sabato 8 febbraio 2020

I numerosi dubbi sullo “scrupoloso rispetto delle norme” da parte della RWM

Abbiamo letto in questi giorni delle preoccupazioni dei sindaci di Dosmunovas e Iglesias per l’eventuale calo occupazionale derivante dall’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Cagliari nei confronti della RWM, la fabbrica di bombe che opera nei loro territori. Non ne comprendiamo davvero le motivazioni, perché se fossero vere le loro certezze in merito alla legittimità delle numerose autorizzazioni rilasciate, non ci sarebbe alcun motivo per allarmarsi. Anzi, sarebbe una buona occasione per tacitare quanti sostengono il contrario.

Se però tra le decine e decine di autorizzazioni rilasciate dai tanti enti non tutto risultasse in regola, dovrebbero essere i primi a richiedere il rispetto della legalità nei propri territori. A meno che non si parta dal presupposto che i posti di lavoro nella fabbricazione di ordigni bellici possano godere di una sorta di zona franca dove le norme europee, italiane e quelle regionali potrebbero anche essere disattese. Ma noi questo non possiamo neppure pensarlo, visto che abbiamo a che fare con pubblici amministratori, autorità sanitarie locali e responsabili della pubblica sicurezza in qualità di ufficiali di governo. 
Abbiamo anche letto le tranquillizzanti dichiarazioni dell’amministratore delegato della RWM Italia che garantisce sullo “scrupoloso rispetto delle norme” da parte della società in Sardegna. Lo confermerebbe il fatto che i funzionari della procura che hanno visitato lo stabilimento lo scorso dicembre non hanno sequestrato i lavori di ampliamento! Non se ne capisce il nesso visto che gli eventuali reati andranno trovati spulciando tra le carte degli uffici autorizzatori piuttosto che sotto gli impressionanti scavi e trincee che hanno stravolto per sempre quei territori. 

Proprio per tranquillizzare amministratori e lavoratori pensiamo che compito della magistratura sia quello di fare luce su eventuali lati oscuri nell’iter seguito per il rilascio delle autorizzazioni. Il prossimo primo aprile il TAR Sardegna si dovrà pronunciare sulle numerose eccezioni di illegittimità (per l’esattezza 14) sollevate da Italia Nostra a da altre Associazioni, Comitati,  e Sindacati di base. Molte di queste presunte illegittimità potrebbero avere anche una certa rilevanza penale, vediamone alcune: 
  • La prima cosa che salta agli occhi è che a fronte di un articolato e complesso piano di espansione dello stabilimento, autorizzato con la collaudata tecnica della “spezzatino”, manca del tutto un Piano Attuativo, come previsto per le aree industriali dalle stesse Norme di Attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Iglesias. Infatti esse stabiliscono che per la realizzazione di qualsiasi intervento industriale è necessario dotarsi di un Piano Particolareggiato, da approvarsi nelle forme di legge, che definisca la normativa edificatoria, gli standard urbanistici e la viabilità̀, sulla base di un programma operativo articolato per fasi di attuazione, e che l'edificazione in dette aree è consentita solo previa formale approvazione di uno studio attuativo (P.P. o lottizzazione convenzionata approvati con delibera del Consiglio Comunale e “con parere positivo della Regione”) nel quale devono essere previste le opere di urbanizzazione necessarie secondo quanto prescritto dal D.P.G.R. 1.8.1977, n° 9743/271. Nella fattispecie, il tutto viene approvato attraverso l’ufficio SUAP, esautorando del tutto il Consiglio Comunale. Si tratta quindi di una procedura perlomeno “discutibile”, per la quale è auspicabile una verifica da parte del magistrato. 
  • Gli ampliamenti dello stabilimento RWM, paradossalmente, non ricadono in una zona industriale, ma in una cosiddetta “zona bianca”, per la quale il Piano Urbanistico Comunale di Iglesias non specifica una destinazione d’uso. Anche in questo caso la destinazione urbanistica la scegli la RWM e non il Consiglio Comunale. Si tratta di una zona agricola adibita al pascolo, classificata come “zona ricoperta da bosco” nel Piano Paesaggistico Regionale, prossima alla zona naturalistica protetta SIC del Monte Linas - Marganai, attraversata dal Rio Gutturu Mannu, la cui area golenale è tutelata da vincolo paesaggistico. Insomma, il sito ideale per ubicarvi uno stabilimento ad alto rischio di incidente rilevante!
  • È ben strano quindi che le opere siano state approvate, senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, e che la loro realizzazione abbia già comportato uno stravolgimento di tutta l’area, con sbancamento di interi rilievi, scavi, e realizzazione di enormi terrapieni, anche nell’area golenale tutelata del Rio Gutturu Mannu, riconosciuta come “area di pericolosità idraulica” dalla stessa Direzione Generale dell’Agenzia Regionale del Distretto Idrografico della Sardegna. 
  • La mancanza delle opere di urbanizzazione comporta che lo stabilimento RWM sia privo di un depuratore per i reflui industriali (ne ha uno solo per i servizi igienici dei dipendenti, dimensionato per una utenza di 70 persone), ma non è neppure allacciato alla rete fognaria del comune e scarica le sue acque reflue nel Rio Gutturu Mannu, affluente del Cixerri.
Permangono naturalmente tutte le questioni riguardanti il piano di sicurezza esterna scaduto, obsoleto e inattuale di cui ha parlato il sindacato USB, oltre a tanti altri possibili vizi procedurali. 

