domenica 14 luglio 2019

Ampliare i collegamenti ferroviari della Sardegna e riattivare i percorsi dei trenini verdi



Riportiamo il comunicato stampa dell'Alleanza per la Mobilità Dolce rilasciato al termine della Maratona Ferroviaria 2019 (Italia Nostra aderisce ad AMoDo e ne condivide gli obbiettivi)

L'Alleanza per la mobilità dolce incontra il comitato per la metrotranvia di Sassari

Al termine della Maratona Ferroviaria 2019 che si è sviluppata da Cagliari a Carbonia, Macomer e Nuoro, una delegazione di AMoDo – Alleanza per la Mobilità Dolce, un cartello che riunisce 28 Associazioni nazionali, tra cui Italia Nostra, guidata dalla Portavoce, Anna Donati – ha avuto un proficuo confronto a Sassari con gli esponenti del Comitato per la Metrotranvia.

Gli esponenti di AMoDo hanno apprezzato la relazione dell’ing. Giuseppe Fiori, già progettista dell’attuale tram di Sassari, e del Coordinatore del Comitato Metro-Tramvia Rosario Musmeci comprendendo come detta modalità di trasporto possa espletare al meglio le proprie potenzialità solo se estesa alla popolosa area che gravità sul capoluogo, sfruttando infrastrutture ferroviarie esistenti, ma al momento sottoutilizzate.

In particolare si auspica la pronta estensione del tram-treno fino a Sorso, previa elettrificazione della relativa linea, per estendersi successivamente fino ad Alghero, raggiungendo il centro urbano ed i quartieri meridionali della città catalana. 
Inoltre si è convenuto sull’importanza di raggiungere con il tram-treno l’aeroporto di Fertilia, previa breve diramazione da realizzarsi in prossimità di Olmedo, in modo da assicurare collegamenti diretti verso lo scalo, sia da Sassari, sia dalla stessa Alghero.
La crescita del traffico aeroportuale, tanto più rilevante in un’Isola che non può disporre di collegamenti veloci via terra con il continente, ed il successo del collegamento ferroviario realizzato negli anni scorsi a Cagliari Elmas – che i componenti di AMoDo hanno avuto modo di apprezzare – rendono non più rinviabile la scelta di mettere in rete i tre aeroporti dell’isola con un sistema di collegamenti affidabili su rotaia.
AMoDo auspica altresì il pronto ripristino della linea Sassari-Alghero, bloccata ormai dall’autunno 2018 da una serie di cavilli normativi che, lungi dal garantire la sicurezza degli utenti, rischiano di pregiudicare le prospettive di questo importante collegamento.
Come riferito a Cagliari ai dirigenti di Arst, AMoDo auspica anche la pronta riattivazione dei Trenini Verdi nel sud, centro e nord dell’isola, onde non pregiudicare definitivamente una stagione turistica già iniziata e rischiare il progressivo smantellamento di un patrimonio ambientale e culturale di inestimabile valore ed una formidabile occasione di valorizzazione delle aree interne della Sardegna.

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martedì 9 luglio 2019

Abbiamo portato in tribunale l’azienda che produce armi per l’Arabia Saudita

La mozione approvata dal parlamento italiano, lo scorso 26 giugno, che obbliga il governo ad “… adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”,è una novità importante rispetto all’immobilismo assoluto degli anni precedenti o peggio ancora rispetto all’autorizzazione di esportazione di armi rilasciata dal governo Renzi alla RWM Italia nel 2016, la fabbrica che costruisce bombe di varie forme e potenza nei comuni di Domusnovas e Iglesias.  Questa decisione con le successive minacce di riduzione dell’organico nello stabilimento RWM sono un’ulteriore conferma della precarietà delle attività e dei posti di lavoro dipendenti dalle guerre e dalle politiche internazionali.  
Non sappiamo cosa accadrà adesso, troveranno qualche scappatoia usando “furbescamente” le triangolazioni con i governi mediatori per consentire alla RWM di poter soddisfare la corposa commessa di oltre 400 milioni di euro con l’Arabia Saudita. Bombe che saranno ancora utilizzate per ultimare la distruzione dello Yemen e la sua popolazione civile. Mentre nel Sulcis si continuano a rilasciare autorizzazioni a questa società – l’ultima è di questi giorni, in barba all’imminente pronunciamento del TAR Sardegna sulla legittimità dell’intero iter autorizzativo - per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento che proseguirà indisturbata nella sua opera di costruzione di bombe, ordigni e armi di vario genere, e di distruzione del nostro territorio, dell’ambiente e del paesaggio.  


