venerdì 29 luglio 2022

La politica energetica sarda in contrasto con il Piano per la Transizione Ecologica


Lo scorso 15 giugno 2022[1] è stata pubblicata in Gazzetta la delibera del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE) con l’approvazione del Piano per la transizione ecologica (PTE). Il Piano dovrebbe agire su cinque macro-obiettivi condivisi a livello europeo (Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica, 2022): 

  •    neutralità climatica;  
  •   azzeramento dell’inquinamento; 
  •   adattamento ai cambiamenti climatici; 
  •   ripristino della biodiversità e degli ecosistemi; 
  •  transizione verso l’economia circolare e la bioeconomia.  

Nell’ambito di tali macro-obiettivi, il Piano interviene su otto ambiti: 

  •   la decarbonizzazione; 
  •  la mobilità sostenibile; 
  •  il miglioramento della qualità dell’aria; 
  •  il contrasto al consumo di suolo e al dissesto idrogeologico; 
  •  il miglioramento delle risorse idriche e delle relative infrastrutture; 
  •  il ripristino e il rafforzamento della biodiversità; 
  • la tutela del mare; 
  •  la promozione dell’economia circolare, della bioeconomia e dell’agricoltura sostenibile




Purtroppo le politiche energetiche che riguardano la Sardegna si muovono in una direzione diametralmente opposta rispetto al raggiungimento di questi obiettivi. Anche volendo tralasciare le proposte più assurde che abbiamo sentito in questi mesi – dalla riapertura delle miniere carbonifere alla riesumazione del metanodotto GALSI, alla costruzione di nuove centrali a gas etc… - ci troviamo di fronte a decisioni politiche governative e regionali abbastanza preoccupanti, frutto dell’incapacità di pensare un sistema produttivo alternativo all’attuale, basato essenzialmente su poche industrie inquinanti, energivore e prive di futuro.

Dopo un lungo e travagliato parto, lo scorso marzo il governo Draghi ha emanato il Decreto Energia che prevede tra le altre cose la virtual pipe line (due rigassificatori flottanti, FRSU, uno a Portovesme e l’altro a Porto Torres e uno a terra nel porto di Oristano) delle minidorsali, il metanodotto Portovesme-Cagliari e, per non farsi mancare nulla, ipotizza anche un eventuale rigassificatore nell’area cagliaritana. 

Decreto impugnato dalla Regione Sardegna, non si capisce con quale motivazione, visto che le sue politiche energetiche sono complementari a quelle del governo.

Infatti lo scorso giugno, con deliberazione n. 18/87 del 10.06.2022 dal chiarissimo titolo “Sviluppo della metanizzazione in Sardegna. Proposta per l'aggiornamento dell'APQ – Metano” la giunta regionale ha deciso di finanziare nuove opere per ampliare le reti del gas nei comuni della Sardegna.


Come è possibile continuare a promuovere la transizione ambientale ed energetica sprecando cospicui capitali per la realizzazione di opere che nascono obsolete, perchè il gas è un combustibile di transizione, che potrebbe essere usato ancora per qualche anno là dove esistono già le reti di distribuzione, ma che rappresenta un vero e proprio spreco di soldi pubblici in una regione priva di tali infrastrutture. Se a questo aggiungiamo il costo del gas, triplicato nel giro di pochi mesi, comprendiamo quanto siano scellerate tali scelte. Non è un caso infatti che nei comuni dove la rete già esiste, mancano gli utenti perché nessuno è interessato a tali condizioni a stipulare un contratto con le aziende distributrici.


Ubicazione della FRSU a Portovesme


Intanto la Snam acquista la nave metaniera da piazzare dentro Portoscuso, la 'Golar Arctic', che verrà convertita a unità di stoccaggio e rigassificazione (Frsu). Costo 269 milioni di euro (capitali rubati al futuro!). 

Stiamo pagando oggi il prezzo della totale assenza di una politica energetica, di una politica pianificatoria. L’aver lasciato al mercato fare scelte che appartenevano alla politica ci ha portato in questo stato e ci troviamo oggi assolutamente impreparati a gestire questa delicata crisi.


