sabato 11 gennaio 2020

Un locomotore, per l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno!

Un locomotore, per l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno, che parte dalla legge 128/2017 sulle ferrovie turistiche. Legge che stravolge quanto, sul volano del passato, ancora oggi avviene, introducendo un modello funzionale basato su quattro principi fondamentali: 
a) il turismo ferroviario è composto da viaggi effettuati su treni d’epoca affiancati dal turismo esperenziale sviluppato su Rail Bikes, velocipedi ferroviari mossi dalla propulsione muscolare dei turisti, 
b) la visione strategica sul turismo ferroviario diviene competenza almeno degli Assessorati al Turismo e alla Cultura, 
c) i territori possono ottenere l’affidamento commerciale di linee e tratte, 
d) i treni d’epoca possono essere condotti da operatori civili ad hoc addestrati.

Parliamo di un futuro lontano?
No, parliamo già del 2020 dato che all’attenzione degli assessorati competenti sono arrivate, tra gennaio e luglio 2019, richieste di affidamento commerciale per l’86% dei binari oggi “percorribili” come le intere linee Mandas-Arbatax, Tempio-Palau e la tratta Isili-Laconi, e che alcuni territori, con finanziamenti deliberati dal Centro Regionale di Programmazione, si stanno attrezzando per delle esperienze di turismo esperenziale sui ferrocicli.
Il modello organizzativo rappresentato dalla legge 128 applicato sui 1200 km francesi ha creato 2,5 milioni di turisti l’anno, 800 posti di lavoro a tempo indeterminato e 3000 posti di lavoro a tempo parziale - potrebbe ripetersi con successo anche in Sardegna raggiungendo almeno tre importanti obiettivi: l’economia e la valorizzazione dei territori dell’interno, la responsabilizzazione congiunta degli operatori e delle istituzioni territoriali, l’educazione green degli operatori e degli abitanti che risiedono sui quattro corridoi ambientali creati attorno ai binari.

Cosa manca all’avvio di questo progetto?
Manca l’avvio di un tavolo inter assessoriale composto da Turismo e Cultura, e auspicabilmente allargato all’Ambiente e all’Agricoltura, che esamini le richieste di affidamento commerciale loro pervenute via PEC, manca una leggina regionale che disciplini l’applicazione della lg. 128/2017, mancano le occasioni di confronto tra Regione e Alturs che riassume tutte le competenze nazionali sul turismo ambientale, culturale ed enogastronomico.
Portavoce di ALTURS - alleanza per un turismo responsabile e sostenibile in Sardegna (costituita da Touring club Italiano, Italia Nostra Sardegna, Slow food, Federparchi e AITR Associazione Italiana Turismo Responsabile)

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martedì 26 novembre 2019

Al soprintendente Martino un importante riconoscimento nazionale

PREMIO ZANOTTI BIANCO A FAUSTO MARTINO, GIÀ SOPRINTENDENTE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGIO DI CAGLIARI, ORISTANO E SUD SARDEGNA 


ITALIA NOSTRA ha conferito a Fausto Martino il premio nazionale intitolato a Umberto Zanotti Bianco fondatore dell’Associazione e antesignano delle politiche di difesa del patrimonio culturale e dell’ambientalismo. 
La cerimonia del conferimento si è svolta venerdí 22 novembre nel Palazzo Giustiniani a Roma.
Il premio Zanotti Bianco è un importante riconoscimento destinato, con cadenza biennale, a pubblici funzionari dello stato che si siano distinti «per l’attività nell’ambito della difesa del patrimonio storico artistico naturale paesaggistico nel rispetto e nell’applicazione delle Leggi di tutela» come prescrive l’articolo 9 della Costituzione e il Codice dei Beni culturali e del paesaggio.
Nella sua lunga carriera da Soprintendente, e in particolare nei tre anni trascorsi in Sardegna a dirigere la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna,  l’architetto Fausto Martino è stato fra i più decisi nella lotta all’abusivismo edilizio e a difesa del patrimonio ambientale e culturale e dei beni comuni.
Il premio a Martino, rappresenta per Italia Nostra Sardegna, un importante riconoscimenti all’impegno e alla resistenza dei numerosi cittadini, comitati e associazioni che in Sardegna combattono per la salvaguardia e la difesa dei propri territori.  