Sappiamo che l’ampliamento dello stabilimento ha ricevuto numerose autorizzazioni dal comune di Iglesias, ma anche dai vari enti preposti alla tutela del territorio, del paesaggio, della salute, dell’ambiente e della stessa sicurezza etc… ed è proprio perché si faccia piena chiarezza sulla legittimità di queste numerose autorizzazioni che abbiamo chiesto al TAR di pronunciarsi e alla magistratura di verificare la sussistenza di eventuali reati.

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Una scuola plurale “palestra” di idee anche sul metano

La scuola è una “palestra” di idee che deve formare lo spirito critico delle nuove generazioni. Deve accogliere gli scienziati indipendenti, idee diverse e opposte mettendole a confronto affinché gli studenti possano avere una visione critica del presente e del futuro. 

Per questo riteniamo non condivisibile che si possa andare in una scuola per fare marketing sul metano da parte di un’azienda direttamente coinvolta. 

Altrettanto poco convincenti sono le rassicurazioni di chi afferma la sostenibilità ambientale ed economica del progetto di metanizzazione della Sardegna compresa la dorsale. Il metano è una fonte energetica di transizione che non deve vincolare il futuro della Sardegna a una fonte fossile climalterante. Significherebbe confinare la Sardegna fuori dal Nuovo Patto Verde promosso dall’Unione Europea e dallo sviluppo sostenibile per le future generazioni.


WWF e Italia Nostra della Sardegna si rendono finora disponibili per presentare agli studenti quanto hanno scritto ed esposto nei giorni scorsi al MISE in occasione dell’incontro sul phase out dal carbone della Sardegna.

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Il metano ... a prescindere!

Dell’incontro al Ministero dello Sviluppo economico di venerdì 31 sono state date versioni surreali. Il tavolo di confronto aveva come tema l’uscita dal carbone della Sardegna, ovvero la chiusura delle due centrali a carbone entro il 2025. Si tratta di impianti obsoleti con produzioni inadeguate, ma capaci di immettere nell’atmosfera milioni di tonnellate di climalteranti e migliaia di inquinanti.  
In apertura Terna ha dimostrato, dati alla mano, che con la realizzazione di un cavo di collegamento tra Sardegna-Sicilia-Continente e la realizzazione di stoccaggi di adeguata capacità non solo la sicurezza energetica dell’Isola può essere assicurata, ma che nel breve termine è possibile l’avvento delle fonti rinnovabili e l’abbandono definitivo delle fossili. Una posizione condivisa da Associazioni Ambientaliste e Sindacati di Base. 
Ovvio che una tale strategia, peraltro dettata dal pacchetto Clima-Energia 2030 dell’UE, non rientri nei desiderata di Regione, Confindustria e OOSS confederali, considerato che vengono minati quei presupposti sui quali da tempo si è puntato per convincere l’opinione pubblica dell’avvento salvifico del metano. 
Hanno fondamento tali presupposti?

