sono state rese pubbliche liste molto vaghe e striminzite!!!) e ci stupisce tra le altre cose che avvenga in un momento in cui alcuni ufficiali delle Forze Armate italiane siano sotto processo proprio per il disastro ambientale causato dalle esercitazioni, che qualcuno vorrebbe dare solo per “presunto” nonostante la IV Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito presieduta da Gianpiero Scanu abbia accertato a suo tempo le criticità ambientali dei poligoni NATO in Sardegna e nonostante lo stesso Ministero negli anni abbia dichiarato “imbonificabile” proprio il poligono di Capo Teulada. Un posto talmente inquinato che non è bastato l’innalzamento delle soglie di metalli pesanti, innalzati fino a 100 volte nel 2014 con il via libera al disegno di legge ‘Competitività’ proposto dal Governo Renzi, per far risultare “accettabili” i livelli di inquinamento anche da un punto di vista burocratico. 

Nel dispositivo visionabile sul sito della Regione Autonoma Sardegna si legge che “La finalità dell’attività di rimozione dei residuati da esercitazione è quella di ripristinare le condizioni del Poligono “Delta” per consentire il normale transito in sicurezza e l’utilizzo futuro dello stesso quale zona bersaglio per arrivo colpi che sarà delimitata con materiale ecosostenibile e collocata all’interno di un sito privo di essenze arboree pregiate. (…) In tale quadro, si intende avviare quanto prima, con l’impiego di assetti specialistici, le attività necessarie alla rimozione di tutti i residuati da esercitazione, fino alla profondità di un metro, presenti nell’area in questione e classificabili/smaltibili a norma di legge come rifiuti.”

Tradotto vuol dire che l’area deve essere resa agibile a nuove esercitazioni. Ci chiediamo però, da vittime e malati oncologici che oltre 300 sentenze hanno accertato correlate alla contaminazione da metalli pesanti utilizzati in vari tipi di munizionamento: l’uranio impoverito, il torio 232 ecc, si rilevano solo ad un metro di profondità? L’acqua, l’aria non sono oggetto di esame? Le tonnellate di nano-polveri residuo delle esplosioni, che viaggiano per chilometri trasportate dal vento, sono considerate “residuato da esercitazione”? L’uranio impoverito e gli altri metalli pesanti sono considerati smistabili come “rifiuti”? E ciò che non è considerato tale?

Se hanno intenzione di bonificare come è stato fare ai militari italiani in Bosnia, Serbia, Afghanistan, Iraq, allora conosciamo bene la metodologia e circa 8000 malati di tumore e 400 morti stanno a testimoniare che non sono servite a molto. La popolazione serba, che conta un aumento dell’incidenza tumorale del 65% da quando la NATO nel 1999 vi ha scaricato 15 tonnellate di Uranio Impoverito (oltre 200 invece le tonnellate che saranno scaricate sull’Iraq), non è molto convinta delle bonifiche che sono state effettuate con la stessa metodologia ripresa nel dispositivo della RAS, presa pari pari dai manuali di bonifica delle Forze Armate. 

Temiamo che l’operazione di bonifica del poligono di Capo Teulada serva ad un doppio scopo: il primo, riprendere le esercitazioni rese impossibili dagli inerti inespolsi: non è un problema di salute pubblica, di recupero di un territorio, ma solo per continuare a fare esercitare gli eserciti NATO e far scaricare loro la peggiore immondizia che spesso chiamano anche “armi convenzionali”; in secondo luogo, una operazione utile a confondere le acque e dare elementi contrastanti di valutazione utili a far assolvere in qualche modo gli ufficiali coinvolti nel processo in corso proprio sul disastro ambientale di Teulada, in maniera simile di come hanno fatto con i rilevamenti ed indagini “discutibili” nel PISQ per dare elementi probatori contrastanti nel processo sui “Veleni di Quirra”. 

Le bonifiche sono necessarie, ma devono essere quelle vere: tracciare i metalli pesanti dispersi nell’ambiente, attuare le misure necessarie per bonificarli, impedire che nuove esercitazioni depositino nuovi metalli pesanti prodotti da sempre più aggiornati e sofisticati armamenti, altamente distruttivi e inquinanti. Bisogna quindi vigilare sulle manovre che stanno portando avanti e cercare di imporre delle bonifiche reali, trasparenti, che siano controllate da organismi esterni (in questo caso invece, l’apparato militare controlla sè stesso!), dalle associazioni che si occupano del tema e che hanno chiara l’idea di cosa vuol dire risolvere il problema! 