Di questi argomenti parleremo sabato 30 luglio ’22 alle ore 18 a Cagliari nel locale Brigada, in via Molise 58. 


Il testo della locandina

Cagliari Social Forum, Potere al Popolo e Cobas Scuola Cagliari, all’interno di una mobilitazione creata dalla “Rete nazionale NO gas NO GNL” di cui fanno parte, e che si svolgerà in contemporanea il 30 luglio in varie parti d'Italia, organizzano un dibattito informativo sul metano e rigassificatori.

Gli argomenti che si affrontano sono:

•  La transizione energetica può avvenire senza il passaggio al metano (Graziano Bullegas)

•  Situazione rigassificatore di Portoscuso (Angelo Cremone)

•  La transizione energetica è sufficiente? (Giorgio Canetto)

•  Situazione geopolitica legata al metano (Francesco Cappello)

•  Situazione rigassificatore Piombino (Maurizio Rovini)

• Danni ambientali del metano ed esperienza fallimentare a Villacidro (Antonio Muscas)

Coordina Viviana Macis






[1] https://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/downloadPdf?dataPub- blicazioneGazzetta=20220615&numeroGazzetta=138&tipoSe- rie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&progressivo= 0&estensione=pdf&edizione=0&home=true 

 

giovedì 21 luglio 2022

La speculazione energetica impedisce una transizione ispirata alla sostenibilità ambientale

Italia Nostra, assieme ad altre associazioni ambientaliste, sostiene l’urgenza di attivare corrette politiche di contrasto ai cambiamenti climatici limitando le attività inquinanti e favorendo risparmio energetico e autoproduzione. Politiche ambientali queste basate su tecnologie e modalità sostenibili per l’ambiente, ma anche per il territorio e per il paesaggio. In diverse occasioni si è chiesto a Governo e Regione di applicare la legge di delegazione europea n. 53 del 22 aprile 2021 e il d.lvo 199/2021, norme che impongono di individuare le superfici e le aree idonee e non per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili, di avviare una seria pianificazione delle aree terrestri e marine che impedisca la proliferazione indiscriminata di impianti fotovoltaici ed eolici a terra e in mare di rilevante impatto ambientale.


Purtroppo la cosiddetta “transizione energetica” anziché avvenire in maniera ordinata e pianificata, è lasciata alla mercé di speculatori e facilitatori, interessati a lucrare piuttosto che a garantire una politica energetica sostenibile sotto l’aspetto tecnico e ambientale.

Basta d’altronde dare uno sguardo ai numeri che riguardano la Sardegna. Le coste sono attualmente interessate da ben 13 progetti (9 impianti a sud, 3 a nordest e 1 nella costa occidentale) per la realizzazione di impianti eolici offshore. In totale si arriverebbe alla installazione di 683 aerogeneratori offshore per una potenza complessiva di 9.952 MW! Una potenza pari a circa il 70% rispetto a quella prevista lungo l’intero perimetro delle coste italiane e quadruplicata rispetto alle recenti previsioni fornite da TERNA.

Come se non bastasse, all’esame della Commissione di Valutazione di impatto ambientale del MiTE e presso gli uffici Valutazione Impatti dell’Ass.to Reg.le all’Ambiente sono state presentate richieste per ulteriori 33 impianti eolici onshore da ubicare sempre in Sardegna (1.750 MW) e oltre 130 progetti di impianti fotovoltaici per una potenza di circa 4.000 MW. Nell’ipotesi che tutti questi impianti venissero autorizzati e realizzati, si avrebbe una nuova potenza disponibile da FER di 15mila MW che sommata a quella degli impianti di energie rinnovabili attualmente in esercizio consentirebbe alla Sardegna di raggiungere l’esorbitante potenza di 17mila MW. In altri termini la realizzazione di centinaia di impianti che produrrebbero oltre 30mila GWh/anno, a fronte di un fabbisogno per l’isola inferiore ai 9mila GWh/anno. Una quantità di energia tecnicamente non assorbibile dalla malconcia rete elettrica sarda, e tantomeno esportabile pur volendo tener conto dell’elettrodotto Tyrrhenian Link, peraltro ancora in fase embrionale.  

