PULIZIA DELLE SPIAGGE
La Sezione Provinciale Sinis Cabras Oristano di Italia Nostra, in collaborazione con l'AMP di Cabras, gli operatori ecologici del Servizio Igiene Rifiuti e i bambini della scuola primaria dell'I.C. di Cabras, ha promosso l'iniziativa, intitolata:
ARENABIANCA_2013
in occasione della giornata di pulizia delle spiagge organizzata dalla Surfrider Foundation Europe, che promuove campagne periodiche e sistematiche di pulizia dei litorali e dei fondali marini in tutto il mondo.
L'evento si svolgerà presso le spiagge di Maimoni (Comune di Cabras) nella giornata di sabato 13 Aprile a partire dalle 9,30.
Oltre all'attività di pulizia e rimozione di rifiuti solidi attraverso l'opportuna differenziazione, si intende svolgere un laboratorio formativo con i bambini delle classi 4^ della scuola primaria dell'I.C. di Cabras.
Alle ore 12,30 si concludono le operazioni di pulizia e di laboratorio dei bambini. L'iniziativa, oltre ad offrire una efficace attività di pulizia delle spiagge, consente di sensibilizzare i "cittadini di domani" al rispetto dell'ambiente e del bene comune.
Vi invitiamo caldamente a partecipare e ad estendere l'invito a chiunque.
Per l'attività di pulizia verranno consegnati guantini e sacchetti.
Portale e campanile chiesetta Sant'Elena - Lotzorai
Italia Nostra Sardegna (in data 12 marzo) ha inoltrato alla
Soprintendenza ai BAPPSAE di Nuoro e Sassari e alla Direzione Regionale per i
BB. CC. e PP. richiesta di apposizione di vincolo ai sensi degli artt. 10 e 13
del D.L. 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio) per l'immobile e
il contesto della piccola chiesa romanica di Sant’Elena, nel centro storico di
Lotzorai. La piccola chiesa e l’area cimiteriale circostante è attualmente in
stato di totale abbandono e preda di vandalismi; ancora oggi vengono trafugate le
pietre antiche e il mattonato in cotto per abbellire villette e giardini. Il valore storico di questa architettura eppure è immenso. Edificata
probabilmente sulle tracce di un antico tempio, in origine costruita in stile
romanico, poi gotico subì infine l'influenza barocca verso la seconda metà del
1600. Pur avendo perso la sua funzione di parrocchiale sin dalla metà del XVIII
secolo, rimase comunque in funzione come “chiesa del vicinato di sopra” sino ai
primi del 1950 e solo successivamente fu completamente abbandonata nel suo
progressivo degrado e lasciata in balia dei vandali nonostante la presenza intorno
di numerose sepolture.
Facciata e campanile
Ciò che rimane oggi della chiesa sono il portale dell’ingresso e
la facciata lato esterno con il campanile, i muri perimetrali con le finestre.
Sono ancora leggibili i particolari del portale di ingresso, gli stucchi
dell’altare maggiore e le diverse decorazioni delle nicchie che lo compongono. All'interno
della chiesa ormai piena di terra di vegetazione e detriti vari, ci sono ancora
i pavimenti originari e sono rinvenibili quasi tutti i pilastri in granito. Sono presenti inoltre, intorno al terreno circostante la chiesa,
diverse tombe abbandonate e profanate, alcune sono molto antiche e potrebbero
risalire al 1700, altre sono del periodo liberty. L’associazione ritiene che nonostante lo stato di totale e sempre
più pericoloso abbandono sia ancora possibile intervenire per recuperare la
chiesa e la testimonianza storica e culturale che essa rappresenta. Oltre
all’apposizione del vincolo è stato richiesto un intervento urgente per mettere
in sicurezza l’intero edificio - in particolare il campanile e la facciata
-e garantire un’adeguata recinzione
dell’intera area per evitare che continuino gli atti di sciacallaggio. Si è chiesto inoltre al Comune di Lotzorai anche ai sensi delle
Norme Tecniche di Attuazione del P.P.R. di inserire l’area, in quanto importante
testimonianza del paesaggio culturale sardo, tra quelle suscettibili di
conservazione e tutela e di adottare tutte le misure necessarie per impedire
l’ulteriore degrado del monumento. 14 marzo 2013
Un appello per salvare l'antica chiesa di Sant'Elena. L'associazione Italia Nostra ha chiesto al ministero dei Beni culturali di tutelare il piccolo presidio religioso, edificato intorno al 1100. Della struttura resta ben poco: la facciata, il campanile e una parte delle mura esterne. Sono ancora ben visibili alcuni particolari dell'altare maggiore e tracce di affreschi nelle nicchie. Tra la vegetazione si scorge anche la pavimentazione originale e i pilastri in granito. La richiesta è stata inoltrata pochi giorni fa alla Soprintendenza di Nuoro e Sassari e alla direzione regionale per i Beni culturali.