Queste le motivazioni del premio conferito a Fausto Martino:  
 Esempio non comune di onestà intellettuale e di rettitudine professionale, l’architetto Martino è meritevole della massima considerazione per non avere ceduto a pressioni e minacce, per la sua corretta interpretazione delle leggi regionali sui condoni edilizi e sul piano casa in Sardegna, applicate anche in aree tutelate, malgrado lo vietassero le norme dello Stato e quelle del Piano Paesaggistico Regionale. 
La sua coraggiosa attività e il dissenso mostrato verso disastrose politiche di gestione del territorio hanno attirato su di sé le ire degli amministratori locali che ne hanno chiesto la rimozione, è stato persino presentato un ordine del giorno all’Assemblea Regionale per chiedere l’intervento del Ministero dei beni culturali affinché prendesse provvedimenti contro il soprintendente, il quale, tuttavia, è stato sostenuto con forza e convinzione dallo stesso Ministro. 
Anche Italia Nostra, assieme ad altre associazioni e personalità, si è più volte schierata a difesa dell’architetto Fausto Martino e a sostegno del suo operato, sempre teso alla reale difesa dei beni culturali, paesaggistici e ambientali. 

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lunedì 25 novembre 2019

Il rischio delle fabbriche di esplosivi vicino ai centri urbani

La fabbrica di fuochi artificiali esplosa
Alla luce del grave incidente avvenuto il pomeriggio del 20 novembre scorso alla fabbrica di fuochi artificiali Costa, in cui hanno perso la vita a cinque persone, ci dobbiamo chiedere come è possibile che una fabbrica di esplosivi ed ordigni militari, come quella di RWM Italia S.p.a. che opera in Sardegna, nel territorio di Domusnovas-Iglesias, possa ancora oggi farlo senza tener conto della salute e dei rischi alla sicurezza di lavoratrici, lavoratori e popolazioni del territorio. 
Quello alla fabbrica di Vito Costa e figli, in provincia di Messina, è l'ennesimo grave incidente in una fabbrica di esplosivi; in questo caso pare sia bastata una scintilla sfuggita da una saldatrice e un’esplosione devastante ha spazzato via l’impianto facendo 5 vittime. Non è certo la prima volta che accade; un incidente analogo il 14 marzo scorso aveva provocato una vittima a Gesualdo, in provincia di Avellino e un altro ancora più grave nel 2015 rase al suolo una fabbrica di fuochi di artificio a Modugno, causando la morte di 10 persone[1], in quel caso si parlò apertamente di violazione delle norme sulla sicurezza[2].
Giustamente il CODACONS chiede più controlli e ricorda che le vittime provocate da esplosioni, nelle sole fabbriche di giochi pirotecnici dal 2000 ad oggi, sono addirittura 68.
Le fabbriche di esplosivi sono infatti impianti estremamente pericolosi, e sono perciò soggette a una normativa speciale che riguarda gli "stabilimenti a rischio di incidente rilevante" (normati dal decreto legislativo.105 del 2015), che prevede controlli e misure di sicurezza stringenti e rigorosi, ma che purtroppo non sempre vengono rispettati. Nel caso di RWM, ad esempio, una parte dello stabilimento dove sono stoccate quantità incredibili di liquido infiammabile, è ubicata a 400 mt. dal centro urbano di Iglesias e non a 4 km come prevede la vigente normativa.