Abbiamo sentito spesso che purtroppo non possiamo impedire questi disastri perché questa società è legittimamente autorizzata ed è … “tutto in regola”!
Noi abbiamo seri dubbi sulla veridicità di questa affermazione, infatti abbiamo presentato un ricorso al TAR Sardegnacon ben 14 motivi di illegittimità e proprio due settimana fa si è tenuta l’udienza del TAR Sardegna che dovrà decidere sulla legittimità delle numerose autorizzazioni rilasciate negli ultimi anni alla RWM.
Siamo convinti che anche in Sardegna le multinazionali devono rispettare le norme urbanistiche, paesaggistiche e ambientali, tutte le leggi esistenti a garanzia della sicurezza dei cittadini e quelle che garantiscono la partecipazione della comunità ai processi decisionali, oltre ai trattati sul diritto delle associazioni e dei portatori di interesse a conoscere i dati e le informazioni di carattere ambientale. Si tratta di trattati e direttive europee e di leggi e decreti della repubblica italiana e della regione sarda che non possono essere disattese. Per chiederne il rispetto e la corretta applicazione, assieme a Italia Nostra, si è formato un ampio fronte di associazioni e comitati – Comitato riconversione RWM, Centro Sperimentazione Autosviluppo, ARCI Sardegna, Assotziu Consumadoris Sardegna, Legambiente e USB - che hanno chiamato in causa il comune di Iglesias in primo luogo, ma anche la regione Sardegna, la provincia del Sud Sardegna e la stessa prefettura di Cagliari per aver in vario modo autorizzato l’ampliamento dello stabilimento della RWM Italia spa con modalità di dubbia legittimità e nonostante non sussistessero i requisiti di legge. 
In attesa di conoscere la decisione dei giudici amministrativi della Sardegna proviamo a fare il punto sul discutibile iter autorizzatorio, anche in base alle informazioni che in questi mesi siamo riusciti ad ottenere, nonostante l’assoluta segretezza sugli atti, grazie alla documentazione che è stata depositata davanti al TAR.
Tra i numerosi vizi sollevati nei ricorsi presentati dagli avvocati Andrea e Paolo Pubusa ne cito soltanto alcuni tra i più rilevanti: 
1) La questione di cui si è disquisito a lungo nelle memorie dell’azienda e degli enti che si sono costituiti in giudizio riguarda l’esistenza o meno nello stabilimento, definito dalla stessa RWM un impianto chimico, di un processo produttivo di natura chimica finalizzato alla produzione di esplosivo: condizione che renderebbe obbligatoria la Valutazione di Impatto Ambientale. Curiosamente le risposte alle nostre certezze sull’argomento, suffragate anche da un nostro tecnico di fiducia, sono state tra le più disparate. Dopo aver respinto sdegnosamente tale ipotesi, hanno dovuto poi ammettere che la produzione esisteva, ma era di natura fisica e non chimica. Successivamente, incalzati dalle nostre relazioni e dall’evidenza, hanno ammesso anche l’esistenza di un processo chimico ma non esistono, a loro dire, una serie di unità funzionalmente connesse in impianto chimico integrato per la fabbricazione di esplosivi. Anche questa tesi, fatta propria dalla Regione Sardegna, è una assurdità tecnica non contemplata dalle linee guida emanate della Comunità Europea in materia di VIA. 
Saranno i giudici del TAR a decidere se l’ampliamento dell’impianto andava assoggettato a VIA oppure no. Certo è che l’esistenza di una fabbrica per la produzione di esplosivi è incompatibile con l’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) - una autorizzazione ambientale semplificata che viene rilasciata alle piccole aziende artigianali - e obbliga invece lo stabilimento all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) più rigida e certamente più opportuna per uno stabilimento inquinante e a rischio di incidente rilevante come quello della RWM.
2) L’altra importante assurdità presente, e da noi sollevata, riguarda il frazionamento dello stabilimento (parrebbe addirittura che siano state presentate più richieste per lo stesso edificio) finalizzato ad evitare la Valutazione di Impatto Ambientale. Una scorciatoia, non contemplate dalla vigente normativa, per evitare la presentazione di un Piano Attuativo, così come previsto dalle norme urbanistiche del Comune di Iglesias per le costruzione in area industriale. Ma è una norma che vale in tutta Italia. 
A sostegno della tesi sulla correttezza urbanistica dell’ampliamento dello stabilimento in una zona urbanisticamente non compatibile abbiamo letto nelle memorie ipotesi tra le più bizzarre, perfino che una destinazione urbanistica può essere assegnata per contagio (come il virus del raffreddore!) in base alla destinazione urbanistica delle aree circostanti, anche se appartenenti ad altri comuni (sic!). Con buona pace dei Consigli Comunali ai quali compete la pianificazione urbanistica dei propri territori.