Il rudere, frequentato dai fedeli fino agli inizi degli anni cinquanta, è oggi meta di pellegrinaggio dei vandalici. Infatti le pietre vengono prelevate e utilizzate per decorare e abbellire abitazioni e giardini. Italia Nostra ritiene che, nonostante lo stato di totale abbandono, sia ancora possibile un intervento di recupero. Nell'ultimo periodo, gli operai dei cantieri comunali hanno eseguito lavori di pulizia nell'area. Il sindaco di Lotzorai, Antonello Rubiu, promette interventi mirati: «L'amministrazione è favorevole al recupero e alla messa in sicurezza del sito, appoggiando la volontà della popolazione. Ci attiveremo con gli enti preposti per avviare le pratiche». ( g. f. )
Al Signor Sindaco - Comune di Quartucciu Gentile Sindaco, le scrivo interpretando lo sbigottimento, l’allarme e la tristezza di tanti che, percorrendo l’orribile statale 554 subiscono l’insopportabile vertice di bruttezza toccato da Quartucciu.
E rappresento con queste poche righe anche lo sconcerto di Italia Nostra di cui faccio parte. L’hinterland cagliaritano è un mostro urbanistico unanimemente riconosciuto. I comuni dell’area vasta, e oltre, sono presi in una gara a chi produce il PUC più mostruoso, deforme e invasivo. Quartucciu, basta un’occhiata, ha deciso da qualche anno di accelerare questa corsa all’orrore. Vederla andare verso la distruzione, verso la sistematica cancellazione del passato, verso la devastazione particolareggiata di quanto di bello aveva conservato, produce dolore, nausea, vergogna. E la sua Amministrazione, indistinguibile dalle precedenti, partecipa a questo piano di sterminio del territorio. Provo vergogna e anche senso di colpa per essere un abitante dell’Isola e di non aver fatto abbastanza per impedire questo epidemico squallore – oltretutto una dissipazione di denaro pubblico – che i comuni del cosiddetto hinterland sono riusciti a produrre con un’indifferenza, un cinismo e un’ostinazione che spaventano. Restauro, conservazione, tutela? Parole sconosciute e se conosciute mai praticate. Credo che chiunque sia dotato di un minimo di senso non dico del bello, ma della decenza si atterrisca davanti all’indecente nuovo museo archeologico e al parco – ma non si chiama parco una desolante spianata con un mostro informe di cemento – incomprensibilmente dedicato a Sergio Atzeni il quale, ne sono certo, davanti a tanta deformità morirebbe una seconda volta. L’Amministrazione di Quartucciu procede con esiziale fermezza alla sistematica distruzione del suo patrimonio. Parlo della necropoli di Pill’e Matta e del centro storico di cui a Quartucciu era miracolosamente salvo almeno qualche brandello. La necropoli sepolta sotto gli osceni capannoni dell’area industriale. La solita necropoli scavata, decantata e poi ricoperta di schifezza. Eppure quando Pill’e Matta fu individuata capannoni non ce n’erano, si sarebbe potuta modificare la destinazione industriale dell’area, si sarebbe potuto conservare un luogo sacro e unico. Niente da fare. Le Amministrazioni di Quartucciu hanno continuato imperterrite la loro marcia verso il brutto. Molti milioni di euro buttati per un museo nel quale nessuno entrerà perché superare la ripugnanza per quell’edificio sarà impossibile per qualunque creatura normale. Ma lei riesce davvero a immaginare un visitatore che, anche se debitamente sedato, possa vincere il disgusto per una specie di colapasta di cemento armato che offende le retine oneste da lontano e da vicino, oltraggioso, degradante e di indicibile bruttezza? E il centro storico? Metaforica la vicenda della piazza della parrocchia. La Piazza San Giorgio, che conservava una sua accattivante armonia, modesta e senza pretese, ma aggraziata, è destinata, con un orrendo progetto dal titolo vagamente blasfemo di Urban Getsemani a divenire l’ennesima, triste, anonima