mercoledì 25 gennaio 2012

Un'area Marina Protetta nell'arcipelago del Sulcis

 

Progetto Paesaggi Sensibili 2012

 
L’arcipelago del Sulcis è tra i pochi in Italia a non avere al suo interno un’Area Marina Protetta.
L’arcipelago è ricco di peculiarità e di uno straordinario patrimonio ambientale e naturale, di suggestioni e valori che la sua gente, e le numerose iniziative e battaglie di Italia Nostra, sono riuscite a conservare fino ai giorni nostri.
Il mare, le spiagge, le falesie, le zone umide e le grandi lagune, le distese di macchia mediterranea, l'ambiente rurale, e le numerose presenze archeologiche rappresentano le diverse “facce” attraverso le quali l’arcipelago del Sulcis si presenta e si propone agli occhi dei visitatori.
Purtroppo alcune zone costiere delle isole maggiori sono state intensamente trasformate da più che discutibili interventi edilizi che ne hanno alterato la naturalità, che rimane invece alta in alcuni tratti di costa e sulle piccole isole, e in buona parte delle lagune.
Nelle isole sono presenti ambienti differenti, i fondali e le falesie dei tratti di costa occidentale, la costa bassa a oriente, le lagune, gli stagni e le saline, l'ambiente rurale e le colline dell’entroterra.
Un paesaggio di Sardegna che per ragioni ambientali ed antropiche appare differente e originale rispetto alle altre zone dell'isola.
Obbiettivo da raggiungere consiste nella possibilità di fruire il territorio e il mare in maniera sostenibile, lasciandolo in eredità alle generazioni future.
L’interessante apertura verso l’istituzione di un’Area Marina Protetta da parte di un importante gruppo di pescatori e la particolare attenzione verso le aree marine e terrestri protette da parte degli amministratori dei tre comuni (Sant’Antioco, Carloforte e Calasetta) consentono di guardare in maniera positiva alla realizzazione di un progetto di “gestione integrata delle zona costiera” armonizzando le diverse esigenze di uso dell’area: lo strumento dell’Area Marina Protetta può favorire, infatti, gli operatori locali concedendo diritti esclusivi alla piccola pesca artigianale, coinvolgendoli così in prima persona alla tutela delle risorse, e trovare soluzione alle tante emergenze che attraversa il settore della pesca.
Esistono nell’isola delle importanti aree che racchiudono al proprio interno un felice insieme di aspetti geomorfologici, vegetazionali, paesaggistici, faunistici e archeologici che, assieme al mare circostante, dovrebbero essere classificate aree di parco naturalistico e culturale e in tal senso adeguatamente tutelate..
L’istituzione di aree di tutela rappresenta, a nostro avviso, un fondamentale strumento di salvaguardia ambientale che, se ben gestito, può attivare efficaci processi di sviluppo culturale ed economico per l’intera comunità
 

Insediamenti

In agro interessante presenza di vecchi agglomerati rurali (medaus e furriadroxus). E’ da segnalare l’eccessiva presenza di finti fabbricati rurali che talvolta sono assimilabili a vere e proprie lottizzazioni abusive.

Caratteri culturali:
Il patrimonio paesaggistico e ambientale dell’arcipelago è indubbiamente l’elemento più significativo che l’Area Marina Protetta dovrebbe salvaguardare e mettere a valore, proteggendolo e rendendolo fruibile compatibilmente con la sensibilità del luogo
I centri urbani devono svolgere il ruolo di supporto dell’aera ed essere in grado di ospitare i servizi e la ricettività necessaria alla pubblica fruibilità del parco, coinvolgendo le strutture già esistenti e stimolando la nascita di nuove attività compatibili e sostenibili (albergo diffuso, B&B, locande, agro e itti turismo etc…)
Nell’isola di Sant’Antioco sono presenti numerose testimonianze archeologiche dal prenuragico, ai numerosi nuraghi e tombe dei giganti, le presenze fenice e puniche, romane fino alle testimonianze più recenti.
Risalgono ai secoli scorsi le testimonianze architettoniche e i beni identitari maggiormente rappresentativi della cultura recente (torri, fortezze, fari, strutture per segnalazioni semaforiche etc…).
Nelle due isole sono presenti numerose testimonianze della cultura contadina (stazzi e medaus, muretti a secco, casette agricole al servizio dei fondi).
L’area protetta dovrebbe inglobare le parti di territorio più sensibile sotto l’aspetto paesaggistico-culturale e per la presenza delle più importanti testimonianze del periodo nuragico (la costa sudoccidentale dell’isola di Sant’Antioco con l’intera area archeologica di Grutt’e Acqua che dovrebbe essere caratterizzata da vero e proprio parco-archeologico) e l’area delimitata dall’oasi del falco della Regina nell’isola di San Pietro. Fondamentale creare un vero e proprio rapporto tra area protetta e patrimonio culturale, tra natura e cultura, valorizzando e preservando la biodiversità e le testimonianze culturali presenti nell’arcipelago.