3) E poi esiste il problema della sicurezza esterna. Che dovrebbe essere garantita dal Piano di Emergenza per le Aree Esterne (PEE), obbligatorio per gli stabilimenti ad elevato rischio di incidente rilevante (d.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999) come quello di Domusnovas-Iglesias di RWM Italia. Il piano attualmente in vigore è scaduto, come una patente. Solo che quelli della RWM  continuano a guidare senza che nessuno intervenga e in gioco c’è la sicurezza di decine di migliaia di persone che vivono e lavorano a pochi chilometri dello stabilimento di Domusnovas e delle altre sedi disseminate tra Musei ed Iglesias. Il PEE scaduto non viene aggiornato dal 2012, ed è assolutamente obsoleto in quanto da allora la produzione dello stabilimento è cambiata completamente e gli ordigni prodotti sono molto più potenti e pericolosi. La società ha ampliato la sua attività anche in prossimità del centro urbano di Iglesias, a fianco di esistenti attività produttive e case abitate da civili. Una situazione di seria pericolosità e di mancato rispetto della normativa in assenza quindi delle minime garanzie di sicurezza.  
E’ bene ricordare ai sindaci e al prefetto di Cagliari, che hanno responsabilità diretta in materia di sicurezza pubblica, che il Piano di Emergenza deve essere aggiornato ogni tre anni e ogniqualvolta intervengano modifiche significative nell’impianto o nella produzione, che esso è pubblico e deve essere noto alla popolazione attraverso apposite campagne informative, come previsto al punto VII del D.P.C.M. 25.2.2005 “Pianificazione dell'emergenza degli stabilimenti industriali a rischio di incidente rilevante”. 
In una situazione in cui appaiono palesi diverse illegittimità e contraddizioni, abbiamo chiesto al TAR,  nel rispetto del Principio di Precauzione, di rimandare qualsiasi decisione alla Valutazione di Impatto Ambientale, una procedura tecnica e democratica stabilita dalla legge. 
Tra l'altro uno dei motivi di illegittimità sollevati è stata l’esclusione dei ricorrenti dai numerosi procedimenti amministrativi e dalla completa conoscenza degli atti e delle informazioni di carattere ambientale. Le procedure di VIA e di VINCA consentirebbero di sanare questo vizio permettendo la partecipazione del pubblico al procedimento in maniera trasparente, con tutte le informazioni necessarie per studiare il processo produttivo e supportare con osservazioni e relazioni tecniche l’attività degli uffici deputati all’istruzione del procedimento.  

In conclusione quindi ci troviamo di fronte ad uno stabilimento che emette sostanze inquinanti, ad alto rischio di incidente rilevante, che distrugge il territorio, il paesaggio e l’ambiente naturale, che presenta numerosi profili di illegittimità, che ha ricevuto una autorizzazione ambientale simile a quella che viene rilasciata a una piccola attività artigianale, che è stato autorizzato senza alcun coinvolgimento della Comunità (Consiglio Comunale, Associazioni e Portatori di Interesse, Cittadini) e senza alcuna garanzia per la sicurezza della popolazione che viene tenuta all’oscuro perfino dei piani di sicurezza e degli eventuali rischi a cui potrebbe andare incontro.

Su tutto questo sono chiamati a rispondere i giudici del TAR Sardegna, ma in particolare devono chiarire alla RWM e a tutti gli enti interessati se in Sardegna le direttive della Comunità Europea, le leggi Italiane e le norme regionali si applicano per tutti in maniera eguale o se esiste invece una sorta di zona franca o un iter facilitato per le multinazionali e per le aziende inquinanti.

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L'articolo di Mauro Lissia sulla Nuova Sardegna del 26 giugno 2019