piazzetta deserta degna della peggiore periferia urbana. Lei, gentile Sindaco, sta permettendo che uno dei pochi siti gradevoli della sua cittadina venga trasformato come quei visi devastati dal silicone per un tossico modo di intendere la modernità. Diverrà un luogo repulsivo e tetro anche per sua responsabilità. Sarà mio impegno, insieme all’Associazione di cui faccio parte, esercitare ogni strumento di critica e opposizione a questo proliferare del brutto epidemico che anche lei sostiene e a questa umiliante visione di sviluppo deforme che coinvolge e rende irreversibilmente poveri, cupi e anonimi la gran parte dei nostri paesi. Mi opporrò con ogni energia e cercherò di far conoscere i meccanismi malati grazie ai quali una bellissima necropoli che sarebbe potuta divenire un luogo di grande bellezza, che avrebbe avuto necessità di cura e protezione, dove la mano dell’uomo si sarebbe dovuta manifestare leggera sino all’invisibilità, quella necropoli è stata annichilita a perpetua vergogna di chi ha, come amministratore, il dovere di curarla. Quanto alla Piazza della Parrocchia, gentile Sindaco, ritengo che distruggere con un progetto dozzinale un sito che aveva con il tempo raggiunto faticosamente un suo equilibrio costituisca una colpa e un segno di come il centro storico di Quartucciu – di cui restavano tracce – venga trattato come una roba di cui vergognarsi, da rimuovere anche dai ricordi. Un triste tratto psicologico sardo: la vergogna del proprio passato. Quella piazza non aveva bisogno di granché, sarebbe bastato rimuovere la crosta di brutto che era, appunto, solo una crosta. Ma questa è un’operazione impossibile, troppo semplice, troppo economica. La semplicità è uno degli obiettivi più complessi e i nostri amministratori non la raggiungeranno mai. Sono gli amministratori che dovrebbero orientare, suggerire, diffondere un’idea di buon vivere in luoghi preservati, spiegare e conservare la storia alle comunità e non divenire notai di piani urbanistici che mirano ad altro e che perpetuano un modello che esplode dappertutto. Le chiedo di fermarsi, signor Sindaco, di trovare fondi per abbattere il museo, di ripristinare la piazza e di conservarla, di aprire contenziosi se servono in nome del bene comune per invertire questa corsa verso la bruttezza che allontanerà da Quartucciu, e da tutto l’hinterland, chiunque cerchi in un luogo il bello e l’armonico. E allontanerà, di conseguenza, anche ogni forma di ricchezza, economica e spirituale.
Risposta All’assessore all’agricoltura Oscar Cherchi
Impianto di Serre Fotovoltaiche
Nella conferenza stampa di giovedì 21 u.s. abbiamo informato i giornalisti presenti di alcuni fatti di cui siamo venuti a conoscenza relativi alla annosa vicenda delle serre fotovoltaiche a Narbolia e al “contorto” iter procedurale che ne ha permesso la realizzazione.
In questa vicenda l’assessore regionale all’agricoltura ha avuto un ruolo fondamentale soprattutto dopo aver firmato un decreto, lo scorso luglio, col quale dichiarava illegittima l’autorizzazione rilasciata dai comuni agli impianti di serre fotovoltaiche (confermando quanto sostenevamo da mesi) e “per ragioni di interesse pubblico”, non meglio precisate, riapriva i termini per la convalida: Una sanatoria utile soprattutto alla Enervitabio che solo due mesi prima era stata chiamata davanti al TAR della Sardegna a rispondere proprio di aver costruito l’impianto di Narbolia senza possedere una valida autorizzazione.
Nello stesso decreto l’assessore dichiara che sono “numerosi gli impianti di serre fotovoltaiche autorizzati dai SUAP o dai Comuni, i quali non avevano competenza in materia”. Concetto questo dichiarato dall’assessore anche alla stampa con la quale aveva parlato di “valanghe di richieste” poi dimostratesi solo due fiocchi di neve.
