martedì 22 gennaio 2019

La riconversione necessaria contro l'ampliamento della RWM



GIOVEDÌ 24 GENNAIO 2019 / ORE 17:30
SALA "I SUFETI" / PIAZZA DE GASPERI / SANT'ANTIOCO


CONTRO L'AMPLIAMENTO DELLA RWM 
LA RICONVERSIONE NECESSARIA


★ AUSER - Sant’Antioco, Italia Nostra Sardegna e Sezione di Sant’Antioco, Comitato per la riconversione della RWM, Assemblea contro il deposito di armamenti RWM a Sa Stoia, RUAS - Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente, Circolo ARCI Il Calderone promuovono un

INCONTRO DIBATTITO

sull'impatto della fabbrica di bombe di Domusnovas


Interventi:
★ “Produzione di bombe in Sardegna e violazione della legge 185/90“
a cura di Comitato per la riconversione della RWM

★ “RWM: business di morte, impatto sul territorio e i suoi abitanti”
a cura di Assemblea contro il deposito di armamenti RWM a Sa Stoia

★ “Il ricorso al TAR contro l'ampliamento in corso”
a cura di Italia Nostra Sardegna

★ ★ ★
Per maggiori informazioni e/o per aggiornamenti sull'argomento vi invitiamo a seguire il blog:

sull'argomento

domenica 20 gennaio 2019

In Italia e in tutta Europa si rinuncia alle fonti fossili e in Sardegna si brucia il carbone e si ampliano le discariche dei fanghi rossi

Assieme a CSS, Assotziu Consumadoris Sardingna e ISDE Sardegna abbiamo sottoscritto il seguente comunicato stampa sul progetto di ammodernamento della Eurallumina di Portoscuso, sollevando numerose criticita1 in merito all'impatto ambientale negativo che tale impianto potrà arrecare al territorio e alla salute dei cittadini.


La Conferenza dei servizi sul Progetto di ammodernamento della raffineria di bauxite dell'Eurallumina è convocata per il 21 gennaio. La Confederazione sindacale sarda (Css), l'Assoziu Consumadoris Sardigna e ISDE hanno depositato le proprie osservazioni nell'ambito della Valutazione d'Impatto Ambientale cui il progetto è sottoposto.  
Le principali criticità rilevate riguardano la mancata attribuzione di un codice univoco ai fanghi destinati al Bacino dei Fanghi Rossi (BFR), criticità che si ripresenta anche nel nuovo progetto; le tecniche di coltivazione dei bacini C e D, che non appaiono conformi alla normativa sulle discariche, come già evidenziato in precedenti osservazioni il massiccio impiego di carbone per la 
fornitura di vapore all'Eurallumina da parte dell'ENEL; la generale assenza di benefici emissivi legati alla cogenerazione e, anzi, un peggioramento rispetto agli anni precedenti. Si fa anche notare che l'intervento dell'assetto cogenerativo ricade nella fattispecie per la quale è necessaria una nuova Valutazione di Impatto Sanitario (la precedente era stata realizzata sulla base del precedente progetto).
Desta, infatti, preoccupazione l'impatto sulla salute pubblica dell'intero progetto, localizzato all'interno di un Sito d'interesse nazionale per bonifica (S.i.n) dove diversi studi epidemiologici hanno evidenziato l'esistenza di una situazione sanitaria problematica.
Le sciventi associazioni manifestano la propria contrarietà al rilancio della produzione di allumina da bauxite. Esistono, infatti, delle inefficienze di processo che rendono le lavorazioni effettuate dall'Eurallumina non sostenibili. Come afferma la stessa proponente, “per produrre 1,0 t di allumina occorrono 2,3-2,6 t di bauxite... ed il processo genera circa 1,2-1,6 t di fango umido”. Questo significa che una percentuale elevatissima della materia prima si trasforma in rifiuti, pari a 16,5 milioni di tonnellate nell'arco dei 10 anni di vita del progetto.