Minacce alla tutela:
Le criticità nel sistema sono dovute in particolare agli incendi di origine dolosa che devastano la macchia mediterranea, l’inquinamento ambientale derivante dalle industrie vicine e dal Poligono di Capo Teulada.
Nei tratti di mare che circondano l’arcipelago si registra un eccessiva presenza di pescatori e di raccoglitori di frutti di mare che è causa di un prelievo non sostenibile
Molti arenili dell’arcipelago sono a rischio a causa dell’erosione derivante dalle costruzioni e le infrastrutture realizzate in prossimità della costa.
Nella laguna di Sant’Antioco è prevista la realizzazione di un approdo per idrovolanti che potrebbe arrecare seri danni alla zona umida e all’IBA
Nelle due isole sono stati realizzati diversi ecomostri in prossimità delle coste e alcuni altri sono in fase di progettazione (campi da golf e nuove strutture turistiche a San Pietro, un imponente speculazione immobiliare definita “centro termale” in zona agricola e di tutela integrale nell’isola di Sant’Antioco)
Altro elemento di criticità sono le numerose costruzioni nell’agro e le industrie di Portovesme
Si assiste nell’isola all’aumento incontrollato delle problematiche legate al rapporto agricoltura-fauna selvatica, a causa soprattutto dell’impatto causato da specie non autoctone come i cinghiali - dovuta a lanci spregiudicati finalizzati al ripopolamento“prontocaccia” - con negative conseguenze ambientali quali l’abbandono dei coltivi, l’inasprimento del conflitto agricoltori-cacciatori e di non secondaria importanza l’incremento dei costi economici derivanti dai risarcimenti.
Si registrano sporadici casi di diccioccamento e decespugliamento a discapito della macchia mediterranea

Minacce alla biodiversità:
La presenza di specie non autoctone crea problemi seri alla sopravvivenza di alcune specie della macchia mediterranea e può causare limitazioni alla riproduzione di altre specie faunistiche autoctone, scatenando una vera e propria rivoluzione della sopravvivenza di alcune specie.