  • È stato detto che il metano avrebbe garantito l’indipendenza energetica della Sardegna, ma è evidente a tutti la sussistenza di vincoli di carattere tecnico e geografico. 
  • È stato detto che il metano avrebbe assicurato un risparmio ai sardi senza redigere un conto economico e pretendendo un prezzo unico e la disponibilità delle altre regioni a farsene carico. 
  • È stato detto che il metano costituisce la via obbligata per la transizione alle FER, mentre ormai il tempo stringe per un passaggio rapido alle rinnovabili. 
  • È vero invece che l’assenza del secondo collegamento elettrico consente a una ventina di aziende sarde di lucrare milioni di euro per l’assurdo giogo della interrompibilità e dell’essenzialità imposto dalla mancanza della chiusura della rete. Verrebbe ancora da chiedersi per quale arcano motivo al sistema elettrico sardo corra l’obbligo di dimensionarsi sulla base della labile e non condivisa presenza di industrie energivore, quando la produzione elettrica rientra ovunque tra gli oneri di investimento. 
  • È innegabile che questo passaggio epocale comporti un problema di natura occupazionale. 

Per affrontarlo occorrono scelte innovative, non il sicuterat di una stagione come quella delle fossili ormai quasi alle spalle, tanto più che le risorse economiche rese disponibili dall’UE sono reperibili solo nell’ambito delle rinnovabili. 
Fa specie vedere oggi Confindustria spargere lagrime sull’esilio dei giovani sardi, atteso che proprio al fallimento della petrolchimica e delle industrie energivore (anche questa una scelta fuori del tempo!) dobbiamo inquinamento e mancato sviluppo dell’Isola. Una corretta rilettura delle cose dette a quel tavolo di confronto, piuttosto che sortire una levata di scudi nel vano tentativo di ostracizzare chi ha mostrato il coraggio dell’ascolto, avrebbe dovuto indurre a meditare su un futuro che dal metano invece prescinda. 
Mauro Gargiulo  - Segretario Regionale Italia Nostra e delegato tema energia

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venerdì 31 gennaio 2020

Delusioni e speranze dall’incontro al MISE

In mattinata abbiamo partecipato al tavolo tecnico presso la Direzione Generale per l’Approvvigionamento, l’Efficienza e la Competitività Energetica del Ministero dello Sviluppo Economico. Motivo dell’incontro confrontarsi su modalità e tempi per la fuoriuscita dal carbone in Sardegna, il cosidetto phase out, entro il termine perentorio del 2025 come stabilito dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC). 
La nostra partecipazione è stata anticipata con la presentazione di un documento dal significativo titolo “Sardegna zero CO– phase out 2025” col quale si è inteso dimostrare la concreta possibilità per la Sardegna di conseguire l’obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 di chiusura entro il 2025 degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati col carbone, senza che sia messa a rischio stabilità della rete ed approvvigionamento dell’energia elettrica. 
Nel corso della riunione abbiamo avuto modo di illustrare la nostra ipotesi di chiusura delle centrali basata essenzialmente su scelte energetiche ecocompatibili e alternative: efficientamento, risparmio, energie rinnovabili, autoproduzione, accumuli energetici, impianti di pompaggio idroelettrico, elettrodotto triterminale etc … Sono state inoltre riconfermate le ragioni che inducono ad opporsi a progetti di infrastrutturazione antieconomici ed obsoleti quali quelli di metanizzazione dell’Isola, evidenziando nel contempo l’assenza di una programmazione economica che possa giustificare millantati risparmi sulla bolletta energetica per i cittadini, realmente perseguibili se di converso vengano attivati percorsi di smart policy. 

A tal proposito il Ministero dell’Ambiente ha ricordato che non esiste ad oggi nessun decreto di autorizzazione della dorsale del metano firmato dal ministero e che una eventuale autorizzazione ambientale non significa che un’opera debba essere realizzata, soprattutto perché essa deve essere compatibile prioritariamente con una scelta strategica. Pertanto le dichiarazioni relative ad un possibile inizio lavori a breve della dorsale, sarebbero da ritenersi non veritiere e passibili di denuncia.
Lo stesso gestore della rete elettrica nazionale (TERNA) ha garantito la possibilità tecnica del phase out dal carbone al 2025 grazie alla sostituzione del cavo SACOI e al progetto del cavo triterminale previsto e finanziato dal Piano decennale di sviluppo 2030. Terna conferma quindi le nostre valutazioni tecniche relative alla capacità di generazione da FER che auspichiamo possa attuarsi secondo indirizzi ecocompatibili e privilegiando l'autoproduzione e l'efficienza energetica.
È quindi necessario ripensare la programmazione industriale della Sardegna, il progetto di metanizzazione e adeguare la rete elettrica alle nuove produzioni energetiche. Si tratta di soluzioni alternative e sostenibili rispetto a quelle avanzate da Governo Regionale, Confindustria e Sindacati Confederali, tutte convergenti nell’ostinarsi a voler proseguire la fallimentare politica industriale che ha distrutto l’ambiente, l’economia e la salute dei cittadini. 
Il tavolo tecnico si è chiuso con l’auspicio che l’obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 di chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone possa essere agevolmente raggiunto anche attraverso un percorso condiviso.
Li 31 gennaio 2020 