La nostra associazione è al fianco della vostra lotta perché abbiamo un interesse comune: farla finita con il massacro che il Ministero della Difesa promuove a danni dei suoi stessi militari e della popolazione civile che vive e lavora nei pressi dei poligoni NATO in Sardegna. Siamo disponibili quindi a fare insieme la strada necessaria che può portarci all’interdizione dei poligoni, alla loro reale bonifica e alla tutela della salute collettiva senza sé e senza ma. 

Colgo l’occasione di questa iniziativa per invitarvi ad un convegno che insieme ad altre realtà antimilitariste stiamo organizzando per il 4 e 5 febbraio: il suo titolo è “il futuro è NATO?” essere un momento di confronto e dibattitto sull’emergenza guerra e la necessità di fare rete tra tutti coloro che oggi lottano contro la guerra e i suoi effetti. 

Grazie mille e a presto, Emanuele, ANVUI



martedì 13 dicembre 2022

L’attualità di Don Chisciotte

La tanto sbandierata svolta di alcune associazioni ambientaliste in merito agli insediamenti degli impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, appare più che altro un inedito disconoscimento dell’importante ruolo delle Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e una esplicita rinuncia a combattere la speculazione. 


Con gli amici di Legambiente, del WWF e del FAI abbiamo combattuto importanti battaglie e ottenuto buoni risultati, soprattutto in Sardegna, contro la speculazione edilizia, in particolare quella costiera e dei centri storici. Le nostre battaglie non miravano certo ad impedire il diritto alla casa, chiedevamo semplicemente che il territorio fosse governato attraverso la pianificazione paesaggistica e urbanistica e che l’edificazione di abitazioni fosse commisurata al fabbisogno reale della comunità. Si trattava di stabilire come, dove e quanto edificare, il tutto nel rispetto del patrimonio ambientale e paesaggistico e con un consumo di suolo tendente a zero.

Analogo discorso deve essere fatto per l’insediamento degli impianti per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. Anche per queste infrastrutture è necessario stabilire quantità, qualità e ubicazione degli impianti, e questo non può deciderlo l’imprenditore, ma deve essere frutto di una pianificazione pubblica, oggi del tutto assente.  


Basti ricordare la Direttiva UE RED II 2018/2001 e la Strategia dell’UE per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili offshore del 2020, oltre alla legge di  delegazione 53/21 e al d.lgs 199/2021; tutte norme che obbligano il governo ad emanare le discipline per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, nel rispetto delle esigenze di tutela  del patrimonio  culturale  e  del paesaggio, delle aree agricole e forestali etc… Norme alle quali il governo si sottrae da oltre un anno alimentando l’attuale deregulation in cui si trova il settore strategico dell’energia.

L’aggressione che interessa oggi il territorio sardo è frutto di quel far west: nell’ultimo anno sono state presentate richieste per l’installazione di 16 nuovi impianti eolici offshore e 49 onshore oltre a 162 impianti fotovoltaici a terra.  Se questi impianti venissero approvati avremmo piantate in mare 900 pale alte 300 metri a altre 400 a terra.  Una potenza installata di 24 GW (oggi sono 4,5 GW) e una produzione annua superiore a 42mila GW/h. Una quantità di energia tecnicamente non utilizzabile (il fabbisogno dell’isola è di 9mila GWh) e tantomeno esportabile neppure col tyrrhenian link. 

Eppure ancora qualcuno sostiene che le Soprintendenze - che tra l’altro per questo tipo di progetti sono state del tutto esautorate dalla Soprintendenza Speciale per il PNRR -  e la mala burocrazia impediscano la realizzazione degli impianti. Noi obiettiamo che questi progetti non sono neppure tecnicamente approvabili perché proposti nelle aree sbagliate, talvolta privi di idonea documentazione o contenenti dati e informazioni non corrette frutto di sbrigativi copia e incolla. In alcuni casi la ressa e tale che si è perfino arrivati a contestazioni tra società concorrenti che pretendevano di potersi installare nella stessa area. Sempre in Sardegna, l’impianto eolico “Gomorretta” approvato dal governo Draghi, nonostante tutti i pareri negativi, compresi quelli della commissione VIA e di due ministri, impedirà la realizzazione dell’ambizioso rivelatore gravitazione Einstein Telescope, una delle grandi infrastrutture strategiche europee incluse nella Roadmap Esfri!