Thyrrenian link

Questi numeri evidenziano in tutta la loro crudezza la totale assenza di una governance in un settore così delicato e complesso per le implicazioni di carattere ambientale, sociale ed economico quale quello dell’energia. 

Per cercare di fermare questa inspiegabile e pericolosa deriva speculativa, Italia Nostra Sardegna è impegnata in questi giorni a predisporre Atti di Osservazioni alle numerose richieste di concessione demaniale marittima finalizzate alla realizzazione di impianti eolici offshore.  

Isola del Toro, dove verrà installato uno degli impianti 

Tale opposizione è tra l’altro motivata da quanto previsto dalle norme europee in materia di tutela della biodiversità, dalle possibili interferenze di questi impianti con il paesaggio e dalla necessità di armonizzare le procedure con la Valutazione Ambientale Strategica relativa alla Pianificazione dello Spazio Marittimo Italiano avviata lo scorso febbraio dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile. Uno strumento quest’ultimo richiamato dalla direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino (n. 2014/89/UE), che dovrebbe pianificare lo spazio marittimo con l’intento di promuovere la crescita sostenibile delle economie marittime (c.d. economia blu), lo sviluppo sostenibile delle zone marine e l’uso sostenibile delle risorse marine. 

In una tale prospettiva appare inconcepibile concedere spazi demaniali marittimi ad attività che potrebbero vanificare l’importante azione di pianificazione dello spazio marittimo italiano attualmente in corso, mentre sarebbe auspicabile attendere i risultati della Pianificazione anche al fine di prevenire conflitti e accrescere le sinergie tra le varie attività marittime.

Oggi più che mai occorrono un’amministrazione razionale delle risorse ambientali e scelte politiche improntate al principio della sostenibilità e dettate da una visione olistica e sistemica, in altri termini una governance non inficiata da logiche di sfruttamento e da meri interessi speculativi. Non siamo disponibili a consentire che i Beni Comuni dell’Isola (e tra questi comprendiamo le fonti rinnovabili) siano sottoposti all’ennesimo saccheggio con il lascito in eredità alle generazioni future territori desertificati e mari sterilizzati.

Richieste concessioni demaniali marittime per impianti offshore nel sud della Sardegna

Sull'argomento

Italia Nostra Sardegna - Non c'è spazio in Sardegna per i mega impianti offshore

YouTGnet  - In Sardegna centinaia di domande per eolico e fotovoltaico: "I numeri di una pericolosa speculazione" 

La Gazzetta Sarda - La speculazione energetica impedisce una transizione ispirata alla sostenibilità ambientale

L'Unione Sarda - Sardegna: la forza dei sindaci ferma lo scempio eolico

La Nuova Sardegna - Alghero, il sindaco: "No a quell'impianto con un impatto devastante"

Il Manifesto Sardo - La speculazione energetica impedisce una transizione ispirata alla sostenibilità ambientale



domenica 1 maggio 2022

La colpa di celebrare la Giornata della terra nel 2022

 


In occasione della Giornata della Terra 2022, si è tenuto ad Iglesias l'incontro pubblico “Costruire insieme Comunità future” nel corso del quale le forze dell'ordine presenti hanno proceduto alla identificazione e alla schedatura dei presenti.

L'incontro era regolarmente autorizzato dalla Questura, non si capisce pertanto la motivazione di questo anomalo, ingiustificato, inquietante e intimidatorio atteggiamento della polizia di stato.

Nel ribadire l'importanza della libertà di espressione delle idee, sancita e tutelata dalla nostra costituzione, abbiamo inviato una lettera al Prefetto di Cagliari, con richiesta di incontro e di interessamento del Ministero degli Interni, affinché fatti del genere non abbiano a ripetersi e sia garantita la piena agibilità delle iniziative libere e democratiche come la nostra.