Italia Nostra Sardegna  -   Unione Sindacale di Base Sardegna   -   Cobas Cagliari

venerdì 24 gennaio 2020

La possibile decarbonizzazione della Sardegna, senza spendere miliardi di euro per il metano

Le Associazioni Ambientaliste Italia Nostra e WWF della Sardegna, insieme ai Sindacati di base Cobas Cagliari e Unione Sindacale di Base Sardegna, hanno elaborato un documento tecnico dal titolo “Sardegna zero CO– phase out 2025” che conferma la possibilità per la Sardegna di conseguire l’obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 di chiusura entro il 2025 degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati col carbone, senza che sia messa a rischio stabilità della rete ed approvvigionamento dell’energia elettrica. 
Tale documento è scaturito a seguito della partecipazione da parte dei rappresentanti dei firmatari all’in- contro sul tema tenutosi nel luglio 2019 al MISE, e nelle more della nuova convocazione del tavolo tecnico presso lo stesso Ministero che si terrà il prossimo 31 gennaio. 
Col presente documento, inviato ai Ministeri dello Sviluppo Economico, Ambiente, Beni Culturali e alla Regione Sarda, si è inteso inoltre dare un contributo al dibattito in corso sul futuro energetico della Sardegna, cercando di proporre soluzioni alternative e sostenibili rispetto a quelle avanzate da Governo Regionale, Confindustria e Sindacati Confederali, tutte convergenti sul duplice obiettivo di differire la data del 2025 per la decarbonizzazione e nell’ostinarsi a voler proseguire la fallimentare politica indu- striale che ha distrutto l’ambiente, l’economia e la salute dei cittadini. Si sono volute riconfermare le ragioni che inducono ad opporsi a progetti di infrastrutturazione antieconomici ed obsoleti quali quelli di metanizzazione dell’Isola, evidenziando nel contempo l’assenza di una programmazione economica che possa giustificare millantati risparmi sulla bolletta energetica per i cittadini, realmente perseguibili se di converso vengano attivati percorsi di smart policy. 
Nella Conferenza Stampa che si terrà a Cagliari sabato 25 gennaio 2020 alle ore 10,30 presso la sede dei Cobas Cagliari in via Santa Maria Chiara (Pirri) n. 104 verranno illustrati i punti rilevanti del documento e le opportunità ambientali, economiche e occupazionali, che potrebbero derivare alla Sardegna da una seria politica di abbandono dei combustibili fossili al fine di raggiungere in anticipo rispetto ai termini fissati dalla CE l’obiettivo dell’impatto climatico Zero. 

SARDEGNA “ ISOLA ZERO CO2” – Phase out 2025 
Proposte operative per la decarbonizzazione della Sardegna
SINTESI DEL DOCUMENTO

Col presente documento si intende dare un contributo al dibattito in corso in Sardegna sulla possibilità o meno di conseguire nell’isola l’obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale 2017 e dal PNIEC 2030 di chiusura entro il 2025 degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati con carbone. 

Il phase out è possibile senza rischio per la rete e la sicurezza energetica dell’isola 
Sulla base delle informazioni tecniche disponibili, partendo dai dati utilizzati per l’ela- borazione del PEARS del 2015 e dai report annuali pubblicati dall’azienda TERNA, gestore della rete elettrica nazionale, e dal GSE, gestore dei servizi energetici, si ritiene che tale obiettivo possa essere raggiungibile in Sardegna senza che sia messa a rischio la stabilità della rete e l’approvvigionamento dell’energia elettrica. 