Nella conferenza stampa abbiamo ricordato questi fatti, tutti documentati, e abbiamo informato che il decreto è servito a convalidare solo due impianti che guarda caso appartengono alla stessa società, quella che ha costruito le serre a Narbolia e che nei prossimi mesi dovrà rispondere davanti al TAR (vedasi allegata comunicazione del Servizio Strutture dell’assessorato).
L’assessore all’agricoltura definisce questi fatti “polemiche senza fondamento”, e scarica in maniera maldestra sui funzionari dell’assessorato – colpevoli di avergli suggerito di emanare il decreto perché esisteva questa pressante esigenza, fatto che andrebbe comprovato con atti - responsabilità e scelte politiche di questa amministrazione regionale.
Concordiamo con l’assessore sul fatto che stiamo sollevando delle “accuse pesanti”, per le quali auspichiamo venga al più presto chiamato a rispondere nelle diverse sedi. In primo luogo davanti ai cittadini per la sua politica dissennata che sta portando l’agricoltura sarda al tracollo.
Per quanto riguarda la velata minaccia di “dover agire in altre sedi”, che tradotto pensiamo significhi voler coinvolgere il magistrato, non si preoccupi l’assessore, abbiamo già informato noi Procura di Oristano e Procura Generale.
Cogliamo l’occasione per invitare l’assessore al convegno che stiamo organizzando per sabato 2 marzo a Narbolia e che parlerà appunto di agricoltura e di salvaguardia di terreni agricoli... il suo "campo". Nei prossimi giorni diffonderemo un comunicato stampa e invieremo all’assessore un invito ufficiale.
27 febbraio 2012
Finte Serre Fotovoltaiche a Narbolia
L'Associazione
Italia Nostra Sardegna ha presentato un'istanza di accesso agli atti e
richiesto spiegazioni agli Enti preposti alle autorizzazioni in merito
all'installazione di un mega impianto fotovoltaico per la produzione di energia
elettrica nell'agro del Comune di Narbolia (Oristano).
L'Associazione infatti nutre forti
perplessità sull'utilità di un impianto di queste proporzioni (27 Megawatt
dichiarati, 1600 serre di 200 metri quadri ciascuna, centomila pannelli
fotovoltaici), sia come coerenza con le indicazioni delP.P.R. che la classifica come “area ad utilizzazione agro
forestale”, sia come
reale e concreto ricavo economico ed energetico su questi territori.
L’area interessata infatti risulta essere
una vasta zona agricola - oltre 70 Ha, di cui 31,55 di superficie coperta –
fertile e irrigua, che subirà una variazione di destinazione d’uso dalla
realizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica. L’economia del
territorio è essenzialmente basata sull’attività agricola e l’occupazione di
aree tanto estese priva l’agricoltura e la pastorizia di importanti spazi
produttivi. Le stesse coltivazioni previste all’interno delle cosiddette “serre
fotovoltaiche” sono estranee alla produzione locale e risulterebbero comunque
di scarsa produttività perché l’orientamento delle serre pare progettato per
garantire la massima ricezione solare e non per una efficiente produzione
agricola. Un impianto di tale portata, costituito da elementi strutturali molto
invasivi, (plinti in cemento armato, strutture d'acciaio di forte rilevanza,
piste, cavidotti, impianti ecc.) crea un’alterazione del microsistema
ecologico, una turbativa alla presenza di fauna e insetti impollinatori e un
impatto biologico di carattere terziario sulle persone. Fenomeni questi che
possono risultare amplificati dall’agrofotovoltaico, ovvero da questo ibrido di
agricoltura e di fotovoltaico industriale nel medesimo sito. Si tratta infatti
di un impianto che produce campi elettromagnetici che potrebbero interferire
con il processo di produzione agricola destinata all’alimentazione. Altro
elemento di rischio presente nell’impianto consiste nella potenziale
contaminazione dell’ambiente a causa del cadmio ed altre sostanze ed elementi
tossici presenti nei pannelli fotovoltaici.
A questi 'effetti collaterali',
evidentemente considerati irrilevanti in sede di autorizzazioni, si uniscono i
forti dubbi di ripristino dello stato naturale dei terreni alla fine del ciclo
produttivo (20 anni). Perplessità derivanti dall'assenza di un piano di
smantellamento e ripristino.