Dobbiamo ascoltare il grido d’allarme lanciato dall’ISPRA sull’eccessivo consumo di suolo causato dagli impianti fotovoltaici a terra, preoccuparci per i futuri scenari e accogliere i suoi suggerimenti sullo sfruttamento dei fabbricati esistenti. Essi garantirebbero l’installazione di panelli equivalenti a 85 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile complessiva previsto dal Piano per la Transizione Ecologica al 2030.  


Spiace che gli ambientalisti del “Si a tutto” non colgano questi suggerimenti, ma anzi si prestino a questa strumentalizzazione demonizzando le Soprintendenze, non abbiano capito quanto danno le loro aperture incondizionate porteranno ai  territori e al paesaggio e come questa loro posizione sia funzionale agli interessi degli speculatori.

Noi, come moderni Don Chisciotte, proseguiremo la nostra battaglia contro i mulini a vento e l’inarrestabile consumo di suolo, in difesa del territorio e dei beni paesaggistici e continueremo la nostra politica nel dimostrare che già da oggi in alcune regioni italiane (vedi Sardegna) sia possibile fare a meno dei combustibili fossili, gas compreso, per la produzione di energia elettrica, proponendo un uso intelligente, condiviso e democratico delle energie rinnovabili.  



sull'argomento

La transizione energetica presa sul serio, il caso Sardegna

Gente e Territorio - Italia Nostra Sardegna bacchetta gli ambientalisti "Si a tutto"

Sardegna Reporter - Criticità in Sardegna sulle rinnovabili

Il Manifesto Sardo - L'attualità di Don Chisciotte

Il Sole 24 ore - Sardegna, luce a zero euro fra sabato e domenica

Sardinia Post - Ambientalisti aprono a fotovoltaico ed eolico, Italia Nostra contro: "Proteggere il paesaggio"

GRIG - Rinnovabili, e tutto il resto vada a farsi fottere

Il Fatto Quotidiano - Rinnovabili, le associazioni ambientaliste aprono a nuovi impianti, ma cosí affondano il paesaggio

lunedì 28 novembre 2022

Rinviati a giudizio i dirigenti della RWM e i funzionari comunali

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla PM dott.ssa Rossella Spano, questa mattina la dott.ssa Manuela Anzani, giudice del tribunale di Cagliari, ha rinviato a giudizio l'amministratore delegato della società RWM Italia SPA, Fabio Sgarzi, il responsabile aziendale per la funzione Fabbricati Lavori e Impianti e di tre tecnici incaricati dall’azienda di redigere progetti e relazioni e di seguire le pratiche relative ai piani di ampliamento della fabbrica di esplosivi ed ordigni militari che si trova nei comuni di Domusnovas e Iglesias, negli anni 2017 – 2019. 

Sono stati rinviati a giudizio anche i funzionari comunali di Iglesias e Domusnovas che hanno autorizzato l'ampliamento dell'impianto RWM in località San Marco.

Nella stessa udienza sono state accolte tutte le richieste di costituzione di parte ci vile presentate da Associazioni, Comitati e Sindacati

Il dibattimento inizierà il prossimo 3 marzo 2023

La decisione di oggi della giudice del tribunale di Cagliari è doppiamente importante, perché decide di rinviare a giudizio i dirigenti e tecnici della RWM e i funzionari comunali che hanno avuto a che fare con l’ampliamento dello stabilimento e nello stesso tempo accoglie la costituzione di parte civile di tutte le associazioni, i comitati e i sindacati che hanno sottoscritto le numerose segnalazioni inviate alla procura contenenti importanti informazioni sui presunti abusi ambientali, urbanistici ed edilizi individuati nel discutibile iter di approvazione dell’ampliamento.

