mercoledì 9 maggio 2018

La Consulta Ambiente e Territorio scrive una "Lettera aperta al Presidente Pigliaru"

Gentile Presidente,
comprendiamo la sua predilezione a confrontarsi in ambiti accademici. Ma se può servire a rassicurarla, a farle superare almeno un po' la diffidenza che nutre nei nostri confronti, possiamo garantire che anche noi abbiamo fatto un po' di studi su temi che riguardano il governo del territorio. 
Alcuni di noi hanno perfino letto suoi libri e articoli, convinti dalle sue tesi appassionate, specialmente da quelle radicali. (“Natura incontaminata, una ricchezza sicura” del 1993 - in «Demos» a cura di R. Marino e R. Paracchini). 
Le Sue accurate riflessioni hanno sicuramente influito sui giudizi che abbiamo espresso sul Ddl in discussione in questi mesi; giudizi che, inopinatamente, sono stati definiti “pregiudizialmente ideologici” da esponenti della sua maggioranza, né Lei è intervenuto per mitigarli almeno un po’. 
Ci dispiace che quando abbiamo fatto appello, pure attraverso i social, alla sua sensibilità sulle questioni poste, Lei non ci abbia degnati neppure di una risposta, come la Katerina Ivànovna di Dostoevskij faceva nei confronti di un signor nessuno. 
Ci è sembrato e ci sembra strano, dunque. Non capiamo come Lei abbia potuto approvare un Ddl sull'urbanistica in contrasto con il PPR che pure aveva condiviso nella sua precedente esperienza di governo in Regione. 

In verità, e purtroppo, il Ddl Lei lo ha approvato senza riserve insieme alla Giunta che presiede nei primi mesi del 2017. Nonostante alcuni articoli del Ddl siano talmente destabilizzanti nei confronti dei principi della pianificazione paesaggistica – auspicata nei suoi studi – che era immaginabile, prima o poi, un suo ravvedimento.
Abbiamo festeggiato quando è stato riferito dai giornali della sua ricusazione, in tutto e in parte, di alcuni articoli decisamente brutti del Ddl. E abbiamo immaginato che avrebbe dato seguito con atti (perchè solo con atti ufficiali si esprimono le istituzioni) e non solo con fugaci dichiarazioni a mezzo stampa. Ci saremmo aspettati che la Giunta Regionale fosse chiamata a confrontarsi  sulla rinnovata convinzione del Presidente che alcuni articoli andassero finalmente stralciati.  
E però abbiamo fatto affidamento sulla Sua ponderata avversione all'art. A4, all’art. 43 e, seppure con minore intensità, all'art. 31. 
Ovvio che, nel dare contro a quelle previsioni, Lei abbia fatto memoria sugli studi svolti da Lei con stimati collaboratori nel 1996 a proposito della risorsa naturale che attrae i turisti. 
La definiva, giustamente, risorsa esauribile ricordandoci che “…ogni investimento effettuato per aumentare il grado di sfruttamento turistico della risorsa (strutture ricettive, per esempio), ne determina un 'consumo' irreversibile e, di conseguenza, la qualità ambientale, l’attrattività del suo scenario naturale, diminuisce”. http://veprints.unica.it/359/1/96-12.pdf