 

AL SIG. PREFETTO DELLA PROVINCIA DI CAGLIARI

RICHIESTA DI CHIARIMENTI E DI INCONTRO

Egregio Dott. Tomao, 

si è svolto ad Iglesias il 22 aprile scorso, un incontro pubblico importante, partecipato, forte nei contenuti espressi, di grande valore culturale e pedagogico per la presenza di uno dei massimi esponenti del Movimento Nonviolento del nostro Paese e di una numerosa rappresentanza di Associazioni della società civile.

Organizzato da un’ampia rappresentanza di associazioni, organismi e progetti (Scuola Civica di Politica  - La città in Comune, Arci Sardegna, Centro Sperimentazione Autosviluppo, Comitato Riconversione RWM,  Italia Nostra Sardegna,  Rete Warfree - Lìberu dae sa gherra, Tutto Cambia – Liberi di essere,  ASD Gennarta, - Associazione Consultiamoci, Movimento nonviolento Sardegna, I Giardini della Biodiversità, Socie e soci di Banca Etica Sardegna sud), ha visto inoltre la partecipazione di alcuni bambini della scuola primaria e un alunno dell’Ipia, dei rappresentanti della Fondazione del Cammino di Santa Barbara, della Rete sarda per la difesa della sanità pubblica, dei movimenti La Società della Cura – Fuori dall’economia del profitto,  Sardinnia Aresti e Fridays for future di Cagliari.

Si è svolto in una sala comunale prestigiosa, gentilmente concessa dall’Amministrazione Comunale di Iglesias, stracolma, che non poteva certo contenere la bellezza, la ricchezza e i bi-sogni che quindici espressioni organizzate intendevano condividere in un incontro progettato per una piazza, che però il maltempo ha consigliato di spostare al chiuso.  La finalità era quella di promuovere confronto, approfondimento, progettazione comune di azioni positive per un cambiamento urgente, necessario come salto di civiltà di fronte ad una Terra che secondo i rapporti dell’Onu ha solo otto anni prima di raggiungere un punto di non ritorno. Problematiche acutizzate dalla guerra in atto in Europa (insieme ad altre decine presenti nel mondo) e dalla grave scelta di ridurre le spese vitali per la cultura, la scuola, la ricerca, la transizione ecologica e aumentare a dismisura le spese militari. 


Partendo dal presupposto che stiamo vivendo un momento storico che impegna ciascuna/o di noi ad assumere la responsabilità di un cambiamento profondo per affrontare le sfide di una estinzione della nostra specie di fronte alle minacce di una guerra nucleare e della crisi climatica, è stato ribadito che la strada che porta alla pace, in un momento di conflitti crescenti, non può essere che quella che ha come faro la nostra Costituzione, verso un’economia della cura e non del profitto, la finanza etica, la riconversione in senso civile delle industrie delle armi, un’agricoltura biologica e biodiversa, un turismo sostenibile e lento, una democrazia energetica fuori dalle speculazioni, fatta di risparmio e comunità energetiche, una difesa e sviluppo della sanità pubblica che davvero si occupi di favorire uno stato di salute e benessere, non solo di curare quando questi elementi vengono a mancare.  

E tutto ciò, aprendo un largo e partecipato dibattito, un confronto democratico anche di posizioni diverse su alcuni nodi di fondo che oggi stringono il nostro vivere civile in una morsa di intolleranza, creando assurde contrapposizioni anziché stimolare la ricerca di soluzioni comuni anche con la disobbedienza culturale al pensiero unico che alimenta la paura, l’odio e la violenza, per lasciare posto al coraggio e all’amore.  

Il significato inclusivo, culturale e educativo dell’incontro veniva immediatamente identificato nella presentazione iniziale di alcuni alunni della scuola primaria in un loro percorso pluriennale di educazione alla pace dove l’arte ci racconta che la guerra è dolore e morte dovunque e per tutti   e artisti come Francesco Ciusa e Picasso la rappresentano non come eroica e rigenerativa, ma da evitare a tutti i costi con la forza della ragione.