Per quanto riguarda il BFR, esistono poi delle criticità progettuali specifiche. È la stessa società a rivelare che, al momento, non è possibile attribuire una tipologia di rifiuto ai fanghi. Non è dunque dato sapere se, qualora appartengano alla categoria dei rifiuti pericolosi, rientrino nei limiti di ammissibilità in una discarica per rifiuti non pericolosi come quella proposta. Non è nemmeno chiaro se gli eventuali rifiuti pericolosi possano essere considerati stabili e non reattivi.
Un discorso analogo per le ceneri della centrale ENEL che, stando al progetto, dovranno essere conferite nel Bfr in un quantitativo pari a 81500 t/a. Dalla documentazione depositata si evince, infatti, che finora non si è proceduto alla caratterizzazione delle ceneri.
Simili carenze rendono improcedibile la Valutazione d'impatto ambientale.

Altre criticità riguardano le metodologie di elevazione delle nuove discariche. Non si prevede, infatti, la costruzione di argini, perché si confida nella tenuta dei fanghi disidratati F70. Al contrario, i criteri costruttivi stabiliti dal D.lgs. 36/03 prevedono che gli argini siano predisposti ab originem. Si prevede, inoltre, che il settore C e il settore D di nuova realizzazione si sviluppino
nel tempo in appoggio agli argini o superfici laterali dei vecchi settori A e B, dando luogo all'unificazione dei 4 settori come risultato finale. Non si riesce a capire come la società abbia potuto avanzare una simile proposta, visto che i settori A e B risulterebbero ancora sotto sequestro da parte della Magistratura.
Una delle principali novità del nuovo progetto dell'Eurallumina consiste nella rinuncia all''impianto CHP di proprietà. a favore del vapordotto ENEL-Eurallumina. L'impiego della centrale ENEL “Grazia Deledda” (già inserita dall'Agenzia Europea per l'Ambiente tra i 190 impianti più inquinanti d'Europa) in assetto cogenerativo comporterà la combustione di oltre 730.000 tonnellate di carbone/anno all'interno di un S.i.n, la cui caratteristica fondamentale è la necessità che i carichi inquinanti diminuiscano anziché aumentare.
L'effetto di questo intervento consiste nel rilanciare il ruolo del termoelettrico alimentato a carbone come erogatore di un servizio di base proprio quando il nuovo corso della politica energetica comunitaria e italiana (vedi il recente Decreto 430/2018) prevede l'abbandono dei combustibili fossili.

Normalmente, agli impianti di cogenerazione vengono associati benefici ambientali derivati da risparmio del combustibile e dal risparmio energetico. Ma non è questo il caso dell'intervento proposto, come si apprende dalla stessa ENEL, la quale afferma che le emissioni ed immissioni in aria, sul suolo e in acqua non subiranno modifiche a seguito degli interventi.
Nello specifico, i confronti tra gli scenari non cogenerativi e cogenerativi dei gruppo 2 e 3 non risultano attendibili: per l'assetto cogenerativo si sceglie sempre il carico minimo a cui potrà essere esercita la centrale. Sarebbe stato meglio prendere in considerazione carichi mediani per evitare di calcolare emissioni inferiori a quelle reali.
Tale confronto rivela che, sebbene il fattore emissivo di ogni Mwe rimanga tendenzialmente invariato, nell'assetto cogenerativo si verificano aumenti significativi della CO e delle polveri.
Infine, appare poco sensato valorizzare la riduzione delle emissioni legate all'assetto cogenerativo rispetto all'accoppiata centrale Enel non dotata di tale assetto e nuova centrale a carbone dell'Eurallumina. Si deve, invece, evidenziare – anche con l'assetto cogenerativo - un peggioramento emissivo rispetto alle performance della Grazia Deledda negli anni precedenti (dati del Registro Europeo delle Emissioni). Tale situazione non appare in linea con il dettato della Direttiva Europea 2008/1/CE che predica la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento delle matrici ambientali.
Si deve anche notare che nelle valutazioni emissive sono presi in considerazione solo i contaminanti: ossidi di zolfo, ossidi di azoto, polveri e monossido di carbonio. Nulla si dice sugli altri contaminanti emessi e correlati con la combustione del carbone quali gli idrocarburi aromatici (benzopirene, benzene), diossine, elementi metallici (Cadmio, Cromo, Manganese, Nichel, Piombo, Rame, Cobalto, Mercurio, Arsenico, Vanadio, Silicio e altri, fino a 50), nonché gli isotopi radiativi naturali (U238, Th232/234 e Radon 222).