Peccato, però, che la sua insofferenza verso quegli articoli non abbia avuto alcuna conseguenza pratica. 
Quando la IV Commissione consiliare ha cominciato a lavorare tutti hanno pensato che avrebbe recepito, pure in assenza di un atto formale della Giunta, le sue rispettabili obiezioni. 
E invece nulla. 
Si dice che in quel consesso abbiano completamente ignorato le sue parole; un atteggiamento irriguardoso, certificato dalla pubblicazione del testo emendato dai commissari e pubblicato nel sito istituzionale del Consiglio Regionale con annuncio del Presidente, quindi con l'invito solenne a numerosi soggetti a scaricare il Ddl unificato e quindi riformato. 
Testo che, con grande sorpresa, conteneva ancora quegli articoli, addirittura con modifiche peggiorative, decise da chissà chi! 
Questo incredibile passaggio avveniva mentre si avviava, il 27 aprile, il processo d'ascolto nel corso del quale si dava per acquisita l’eliminazione degli articoli controversi.
Il resto è storia di queste ore: il testo è stato frettolosamente cancellato dal sito istituzionale a seguito di proteste di commissari che non lo hanno riconosciuto  confutandone l'approvazione. 
Nessuno ha fornito spiegazioni accettabili; solamente la foglia di fico delle due righe di scuse scritte in rosso nella pagina del sito istituzionale. 
Ad oggi, ma domani chissà, abbiamo nello sfondo due versioni del Ddl: la prima abbondantemente contestata (pure da Lei), la seconda che non si discosta dalla prima nonostante le Sue autorevoli dichiarazioni. 
A noi non interessa chi abbia pubblicato (per errore?) il documento. Ma é indispensabile conoscere quali siano le reali modifiche apportate al testo trasmesso dalla Giunta Regionale al Consiglio durante il suo passaggio in Commissione Urbanistica.
Ecco, spetterebbe a Lei, Governatore,  dare spiegazioni all'opinione pubblica, anche perché non si può escludere  che qualcuno stia operando confusamente, con scopi poco chiari e soprattutto senza avvisarLa di ciò che accade. 
La Consulta le darà una mano qualora Lei voglia agire con determinazione e nei tempi congrui nell’iter di modifica del DdL; anche perché si avvicina a grandi passi la scadenza del suo mandato. 
Lei, lo abbiamo capito, è impegnato in una partita delicata e, come il giocatore di Francesco De Gregori, la Sua autorevolezza si vedrà dalla determinazione che metterà soprattutto nel garantire la trasparenza del procedimento in questa confuso iter di approvazione della legge urbanistica. Come per il protagonista di quella canzone, a Lei non farà difetto il coraggio, l'altruismo e la fantasia. 
In tal caso noi saremo al Suo fianco, può starne certo!  Tanto più se, come parrebbe, Lei porterà in Giunta nei prossimi giorni il Piano paesaggistico delle zone interne per la sua approvazione. 
Era una Sua promessa in campagna elettorale e confidiamo che la manterrà."