lunedì 17 giugno 2019

RWM: il 19 giugno sit-in davanti al TAR Sardegna

Lavori di ampliamento in corso
In concomitanza con l'udienza del TAR Sardegna di mercoledí 19 giugno p.v., a partire dalle ore 9.30 in piazza del Carmine a Cagliari, le associazioni, i comitati e i cittadini che hanno presentato e sostenuto il ricorso davanti al TAR contro la RWM Italia spa organizzano un sit-in per manifestare l'attenzione e l'opposizione della comunità sarda verso la fabbrica che distrugge il territorio, inquina l’ambiente e produce strumenti di morte.
I giudici del TAR Sardegna sono chiamati a pronunciarsi sul corposo ricorso presentato contro: 1)  alcune delle numerose autorizzazioni rilasciate dal Comune di Iglesias alla RWM Italia spa per l’ampliamento dell’impianto di produzione di bombe ed esplosivi; 2) la delibera della Giunta Regionale del gennaio scorso che ha negato l’assoggettabilità a VIA del Campo Prove R140; 3) il parere paesaggistico favorevole rilasciato dal competente ufficio regionale per il paesaggio; 4)  l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata dalla provincia Sud Sardegna e 5) il mancato adeguamento del Piano per le Emergenze Esterne, scaduto da oltre 4 anni e mai rinnovato. L’udienza del 19 dovrebbe rappresentare la fase finale del procedimento segnato dalle numerose memorie, controdeduzioni e relazioni presentate in questi mesi dallo studio degli avvocati Pubusa e dalle avvocature dello Stato e della Regione, dai legali di comune ed RWM. 
La RWM si amplia fin dentro la città di Iglesias
Nonostante il ricorso pendente e i numerosi motivi di illegittimità sollevati, la società prosegue indisturbata nell’opera di stravolgimento del territorio, senza nessun rispetto dei luoghi (e neppure dei giudici che fra qualche giorno dovranno pronunciarsi), forte delle numerose opere autorizzate dall’ufficio SUAP di Iglesias, senza che ci sia stato neppure il coinvolgimento del Consiglio Comunale e con l’esclusione dei cittadini e dei portatori di interesse dalle scelte che condizioneranno la comunità per i prossimi decenni. Tutto questo avviene in aperta violazione della normativa di sicurezza (il Piano di Emergenza Esterna dello stabilimento è fermo al 2012 ed è ancora fermo a un'ipotesi di produzione prevalentemente civile!) con gravi rischi per la popolazione residente.
La richiesta che avanzano i ricorrenti è quella di fermare subito l’ampliamento dello stabilimento, di riportare l’intero processo decisionale nell’ambito della legalità e nell’alveo delle norme europee, italiane e della regione Sardegna in materia di impianti industriali inquinanti e pericolosi, ricorrendo alla procedura tecnica e democratica stabilita dalla legge che è appunto la Valutazione di Impatto Ambientale, anche al fine di chiarire i numerosi dubbi sollevati nei ricorsi dalle Associazioni ricorrenti, ma confermati anche dalla Regione Sarda e dalla stessa RWM nelle contraddittorie memorie presentate al TAR. 
Ricorrenti                                                           Sostengono il Ricorso
Italia Nostra                                               CSS  e Cobas
Comitato Riconversione RWM                  Cagliari Social Forum
USB                                                           Comitato Rimettiamo le Radici
Arci Sardegna                                            Partito Comunista Italiano
Assotziu Consumadoris Sardigna              Movimento Non Violento
Legambiente Sardegna                              Amnesty International

sabato 8 giugno 2019

Gli ambientalisti sardi scrivono alla Regione: basta carbone, il futuro rinnovabile è possibile