A ciò è seguito il racconto della storia di Ibra, giovanissimo studente africano, ascoltato con un silenzio assoluto, dal suo cammino per fuggire dalle tante difficoltà che molte zone dell’Africa purtroppo presentano, alla nuova vita qui, in un percorso positivo di accoglienza, a partire dalla scuola.

Il momento centrale della serata è stato la presentazione del libro di Pasquale Pugliese, “Disarmare il virus della violenza”. L’ autore collabora con il Movimento Nonviolento fondato nel 1961 da Aldo Capitini, di cui è stato segretario per nove anni. 

Ha contribuito a fondare ed animare a Reggio Emilia la Scuola di Pace. Oggi si occupa in particolare di progettazione educativa e di politiche giovanili per lo stesso Comune e cura percorsi laboratoriali e di formazione sui temi della nonviolenza e della formazione dei volontari del Servizio Civile. 



Pugliese si è rifatto ai giovani, ai milioni di giovani che in questi anni gridavano nelle piazze “Non rubateci il futuro” con la violenza che stiamo facendo alla terra, sostenendo il bisogno di attrezzarci culturalmente per capire se quello che sta accadendo possa darci un futuro e costruire altri strumenti in sintonia con il ripudio della guerra proclamato dall’art. 11 della nostra Costituzione. 

In tal senso ha ribadito l’impegno sistematico per la pace come decostruzione di tutte queste forme di violenza, da quella culturale, a quella diretta come la guerra, a quella strutturale del nostro modello di sviluppo, per trovare alternative soprattutto in un esteso progetto educativo.

Gli strumenti rimangono ancora l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile nonviolenta contro la guerra, e l’istituzione e la formazione dei corpi civili di pace, strumento organizzato capace di intervenire nei conflitti prima che degenerino in guerre, con la mediazione, l’interposizione, il coinvolgimento positivo delle popolazioni. 

Nella parte finale dell’incontro, si è svolto lo spazio di dialogo “Per una economia libera dalla guerra e una società inclusiva e giusta”. Si sono susseguiti brevi interventi dei portavoce di alcune associazioni e organismi.

È emerso un territorio che costruisce importanti esperienze che vanno oltre il locale, che creano lavoro etico, opportunità di confronto con idee e culture diverse, passaggio di pellegrini e turisti responsabili, nuova vita sociale.

In particolare i giovani hanno portato un punto di vista sistemico e complesso che denuncia insieme sfruttamento del territorio in funzione della guerra e nuovo colonialismo energetico.

L’incontro rappresenta una continuità con le espressioni di una coscienza pacifista e antimilitarista in Sardegna fin dagli anni cinquanta, guidate e organizzate anche dall’azione di un leader morale della levatura di Aldo Capitini, docente di pedagogia all’Università di Cagliari dal 1956 al 1965 e dalla docente Elisa Nivola che promossero nell’isola una Consulta per la pace, un Movimento giovanile di azione e un Movimento contro le basi militari.

In tale percorso, espressioni simboliche come “Gettare le basi” o “Tagliare le reti” hanno rappresentato la richiesta che la Sardegna possa liberarsi da un carico enorme di occupazione del territorio, fonte di disastri ambientali e sanitari gravissimi, escalation belliche e una delle cause del sottosviluppo. Come più volte evidenziato anche da vari governi regionali.

Già nel corso della riunione alcuni partecipanti che per vari motivi uscivano dalla sala e si recavano nella piazza antistante venivano avvicinati dai funzionari in borghese che, dopo essersi qualificati, chiedevano di esibire un documento di riconoscimento e ne trascrivevano i dati.

Dopo tre ore di dibattito vivace e sereno, al termine dell’incontro, è proseguita la richiesta da parte delle forze dell’ordine di identificare un certo numero di persone presenti all’interno del locale, rallentandone l’uscita e il rientro alle loro attività personali fino alla identificazione e successiva registrazione dei dati, richiesta contro la quale abbiamo naturalmente espresso la nostra incredulità e contrarietà,  decidendo di superare l’impasse con l’offerta spontanea delle generalità da parte di tutti i presenti. 


L’episodio ha chiaramente creato disagi e tensioni ma, soprattutto, preoccupazioni rispetto alla agibilità delle prossime iniziative pubbliche delle associazioni organizzatrici.