Sant’Antioco 10 gennaio 2004

Lettera ai Sindaci sull'AMP

La nostra Associazione ha seguito con particolare interesse le iniziative intraprese dalle Amministrazioni Comunali delle Isole del Sulcis finalizzate all’istituzione di un’Area Marina Protetta nel mare prospiciente l’arcipelago sulcitano e in alcune importanti zone umide. 
Questo interesse deriva da una consolidata e verificata posizione: l’istituzione di aree di tutela rappresenta un fondamentale strumento di salvaguardia ambientale che, se ben gestito, può attivare efficaci processi di sviluppo culturale ed economico.
L’Associazione è convinta che la strada da percorrere per raggiungere tale importante obiettivo è indubbiamente lunga e difficile, soprattutto a causa delle incomprensioni e delle opposizioni, spesso strumentali, che normalmente incontrano iniziative di questo tipo. Alcune delle assemblee con gli operatori economici della pesca che si sono svolte a Calasetta e a Sant’Antioco hanno dimostrato che spesso prevale la disinformazione e il populismo.
Italia Nostra è consapevole che progetti come questo, per essere realizzati, necessitano del coinvolgimento e della partecipazioni di tutti, in primo luogo degli operatori economici. Bisogna però fare attenzione a non scambiare la demagogia e il populismo con la democrazia e la partecipazione, che sono valori profondamente diversi. È necessario quindi sentire le ragioni di tutti, ed avere poi la capacità di discernere tra le legittime preoccupazioni degli operatori seri e le posizioni demagogiche di quelli che non accettano alcuna regola al solo fine di poter liberamente proseguire nell’opera di saccheggio e di distruzione del nostro mare e del nostro territorio.
Ma al di là degli aspetti negativi, dalle varie assemblee sono emerse, da parte dei pescatori e dei loro rappresentanti, anche alcune importanti questioni che è necessario analizzare: 
a)   L’elevato numero di pescatori presenti nelle acque attorno all’arcipelago (440 pescatori iscritti al Circomare di Sant’Antioco) sottopone il mare a un prelievo non sopportabile dall’ecosistema, rendendo pertanto necessaria e improcrastinabile una regolamentazione dell’attività di pesca nell’area. Fenomeno reso ancora più critico da una forte presenza di pescatori abusivi che contribuiscono ad aumentare il prelievo ittico della zona;
b)   Il golfo di Palmas è una rada dove le navi trovano sicuro rifugio durante le tempeste, ma questo fatto crea seri problemi all’attività di pesca (aratura dei fondali con le ancore, scarrocciamenti, eccessiva presenza di navi in rada etc…);
c)   La presenza delle servitù militari rappresenta una grossa limitazione dell’attività di pesca in una estesissima area del golfo di Palmas; 
d)  L’impianto di maricoltura ubicato a poca distanza dalla costa di Turri  contribuisce anche se in misura minore a limitare la pesca e la navigazione nell’area;
e)   Troppi impianti di depurazione delle acque reflue dei centri urbani del Sulcis (Sant’Antioco compresa) immettono in mare acque non perfettamente depurate;
f)    Il prelievo indiscriminato e con sistemi vietati di frutti di mare ha quasi estinto alcune specie di molluschi (muscoli, datteri di mare, vongole, arselle etc…) presenti fino a qualche anno fa e, se non si interviene per tempo, porterà a sicura estinzione anche i ricci di mare;
g)   La vasta zona umida che dagli stagni di Sant’Antioco arriva fino a quelli di  Teulada è riservata ad uso quasi esclusivo delle saline di Palmas privando così il settore pesca di un’importante area di attività.
Si tratta di emergenze che vanno affrontate seriamente e che, se risolte, potrebbero contribuire al rilancio del settore. Italia Nostra è certa che l’Area Marina Protetta potrebbe dare alcune importanti risposte a quasi tutti questi problemi.
Per questo l’Associazione è sempre più convinta che il progetto, se adeguatamente sostenuto, permetterà di realizzare una “gestione integrata delle zona costiera” armonizzando le diverse esigenze di uso dell’area. Lo strumento dell’Area Marina Protetta può favorire, infatti, gli operatori locali concedendo loro diritti esclusivi alla piccola pesca artigianale, coinvolgendoli così in prima persona nella tutela delle risorse; può ad esempio predisporre punti di ancoraggio per le navi che cercano riparo in rada, può impedire che nuove concessioni vengano date per la maricoltura, può esercitare un maggior controllo per prevenire il fenomeno dell’abusivismo e può regolamentare la raccolta di frutti di mare a rischio di estinzione. Ma soprattutto questo strumento garantirà alle Amministrazioni Comunali e ai privati cittadini, attraverso la legge 394/91, una importante “priorità nella concessione di finanziamenti dell'Unione europea, statali e regionali ... “ per opere pubbliche di interesse ambientale, culturale,  e per “iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità istitutive dell’area…”.
La nostra Associazione ritiene che le opposizioni all’Area Marina Protetta siano perlopiù dovute alla mancanza di una corretta informazione; per questo non accetta che un progetto tanto importante possa essere accantonato solo per il personale interesse di qualche operatore che intende perpetuare comportamenti scorretti e lesivi dell’ecosistema, a discapito degli altri operatori, dell’ambiente e dell’economia locale.
Italia Nostra invita pertanto i Sindaci dei Comuni di Sant’Antioco e di Calasetta e i rispettivi Consigli Comunali a proseguire nella strada intrapresa e a coinvolgere attorno all’iniziativa l’intera comunità e le altre Amministrazioni interessate.
 


 Sant’Antioco 11 novembre 2003

Realizzare una “gestione integrata delle zone costiere”

 
Nello scorso mese di marzo, il Consiglio Comunale di S.Antioco ha deliberato all’unanimità – presenti tutti i consiglieri – la proposta di “Istituzione dell’Area Naturale Marina Protetta e Zone Umide di S.Antioco – Arcipelago del Sulcis”.