Sull'argomento




venerdì 4 maggio 2018

Sulle coste sarde si gioca anche con la posta (certificata)

Comunicato stampa
Italia Nostra e WWF Sardegna

I giorni scorsi le nostre caselle di posta elettronica sono state raggiunte da un messaggio inviato da serviziocommissioni@pec.crsardegna.it. L’allegato in esso contenuto, a firma di Antonio Solinas,  Presidente della IV Commissione del Consiglio Regionale della Sardegna, afferma che èpossibile consultare il nuovo testo in discussione del disegno di legge sull’urbanistica in discussione al link: http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/Sessione_governo_territorio.asp
Nel messaggio il Presidente della Commissione ci invita inoltre a predisporre una memoria scritta da illustrare nel corso dell’audizione sulla base del testo unificato raggiungibile attraverso il suddetto link. 
Seguendo il link si scopre, incredibilmente, che il testo non è più consultabile, ci siamo preoccupati e allarmati ipotizzando si trattasse di hakeraggio di un account a sito istituzionale. Ma non è così perché il messaggio è autografo, è vero! 


Infatti nei giornali di ieri l’on. Solinas smentisce se stesso giustificando il pasticcio con un errore materiale e invitando a non tener conto del testo di legge unificato elaborato dalla Commissione.
Tutto questo ha il sapore della beffa, in quanto non c’è stato alcun errore. Il testo apparso per poche ore, e frettolosamente ritirato, era quello già preconfezionato da portare in Consiglio Regionale con alcune modifiche e il cambio della numerazione degli articoli che di certo non migliorano la legge in discussione.
Resta intatto l’effetto nefasto che questa legge avrà su tutti i beni culturali tutelati dal Piano Paesaggistico Regionale, sull’intera fascia costiera e, grazie alla definitiva stabilizzazione del piano casa, sui centri urbani consolidati. 
Questi fatti confermano la poca attendibilitàdelle dichiarazioni del presidente Pigliaru di voler stralciare gli articoli e le parti piùcriticate della legge e la scarsa credibilità di questa fase di “ascolto”, inventata all’ultimo momento per compattare una maggioranza in Consiglio Regionale sempre più sgretolata. 
È l’ennesima prova della mancanza di attenzione della Giunta Regionale ai pareri espressi dai portatori di interessi diffusi (in particolare quelli delle Associazioni ambientaliste), più attenta invece a quelli di costruttori e speculatori interessati ad occupare spazi ancora integri delle coste sarde e delle aree agricole e ad ampliare le costruzioni esistenti lungo la fascia costiera e sulla battigia.  


sull'argomento


mercoledì 2 maggio 2018

Legge urbanistica sarda: il gioco delle tre carte

Pare non se ne possa fare proprio a meno, diciamo noi della Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna, di alcuni articoli, quelli più divisivi e incompatibili con il PPR, per dare inizio ad un reale confronto con la società civile e tutti gli altri portatori d'interesse diffusi e particolari della Sardegna.
Nelle scorse settimane, a più riprese, il Governatore Pigliaru si sbilanciava nell'affermare che alcuni articoli del disegno di legge, quelli più contestati da buona parte della sua maggioranza, sarebbero stati rimossi. 
Scopriamo invece come non solo non sono stati rimossi ma, sono rimasti gli stessi dopo una semplice operazione di maquillage. Li abbiamo scoperti sul sito del Consiglio Regionale della Sardegna, dove la nuova versione della legge è apparsa per soli per due giorni di presenza, in una versione pasticciata. Documento poi frettolosamente rimosso. 
Lo sbandierato “dibattito pubblico”, annunciato dalla Giunta regionale alla stampa con grande enfasi si è rivelato molto al di sotto delle aspettative: si tratta, infatti, di un tentativo, maldestro, di ottenere il consenso su decisioni già prese da tempo.
Il primo evento, tenutosi a Cagliari lo scorso 27 aprile ha visto una grande partecipazione, l'apertura dei lavori è stata fatta in pompa magna, alcune slide hanno esplicitato ai presenti le modalità con cui intervenire in questo processo, volutamente breve, con tempi stringenti, e senza la disponibilità del testo rivisitato, che invece è stato pubblicato due giorni fa nel sito del Consiglio Regionale.
“Si può fare a meno dell’articolo 43 e dell’allegato 4”, asseriva Pigliaru, in realtà è esattamente il contrario. Nella nuova formulazione che abbiamo potuto vedere nella sua breve apparizione sul sito del Consiglio Regionale Sardegna, abbiamo scoperto che l'articolo 43, divenuto art. 47, lascia intatte le prerogative sui grandi progetti ecosostenibili che ora sarebbero in capo al Consiglio Regionale invece che alla Giunta, l'art. A4 è rimasto tale. 
Si tratta quindi del gioco delle tre carte, tante dichiarazioni disattese dai fatti, che si susseguono disinformando la pubblica opinione e inquinando o minando il processo partecipativo con false rassicurazioni.
Chiediamo ancora una volta al Presidente Pigliaru di essere coerente con quanto da lui affermato negli ultimi mesi e di procedere con atti amministrativi all’immediato stralcio dell’articolo 43, dell’articolo 31 e del nefasto Allegato A.4 che prevede ulteriori 9milioni di metri cubi sulle coste della Sardegna.
Si tratta quindi del gioco delle tre carte, tante dichiarazioni disattese dai fatti, che si susseguono disinformando la pubblica opinione e inquinando o minando il processo partecipativo con false rassicurazioni.
Una domanda, infine, al presidente. Perché tanto inspiegabile ritardo nella approvazione del PPR delle zone interne? Si tratta di uno dei più importanti impegni assunti da Pigliaru in campagna elettorale che non può essere disatteso.


sull'argomento

Blog Italia Nostra Sardegna - PPR ultimo atto
Blog Italia Nostra Sardegna - Salviamo le coste della Sardegna





domenica 22 aprile 2018

Eurallumina inquinerà anche senza la centrale a carbone

La notizia della rinuncia da parte della Rusal a realizzare una nuova centrale a carbone a Portovesme è apparentemente positiva per i cittadini, per lambiente e per lintero territorio del Sulcis. 