Sull'argomento


sabato 19 gennaio 2019

L’A.M.P. deve interessare l’intero Arcipelago del Sulcis

Con una nota inviata ai sindaci di Sant’Antioco, Carloforte e Calasetta, al Servizio Tutela della Natura della Regione Sarda e alla Provincia del Sud Sardegna, Italia Nostra ha manifestato la propria disponibilità  a collaborare con le Amministrazioni contribuendo, sulla base della propria esperienza e delle collaborazioni di importanti esperti in materia, alla istituzione di un’Area Protetta nell’Arcipelago del Sulcis.  

Il dibattito a mezzo stampa dell’ultimo periodo sulla istituzione di un’Area Marina Protetta nell’isola di San Pietro auspicata dal sindaco di Carloforte ha rivitalizzato l‘interesse verso questo importante Organismo. D’altra parte anche i sindaci di Sant’Antioco e di Calasetta hanno manifestato interesse alla realizzazione di un’Area Protetta estesa all’intero Arcipelago del Sulcis.
Vogliamo ricordare che l’area marina di reperimento, pur essendo denominata “Isola di San Pietro”, interessa l’intero arcipelago e che sarebbe pertanto auspicabile che l’istituenda AMP comprendesse almeno i tre comuni, le due isole maggiori e le isole minori. Le aree di tutela per definizione non possono essere circoscritte all’interno dei confini amministrativi dei comuni, ma esse devono includere territori omogenei che, pur con le diverse peculiarità, possano contribuire ad arricchire l’ambiente e l’economia delle aree interessate.
Merita comunque interesse la collaborazione richiesta dal sindaco di Carloforte all’esperienza relativa ad un’altra area marina protetta, come quella di Capo Carbonara, per verificare la ricaduta e le eventuali criticità affrontate in una diversa realtà della Sardegna. 

L’istituzione di diverse tipologie di Aree Protette è in sintonia con la politica ambientale di Italia Nostra che da anni insiste perché sia istituita l’Area Marina Protetta (AMP) dell’Arcipelago del Sulcis al fine di garantire una corretta tutela ambientale dell’arcipelago e della sua biodiversità e di attivare significativi ritorni economici per gli operatori del mare e per l’intera economia turistica delle comunità residenti.
Inutile ricordare che le criticità che interessano il mare e le aree costiere delle due isole sono comuni, in particolare quelle derivanti dall’inquinamento ambientale e dal lento e progressivo degrado dovuto all’eccessivo e non sostenibile prelievo di pescato. Gli stessi operatori del mare lamentano un eccessivo carico di pescatori e una conseguente diminuzione della pesca. L’area marina protetta consentirebbe di regolamentare meglio l’attività, di ridurre il numero dei pescatori riservando zone ai soli operatori residenti, e di creare aree di rispetto utili e indispensabili per il ripopolamento della fauna ittica.
Il potenziamento delle Aree marine protette rappresenta, tra l’altro, uno degli obiettivi presenti nelle linee programmatiche del ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, presentate lo scorso luglio al Senato della Repubblica.

sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Un'AMP nell'arcipelago del Sulcis


sabato 29 dicembre 2018

Un contributo per fermare l'ampliamento della RWM

Nel Sulcis esiste una fabbrica che produce bombe. L'azienda è la Rwm Italia spa, di proprietà della Rheinmetall, una multinazionale tedesca specializzata nella produzione di armamenti. 
Le bombe costruite nel Sulcis vengono regolarmente vendute all’Arabia Saudita e destinate ai bombardamenti indiscriminati sullo Yemen, che si configurano come veri e propri crimini di guerra. 
Abbiamo cominciato ad interessarci di questa azienda perchè questa fabbrica si configura come una vera e propria bomba ecologica, che viene tenuta nascosta, infatti non si conoscono con precisione le emissioni acustiche e gassose e le ricadute degli inquinanti sul suolo e sulle falde acquifere a causa di una sorta di omertà da parte delle istituzioni a voler pubblicizzare questi dati, semprechè vengano affettuosi i controlli previsti dalle leggi..
Oggi questa azienda ha deciso di espandersi ulteriormente su tutto il territorio, puntando ad aprire nel Sulcis una vera e propria filiera dell’industria bellica.
La fabbrica delle bombe RWM è infatti in fase di rapida espansione: negli ultimi due anni è stato avviato un imponente piano di investimenti, ampliamento degli impianti e potenziamento dell’attività produttiva di ordigni devastanti.

Il piano è stato frazionato in numerosi progetti diversi (più di 11), presentati con procedura semplificata e approvati dai comuni di Domusnovas e Iglesias.
L’ultimo progetto approvato dal comune di Iglesias (il 09 novembre 2018), prevede il raddoppio delle linee di produzione, con l’obiettivo di triplicare il volume degli ordigni prodotti.
Si tratta di una decisione sciagurata che determinerà anche un aumento dell'inquinamento sul territorio e un incremento esponenziale del rischio di gravi incidenti dentro e fuori lo stabilimento.
Il provvedimento è stato inoltre adottato in modo palesemente illegittimo, ricorrendo a forzature che hanno favorito in modo scandaloso l’azienda che lo ha proposto. Il tutto con la colpevole acquiescenza dei poteri pubblici (politici e amministrativi) che hanno omesso di esercitare i dovuti controlli a tutela della sicurezza, della salute della popolazione e dell’ambiente.

Riteniamo pertanto che sia necessario riportare la legalità nelle procedure amministrative e tra le altre iniziative pensiamo di presentare un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per contestarne la legittimità e rendere inefficace l’autorizzazione concessa dal Comune di Iglesias. Il ricorso andrà depositato con istanza cautelare e richiesta di sospensiva di validità del provvedimento; in tal modo, se dovesse essere accolto, RWM sarebbe costretta a sospendere i lavori e bloccare i cantieri. 

In breve, alcune delle ragioni di illegittimità: 


– Non è stata fatta nessuna Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA), obbligatoria in caso di industrie chimiche che producono esplosivi, e necessaria oltretutto per la grande vicinanza di una zona naturalistica protetta (SIC Marganai – Monte Linas).  
– Il piano complessivo è stato frazionato in tanti interventi minori per semplificare in maniera illegittima le procedure ed eludere ila VIA.  
-É stata fattivamente impedita la conoscenza degli atti e la partecipazione al procedimento decisionale alla popolazione, in forma sia individuale che associativa.  
– L’area designata per l’intervento non ha una destinazione urbanistica di tipo industriale.  Non è possibile quindi autorizzarvi la costruzione di impianti industriali.  
– Non sono state fatte le dovute valutazioni del rischio di incidente, obbligatorie per impianti “a rischio di incidente rilevante” come è, ovviamente, una fabbrica di bombe.  

La giustizia amministrativa è onerosa, un ricorso al TAR comporta notevoli spese vive già all’atto del deposito, cui si devono aggiungere i compensi per gli avvocati.  
Il ricorso verrà presentato da Italia Nostra e da altre associazioni ambientaliste, pacifiste, sindacali e culturali. 