Italia Nostra  ha seguito con particolare interesse  l’iniziativa dell’Amministrazione, condivisa allora da tutta l’opposizione, e, rispondendo ad un formale invito del Sindaco, ha manifestato il proprio convinto apprezzamento per la deliberazione adottata e la disponibilità ad una fattiva collaborazione. 
Italia Nostra non ha cambiato idea e conferma oggi la propria consolidata posizione: l’istituzione  di aree di tutela rappresenta, infatti, un fondamentale strumento di salvaguardia ambientale che, se ben gestito, può attivare efficaci processi di sviluppo culturale ed economico. 

Nella sua ventennale attività, la Sezione ha proposto a più riprese l’istituzione di aree protette nelle zone naturalisticamente  e culturalmente più rilevanti, ivi comprese le zone umide. 
La delibera adottata nel mese di marzo rappresenta, perciò,  un primo importante passo per la realizzazione nell’Isola di S.Antioco di un’Area Protetta che potrà trovare compiuta attuazione con l’adesione delle altre Amministrazioni competenti. Nel frattempo è del tutto condivisibile l’atteggiamento dell’Amministrazione comunale di S.Antioco che, per quanto di sua competenza, ha attivato il lungo iter istitutivo dell’Area, informando e coinvolgendo altre Amministrazioni, Sindacati, Associazioni imprenditoriali e Associazioni ambientaliste. 

Questo è stato, ed è ancora oggi, il nostro punto di vista. 

Il progetto, se adeguatamente sostenuto, permetterà di realizzare una “gestione integrata delle zona costiera” armonizzando le diverse esigenze  di uso dell’area: lo strumento dell’ Area Marina  Protetta può favorire, infatti, gli operatori locali concedendo diritti esclusivi alla piccola pesca artigianale, coinvolgendoli così in prima persona alla tutela delle risorse. 

Notizie di stampa (La Nuova, 9/11/2003) riportano dichiarazioni critiche di due consiglieri dell’opposizione che, pare, abbiano cambiato idea rispetto alle loro posizioni iniziali.
Le loro motivazioni, considerati i documenti a nostra conoscenza,  paiono poco comprensibili  in particolare a chi, come Italia Nostra, nelle aree di tutela ci crede davvero (e non da oggi) ed ha fatto della promozione di tali aree uno dei punti fondamentali del suo programma d’azione a livello nazionale e locale. 

Di fronte ad un territorio ancora oggi minacciato da colate di cemento, deturpato da cave mai recuperate, sfigurato nelle aree rurali da “case agricole” che nascono come funghi (si pensi alla piana di Canai), interessato da “opere pubbliche”  come il Tiro a segno a Is Pruinis che fa rabbrividire per il forte impatto ambientale, l’istituzione dell’Area marina protetta si qualifica come uno dei pochi interventi veramente significativi. 
Italia Nostra auspica che l’Amministrazione comunale perseveri con convinzione nella realizzazione dell’Area e garantisce il proprio fattivo contributo per il buon fine dell’iniziativa.

 

 Sull'argomento:

La Gazzetta del Sulcis: Legambiente e Goletta Verde per l'AMP 
La Nuova Sardegna: Il Golfo di Palmas in pericolo
 
 
 