L’essere stati individuati dal giudice parti lese ci consente di partecipare al processo approfondendo i numerosi punti poco chiari presenti nell’iter che ha autorizzato le opere edilizie e nelle modalità di realizzazione delle opere stesse.

Inoltre, come Italia Nostra, USB e Assotziu Consumadoris de Sardinia, siamo ancora in attesa della sentenza del Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi sul ricorso di revocazione  presentato da RWM, ma siamo fiduciosi in un esito positivo per la nostra vertenza

Nostro obbiettivo primario è quello di rendere dignità a questo territorio e di pretendere che la legalità venga rispettata sempre, anche dalle multinazionali che producono armi!

Le contestazioni sono numerose, 30 violazioni tutte relative a interventi richiesti, approvati e infine realizzati nel contesto dei piani di ampliamento dello stabilimento RWM. 

L’inchiesta ha preso le mosse da una serie di esposti presentati da associazioni, comitati e da singoli cittadini, tra il 2018 e il 2019, nei quali si denunciava il fatto che i lavori di ampliamento dello stabilimento RWM stessero procedendo in violazione di numerose norme urbanistiche, ambientali e di tutela della salute e della sicurezza della popolazione.



La tipologia degli abusi e delle violazioni contestate è molto varia: si va dalle attività di scavo e sbancamento non consentite per decine di migliaia di metri cubi, senza verifica delle soglie di contaminazione delle sostanze inquinanti, senza la necessaria relazione geotecnica e con trattamento scorretto delle terre di scavo, alla mancanza delle necessarie verifiche per il controllo degli incendi, al rilascio di autorizzazioni irregolari per realizzare costruzioni in assenza di una progettazione adeguata (mancano i calcoli per le strutture in cemento armato, la relazione geologica, il parere dei vigili del fuoco). Sono state inoltre autorizzate variazioni di destinazione d’uso di fabbricati, destinati a diventare depositi, anche di materiali pericolosi, con procedure semplificate e irregolari, senza le necessarie autorizzazioni dei Vigili del Fuoco e l’adeguamento della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e della successiva AUA.


A tutti gli indagati viene contestato il reato di falso: ai dirigenti e ai tecnici dell’azienda per aver presentato progetti e richieste di autorizzazioni omissive e irregolari, e ai funzionari comunali per averle accettate e dichiarate complete ed adeguate.

Gli abusi non riguardano solo le autorizzazioni già oggetto di ricorso e annullate lo scorso novembre dalla sentenza del Consiglio di Stato: quelle per la realizzazione del nuovo poligono per test esplosivi (denominato “Campo Prove R140”) e dei nuovi reparti “R200” ed “R210” per la fabbricazione degli esplosivi PBX-colabili e il caricamento dei rispettivi ordigni. La Procura ha rilevato abusi e violazioni di norme anche in innumerevoli altri interventi che fanno parte del piano di ampliamento.

Il quadro che emerge dal lavoro della Procura è desolante: come abbiamo più volte denunciato la società RWM Italia SPA, negli ultimi anni, ha portato avanti il suo imponente piano di ampliamento della sua fabbrica di esplosivi e ordigni, violando sistematicamente la normativa urbanistica e quella per al tutela della salute e dell’ambiente.



Testo del Comunicato Stampa di indizione del Sit-in

La guerra inizia qui, la pace deve ripartire da qui

Le associazioni firmatarie convocano per lunedì 28 novembre, dalle ore 9,00, un sit- in davanti al Palazzo di Giustizia di Cagliari, in occasione dell’udienza, fissata per le ore 10,00, del processo penale ai danni dei rappresentanti legali di RWM Italia e di alcuni funzionari delle amministrazioni comunali di Domusnovas e Iglesias, per il presunto ampliamento illegale della fabbrica di armamenti sita in quei territori. 

Il giudice, avendo avuto tempo per visionare le carte, dovrà decidere se accogliere le richieste di numerose associazioni di costituirsi parte civile nel procedimento. 

Riteniamo che la società civile, impegnata sui temi della pace e del disarmo, abbia pieno diritto di fare la sua parte, affinché venga fatta chiarezza sulle condotte di una multinazionale delle armi che pesa sul territorio sardo, ma lancia i suoi effetti sui teatri di guerra nel mondo. Essere parte civile nel processo sarebbe un importante riconoscimento, dal punto di vista legale, ma soprattutto simbolico e ideale per tutta la società sarda che ripudia la guerra. 