Un intervento così invasivo, come quello
in fase di avvio a Narbolia, è un grave abuso sul territorio in palese contrasto
con la normativa regionale a tutela dei valori paesaggistici in quanto
rappresenta uno stravolgimento senza precedenti di questi luoghi e dei valori
tutelati dalle vigenti normative. Il Piano Paesaggistico Regionale individua
infatti tra i valori di quest'ambito territoriale la “presenza di un
paesaggio agricolo che rappresenta elementi essenziali di riconoscibilità e di
leggibilità dell’identità territoriale”.
Il rischio imminente che questo impianto
di Narbolia venga facilmente reiterato in altri agri del territorio regionale,
come del resto sono già diversi gli esempi concretizzati solo in provincia di
Oristano,agevolati sia dagli ultimi
provvedimenti intrapresi dal governo Monti (Decreto Salva Italia, D.Lvo n.
1/2012, art. 65), sia dalla riduzione dell'esame di valutazione di impatto
ambientale alla semplice auto approvazione comunale, così come indicato dalla
Regione Sardegna.
L'Associazione intende intraprendere una
serie di iniziative finalizzate a far luce sull'opportunità, l'adeguatezza ed
il rispetto delle norme tecniche-paesaggistiche di un impianto di queste
dimensioni. Oltre a promuovere una campagna di sensibilizzazione volta al
rispetto e alla autentica tutela del paesaggio naturale della Sardegna.
In data odierna l’Associazione ha presentato
osservazioni alla procedura di verifica di Impatto Ambientale dell’impianto
solare termodinamico da 50 MWe “GONNOSFANADIGA” proposto dalla ditta
Energogreen Renewables srl in area agricola nei comuni di Gonnosfanadiga e
Guspini. Si tratta di un impianto di 50 Megawatt di
potenza installata, 211 HA di terreno occupato da specchi, acciaio e opere connesse.
Una superficie superiore a quella occupata dai centri abitati di Guspini e
Gonnosfanadiga – quasi ventimila abitanti complessivi. Un intervento fortemente invasivo che sottrarrà
all’attività agricola un’importante area della pianura del Medio-Campidano occidentale
e comprometterà le attuali e future attività agro–pastorali presenti nella
zona. Italia Nostra ritiene che un
impianto industriale per la produzione di energia termica e di energia
elettrica non possa essere ubicato in area agricola, in quanto tutte le
attività, comprese quelle per la produzione di energia elettrica debbano essere
finalizzate all’attività agricola e “tenere
conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con
particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari
locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e
del paesaggio rurale” come previsto dalle leggi vigenti e da consolidata
giurisprudenza. Il notevole consumo di suolo fertile è in
controtendenza rispetto alle politiche sul territorio del Ministero delle politiche agricole che lo
scorso settembre ha avviato iniziative per contenere il consumo di suolo e “garantire l’equilibrio tra i terreni
agricoli e le zone edificabili ponendo un limite massimo al consumo del suolo e
stimolando il riutilizzo di zone già urbanizzate”.
L’Associazione ritiene che le energie
rinnovabili rappresentino un’importante fonte energetica a bassoimpatto ambientale e che contribuiscano in
maniera notevole al raggiungimento degli obbiettivi posti dalla Convenzione di
Kyoto e che, se fruibili dall’intera comunità, possano contribuire a superare
il gap energetico-economico della Sardegna rispetto alle altre regioni d’Italia
e a quelle che si affacciano nel Mediterraneo. La Sardegna ha oggi una
dipendenza energetica del 82% da centrali termoelettriche e una produzione da
fonti rinnovabili intorno all’11%. La dipendenza dal petrolio nelle altre
regioni italiane è mediamente inferiore al 50%. L’Associazione auspica pertanto che le fonti
rinnovabili a basso impatto ambientale e rispettose del territorio,
dell’ambiente e del paesaggio, ubicate nelle aree industriali e negli spazi già
urbanizzati possano rappresentare un’efficace fonte energetica per un futuro a
zero impatto ambientale. L’Associazione ritiene inoltre che la fonte primaria
di energia utile e immediatamente disponibile sia rappresentata dalrisparmio energetico e dalmiglioramento dell’efficienza degli impianti
e degli utilizzatori. Una politica di risparmio permetterebbe infatti di
cogliere efficacirisultati in tempi
brevi e di ridurre la produzione di energia di circa il 30%, senza dipendenze, con una ricaduta positiva sull’economia
e sul lavoro, e impegnando numerose piccole imprese anche sarde. È chiaro che
tali obbiettivi non possano essere raggiunti attraverso una dissennata politica
energetica basata sul consumo di territorio e a discapito dell’attività
agricola. Per tutti questi
motivi l’Associazione ha chiesto
all’ufficio Valutazione Impatti della Regione (SAVI) che l’impianto termodinamico
solare a concentrazione venga considerato inammissibile o, in subordine, sia sottoposto a Valutazione di
Impatto Ambientale.