Come segno della nostra volontà di utilizzare sempre strumenti di nonviolenza, dialogo e accoglienza, abbiamo donato una copia del libro “Disarmare il virus della violenza” all’ispettore della Digos, ribadendo che tale variegata e poliedrica aggregazione non meritava certo un epilogo così discriminatorio, che non rasserena il clima di intolleranza in atto verso chi dissente dalle scelte belliche del Paese, e va nella direzione opposta alle finalità che l’incontro voleva perseguire.

Ci chiediamo, perché richiedere le generalità e identificare le persone presenti all’interno dei locali? Non era mai successo a Pasquale Pugliese che da trent’anni gira l’Italia in lungo e in largo, in tantissimi incontri aperti con i cittadini.  Non era mai successo ad Iglesias. Appare quindi anomalo, ingiustificato, inquietante, intimidatorio. L’ espressione delle idee è ancora libera e tutelata dalla nostra Costituzione e mostrare le Forze dell’ordine in una veste che fa pensare alla repressione delle opinioni, non fa altro che radicalizzare le posizioni.

Ci rivolgiamo a lei, Sig. Prefetto, per chiederle con urgenza un incontro per capire ciò che comunque rimane un episodio inspiegabile e ingiustificato e contemporaneamente ribadire di fronte ad un alto rappresentante dello Stato la nostra dedizione verso tutti i princìpi democratici costituzionali e contro ogni atto di violenza.

Le chiediamo inoltre di farsi promotore di qualsiasi utile iniziativa, anche con l’interessamento del Ministro degli Interni, affinché fatti del genere non abbiano a ripetersi e sia garantita la piena agibilità delle iniziative libere e democratiche come la nostra.

 

Scuola Civica di Politica - La città in Comune, Arci, Centro Sperimentazione Autosviluppo, Socie e soci Banca Etica Sardegna sud, Comitato Riconversione RWM, Italia Nostra Sardegna, Rete “Warfree - Lìberu dae sa gherra”, Tutto Cambia – Liberi di essere,  ASD Gennarta, - Associazione Consultiamoci, Movimento nonviolento Sardegna, I Giardini della Biodiversità.


sull'argomento

Democrazia Oggi - Signora Ministra, signor Prefetto, in Italia chi e1 per la pace e la non violenza è pericoloso?

Osservatorio Repressione - Atto intimidatorio ad Iglesias nella giornata della Terra


giovedì 28 aprile 2022

Italia salvata e da salvare

La Settimana del Patrimonio culturale di Italia Nostra di quest’anno è intitolata Italia salvata e da salvare, per ricordare la mostra fotografica, ITALIA DA SALVARE, inaugurata nel 1967 sotto la presidenza di Giorgio Bassani: un evento che fece molto scalpore e stimolò una nuova consapevolezza, sia nell’opinione pubblica che nella classe dirigente, del valore del Patrimonio culturale nazionale. Sono passati anni e molto è stato salvato anche se qualcosa è, purtroppo, andato perso.

Se la nostra consapevolezza collettiva del valore del Patrimonio culturale ha fatto enormi passi avanti, altrettanto non si può dire, però, riguardo al Paesaggio italiano. Il depotenziamento delle Soprintendenze e il decreto Semplificazioni, specificamente dedicato alla velocizzazione delle autorizzazioni degli impianti eolici e fotovoltaici a terra, continua a trasformare i territori di pregio naturalistico e paesaggistico italiani in zone industriali. Al pari delle speculazioni edilizie che hanno stravolto Italia all’epoca del boom economico, la transizione energetica rischia, se lasciata nella deregulation attuale, di generare un rilevante consumo di suolo (dato rilevato da ISPRA), con effetti irreversibili anche all’agricoltura e all’attività turistica delle aree interne. Questo avviene perché si è scelto di non affrontare il nodo della pianificazione, anzi senza la minima cautela per valori fondanti della Repubblica affermati nella prima parte della Costituzione, richiamati con forza dalla Coalizione Art. 9, cui anche Italia Nostra aderisce. 