Coordinamento Provinciale PREPARIAMO LA PACE, Italia Nostra Sardegna, Movimento Nonviolento, Unione Sindacale di Base Cagliari, Cagliari Social Forum, Confederazione Sindacale Sarda, Assotzius Consumadoris Sardigna, Centro Sperimentale Auto sviluppo, Comitato Riconversione RWM, Sardegna Pulita, Tavola Sarda della Pace, Comitato Sardo No Armi – Trattativa Subito, Ufficio Studi G.M. Angioy - CSS. 



documenti

sull'argomento

L'ampliamento della RWM è illegittimo, lo stabilisce il Consiglio di Stato

L'Unione Sarda - Presunti abusi edilizi alla Rwm, tutti a giudizio: il 3 marzo il via al processo

Sardegna Live - Fabbrica di bombe a Domusnovas: in 9 a processo per abusi edilizi

Democrazia oggi -  RWM, ieri la marcia per la pace, oggi rinvio a giudizio in tribunale

Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo - In aula e Roma e Cagliari il caso RWM




martedì 15 novembre 2022

L’”armonizzazione degli interessi pubblici” prevale su quelli di intere comunità

Scadeva lo scorso 13 novembre la data ultima per la presentazione delle osservazioni nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale dell’impianto eolico per la produzione di energia elettrica richiesto dalla società Sardaeolica srl nei comuni di Onaní, Bitti e Buddusò. Si tratta di un impianto formato da 6 aerogeneratori tripala da 5,6 MW, per una potenza complessiva di 33,6 MW. Ciascun aerogeneratore avrà una altezza totale di 206 metri e la rotazione del rotore spazzerà una superficie superiore a 2 ettari.

Nella stessa area esistono richieste per diversi altri impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile: ulteriori 5 impianti eolici e 2 nuovi impianti fotovoltaici. Se le autorizzazioni dovessero essere accolte l’area prospiciente il parco di Tepilora sarà caratterizzata dalla presenza di una sessantina di pale eoliche e da diversi ettari di panelli fotovoltaici.

Italia Nostra Sardegna ha presentato le proprie Osservazioni all’impianto di Onaní e agli altri proposti chiedendo la dichiarazione di non compatibilità ambientale di questi impianti in quanto essi caratterizzeranno in maniera negativa, ambiente, biodiversità e paesaggio delle regioni storiche del Goceano, della Baronia e del Monte Acuto, e condizioneranno il futuro economico della regione impedendo l’installazione nella miniera di Sos Enatos dell’Einstein Telescope, a causa della sua inconciliabilità con i generatori eolici, come riconosciuto da numerosi scienziati e studiosi.

Purtroppo, nonostante l’inconfutabilità delle motivazioni addotte dalla nostra Associazione, ma anche dal comune di Onaní, dalla stessa Regione Sardegna e dai rettori delle Università Sarde, esiste il ragionevole rischio che l’impianto venga autorizzato.

Come avvenuto lo scorso 10 ottobre nell’ultima seduta del governo Draghi che ha approvato il vicino impianto eolico “Gomoretta” di Bitti. Approvazione motivata dalla “complessiva valutazione e armonizzazione degli interessi pubblici coinvolti”.

In quel caso, gli interessi di una società privata, la Siemens Gamesa Renewable Energy Italy S.p.A., prevalgono sul parere contrario della Commissione Tecnica Valutazione Impatti del MiTE e degli stessi ministeri competenti (MITE e MiC), sulle numerose opposizioni di Regione, Enti locali, Associazioni Ambientaliste, Parco di Tepilora, Università di Sassari e Cagliari, il team di scienziati che lavorano alla realizzazione dell’Einstein Telescope etc… 

Di nessuna utilità sono stati i numerosi pareri tecnici che esprimono contrarietà al progetto in quanto potrebbe compromettere un intero territorio, il suo ecosistema, il paesaggio e persino il suo futuro economico, cosí come sono state inutili le osservazioni presentate da centinaia di cittadini, da diversi sindaci e da comitati e associazioni. Gli “interessi pubblici coinvolti” hanno prevalso su tutto e tutti, anche sulla normativa europea che istituisce la Valutazione di Impatto Ambientale (DIRETTIVA UE 2014/52).