Italia NostraWWF e le altre associazioni ambientaliste hanno da sempre mosso forti critiche in merito alla sostenibilità di realizzare un nuovo impianto termoelettrico a combustibile fossile per le negative ricadute ambientali che avrebbe comportato e perchéin contrasto con le convenzioni internazionali - in perfetta antitesi con i contenuti della Road Map 2050, per quanto attiene decarbonizzazione, riduzione delle emissioni di CO2, inquinamento ambientale - e con la normativa paesaggistica.
La scelta di utilizzare l’energia prodotta da un’altra centrale a carbone non risolve comunque le tante criticità di natura sanitaria, ambientale e paesaggistica che la riapertura della raffineria di bauxite di Portovesme comporterebbe. Infatti si tratta di un impianto fortemente energivoro che utilizzeràl’energia prodotta da combustibili fossili e non rinnovabili. 
È ormai un dato accertato che l’uso del carbone nelle centrali termoelettriche rappresenta una delle principali fonti emissive di pericolosi inquinanti atmosferici, con ricadute sanitarie locali che evidenziano incrementi di morbilità e mortalità(da disturbi irritativi a congiuntiviti, danni a carico della cute e delle mucose delle vie respiratorie, fino a ad un incremento di tumori a carico di bronchi e polmoni). 

Italia Nostra e WWF ricordano inoltre che resta irrisolta la questione del bacino dei fanghi rossi.
Per poter riprendere l'attività la Rusal deve allargare il bacino di 19 ettari e sollevarlo di ulteriori 10 mt (fino a 46 metri di altezza) per accogliere 1,5 milioni di tonnellate annue di “fanghi rossi” per circa venti anni. 
Questo bacino è attualmente interessato da una vicenda giudiziaria perché ha determinato un grave inquinamento della falda acquifera sottostante con valori oltre la norma di alluminio, arsenico, cloruri, solfati, solfiti, ferro, cadmio, manganese, rame, mercurio, piombo, cromo, idrocarburi e composti organici tensioattivi. 
La riapertura della raffineria di bauxite – che contribuirà a stravolgere il già compromesso ambiente del Sulcis: il SIN tra i piùinquinati d'Italia - rappresenta il classico accanimento terapeutico di cui parlava nel non lontano agosto del 2012 l’economista prof. Pigliaru, oggi governatore della Sardegna:"Il fatto è che di fronte a emergenze di occupazione e di reddito, l’istinto italiano, sbagliato, è di esercitare un vero e proprio accanimento terapeutico a favore dell’impresa in crisi, anche quando le prospettive di mercato sono improbabili o nulle. Sono interventi che bruciano risorse pubbliche preziose e, creando false aspettative, consumano futuro. Quasi sempre sarebbe più saggio lasciare le imprese al loro destino e occuparsi invece dei lavoratori, sostenendo il loro reddito e accompagnandoli con servizi di qualità (orientamento e formazione, in primo luogo) verso una nuova occupazione
Parole tutt’ora attuali da noi pienamente condivise.

sull'argomento





venerdì 13 aprile 2018

Una Valutazione Ambientale Cumulativa per la fabbrica di bombe


La RWM vuole evitare la VIA spezzettando in una serie di singoli interventi il piano di ampliamento industriale finalizzato ad incrementare l’attività produttiva dello stabilimento.

Una adeguata valutazione dell'impatto ambientale complessivo in tutti i suoi aspetti (quali le emissioni in atmosfera, l'inquinamento acustico, il prelievo idrico, la produzione di acque reflue e di rifiuti, l'incremento del traffico veicolare di sostanze e manufatti pericolosi, l'impatto sull'ambiente umano e naturale circostante, etc..) richiede l'esame accurato dell'intervento nel suo complesso e non scorporato nelle sue singole parti. 