Chi è interessato e vuole contribuire alle spese legali, può farlo attraverso un versamento al 
Conto Corrente Postale al n. 3854282  di Italia Nostra sezione di Sant'Antioco 
o un bonifico all'IBAN IT86 F076 0104 8000 0003 3854 282 di Italia Nostra sezione di Sant'Antioco  
Causale: Erogazione liberale finalizzata al ricorso al TAR contro autorizzazione ampliamento fabbrica RWM Italia


lunedì 10 dicembre 2018

Spiaggia Bene Comune

La presenza della posidonia spiaggiata sul litorale sabbioso tra Alghero e Fertilia non è una calamità ma un fatto naturale come accade sulla terraferma per gli alberi che in autunno perdono le foglie. Infatti la posidonia (Posidonia oceanica) è una pianta superiore che vive in mare e il deposito sui litorali assolve una funzione importante per l’ecosistema marino, i suoi habitat, le specie animali e vegetali. Dal punto di vista ecologico la rimozione della posidonia spiaggiata, ancor peggio con pesanti mezzi meccanici, è potenzialmente dannosa per la biodiversità delle biocenosi, ovvero delle comunità animali e vegetali della battigia e per la sabbia stessa che viene compressa e pestata trasformandola in un duro e solido battistrada. Altrettanto dannosa - e non  condivisibile - è la rimozione delle piante pioniere. 


Tuttavia nelle località turistiche della regione, come Alghero, si provvede alla rimozione di entrambe per rendere facile la fruizione turistica e così poter stendere lettini, ombrelloni e asciugamani. Al tempo stesso la normativa regionale prevede che la posidonia spiaggiata possa essere rimossa nel periodo estivo per essere poi riposizionata sul litorale di appartenenza in funzione di protezione dall'erosione della linea di costa.

Negli ultimi 10 anni, ad Alghero, sono stati realizzati tre punti di stoccaggio: San Giovanni, Maria Pia e Punta Negra. Nel corso del tempo, quella che sarebbe dovuta essere una sistemazione temporanea è diventato un problema sul quale si sono stratificate presumibilmente varie responsabilità che se fossero di natura penale, dovranno essere accertate e contestate dall’autorità giudiziaria competente, mentre l'accertamento di eventuali danni erariali spetterebbe alla Procura generale della Corte dei Conti. Le associazioni ambientaliste, con i rispettivi uffici legali, valuteranno l’opportunità di intraprendere azioni legali con specifici esposti.

Al di là di questi aspetti, le associazioni ambientaliste chiedono che si attui, su tutto il territorio costiero regionale, un monitoraggio e aggiornamento dei dati relativi ai fenomeni di erosione costiera capace di far adottare strategie pluridisciplinari di compensazione dei fenomeni di innalzamento del livello del mare alla luce del mutamento climatico in corso su tutto il Pianeta. In particolare, si sollecitano interventi di manutenzione ordinaria ed eventualmente straordinaria per il contenimento del fenomeno erosivo e il mantenimento della biodiversità degli arenili costieri.


Le associazioni ambientaliste, con riferimento specifico al “caso Alghero”, chiedono la bonifica e rimozione dei tre siti di stoccaggio “temporanei” ubicati a San Giovanni, Maria Pia e Punta Negra; la realizzazione di un’area di servizio (ipotizzabile a Maria Pia in quei terreni per i quali l’Amministrazione locale è riuscita ad evitare le azioni di usucapione intraprese da alcuni soggetti privati) per eliminare le plastiche presenti tra le piante spiaggiate e lo stoccaggio per il solo periodo estivo, i cui relativi costi di gestione e deposito temporaneo dovrebbero ricadere sui soggetti (pubblici e privati) che usufruirebbero del servizio evitando ingiustificate ricadute di costi sulla collettività. Il prodotto ottenuto potrebbe essere parzialmente venduto per uso agricolo, per imballaggi, la coinbentazione etc. Fermo restando che Maria Pia deve rimanere senza ulteriori volumetrie per diventare un polmone verde con la piantumazione di migliaia di nuovi alberi che contribuirebbero anche alla compensazione delle emissioni di CO2.