I rappresentanti delle associazioni ambientaliste Carmelo Spada per il Wwf, Graziano Bullegas per Italia Nostra Sardegna, Stefano Deliperi per il Gruppo di intervento Giuridico, Francesco Guillot per la Lipu, Daniele Solinas per il Codacons e Domenico Scanu per Medici per l’Ambiente - ISDE hanno inviato una lettera al Presidente della Giunta Cristian Solinas, all’Assessore all’Industria della Ras Anita Pili e all’assessore all’Ambiente della Ras Gianni Lampis per sottolineare che: “l’anacronistica mobilitazione di politici e sindacati sardi per impedire la phase out delle centrali a carbone della Sardegna, stabilita lo scorso novembre dal decreto 430 del ministero dell'Ambiente, è in continuità con gli scioperi e le proteste in corso per la riapertura degli impianti industriali di Portovesme. attività antieconomiche e fortemente inquinanti che negli anni hanno condizionato la vita dell’intero Sulcis-Iglesiente, hanno desertificato e inquinato, hanno creato una situazione sanitaria tra le più critiche e preoccupanti della Sardegna e disincentivato la nascita di attività economiche sostenibili e di economia circolare”. Inoltre i rappresentanti delle sei associazioni hanno rimarcato che: “i “costi esterni”, cioè i costi sanitari relativi alle malattie e ai morti prematuri legati alle emissioni inquinanti con ricaduta locale, pur essendo richiesti dalla programmazione europea, non vengono calcolati. La scarsa conoscenza di tali tematiche è sconcertante e al tempo stesso inaccettabile in uno stato civile in cui si deve tutelare il benessere dei propri cittadini”.
I rappresentanti delle associazioni ambientaliste incalzano: “la Sardegna non si smentisce mai, è sempre in ritardo come sostiene Bachisio Bandinu nel suo libro “Noi non sapevamo”; è stata in ritardo rispetto alle scellerate scelte dell’industrializzazione petrolchimica, pagando un altissimo prezzo in termini di inquinamento e di salute dei cittadini e dell’ambiente, lo è ancora oggi nella scelta di costruire in Sardegna un inutile metanodotto e prosegue con questa battaglia di retroguardia per impedire la chiusura delle centrali a carbone il cui stop è previsto per il 31 dicembre del 2025.” 
Gli ambientalisti sardi continuano nella loro dissertazione indirizzata ai rappresentanti delle istitu- zioni regionali: “La decisione che si va delineando di spostare al 2030 la scadenza non risolve il problema, semmai lo aggrava, nel momento in cui esiste uno stretto legame tra le centrali inquinanti e le industrie energivore altrettanto inquinanti. Decidere oggi di chiudere le centrali a carbone signi- fica scegliere contestualmente di non riaprire la raffineria di bauxite della Eurallumina e l’impianto di produzione di alluminio ex Alcoa, oggi Syder Alloys. Inoltre l’alternativa al carbone non può certo essere affidata ad un altro combustibile fossile come il gas, comunque inquinante e non sostenibile, che necessiterebbe di un’obsoleta e costosa infrastruttura il cui costo dovrà essere pagato per intero dai sardi nelle loro bollette” - e affermano - : Decidere di accettare la sfida imposta dalla phase out, dall'Accordo di Parigi sul clima del 2015 (Cop 21), dalla Comunità Europea e dall’Agenda dell’ONU per lo sviluppo sostenibile significa incominciare da subito, in questi 5 anni e mezzo che ci separano dal 2025, a pianificare e attivare scelte economiche mirate alla riconversione delle fabbriche antieconomiche ed energivore che hanno vissuto negli anni grazie a un continuo drenaggio e sperpero di denari pubblici e senza alcuna garanzia per il futuro”. 
Per i rappresentanti di Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e Medici per l’Ambiente ISDE: “Il vero lavoro non può essere quello di riprendere a inquinare ma intraprendere le bonifiche dei siti altamente inquinati dei Sin del Sulcis-Iglesiente, di Porto Torres, della Maddalena e dei poligoni militari. Solo una minima parte delle bonifiche risulta portata a termine o iniziate, stupisce che non si alzi la voce per chiedere occupazione in tal senso con interventi che garantirebbero lavoro duraturo perché tanto è il lavoro da fare nella direzione di un futuro sostenibile per la Sardegna, la qualità della vita e la salute dei sardi”. 

Le associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra, Grig, Lipu, Codacons e l’associazione Medici per l’Ambiente ISDE insieme ai Comitati, i ragazzi di Fridays For Future e numerosi esperti, da tempo criticano il sistema energetico isolano basato essenzialmente sulle energie di origine fossile e nel contempo presentano proposte alternative e concrete perché la Sardegna abbandoni le energie fossili e diventi la prima regione europea Zero CO2 e propongono che i finanziamenti finalizzati alla metanizzazione della Sardegna siano dirottati verso soluzioni alternative, concrete e attuabili per l’isola, basate essenzialmente sul risparmio e sull’incremento dell'efficienza energetica e la au- toproduzione distribuita e condivisa di energia da fonte rinnovabile seguendo le strategie per lo svi- luppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU e quella nazionale del 2017. 
“Il percorso ottimale - concludono gli ambientaliste sardi - che deve seguire la Sardegna è quello di ridurre significativamente il surplus energetico (oggi del 35% circa), di attivare significative poli- tiche di efficientamento, di risparmio energetico e di supporto all’autoconsumo, come indicato dalla nuova Direttiva Europea del 24 dicembre 2018 sulle rinnovabili RED II (Renewable Energy Directive) statuendo il primo riconoscimento giuridico dell'autoconsumo e delle Comunità Energetiche che consente finalmente la produzione, l'accumulo e la vendita di energia secondo un modello da uno a molti (one to many). Modello efficacemente applicato in Sardegna nei comuni di Benetutti e Berchidda e in Italia dalla legge regionale n. 12 del 2018 del Piemonte, sulla "Promozione dell'istituzione delle comunità energetiche". 


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