In base a questi principi Italia Nostra Sardegna ha presentato dettagliate osservazioni tecniche e giuridiche al Servizio Valutazioni Ambientali dell'Assessorato della Difesa dell'Ambiente della Sardegna con le quali ha chiesto che il progetto industriale sottoposto a procedimento di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) - relativo alla realizzazione del nuovo campo prove R140 nel comune di Iglesias proposto dalla società RWM Italia spa – e tutte le attività in corso  o richieste dalla stessa società e l’intero processo produttivo dello stabilimento RWM di Domusnovas-Iglesias, vengano assoggettati a VIA per meglio verificare e indagare su eventuali significativi e/o negativi impatti ambientali che l’opera potrebbe arrecare all'area interessata e agli ecosistemi prossimi all’impianto.
La richiesta di una Valutazione di Impatto Ambientale cumulativa ed un esame complessivo degli impatti deriva dal fatto che si tratta di un progetto integrato di ampliamento e di potenziamento dell'impianto industriale esistente, nonostante l’azienda abbia cercato di spezzettare il proprio piano di ampliamento industriale in una serie di singoli interventi di adeguamento indipendenti tra loro (sono una decina quelli al momento conosciuti).
La normativa sulla VIA è abbastanza chiara in proposito, supportata tra l'altro da numerose sentenze di tribunali amministrativi e dallo stesso Consiglio di Stato (Sentenza Consiglio di Stato n° 36/2014), nell'imporre la VIA cumulativa nei casi in cui più impianti insistono nella stessa area. 