La Torre Canai recuperata 
La manifestazione prevede quaranta eventi sparsi su tutto il territorio nazionale: da passeggiate patrimoniali a visite guidate, aperture o manutenzioni straordinarie, convegni e gazebo informativi, eventi online e divulgazione con filmati.  Oggetto di queste azioni è spesso quel Patrimonio culturale minore che rischia l’oblio e l’abbandono ma non mancano anche siti di Archeologia industriale, Parchi e singoli beni culturali mobili, come pale d’altare e sculture. 

La campagna coincide con la raccolta del 5×1000 ed è quindi un’occasione per spiegare ai cittadini le attività quotidiane dei soci volontari.  Sono 66 anni che l’associazione continua a tutelare il Patrimonio culturale e il Paesaggio attraverso le proprie campagne di opinione sugli organi di stampa, la pressione sul Parlamento e gli Enti locali e le azioni legali e amministrative intese a bloccare gli scempi più evidenti.  Italia Nostra mette in pratica i principi della Convenzione di Faro, riunendo i suoi soci in una comunità che “attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future”. 

La sezione di Sant’Antioco di Italia Nostra aderisce alla settimana del “Patrimonio Culturale Italia Salvata e da Salvare” organizzando una pre-riapertura della Torre dopo la pausa covid. Sarà l’occasione per avviare il rilancio dell’attività estiva della sezione e di quella delle Associazioni che collaborano nella gestione, nell’organizzazione di eventi e nell’apertura al pubblico del monumento.


Un concerto all'interno della Torre Vanai

link utili

Le iniziative sparse per l'Italia

L'evento di Sant'Antioco

Per consultare le cartelle stampa: clicca qui

Frade Sardu (Bella Ciao) di Gola Secca - girato nello spazio della Torre Vanai





















Alcuni momenti della visita alla Torre Canai nella giornata "Italia Salvata e da Salvare"






















giovedì 21 aprile 2022

"Carta dei Sindaci" della Sardegna

Italia Nostra Sardegna è tra i promotori del documento politico sulla transizione ecologica denominato “Carta dei Sindaci”, lanciato dagli amministratori della Corona De Logu e da altri amministratori sardi, da alcune associazioni ambientaliste, da associazioni di categoria per attirare l’attenzione sulle modalità e la totale assenza di pianificazione e di governo con le quali si sta attuando in Sardegna la cosiddetta transizione ecologica. 


Vi invitiamo a sottoscrivere per partecipare a questa importante partita per il presente e futuro della nostra Terra. 🌱🌿

https://docs.google.com/.../1FAIpQLSfx0KAsu9lOsn.../viewform

 

Carta dei Sindaci 

Noi amministratori della Corona de Logu, unitamente ad altri amministratori sardi ed ai rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, dei movimenti politici, delle associazioni di categoria, della Chiesa sarda, esprimiamo viva preoccupazione per le modalità attraverso le quali si sta attuando in Sardegna il processo di transizione e conversione economica alle energie rinnovabili.

Attualmente la Sardegna è interessata da centinaia di richieste di installazione di impianti per energie rinnovabili (eolici on shore e off shore, fotovoltaici) per oltre 6 mila MW di potenza. Questo processo di transizione ecologica, che investe modi di produzione, strutture sociali ed ecosistemi, sta trovando pratica attuazione in un clima di totale deregulation, secondo modalità che si sottraggono alla pianificazione istituzionale ed al controllo delle autonomie locali, legittime rappresentanze degli interessi collettivi e diffusi del popolo sardo. Tutto questo in aperta violazione della normativa europea e italiana che pure detta precisi indirizzi nel merito.