Il piano per la gestione delle emergenze in caso di incidente nelle aree esterne allo stabilimento RWM Italia S.p.a. risale al 2012 ed è impostato sui rischi derivanti da una produzione prevalente di esplosivi per uso civile (di tipo SLURRY, ANFO e Miccia Detonante), che è totalmente cessata già alla fine del 2012, mentre considera la produzione di tipo militare del tutto marginale.  Il piano è visibile al pubblico nel sito della prefettura di Cagliari[3] (il tipo ed il volume della produzione sono illustrati a pag. 34).
Il piano di emergenza ancora oggi in vigore è ormai del tutto obsoleto e inadeguato, un piano scaduto, infatti:
-       la produzione per uso civile descritta nel piano di emergenza per le aree esterne era cessata del tutto già a dicembre 2012, le relative linee di produzione sono state dismesse e i locali riconvertiti alla fabbricazione di esplosivi e di ordigni militari. La produzione militare è stata invece di molto incrementata, passando dalle appena 500 tonnellate/anno (200 di esplosivo di tipo PBX e 300 di esplosivo a base di TNT) del 2012 alle attuali 6.000 tonnellate/anno, con un incremento di ben 12 volte (+1200%) rispetto a quanto indicato nel piano di emergenza delle aree esterne attualmente in vigore.
-       la differenza tra la situazione produttiva dell'impianto nel 2012, periodo in cui è stato adottato il PEE ancora vigente, e quella attuale determina una condizione di grave pericolo, in aperto contrasto con l'art. 21, comma 6, D.Lgs. 105/2015, il quale afferma che il PEE «è riesaminato, sperimentato e, se necessario, aggiornato, previa consultazione della popolazione, dal Prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni». Il comma 5 della stessa norma prevede inoltre che il Prefetto rediga il PEE «entro due anni dal ricevimento delle informazioni necessarie da parte del gestore». La legge prevede inoltre che il Piano deve essere obbligatoriamente aggiornato ogniqualvolta si determinano variazioni significative nella produzione. È appunto il caso della RWM.
Nessuna modifica al Piano di Sicurezza delle Aree Esterne è mai stato apportata dal 2012 a oggi.
Gli impianti per la produzione bellica attualmente in gestione a RWM, sono da considerarsi particolarmente pericolosi e sono già stati soggetti a gravissimi incidenti in anni non lontani, quando erano ancora in gestione alla società SEI. In particolare la linea produttiva degli esplosivi e degli ordigni a base di TNT fuso, quando ancora gli impianti operavano nello stabilimento SEI di Ghedi (provincia Brescia), il 23 agosto 1996, era stata devastata da un’esplosione accidentale che aveva provocato tre morti tra gli operai. Si può ad esempio consultare in merito l’articolo del quotidiano La Repubblica dal titolo “Tre morti in una fabbrica di bombe” dell’8 agosto 1996[4].
Dalle successive indagini risultò all’epoca che lo stabilimento operava nel rispetto della normativa di sicurezza, cosa che comunque, è bene ricordarlo, non può garantire l’assoluta assenza di rischio di incidente in uno stabilimento con livelli di pericolosità così elevati. Successivamente tale linea di produzione è stata spostata dalla SEI nel suo stabilimento di Domusnovas-Iglesias, dove attualmente continua a operare sotto la gestione di RWM.
Nonostante i rischi che l’esistenza di questo stabilimento comporta per i cittadini e senza tenere in adeguata considerazione la  normativa urbanistica, il comune di Iglesias ha recentemente approvato numerose altre autorizzazioni per ampliare lo stabilimento:
a) il raddoppio delle linee produttive per la realizzazione di esplosivi militari di tipo PBX e dei relativi ordigni (nuovi reparti R200 ed R210), un intervento che a detta di RWM porterebbe la capacità produttiva dello stabilimento di Domusnovas-Iglesias sino a 9.000 tonnellate/anno;
b) la realizzazione di un nuovo poligono per test esplosivi denominato "Campo Prove R140", senza neppure una Valutazione di Impatto Ambientale.
Per tutti questi motivi e per le palesi violazioni alle norme, numerose associazioni del territorio hanno infatti contestato la legittimità dei provvedimenti che hanno autorizzato queste opere, anche perché violano palesemente la normativa di sicurezza vigente, presentando:
1) il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sardegna contro la licenza edilizia rilasciata dal comune di Iglesias ai nuovi reparti R200 ed R210, presentato il 7 gennaio 2019;
2) il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro la licenza edilizia rilasciata dal comune di Iglesias per il nuovo poligono per test esplosivi Campo Prove R140, depositato il 18 novembre 2019.
Entrambi i ricorsi sono tuttora pendenti.
Lo stato di elevato rischio nella gestione della sicurezza dello stabilimento produttivo di RWM a Domusnovas-Iglesias è stato oggetto di un esposto al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, presentato ad aprile 2019, oltre che essere stato prospettato, già in precedenza, all’attuale sindaco di Iglesias da una delegazione di cittadini nel corso di un incontro tenutosi il 31 luglio 2018 in municipio.
Al momento nessun provvedimento è stato preso e la situazione, dal punto di vista della sicurezza, è immutata. A dispetto di una crisi aziendale continuamente sbandierata, inoltre, RWM Italia S.p.a. ha aperto tutti i cantieri previsti dal piano per il potenziamento e l'ingrandimento dei suoi stabilimenti, e li porta avanti pervicacemente, mentre la produzione di ordigni bellici procede senza sosta. 
Viene da chiedersi se è proprio necessario che si verifichi una tragedia perché le esigenze di sicurezza vengano prese finalmente in esame.
Evidentemente la sicurezza della popolazione viene sempre per ultima quando ci sono da tutelare interessi e profitti che vengono dal commercio delle armi e dalla guerra.
Le lavoratrici e i lavoratori di RWM così come le popolazioni di Domusnovas, Iglesias, Musei e zone limitrofe si sentono realmente al sicuro?