Una significativa quota della produzione di energia elettrica viene esportata 
Nel 2018 infatti in Sardegna si è avuta una produzione di energia elettrica pari a 12.210,7 GWh, di cui 9.138,1 GWh destinata alla richiesta interna e 3.072,6 GWh esportata, quindi con un supero della produzione equivalente al 33,6 % rispetto alla richiesta (dati TERNA 2019 relativi al 2018). 
Sempre secondo TERNA le ore di funzionamento annue medie complessive delle due centrali a carbone – ubicate a Portovesme e Fiumesanto - non superano nel complesso le 3.300 ore. Attualmente quindi le due centrali a carbone hanno un peso modesto nel sistema produttivo elettrico sardo ma un costo elevato dal punto di vista ambientale

Le FER possono sostituire l’energia prodotta da fonti fossili 
La produzione netta di energia elettrica da fonti rinnovabili soddisfa il 33,70% dell’energia richiesta nell’Isola e il 66,00% della domanda se si esclude l’industria. Tale produzione risulta inoltre quasi doppia rispetto all’obiettivo del 17,8% fissato al 2020 dal Burden sharing per la Sardegna. 
Nonostante sia in costante aumento la potenza installata di energia elettrica derivata da FER, il suo utilizzo ottimale risulta fortemente condizionato da una rete di trasmissione e distribuzione inadatta. Se si procedesse ad un adeguamento del sistema elettrico nel suo complesso, alla realizzazione di sufficienti impianti di accumulo e ad un incremento della produzione da FER, si potrebbe assicurare con le sole fonti rinnovabili il soddisfacimento dell’intero fab- bisogno energetico dell’Isola. 

Lo studio "Solar Photovoltaic Electricity Generation: A Lifeline for the European Coal Regions in Transition" pubbli- cato a luglio del 2019 a cura dall'EU’s Joint Research Centre, dimostra ad esempio come gli impianti fotovoltaici, installati tenendo conto degli impatti ambientali correlati, abbiano in Sardegna un potenziale energetico tale da rendere ridondante l'utilizzo delle centrali termoelettriche alimentate a carbone. 

Incentivare la produzione diffusa 
Al fine di evitare ulteriori speculazioni sulla produzione di energia elettrica e contenere sprechi e sovrapproduzioni i futuri incentivi destinati alle FER dovrebbero privilegiare la produzione diffusa, l’autoconsumo e la costituzione delle Comunità Energetiche

Decarbonizzare significa eliminare i combustibili fossili 
La decarbonizzazione non si esaurisce con la chiusura delle centrali a carbone. Essa deve mirare alla progressiva riduzione, fino all’azzeramento, di tutte le emissioni di gas serra, (prima tra tutte l’anidride carbonica) conseguenti alla combustione di ogni tipo di fonte fossile. Per tale motivo la metanizzazione dell’isola appare in esplicito contrasto con i contenuti dei protocolli internazionali sul clima

I sistemi di accumulo di energia a batteria attualmente in fase di sperimentazione nel polo multi tecnologico (Storage Lab di TERNA) in connessione con i compensatori sincroni studiati per una migliore gestione delle fonti rinnovabili, consentiranno di migliorare stabilità e sicurezza della rete elettrica e grazie al previsto collegamento tramite cavo HVDC Sardegna-Sicilia-Continente sud, verrà garantita la sicurezza energetica dell’Isola. 

Una nuova policy energy 
A tale policy energy deve affiancarsi una pianificazione interna del sistema energetico, che attui una diversa organizzazione territoriale (Distretti Energetici), in modo da ottimizzare il rapporto produzione-consumo in vista della creazione di una smart com- munity territoriale a bilancio energetico annuale quasi zero. 

Distretti energetici e Comunità energetiche 
Le Comunità energetiche, definite come “un insieme di soggetti che all’interno di un’area geografica sono in grado di produrre, consumare e scambiarsi energia con una governance locale capace di favorire l’utenza in un’ottica di autoconsumo e autosufficienza”, rappresentano un modello avanzato di approvvigionamento, distribuzione e consumo diffuso e condiviso dell'energia, che ha l’obiettivo di facilitare utilizzo e scambio dell’energia generata da rinnovabili e ridurre i consumi energetici. 

L’Efficientamento e il Risparmio Energetico rappresentano una vera e propria forma di energia. 
Una vera e propria fonte di energia può essere considerato l’efficientamento del sistema energetico, sia dal lato della produzione che dal lato dei consumi: un obiettivo da perseguire a partire dal patrimonio immobiliare pubblico. Il risparmio energetico è infatti la prima delle pratiche virtuose da attuare perché, per quanti sforzi si pongano in atto per migliorare il sistema produttivo della nostra società, esso determina comunque l’erosione delle risorse planetarie sottraendole alle generazioni future. 