Il “Campo prove 140” da realizzare, che occuperà un’area più che triplicata rispetto alla precedente struttura, è un poligono destinato a test di scoppio su “esplosivi, alcuni del tutto nuovi e non ancora riconosciuti e classificati) e manufatti esplosivi” funzionale all’ampliamento dell’attività dello stabilimento e sostituisce il campo prove attuale, non più in grado di supportare l’incremento della produzione. 
La novità più significativa del Nuovo Campo Prove 140 rispetto al precedente sembrerebbe consista nel non convogliamento delle emissioni in atmosfera, e nella maggior produzione di inquinamento acustico e di ceneri soggette a dilavamento. 
Tra le numerose motivazioni a sostegno della necessità di sottoporre l’intero impianto a VIA, Italia Nostra Sardegna ha evidenziato:
·      La RWM si appresta ad attivare una nuova attività non prevista dall'AIA rilasciata nel 2010 e attualmente in vigore, dove si menzionano esclusivamente la “distruzione di scarti contaminati da esplosivo” e i “test distruttivi di campioni di esplosivo” provenienti dal processo produttivo. Invece il nuovo ”… Campo Prove sarà utilizzato anche per test di nuovi esplosivi o manufatti esplosivi per uso civile e militare non ancora riconosciuti e classificati”.
·      La presenza di gravi carenze progettuali, in quanto non viene effettuata alcuna valutazione dell'immissione di inquinanti in atmosfera, della loro dispersione nel terreno e nelle acque superficiali e/o sotterranee, e dell'inquinamento acustico dovuto ai test esplosivi che si dovrebbero svolgere nel “Nuovo Campo 140”, qualora dovesse entrare in esercizio. Così come nel calcolo di eventuali rischi non viene valutata la presenza della strada provinciale 89, nonostante tale arteria sia menzionata anche nel Piano di Emergenza Esterna emesso dalla Prefettura di Cagliari nel 2012.
·      La scarsa e quasi del tutto assente documentazione relativa all’inquinamento prodotto dall’attività produttiva attuale nello stabilimento – carenti le indagini e i rilevamenti effettuati di recente, nonostante le prescrizioni dell’AIA – e non segnalazione delle eventuali sostanze inquinanti prodotte nel nuovo impianto: valutazione della quantità e qualità dei fumi prodotto, delle polveri, dei gas prodotti dai test, nè della contaminazione del suolo conseguente alla rideposizione delle polveri e fumi, nè della contaminazione delle acque conseguente al loro dilavamento. Tantomeno nei documenti presentati si trova traccia di possibili misure di mitigazione e di contenimento di tale impatto ambientale. Tutto ciò nonostante l'aumento della superficie dedicata a “test di scoppio su esplosivi e manufatti esplosivi”, che nel “Nuovo Campo Prove 140” risulta almeno triplicato (+300%) rispetto al poligono già esistente e l'aggiunta di attività sperimentali nuove, consistenti in “test di nuovi esplosivi o manufatti esplosivi per uso civile e militare non ancora riconosciuti e classificati”, faccia ritenere che l'entità dei test sia destinata a crescere (in termini di quantitativi di esplosivo impiegato e potere detonante degli ordigni), e con essa il livello di emissione di gas, polveri e fumi, con conseguente incremento del livello di contaminazione dei suoli e delle acque. 
·   La mancanza totale di valutazioni dell’impatto acustico prodotto dai test distruttivi di campioni di esplosivo e di manufatti militari carichi, cui è dedicato, nonostante le attività di test con detonazione di esplosivo risultino le più importanti fonti di inquinamento acustico dello stabilimento RWM-Italia di Domusnovas. Esiste infatti il ragionevole dubbio che l'impatto acustico dei “Test distruttivi di campioni di esplosivo” sia tutt'altro che “poco significativo”, come riportato nell'AIA del 2010, ma che, al contrario i limiti di sicurezza stabiliti per legge (DPCM del 14 novembre 2007) possano essere raggiunti e/o superati nelle aree in cui si trovano le case coloniche più prossime allo stabilimento e la zona naturalistica protetta: Sito di Interesse Comunitario “Monte Linas Marganai” SIC ITB041111.
A queste incongruenze e carenze tecniche è necessario aggiungere che esistono delle incompatibilità di natura urbanistica, paesaggistica e culturale che devono essere meglio approfondite.
·      L’errata destinazione urbanistica dell’area suggerirebbe di attendere la redazione del PUC di Iglesias o di sottoporre l’eventuale variante di destinazione urbanistica a Valutazione Ambientale Strategica. In quanto attualmente l’area interessata dal progetto definita “zona bianca” deve essere considerata come una destinazione agricola e pertanto l’approvazione del progetto è condizionato da una preventiva variante allo strumento urbanistico vigente, ovviamente tale variante deve procedere in base ad un ben determinato iter che è simile a quello previsto per l’approvazione del PUC. 

·      La prossimità del Sito di Interesse Comunitario “Monte Linas-Marganai” n° ITB041111 allo stabilimento, renderebbe necessario predisporre una Valutazione di Incidenza per analizzare gli effetti dell’attività industriale sulle specie protette nel SIC. Considerate le numerose criticità conseguenti alle attività umane già presenti nell’area, il pericolo paventato è che il nuovo Campo Prove, proposto dalla RWM Italia, possa acuire la vulnerabilità di un territorio già fragile danneggiando ancora di più le specie protette presenti nel Sito di Importanza Comunitaria, vanificando pertanto l’attività di tutela e di conservazione in atto.
·      L’incompatibilità del nuovo impianto con le tutele previste dal Piano Paesaggistico Regionale. L’area oggetto dell’intervento ricade all’interno dell’Ambito Paesaggistico n. 7 “Bacino Metallifero” del Piano Paesaggistico Regionale ed è classificata come “zona ricoperta da bosco”.
·      La presenza nell’area di significative emergenze culturali quali il tempio punico di “Genn’e Cantois”, di fondamentale importanza per la conoscenza del periodo punico in Sardegna.