Il presente documento-Appello è stato sottoscritto da diverse Associazioni e Comitati

[1]https://bari.repubblica.it/cronaca/2017/03/24/news/modugno_la_strage_dei_fuochi_d_artificio_un_paio_di_forbici_innescarono_il_rogo_poi_nessuno_diede_l_allarme_-161313245/

domenica 13 ottobre 2019

Ricordando Mena

Sabato 12 ottobre 2019 la sezione di Italia Nostra di Sinistra Cabras Oristano ha organizzato una serata per commemorare Mena Manca Cossu a dieci anni dalla sua scomparsa. 

Il tramonto sulla peschiera ormai abbandonata
Mena Manca Cossu è stata una studiosa di cultura e tradizioni popolari, ha partecipato a numerose ricerche riportate in libri e tesi, che raccontano il Sinis, la sua gente, il territorio e la sua storia.

È stata la fondatrice e il punto di riferimento di Italia Nostra nel territorio di Oristano e nel corso della serata abbiamo ascoltato le testimonianze di quanti la hanno conosciuta come dirigente di Italia Nostra del Sinistra e della Sardegna.
Grazie al lavoro del Centro Servizi Culturali UNLA di Oristano  abbiamo potuto ascoltare alcune tracce sonore ricavate dalle tante interviste frutto della sua attività di ricerca. 
Importante il contributo dell'archivio Jakob Schweizer che ha permesso al videomaker Simone Cireddu di realizzare una sequenza di immagini degli anni sessanta del secolo scorso su Cabras e il territorio del Sinis.

La visita della Peschiera Mar'e Pontis, a cura di Angelo Spanu, ha consentito hai presenti di visitare un sito ambientale suggestivo e di conoscere la storia delle peschiere di Cabras e dei lavoratori che vi hanno operato per alcuni secoli.



sull'argomento

Link Oristano - A Cabras una giornata per ricordare Mena Manca Cossu
L'Unione Sarda - Mena Manca Cossu, a Cabras rivive il ricordo della studiosa lagunare


Peschiera di Mar'e Pontis in attività nel 2012

Peschiera in attività pochi anni fa 



venerdì 11 ottobre 2019

L’insofferenza verso le regole paesaggistiche giustifica ancora gli abusi edilizi

La notizia di ieri del sequestro da parte dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari del Tonnara Camping sulla costa occidentale dell’isola di Sant’Antioco e delle relative 78 case mobili realizzate in difformità o in assenza di autorizzazione desta sconcerto e preoccupazione. 
Si tratta di un residence costruito anno dopo anno sul mare, camuffato da campeggio, realizzato con “case mobili” ben stabili sullo stesso posto da oltre 10 anni, senza che nessuno abbia mai preso provvedimenti. Eppure esiste un ufficio regionale di vigilanza sull’attività edilizia e sulle opere abusive, oltre naturalmente agli obblighi non discrezionali di vigilanza e di repressione degli abusi che competono all’istituzione comunale. 
Colpisce il numero delle costruzioni, una ottantina di case sul mare, un insediamento assimilabile ad un quartiere di Sant’Antioco, in un’area in cui sono presenti numerosi vincoli, in uno degli angoli più suggestivi e caratteristici della costa dell’isola e  in una delle spiagge tra le più amate e frequentate da residenti e turisti.