Il Green New Deal per un’Europa sostenibile interesserà anche la Sardegna 
Il 15 gennaio 2020 il parlamento Europeo ha approvato il Green New Deal per un Europa sostenibile. Il Piano, che nasce con una dotazione di dieci miliardi di euro, è destinato a creare un “contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pub- blici e privati necessari ai fini della transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva ed inclusiva”. Tra le Regioni interessate la Sardegna ha trovato assoluta priorità con l’annunciato finanziamento delle attività di bonifica del petrolchimico di Porto Torres e delle miniere del Sulcis, iniziative che beneficeranno di un miliardo di euro. 

La Democrazia Energetica
L’uso dei combustibili fossili presuppone un’ideologia che massimizza i consumi, incentiva gli sprechi e scarica sulla collettività i costi ambientali. Le rinnovabili ri- chiedono invece una visione comunitaria della produzione, che implica l’economia dei consumi nell’ottica di una tutela dell’ambiente. I due modelli si pongono in termini di paradigmi inconciliabili, poiché l’uno si basa su una struttura produttiva piramidale e unidirezionale, l’altro si configura come un sistema a rete di cui tutti sono attori in termini di produzione e consumo. 


oppure a questo indirizzo https://www.cobascagliari.org/zero-co2 
Esso può essere riprodotto in tutto o in parte purché se ne citi la fonte. 


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lunedì 20 gennaio 2020

La resistibile ascesa di RWM: iniziative legali contro l’espansione della fabbrica che produce bombe

A dispetto della tanto sbandierata crisi, RWM Italia S.p.a., la fabbrica di ordigni che opera nei comuni di Domusnovas e Iglesias, è più che mai attiva. Per ora l’azienda ha lasciato a casa una parte dei lavoratori interinali “somministrati” dalle agenzie, misura ampiamente prevista e preannunciata nei suoi bilanci e prevista dagli accordi sindacali, ma non ha affatto rinunciato ai suoi piani di espansione. 
Il piano di ampliamento di RWM Italia S.p.a. procede celermente, senza nessuno scrupolo e senza incontrare ostacoli, infischiandosene dell’articolata normativa a tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente, che viene sistematicamente aggirata e talvolta ignorata, con la colpevole acquiescenza delle amministrazioni competenti. 
I nuovi reparti, destinati al raddoppio della produzione di esplosivo di tipo PBX e degli ordigni con esso caricati sono ormai in avanzato stato di realizzazione, mentre imponenti scavi e sbancamenti hanno stravolto la morfologia della vallata e l’azienda ha aperto nuovi capannoni industriali vicinissimi all’abitato di Iglesias e di Musei, dove movimentare materiali pericolosi e ordigni. Dopo l’esonero dalla necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) decretata dalla Regione Sardegna un anno fa, sono iniziati anche i lavori per la costruzione del nuovo poligono per test esplosivi, il “Campo Prove R140”, che procedono rapidamente in mezzo agli animali al pascolo.
Le autorizzazioni edilizie sono state concesse dal comune di Iglesias nonostante numerosi siano i dubbi sulla loro legittimità rispetto alle norme urbanistiche, ambientali e a tutela della popolazione dal rischio di incidenti rilevanti. Per chiedere l’accertamento delle illegittimità di queste sciagurate decisioni e il loro annullamento, sette diverse organizzazioni, sostenute da innumerevoli altre, hanno presentato due ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR), e uno al Presidente della Repubblica.
Intanto i procedimenti giudiziari fanno il loro corso, con estrema lentezza, mentre i lavori di ampliamento della fabbrica di bombe procedono con grande rapidità; rischiamo di trovarci di fronte al fatto compiuto. A questo si aggiunge l’ennesimo ritardo con il quale il consulente tecnico nominato dal TAR della Sardegna ha presentato la sua relazione conclusiva lo scorso 27 dicembre.
Saremo comunque presenti nella mattina del 22 gennaio, nella quale si svolgerà la prossima udienza del TAR dedicata alle autorizzazioni illegittime concesse per l’espansione di RWM in Sardegna. Approfitteremo di questa occasione per denunciare e documentare ancora una volta l’attività di un’azienda che non conosce crisi e per ricordare che le norme e le leggi esistenti devono essere rispettate da tutti, anche dalle multinazionali!

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