Assistiamo sempre più ad un accentramento di poteri, all’assunzione di decisioni arbitrarie e alla trasformazione e contrazione dei processi democratici e partecipativi come quelli previsti dalla procedura di VIA e dalla convenzione di Aarhus, giustificati da emergenze spesso pretestuose e da interessi definiti pubblici, ma palesemente al servizio degli speculatori delle energie rinnovabili. 

sull'argomento

L'Unione Sarda - Saras, lutto per le aquile & scippo del silenzio

L'Unione Sarda - Il ministero dice no al parco eolico di Bitti: stop alle pale di oltre 200 metri

Algherolive - Italia Nostra: "L'armonizzazione degli interessi pubblici" prevale su quelli di intere comunità 

Cagliaripad - Eolico in centro Sardegna, gli ambientalisti: "Stop al progetto" 

Press Italy 24 - Parque eolico en el centro de Cerdena, los ambientalistas piden deter el proyecto

Il Fatto Quotidiano - Eolico, Draghi in extremis ha dato l'OK al parco sardo di Siemens Gamesa. Lo stesso che era stato bocciato da tutte le autorità 

PCAPolitical - Tredici Torri eoliche da 250 metri a Tuscania 

OggiNuoro.it - La Sardegna è compatta: si Eistein Telescope, no ai parchi eolici nel Nuorese

mercoledì 7 settembre 2022

Noi non sapevamo

Già nel 2016, Bachisio Bandinu nel suo libro “Noi non sapevamo” ci ricorda che la Sardegna è sempre in ritardo nel leggere i segni dei tempi.

Basta osservare gli eventi degli ultimi cinquant'anni per fare una dolorosa constatazione: turismo, industrializzazione, servitù militari, lingua, cultura e istruzione. Tutte le scelte fatte in questi anni in Sardegna hanno portato all’impoverimento delle comunità, alla distruzione dell’ambiente e del territorio, a una situazione sanitaria catastrofica, con la presenza di patologie nella popolazione davvero preoccupanti.

La mappa della SNAM sugli impianti del gas previsti per la Sardegna


Anche la scelta del gas, arriva in Sardegna fuori tempo massimo e, soprattutto, non è una risposta ai cambiamenti climatici. È l’esatto contrario.

La decisione di installare una nave per la rigassificazione e lo stoccaggio a Portovesme, ma vale anche per quella che si vorrebbe piazzare a Porto Torre,  significa:

  • Spendere ingenti capitali per realizzare una infrastruttura inutile e dannosa per l’ambiente;
  • Spostare di almeno 30-40 anni la data per l’abbandono dei combustibili fossili (bisogna pur ammortizzare i costi dell’infrastruttura);
  • Non porre più fine a un settore industriale che assorbe tutte le nostre risorse (il Sulcis Iglesiente è indicata tra le province più povera d’Europa), che condizione e impedisce qualsiasi altra attività, che è priva di futuro;
  • La costruzione di un’altra Centrale Termoelettrica;
  • Mettere a repentaglio la sicurezza e la vita di una comunità; 
  • Contribuire al processo di riscaldamento climatico globale.

La Golar Artic, la nave gassier che verrà trasformata in FRSU e ormeggiata nel porto di Portovesme


Purtroppo registriamo che oggi il settore energetico della Sardegna è governato dal caos, da un vero e proprio Far West. 

Stiamo pagando il prezzo della totale assenza di una politica energetica, di una politica pianificatoria. L’aver lasciato al mercato fare scelte che appartenevano alla politica ci ha portato in questo stato e ci troviamo oggi assolutamente impreparati a gestire questa delicata e difficile crisi energetica e ambientale. 

Alla luce degli eventi internazionali e delle speculazioni in atto, non si può certo dire che il gas è la soluzione migliore, più conveniente. Basti pensare che il prezzo del gas a MWh è decuplicato rispetto a pochi mesi fa.  