venerdì 21 ottobre 2011

Non toccate il PPR


Le Associazioni Ambientaliste Amici della terra - Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra Sardegna e Legambiente Sardegna si oppongono con fermezza all’attuale tentativo di riscrittura del Piano Paesaggistico Sardo e fanno presente all’Assessore all’Urbanistica, Nicola Rassu, quanto di approssimativo e non rispondente al vero è contenuto nelle sue dichiarazioni rilasciate al quotidiano L’Unione Sarda il 29 settembre scorso.
Non corrisponde, infatti, a verità che le nostre Associazioni siano state coinvolte nel procedimento di modifica dell’attuale Piano Paesaggistico Regionale come previsto dal Codice Urbani.
La nullità del procedimento di riscrittura/revisione, inoltre, è determinata da un’ulteriore grave mancanza. Nessuna attività di copianificazione, prevista espressamente dallo stesso Codice, è stata messa in atto all’avvio o nel corso del processo. Così come confermato dalla stessa Soprintendenza competente.
Il Piano e i suoi adeguamenti non possono derivare, come contradditoriamente dichiarato dall’Assessore, dal cosiddetto Piano Casa, ma dalle disposizioni inderogabili del Codice del Paesaggio e dei Beni Culturali.
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Dalla lettura della bozza risulta inoltre un allarmante allentamento complessivo delle attuali tutele quale, ad esempio, l’esclusione della fascia costiera dai beni paesaggistici d’insieme.
Siamo certi – sostenuti da rilevanti evidenze giurisprudenziali – dell’elementare principio per il quale uno strumento di tutela non può essere trasformato in uno strumento che, al contrario, aggira e indebolisce le norme. 
Per i motivi qui riassunti le Associazioni contestano le dichiarazioni rese dall’Assessore e invitano il Presidente della Giunta Regionale, lo stesso Assessore Rassu e il Presidente del Consiglio ad interrompere il procedimento che si presenta gravemente viziato.
E manifestano, infine, la volontà di utilizzare ogni strumento legale sia contro le violazioni del Codice Urbani sia contro l’eventuale danno erariale che deriverebbe da una procedura illegittima.

lunedì 26 settembre 2011

La Giunta Regionale demolisce il PPR


L’Associazione Italia Nostra Sardegna ha inviato un allarmato documento di protesta contro l’approvazione da parte della Giunta Regionale di un nuovo Piano Paesaggistico che oltre a demolire il precedente Piano apre la strada a nuovi e disastrosi interventi speculativi lungo le coste della Sardegna.
Nel documento Italia Nostra chiede al Ministro dei Beni Culturali, alla Direttrice Generale per il Paesaggio e alla Direttrice reg.le MIBAC di attuare una ferma e tempestiva opposizione alla conclusione dell’attuale procedimento di pianificazione paesaggistica, svolto in contrasto con disposizioni legislative imperative e inderogabili da parte della normativa regionale.
Cala Cartoe - Dorgali
L’associazione ritiene che la nuova pianificazione paesaggistica che la Giunta si accinge a varare sia illegittima in quanto priva della obbligatoria copianificazione tra la Regione e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, prevista dal decreto legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42.
Italia Nostra rileva inoltre il tentativo da parte della Giunta di approvare la nuova pianificazione esautorando il Consiglio Regionale delle proprie competenze in materia urbanistica.
Appare abbastanza chiaro infatti che “eliminando le regole di oggi … che vietano e bloccano” la Giunta si accinga ad elaborare un nuovo atto di pianificazione, disponendo la sostanziale modifica delle prescrizioni attualmente vigenti. Questo non rientra nelle prerogative della Giunta previste dall’articolo 11 della LR n. 4/2009, che consente solo “l'aggiornamento e la revisione dei contenuti descrittivi e dispositivi del piano”, con l’esclusione di ogni contenuto prescrittivo.
Italia Nostra rileva infine la violazione dall’articolo 144 del Codice Urbani “che garantisce l’effettiva partecipazione al procedimento delle associazioni portatrici di interessi diffusi” nonostante l’esplicita richiesta di intervento avanzata dalle stesse associazioni.  
Per questi motivi Italia Nostra chiede alla Presidente del Consiglio reg.le, di garantire il ruolo, le prerogative e le competenze legislative in materia di pianificazione paesaggistica del Consiglio da Lei presieduto e al Presidente della Giunta e all’Assessore all’Urbanistica la sospensione immediata della procedura di approvazione del nuovo atto di pianificazione paesaggistica, affetta da gravi vizi d’illegittimità. 

Cagliari, 26 settembre 2011

venerdì 23 settembre 2011

Italia Nostra in difesa del parco Geominerario

Pozzo miniera Serbariu
L’Ammonimento dell’UNESCO al Consorzio del Parco Geominerario è una notizia vergognosa che offende la memoria dei nostri padri minatori che ci hanno lasciato in eredi-tà il grande patrimonio storico-culturale e socio-antropologico connesso all’epopea minera-ria della Sardegna che in tanti si erano battuti perché venisse dichiarato di valore internazionale.