Le associazioni ambientaliste auspicano che la riqualificazione e rinaturalzzazione ambientale di tutto il sistema delle spiagge venga attuata con strategie che consentano di mantenere, consolidare e ampliare le spiagge perché ciò significa aumentare la qualità della vita dei cittadini (residenti e ospiti) che possono usufruire del mare all’interno della città, facilmente raggiungibile senza l’utilizzo di mezzi di trasporto inquinanti. 

In una visione complessiva di interventi, in quella che è un’unica spiaggia presente da Alghero a Fertilia, si auspica l’eliminazione della strada litoranea asfaltata che corre dalla pineta di Maria Pia sino al palazzo dei congressi da sostituire con una pista ciclabile per le biciclette e i mezzi di soccorso, mentre il traffico automobilistico privato andrebbe convogliato, esclusivamente, su viale Burruni. Soluzione, quest'ultima, che andrebbe tempestivamente inserita nel PUT (piano urbano del Traffico).
  
Le associazioni ambientaliste chiedono il mantenimento delle piante pioniere da San Giovanni a Fertilia nella fascia indicata con la sigla SEN nella relazione ambientale del Piano di Utilizzo dei Litorali. Essa individua proprio in quella fascia di retrospiaggia dune embrionali e primarie collocate perlopiù a ridosso del muretto di delimitazione della spiaggia. La Natura,lasciata indisturbata dalle azioni antropiche miopi, farà rigermogliare le diverse piante pioniere, come la Salsola kaki e la Kakile marittima, che hanno la funzione di fissare la sabbia e favorire la formazione delle dune. È altresì auspicabile la sostituzione degli attuali incannicciati, ricorrendo al sistema a losanga adottato nella spiaggia del Poetto di Cagliari, nonché in altre della Sardegna. Al tempo stesso risulterebbe utile prevedere l’eliminazione delle piante allogene, quali il fico degli Ottentotti(Carpobrotus edulis) che sta sommergendo, in alcuni tratti, i meravigliosi e autoctoni gigli di mare(Pancratium maritimum L.) superstiti, per i quali invece dovrà essere studiata una specifica misura di tutela e valorizzazione. 
Infine, le associazioni ambientaliste, chiedono che vengano aumentate le porzioni di spiaggia libera da destinare ai cittadini quale equilibrato utilizzo dei beni comuni prevedendo almeno, come indicato nelle linee guida per la stesura del PUL, che gli stabilimenti balneari di norma siano ad almeno 50 metri di distanza uno dall’altro.

Tutte queste misure, se portate avanti nel tempo in maniera adeguata, potrebbero contribuire al mantenimento del litorale sabbioso di Alghero, seppure permane sul mare della Riviera del Corallo un’incognita - ovvero il convitato di pietra - che tutti hanno ora hanno rimosso: la marea gialla. Fenomeno che si verifica nella laguna del Calich e nel litorale che a oggi non ha visto una reale soluzione.
      WWF                                 Italia Nostra                  Gruppo Intervento Giuridico
 Carmelo Spada                  Graziano Bullegas                       Stefano Deliperi

Ferderparchi                           Codacons                                      Lipu
       Salvatore Sanna                         Daniele Solinas                    Francesco Guillot


Sull'argomento

mercoledì 7 novembre 2018

RWM: una autorizzazione al raddoppio di dubbia legittimità

Stando alle informazioni finora ricevute, il Comune di Iglesias potrebbe aver già deciso di autorizzare la realizzazione di 2 nuove linee produttive di bombe per aereo  nel territorio iglesiente, in Regione San Marco. L'ampliamento porterà la fabbrica a triplicare l'attuale produzione come già annunciato alla stampa dall'amministratore delegato.
Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d'interesse diffuso e hanno fatto presenti all'amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell'operazione dal punto di vista giuridico.
La Giunta Comunale ha riferito proprio ieri, ricevendo i portavoce del Comitato, che l'ufficio preposto ha ritenuto di non considerare i parere espressi dall'associazionismo e, non essendo pervenuti altri pareri contrari, autorizzerà i nuovi reparti di produzione senza ulteriori indagini, cioè senza neppure chiedere alla Regione la Valutazione dell'Impatto Ambientale, come invece aveva ritenuto di fare per il Campo Prove Esplosivi (R140).