Noi siamo convinti che siano maturi i tempi per superare la fase del carbone e del gas in Sardegna. Che il futuro è rinnovabile se liberato dalla speculazione energetica e dai mega impianti  che devastano il paesaggio e l’economia.

In occasione degli incontri al MiSE sul phase out della Sardegna abbiamo preparato una relazione che dimostra la possibilità di liberarsi da subito dei combustibili fossili e di trasformare la Sardegna nella prima isola europea CO2 free. 

Vedi

Osservazioni di Italia Nostra Sardegna contro l'impianto flottante di rigassificazione

  Sardegna: “Isola zero CO2, phase out 2025”


sull'argomento

Italia Nostra Sardegna 

- Rete del gas in Sardegna: l'inutilità di un'opera

- Il rapporto RSE - ARERA supporta la decisione del governo di abbandonare la costruzione della dorsale  del gas in Sardegna

- Un Piano Energia tutela dell'ambiente, del paesaggio e dei beni comuni



sabato 3 settembre 2022

Arte contemporanea a Torre Canai

Dopo due anni di restrizioni e di fermo di numerose attività, l’estate 2022 segna la ripresa del turismo in Sardegna e anche delle attività culturali e della partecipazione dei cittadini alle iniziative pubbliche. Anche la Torre Canai di Sant’Antioco riapre i battenti, grazie all’attività volontaria dei soci della sezione di Italia Nostra, riproponendo la mostra permanente delle emergenze naturalistiche del sud dell’isola e quella delle torri costiere della Sardegna.




La novità di quest’anno è rappresentata dalla rassegna di arte contemporanea curata dell’Associazione Ottovolante Sulcis.

La rassegna consiste nella esposizione di diversi allestimenti artistici site-specific legati ai luoghi e al tempo del mare, in cui l’arte si fa contestualmente canto ammaliante e sirena d’allarme verso i temi della contemporaneità.

La prima edizione consterà di due esposizioni, ciascuna della durata di un mese; la prima dal titolo Buone Vacanze è stata curata dal collettivo Transhumanza.

 


“La Sardegna è un’isola conosciuta nell’immaginario comune principalmente per stereotipi: il mare, le vacanze, il suo spirito selvaggio e misterioso, il cibo, le pecore e preconcetti simili. Stereotipi che trovano le loro radici in un modello di sfruttamento sistemico del territorio che, al di là dell'immagine da cartolina, nascondono veri e propri disastri sociali ed ecologici.

Questo progetto nasce dalla volontà di relazionarci in maniera creativa e partecipata ad alcune delle contraddizioni che vive la Sardegna, con lo scopo di divulgare, provocare e fare emergere temi che condizionano il nostro presente.

L’opera è composta di suoni, immagini, oggetti, tecnologie, materiale d’archivio e pratiche performative.

L’intervento realizzato per Torre Canai sarà la prima sperimentazione di un percorso a lungo termine che non presenta una forma definita ma muta nel tempo e nello spazio.”

(Collettivo Transhumanza)

 


 

La seconda esposizione riguarda in particolar modo la Torre Canai, riscoprendone il suo passato ed assegnandole una nuova funzione.

"Torre Canai è stata per secoli un presidio militare a difesa dalle minacce che arrivavano dal mare, a seguito della dismissione delle torri costiere ha conservato la sua naturale funzione di guardia sul mare, non opponendosi più all’attracco ma offrendosi a chiunque vi transiti.

La mostra “Terraferma” vuole celebrare l’accezione inclusiva del luogo, quella per cui “migranti” (persone o animali che si spostano da un luogo a un altro per trovare migliori condizioni di vita) possono trovare liberamente rifugio.

Oggi Torre Canai è un luogo apparentemente solitario: l’area circostante è una riserva naturale ricca di diverse specie di flora e di avifauna che si affaccia su un tratto di costa particolarmente suggestivo, per molti definibile un paradiso. Le condizioni di vita che offre quest’area non vengono intese puramente in termini di risorse materiali (acqua, nutrimento, riparo) ma vogliono estendersi sino a toccare una dimensione esistenziale.

I visitatori restano incantati dalla bellezza del paesaggio e dalla sensazione di pace che questo luogo trasmette, offrendo appunto “riparo” all’anima o allo spirito."





foto torre