In conclusione
A sostegno della necessità di un accurata Valutazione di Impatto Ambientale complessiva e integrata di tutti gli interventi previsti dal piano di potenziamento varato da RWM Italia S.p.a. per il suo stabilimento di Domusnvas – Iglesias si devono, in sintesi, considerare i seguenti punti:
A) Il piano di investimento per il potenziamento dello stabilimento comprende un gran numero di interventi differenti, connessi funzionalmente tra loro (almeno 10 da novembre 2016 a oggi). Tali interventi sono destinati ad accrescere notevolmente l'impatto ambientale complessivo dello stabilimento in tutti i suoi aspetti (quali ad esempio le emissioni in atmosfera, l'inquinamento acustico, il prelievo idrico, la produzione di acque reflue e di rifiuti, l'incremento del traffico veicolare di sostanze e manufatti pericolosi, l'impatto sull'ambiente umano e naturale circostante, etc.).
B) Risultano importanti inadempienze del gestore – RWM Italia S.p.a. - rispetto ad aspetti sostanziali previsti dall'AIA in vigore. 

C) Il progetto del “Campo Prove 140” contiene rilevanti carenze e imprecisioni, rendendo del tutto inesistente la valutazione degli impatti ambientali dell'intervento proposto. In particolare si evidenzia l’assenza di un seria analisi su:
·      quantitativo di esplosivo massimo impiegabile nei test;
·      calcolo delle distanze di sicurezza rispetto alle strutture civili circostanti;
·  valutazione degli inquinanti rilasciati in atmosfera, in modo incontrollato, dalle “emissioni diffuse” conseguenti ai test esplosivi, sotto forma di gas, fumi, e polveri;
· contaminazione del suolo conseguente alla rideposizione delle polveri e fumi prodotti dai test esplosivi;
· contaminazione delle acque conseguente al dilavamento dei contaminanti depositati al suolo;
·      inquinamento acustico dovuto ai test esplosivi.
D) Vi sono consistenti elementi per ritenere che la realizzazione di un nuovo poligono per test esplosivi denominato “Campo Prove 140” risulti incompatibile con l'ambiente naturale e umano circostante oltreché in contrasto col le tutele previste dal PPR.
In particolare aumenterebbe l’inquinamento prodotto dallo stabilimento, compreso l'inquinamento acustico prodotto dai test esplosivi, già grave al momento attuale, e incompatibile con l'ambiente naturale e umano circostante.

Sulla base di queste considerazioni quindi:
non solo il progetto del nuovo poligono denominato “Campo Prove 140 risulta gravemente carente negli elementi che riguardano la valutazione del suo impatto ambientale (emissioni di inquinanti in atmosfera, nei suoli, nelle acque e inquinamento acustico), rivelando anche forti profili di incompatibilità con l'ambiente umano e naturale circostante (specie per quanto riguarda l'inquinamento acustico), ma non può neppure essere valutato singolarmente, come si trattasse di un intervento isolato. Quella dei test esplosivi è infatti un’attività connessa alla produzione di manufatti militari carichi nel suo complesso, e il progetto di realizzazione del nuovo “Campo Prove 140” deve essere valutato in maniera integrata e congiunta con tutti gli altri interventi (almeno dieci) che fanno parte del medesimo piano di potenziamento ed espansione dell'attività produttiva, considerando gli effetti cumulativi e l'impatto ambientale complessivo di tutti gli interventi previsti. 

Oltretutto nessun piano di espansione e potenziamento può essere preso in considerazione se prima non si verifica l'adeguatezza e il rispetto dell'AIA concessa nel 2010, sanando le manifeste inadempienze del gestore. Tale presupposto è necessario sia per valutare l'impatto ambientale dello stabilimento nella sua attuale configurazione, sia, a maggior ragione, per valutare un suo eventuale potenziamento con conseguente espansione delle attività.
Per tutti questi motivi l’Associazione Italia Nostra Sardegna ha chiesto che il progetto industriale sottoposto a procedimento di Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) - relativo alla realizzazione del nuovo campo prove R140 nel comune di Iglesias (provincia Sud Sardegna) proposto dalla società RWM spa - tutte le attività in corso  o richieste dalla società RWM spa e l’intero processo produttivo dello stabilimento RWM spa di Domusnovas - Iglesias,  vengano assoggettati a VIA.

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