Sant’Antioco, 20 febbraio 2013
Sul sito della Regione Sardegna lo Studio Preliminare Ambientale relativo al progetto “Impianto solare termodinamico da 50 MWe, nel comune di Gonnosfanadiga” e nel comune di Guspini.
L'incontro si svolgerà nella sala conferenze presso il centro polifunzionale di Cabras, situato nel nuovo complesso di via Tharros all''uscita per San Giovanni di Sinis. L'invito è rivolto a tutti i singoli e le realtà che si mobilitano "dal basso" contro l'occupazione militare della Sardegna e i progetti devastanti per il territorio.
Con l'esperienza della lotta contro i radar abbiamo dimostrato che si possono ottenere risultati importanti attraverso l'azione diretta in prima persona, le assemblee, i presidi permanenti, la controinformazione, la condivisione e la solidarietà al nostro interno e con altri movimenti, come quello NO TAV e quello NO MUOS, attualmente sotto grave attacco. Per questo motivo parteciperemo alla manifestazione nazionale NO MUOS che si terrà a Niscemi il 30 marzo prossimo e invitiamo chiunque a partecipare.
le antenne del MUOS - Niscemi
Molto resta da fare per difendere l'isola dal consumo di territorio e da vecchi e nuovi progetti di sfruttamento che non portano nessun vantaggio: basi militari, trivellazioni, gasdotti, tonnellate di cemento sottraggono ancora più possibilità alle economie sostenibili locali e avvelenano le nostre vite, impoverendoci sotto ogni punto di vista. A questo proposito, stanno per varare un decreto "salva Quirra" che risolverà le gravi questioni sollevate dai comitati di cittadini sulle sostanze inquinanti e cancerogene non con lo stop (anche solo temporaneo, come nel caso della procura di Lanusei) ma con l'innalzamento ulteriore dei limiti di legge, in linea con quanto già votato nella legge 134 del 7 agosto 2012 (la cosiddetta "legge di ferragosto") da tutti i parlamentari sardi e nazionali e col decreto Clini che ha condannato la Maddalena a non essere bonificata. Lo faranno presumibilmente subito dopo la campagna elettorale! Non dimentichiamo che anche quello dei radar militari della Capitaneria di Porto e della Guardia di finanza non è per niente accantonato, nonostante i buoni risultati ottenuti con la mobilitazione. E non dimentichiamo che, svelato l'inganno dei radar “anti-migranti” abbiamo chiarito che questi strumenti sono tecnologie di guerra, così come il MUOS in Sicilia. Come sappiamo che nelle basi militari sarde si addestrano le truppe che muovono guerra ai popoli di mezzo mondo e che dalle basi sarde sono partiti alcuni dei tremendi attacchi che hanno causato le recenti stragi di civili in nord Africa e in Palestina. E' importante denunciare questi fatti, fermare questo scempio, proporre alternative, unire le varie lotte, pensare insieme i prossimi passi di un percorso comune per la Sardegna e non solo, che parta da ognuno/a di noi.
- NO AL DECRETO "SALVA QUIRRA" E AI TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA - SI' AL TAGLIO DELLE SPESE MILITARI E ALLA DEFINITIVA REVOCA DEI PROGETTI RADAR E MUOS - NO ALLA GUERRA - NO AL CONSUMO DI TERRITORIO, AI DANNI ALLA SALUTE E AGLI OSTACOLI ALLE ECONOMIE ALTERNATIVE - SI' ALLA CHIUSURA DI POLIGONI E BASI MILITARI E IMPIANTI DI MORTE - SI' ALLA BONIFICA DEI TERRITORI - NO RADAR NE' QUI NE' ALTROVE!