Il "cartellino giallo" emesso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura è anche un’offesa per tutti i sardi che avevano voluto questo importante riconoscimento e si erano battuti per ottenere l’istituzione del Parco Geominerario quale strumento per promuovere la rinascita culturale, sociale ed economica delle aree minerarie dismesse della Sardegna come sta avvenendo in tutti i vecchi bacini minerari europei.
Ma nella grave situazione di crisi economica e sociale che sta attraversando la Sardegna è, soprattutto, un’offesa per i tanti giovani disoccupati e per le loro famiglie che vedono messa in discussione un’altra opportunità per costruirsi un futuro nella loro terra. 

Di fronte a questo pesante provvedimento non si può che esprimere indignazione e sconcerto, gridando a gran voce che è ora di dire basta alla situazione di stallo in cui versa il Consorzio del Parco che è la causa principale che ha spinto l’UNESCO ad emettere il suo severo richiamo.
Vagoni Piscinas

E’ ora di reagire con determinazione fino a quando il Governo e la Regione Sarda non daranno attuazione al riordino del Consorzio del Parco nel rispetto del ruolo e delle competenze che sono state attribuite alle Comunità e agli Enti Locali.
Alla luce dei fatti richiamati, l’incontro con il Presidente della Giunta Regionale, da tempo richiesto e sollecitato dalla Segreteria della Consulta delle Associazioni appare improcrastinabile per dare attuazione immediata al riordino del Consorzio del Parco.

Cagliari, 23 settembre 2011

mercoledì 13 aprile 2011

L'anfiteatro Romano. Chi pagherà i danni?

Anfiteatro Romano di Cagliari

 
L’Associazione Italia Nostra manifesta gravi perplessità in seguito alla richiesta di
finanziamento - avanzata dal Comune di Cagliari nei confronti della Regione - per la
realizzazione dei lavori di messa in sicurezza delle gradinate lignee, che dall'anno 2000
sono state sovrapposte all'impianto originario dell' Anfiteatro Romano di Cagliari.
Le impalcature che oggi ricoprono i gradoni furono autorizzate dall’allora soprintendente ai
Beni Archeologici, dott. Vincenzo Santoni, solo in via provvisoria e dovevano essere
improrogabilmente smantellate nell'anno 2005. Per venire incontro alle richieste degli
operatori dello spettacolo la scadenza non venne però rispettata e furono concesse varie
proroghe, con l’impegno di trovare una soluzione funzionale e definitiva adatta ad ospitare
in città gli spettacoli all’aperto.
Vista dell'anfiteatro
Si discusse a lungo e furono avanzate varie proposte per individuare un'area idonea da inserire nel PUC, magari riutilizzando le grandi e costose impalcature che, caso unico in tutto il Mediterraneo, nascondono l’anfiteatro, lo snaturano e lo trasformano in un sito
anonimo.
Nel corso degli anni nulla è cambiato e ancora oggi siamo costretti a subire l'uso
improprio di un monumento di grande bellezza e di notevole interesse archeologico. Sarà, forse per questo che i visitatori della nostra città cercano invano il suggestivo teatro romano scavato nella roccia, menzionato nelle loro guide, e restano sfavorevolmente colpiti quando al suo posto trovano un ponteggio di legno e ferro, che stravolge la percezione del sito archeologico.
Nel corso degli anni la stessa Amministrazione comunale ha più volte contraddittoriamente
indicato nella mancanza di fondi la causa dei reiterati rinvii dell’intervento di ripristino
mostrando, tuttavia, di non avere dubbi sulla necessità del definitivo recupero
dell’anfiteatro.
Secondo le recenti dichiarazioni dell'Assessore alla Cultura invece i finanziamenti  
 vengono destinati non all'asportazione delle strutture ma al loro consolidamento e questo
nonostante migliaia di cittadini - sottoscrivendo una petizione all'allora sindaco Delogu -
e lo stesso Tribunale Amministrativo si siano chiaramente espressi per la rimozione delle
impalcature.
Per questi motivi l’Associazione Italia Nostra Sardegna chiede alle autorità interessate di
valutare con estrema attenzione e senso di responsabilità tutte le implicazioni relative alla
fruizione del monumento e auspica che, in aderenza alle disposizioni legislative vigenti, si
dia primaria importanza alla necessità di tutelare e restituire dignità a questa preziosa
testimonianza della storia della Sardegna.