L’articolo 5 della legge delega n. 53 del 22 aprile 2021, infatti, stabilisce che il Governo produca, “al fine del concreto raggiungimento degli obiettivi indicati nel PNIEC, una disciplina per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee per l'installazione di impianti a fonti rinnovabili”. L’azione caratterizzante dovrà comunque svolgersi “nel rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell'aria e dei corpi idrici, […] privilegiando l'utilizzo di superfici distrutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e aree non utilizzabili per altri scopi”. Il processo programmatorio delle aree idonee – prosegue l’articolo della legge delega – è a carico delle Regioni. Queste, tuttavia, non possono procedere all’individuazione delle stesse perché sono ancora in attesa dei decreti attuativi del MITE (art. 20 D.Lgs. 199/2021): “Con uno o più decreti del Ministro della transizione ecologica, […] da adottare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti principi e criteri omogenei per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti a fonti rinnovabili”.

In dispregio all’obbligo di adempiere a tali propedeutici adempimenti normativi, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera all’ampliamento del parco eolico di Nulvi-Ploaghe, ignorando i pronunciamenti di Regione, del Tar Sardegna e del Ministero della Cultura, e deturpando irrimediabilmente la vallata in cui sorge la basilica romanica di Saccargia. Uno scempio senza precedenti!  



È appena il caso di sottolineare il grave vulnus ai nuovi diritti costituzionali introdotti di recente con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, secondo i quali la difesa dell’ambiente prevale sugli interessi legati all’attività economica, qualora quest’ultima si dovesse svolgere “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente.”

Questo colpo di mano autocratico, incurante ed avverso alle prerogative peculiari della nostra comunità storica, riporta alla mente la logica politica alla base della distruzione delle foreste sarde, avvenuta durante il primo Regno d’Italia, quando “l’Isola di Sardegna fu letteralmente rasa al suolo come per un’invasione barbarica”, come ricorda Antonio Gramsci. Anche allora i Sardi non poterono scegliere!


Se l’implementazione di nuovi parchi eolici e, più in generale, di impianti a fonti rinnovabili non risponderà a dettami normativi specifici, che impedendo la speculazione energetica tutelino il patrimonio materiale e immateriale della nazione sarda, la nostra terra verrà certamente sottoposta ad un assalto speculativo senza precedenti, che minerà rapidamente il caposaldo strategico di tutta la nostra industria turistica e del comparto agro-alimentare sardo: la qualità ambientale e la sua peculiarità paesaggistica.

Chiediamo pertanto alla Regione Sardegna che in sede di Conferenza Unificata ponga in essere azioni efficaci affinché il Governo emani al più presto i decreti attuativi e che, nelle more dell’individuazione delle aree idonee, vengano unicamente autorizzati gli impianti ubicati nelle zone di cui al comma 8 dell’art. 20 D.Lgs. 199/2021 comma 8 art. 20, ovvero: 

a) i siti ove sono già installati impianti della stessa fonte e in cui vengono realizzati interventi di modifica non sostanziale ai sensi dell'articolo 5, commi 3 e seguenti, del decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28;

b) le aree dei siti oggetto di bonifica individuate ai sensi del Titolo V, Parte quarta, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;

c) le cave e miniere cessate, non recuperate o abbandonate o in condizioni di degrado ambientale. 

La Sardegna intende dare il proprio contributo alla lotta contro il cambiamento climatico attraverso l’eliminazione delle fonti fossili e garantendo la protezione degli ecosistemi, al fine di assicurare un ambiente di vita e di lavoro in cui l’Uomo possa riconoscersi come una componente armonica di tutte le forme biotiche e abiotiche, nel rispetto della conservazione delle risorse naturali e nella tutela della propria identità culturale.

Per assicurare un’amministrazione razionale delle risorse e la sostenibilità delle scelte occorre dunque che esse siano governate da una visione olistica ed integrata, frutto di una governance non inficiata da logiche di sfruttamento e da meri interessi economici. Non possiamo più tollerare che i Beni Comuni dell’Isola (e tra essi le risorse energetiche) siano sottoposti all’ennesimo saccheggio, con il triste lascito della progressiva sterilizzazione dei territori.

La Corona de Logu, di concerto con gli altri amministratori locali, con le forze della società civile e del mondo politico, si farà portatrice di iniziative di mobilitazione democratica a difesa dei beni storici, ambientali e paesaggistici del popolo sardo, espressione sostanziale della sua identità.