Nel 2019 assistiamo ancora a interventi speculativi in un’isola minore a due passi dalla battigia, dopo 15 anni dall’emanazione del Codice dei Beni Culturali e 13 anni dall’adozione del Piano Paesaggistico Regionale. Norme emanate in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione per la protezione e la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, comprese quindi le zone costiere. 
Questo tipo di abusi è purtroppo la conseguenza della insofferenza di imprenditori, funzionari e amministratori locali verso le regole di salvaguardia e di tutela che la comunità si è data per difendere i beni collettivi. Dopo aver tentato di cancellare il PPR con numerosi ricorsi al TAR, dopo il fallimento di un referendum per cercare di abrogarlo, si prova ad aggirare le norme con vari espedienti quali le case mobili “fisse”, le strutture in precario, le finte casette rurali etc… senza nessun rispetto per il patrimonio paesaggistico e i beni comuni. 



sull'argomento

La Gazzetta del Mezzogiorno - Sigilli a 97 mila mq camping in Sardegna

La scogliera di Tonnara antistante il campeggio 




giovedì 3 ottobre 2019

Anche Conte contro il carbone e il metano. Lavoriamo per una Sardegna a emissioni zero

Fanno ben sperare le dichiarazioni sul futuro energetico della Sardegna fatte dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel corso della visita dello scorso 2 ottobre in Sardegna. Con una inusuale chiarezza il presidente Conte ha ribadito l’obbiettivo della decarbonizzazione dell’isola entro il 2025 senza che sia previsto alcuno slittamento al 2030 e ha chiuso qualsiasi  possibilità di realizzare in Sardegna il sempre più contestato e inutile metanodotto, indicando come soluzione possibile un’isola green e il ricorso alle rinnovabili e al cavo di collegamento tra Sicilia e Sardegna.
Le associazioni ambientaliste Italia Nostra e WWF della Sardegna condividono l’impegno alla cessazione dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica entro il 2025 previsto dalla Strategia energetica nazionale 2017. Esso deve essere considerato come un obbiettivo inderogabile se si vuole dare una risposta coerente rispetto agli obiettivi posti dall’Agenda ONU 2030 e alla crescente mobilitazione delle nuove generazioni contro i cambiamenti climatici che reclamano il loro sacrosanto diritto al proprio futuro.

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra WWF della Sardegna auspicano che tutti i portatori di interesse facciano proprio l’obbiettivo della decarbonizzazione dell’isola e comincino a lavorare in questa direzione, abbandonando ipotesi di industrializzazione fallimentare come quelle inseguite fino ad oggi e lavorando per eliminare o almeno contenere l’emergenza sanitaria intimamente legata alle emissioni inquinanti provenienti dalle centrali termoelettriche e più in generale dall’attività industriale che ha  creato una situazione sanitaria tra le più critiche e preoccupanti della Sardegna e disincentivato la nascita di attività̀ economiche sostenibili e di economia circolare. 
La nostra sfida è la trasformazione e il cambiamento. Dobbiamo puntare verso una rivoluzione globale per l’energia pulita distribuita e accessibile a tutti. 

Da molti anni le associazioni ambientaliste, comitati, sindacati di base e cittadini sono impegnati nel contrasto alle emissioni climalteranti derivanti dall’utilizzo dei combustibili fossili, nel rivendicare un ambiente vivibile e un’atmosfera meno inquinata e nel combattere la speculazione e i collegamenti al malaffare nel campo delle rinnovabili. Le associazioni ambientaliste Italia Nostra WWF della Sardegna sono quindi fermamente convinte che il phase out previsto entro il 2025 vada nella direzione auspicata dalle Associazioni ambientaliste e rappresenti una grande opportunità̀ per l’Italia e per la Sardegna. 


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