Cagliari 10 giugno 2009
Fanny Cao - presidente Italia Nostra Sardegna 


Solidarietà al Soprintendente

L’Associazione ITALIA NOSTRA Sardegna esprime piena solidarietà al Soprintendente per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano dott. Marco Minoja per il suo intervento a difesa dell’ Anfiteatro Romano di Cagliari attraverso il quale, nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, ha inteso rimarcare la priorità delle esigenze di tutela su interessi settoriali e di diversa natura.
Al Soprintendente, fatto oggetto di pesanti attacchi da parte di improbabili e sedicenti esperti, portiamo il consenso di migliaia di cittadini che fin dal 2000 hanno deplorato l’occultamento del monumento ed il suo progressivo degrado ed un vivo incoraggiamento a continuare su una linea di rigorosa difesa del nostro patrimonio culturale e dell’interesse pubblico. È bene ricordare che le impalcature che oggi ricoprono i gradoni furono autorizzate dall’allora soprintendente ai Beni Archeologici, dott. Vincenzo Santoni, solo in via provvisoria e dovevano essere improrogabilmente smantellate nell’anno 2005. Per venire incontro alle richieste degli operatori dello spettacolo la scadenza non venne però rispettata e furono concesse varie proroghe, con l’impegno di trovare una
soluzione funzionale e definitiva adatta ad ospitare in città gli spettacoli all’aperto. Nel corso degli anni nulla è cambiato e ancora oggi siamo costretti a subire l’uso improprio di un sito di grande bellezza e di notevole interesse archeologico che auspichiamo possa finalmente essere restituito alla sua dignità monumentale.

Cagliari 19 aprile 2011
Fanny Cao
Presidente Italia Nostra Sardegna

                      

Sull'argomento

Corriere della sera: Cagliari, ferito e oscurato l'anfiteatro romano
La Nuova Sardegna: Italia Nostra solidale con Minoia
Blog Vito Biolchini