È il caso di rilevare che l'area oggetto dell'insediamento si trova vicina al centro abitato, in una zona boschiva a ridosso del Sito di Interesse Comunitario "Marganai - Monte Linas" e la fabbrica non è mai stata sottoposta a VIA. 
Triplicare la produzione significherà inevitabilmente moltiplicare anche i rischi per l'ambiente dovuti sia alle emissioni inquinanti della fabbrica che al continuo traffico di mezzi pesanti carichi di sostanze esplosive e tossiche che attraverseranno in quantità tripla le strade, i porti e gli aeroporti della Sardegna in entrata ed in uscita, dato che, oltre ad esportare fuori dall'isola tutta la produzione, lo stabilimento ha necessità di importare regolarmente le sostanze utilizzate per il confezionamento delle bombe.
Ci avvieremmo così a concedere ancora una volta il nostro territorio ad un'economia di morte, connotando il Sulcis Iglesiente come terra delle bombe e non dello sviluppo sostenibile e della pace, come potrebbe essere con una politica lungimirante. 

Regaliamo la nostra reputazione e il nostro futuro in cambio di un lavoro i cui introiti sono infimi rispetto a quelli dell'azienda pesantemente coinvolta nella guerra in Yemen, che seguirà il mercato e quando lo riterrà opportuno, a prescindere dai nostri bisogni,  lascerà qui l'ennesimo scheletro inutilizzabile. 
Siamo ad uno snodo storico: trovare una soluzione partecipata e sostenibile per un lavoro degno, o rimanere invischiati in una logica che fa decidere ad altri che nello scenario mondiale di guerra a pezzi siamo quelli disposti a tutto.
Il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna, mentre continuano a sperare in un ripensamento da parte del Comune di Iglesias - anche perché ritengono che si tratterebbe di una autorizzazione rilasciata forzando la normativa e con numerosi vizi di legittimità - chiedono alla politica locale, regionale e nazionale, così come alle autorità religiose e morali, di intervenire a sostegno di una soluzione che scongiuri tutto questo e sollevi il territorio dal coinvolgimento in un conflitto definito dall'ONU la peggiore catastrofe umanitaria di questo secolo.
Gli scriventi Invitano gli operatori dell'informazione e tutte le persone interessate ad intervenire al Sit-In convocato per Giovedì 8 Novembre sotto gli Uffici Comunali di Via Isonzo 7 ad Iglesias 


RWM SI VUOLE ESPANDERE
UN'ALTRA FABBRICA DI MORTE NEL TERRITORIO IGLESIENTE
POTRA' COSTRUIRE IL TRIPLO DELLE BOMBE
QUANTI ALTRI MORTI ANCORA?

Il Comune di Iglesias potrebbe aver già deciso di autorizzare 2 nuove linee produttive della RWM Italia spa, in regione San Marco. Consentirebbero alla fabbrica di triplicare la produzione e di sostenere ulteriormente la distruzione dello Yemen ad opera dell'Arabia Saudita, destinataria di una partita di circa 20.000 bombe per aereo.

Non possiamo essere complici di una tale sciagura.

Manifestiamo con la nostra presenza la contrarietà alla produzione di queste armi micidiali che colpiscono soprattutto bambini e civili.

Chiediamo ancora una volta che Iglesias dica NO all'economia di guerra e che si impegni ad avviare processi di riconversione e di sviluppo autodeterminati, sostenibili e pacifici, per costruire Lavoro vero e duraturo, portatore di benessere e non di morte.

Partecipiamo in tanti al Presidio di Pace
Al Centro direzionale del Comune di Iglesias - via Isonzo 7

Giovedì 8 Novembre dalle ore 9:00

Comitato Riconversione RWM – Noi Sardi – Italia Nostra Sardegna


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