Intervento di Carlo Dore - socio onorario di Italia Nostra

La stampa locale ha dato ampio rilievo all’apertura, da parte della Procura della Repubblica,di un’inchiesta penale sulla vicenda dell’Anfiteatro romano di Cagliari. E non poteva essere diversamente tenuto conto delle risultanze dell’iniziativa del Sovrintendente ai beni archeologici Marco Minoja e dell’ esito degli accertamenti dell’Istituto superiore del restauro, da cui si è avuta conferma che quel bene di straordinario valore paesaggistico, archeologico e storico (uno dei pochissimi al mondo interamente scavato nella roccia), a causa della pesante struttura lignea nella quale è ingabbiato da oltre dieci anni, è ormai in preda ad un grave degrado e che le stesse gradinate posticce rischiano di marcire.
Si tratta di una vicenda che conferma l’incompetenza e l’arroganza con cui è stata amministrata la città di Cagliari negli ultimi quindici anni.
Vale la pena di ripercorrerla brevemente. Nel 1999, profittando dei fondi stanziati in vista del Giubileo dell’anno successivo, il Comune di Cagliari predisponeva ed approvava all’unanimità (con delibera del Consiglio n.21 del 23 febbraio) un progetto che prevedeva, ai fini dell’adeguamento funzionale in vista della stagione lirica, la copertura della platea e delle gradinate dell’anfiteatro romano, con strutture un legno e metallo. Purtroppo il progetto otteneva il nulla osta dellaSovrintendenza per i beni archeologicie quello dell’Assessorato regionale della Pubblica Istruzione e Beni culturali.
Tutto in regola si direbbe. Peccato che, nel provvedimento del Comune, si prevedesse, anzitutto, chele strutture da realizzare dovessero essere “quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali di modesto volume”; peccato che fosse anche previsto che, una volta terminata la stagione lirica, le strutture dovessero essere rimosse; peccato, infine, che i nulla osta autorizzativi dell’interventonon prevedessero che, per realizzarlo, si dovessero danneggiare le gradinate con perforazioni di vario genere dirette ad ancorare alla roccia i pali metallici di sostegno delle strutture in legno.
Appena iniziati i lavori, di fronte all’imperversare dei martelli pneumatici che foravano la roccia, il mondo culturale e quello ambientalista reagivano con decisione chiedendone l’immediata sospensione. Niente da fare. I lavori dovevano proseguire senza sosta e gli oppositori, se volevano evitare di essere aggrediti, come lo storico Antonio Romagnino o l’archeologo, accademico dei Lincei, Giovanni Lilliu, definiti dal Sindaco degli sfaccendati, dovevano starsene zitti e buoni. Le lororipetute proteste restavano comunque lettera morta.In poco tempo l’obbrobrioveniva portato a termine. Ma, conclusasi la stagione lirica, al danno si aggiungeva la beffa. Chi aveva assicurato la rimozione delle strutture si defilava, parlando di costi astronomici; la Sovrintendenza stava a guardare o, comunque, non interveniva con la dovuta energia; l’Assessorato regionale, da un lato, sosteneva che il nulla osta aveva la validità non di uno ma di tre anni, dall’altro, ipotizzava che gli oneri di rimozione e ripristino –non si sa in base a quale disposizione-potessero, almeno in parte, essere accollati alla Regione. Inutili si rivelavano le proteste della cittadinanza; inutili erano le iniziative in sede politica promosse da chi scrive e da altri nove Consiglieri regionali (cfr. interpellanza n. 93/A del 18 ottobre 2000); inutili si rivelavano i tentativi finalmente posti in essere dalla Sovrintendenza per indurre il Comune a far fronte ai propri impegni; inutile, infine, era la sentenza del TAR Sardegna del febbraio del 2006 che, accogliendo le ragioni della Sovrintendenza, riconosceva sostanzialmente che le impalcature dovevano essere rimosse. L’Anfiteatro continuava a restare ingabbiato e sottratto alla vista dei turisti e, per di più, adibito non più alla rappresentazione delle opere liriche, maa mediocri spettacoli di musica leggera.Nel frattempo la roccia delle gradinate si sgretolava, le infiltrazioni aumentavano e le strutture lignee cominciavano a marcire. Un vero e proprio disastro.
Ma quel che è più sconcertante è l’atteggiamento degli esponenti della destra cittadina che, anziché riconoscere gli errori compiuti e cercare di limitare i danni, hanno reagito duramente contro la decisione del
Sovrintendente Minoja di impedire lo svolgimento di nuovi spettacoli. L’iperattivo deputato Mauro Pili ha interrogato il Ministro e, insieme al Sindaco in carica Emilio Floris (per fortuna prossimo al pensionamento) ha accusato il Sovrintendente (che non ha fatto altro che il proprio dovere) di voler fare “lo sceriffo”; l’ex sindaco Delogu, attuale Senatore e coordinatore regionale berlusconiano, ha addirittura deciso di ricorrere al TAR Sardegna (sic!!).
Comunque, c’è da augurarsi che, finalmente si sia giunti al redde rationem; e, in sostanza,che la legnaia venga rimossa, che le responsabilità dello scempio vengano accertate e che i responsabili di azioni ed omissioni vengano chiamati a risponderne.

Cagliari 13 aprile 2011



lunedì 14 marzo 2011

Dedicato a Mena il Centro Culturale di Cabras

 
Il giorno 12 marzo 2011 a Cabras (Oristano) è stata dedicata a Mena Manca Cossu, scomparsa nel giugno del 2009, la sala congressi del Centro Culturale Polifunzionale.
Nel corso della cerimonia è stata ricordata, con sincero rimpianto, la figura di Mena Manca Cossu, insegnante, studiosa, fondatrice e presidente della sezione del Sinis-Oristano fin dal 1981 e dal 2004 Presidente del Consiglio Regionale Sardo.
I numerosi interventi hanno messo in evidenza le sue straordinarie doti umane e professionali oltre all’intensa attività di promozione culturale svolta per oltre un trentennio da questa illustre concittadina attraverso innumerevoli iniziative, convegni, mostre, pubblicazioni, conferenze, corsi di aggiornamento, visite guidate, dedicate alla ricerca, alla tutela e alla divulgazione dei valori ambientali e etnografici del territorio, sempre in linea con i principi dell’ associazione Italia Nostra-
Con questo importante riconoscimento l’Amministrazione comunale ha inteso onorare una cittadina che con il suo esempio e le sue opere ha dato lustro alla comunità di Cabras e all’Associazione Italia Nostra.

14 marzo 2011