mercoledì 13 settembre 2017

L'incongruità del deposito unico delle scorie nucleari



Italia Nostra Sardegna è intervenuta con motivate Osservazioni nella procedura di Valutazione Ambientale Strategica relativa al Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi proposta dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Il programma riguarda la realizzazione di un Deposito nazionale unico adatto ad ospitare un impianto di smaltimento a titolo definitivo per stoccare tutte le scorie a bassa e media attività, provenienti dall’intero territorio nazionale; presso di esso sarà ospitato un Deposito per lo stoccaggio temporaneo ma di lunga durata (tempo ipotizzato 50 anni) dei rifiuti ad alta e media emissività con concentrazioni e contenuto di radionuclidi a lunga vita, nella quasi totalità provenienti dalla Francia e dall’Inghilterra dopo le operazioni di decommissioning del combustibile irraggiato. Tale temporaneità nelle more dell’individuazione di un deposito in formazione geologica profonda, nel quale dovrebbero confluire i materiali dello stoccaggio temporaneo.

L'Associazione ha chiesto di sospendere l'intera procedura di VAS perché incompleta e illegittima e perché la proposta di soluzione della problematica dei rifiuti radioattivi contenuta nel Programma Nazionale è incongrua e non praticabile sotto l'aspetto economico e ambientale.
Tra le motivazioni addotte da Italia Nostra Sardegna si evidenzia:
  • la soluzione del Deposito unico in un’area da individuare a livello nazionale non sembra possa essere considerata come la più razionale. Anche perché le Direttive europee non sembrano doversi interpretare nell’obbligo di adozione di una soluzione così univoca, ma vanno soddisfatte per quel che concerne gli obiettivi e i protocolli inerenti il rispetto degli standard di sicurezza all’interno dei siti di stoccaggio e per la loro custodia.;
  • il Programma Nazionale prende in considerazione solo i caratteri fisici ed antropici delle Aree, escludendo ogni relazione con altre problematiche che possano avere incidenza su di una corretta localizzazione del Deposito, in particolare non tiene in alcun conto il rapporto con il cosiddetto “Servizio integrato”, ovvero delle difficoltà di gestione e trasporto dei materiali radioattivi in relazione alla localizzazione dello stesso. Questa omissione rende di fatto incompleta e pertanto illegittima la procedura di VAS;
  • il Programma Nazionale appare omissivo per non aver fornito il quadro complessivo dei rifiuti radioattivi e delle relative volumetrie, mancano in particolare i rifiuti radioattivi di origine militare. Ci si chiede dove finirà l’uranio impoverito di cui si è fatto largo uso nelle esercitazioni dentro i poligoni militari? E per quale motivo tale materiale viene sottratto alle procedure previste dalla direttiva in materia di rifiuti radioattivi?                                  
  • nel Rapporto Ambientale risultano sottovalutati gli effetti sulla salute delle attività degli impianti e dei depositi, effetti che vengono minimizzati sulla base dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità che li definisce “sovrapponibili” a quelli della popolazione generale;
  • la relazione tecnica e l'intera procedura non iseriscono tra i motivi di esclusione del sito le emergenze ambientali, paesaggistiche, sociali ed economiche. 


Un'ultima considerazione riguarda le scelte energetiche fatte senza tener conto dei costi ambientali. Infatti il problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi era ben noto fin dal momento della realizzazione dei primi reattori nucleari in tutta la sua tragica portata e nella consapevole incapacità di poter dare ad essi un’adeguata soluzione tecnica. Nonostante ciò la scellerata scelta del nucleare come fonte energetica fu adottata con la scusante della produzione di energia elettrica a basso costo, solo perché nel computo non si teneva conto dei costi ambientali. Venivano dunque con consapevole responsabilità esclusi dal conto economico gli oneri che sarebbero derivati dalla chiusura degli impianti, perché, così facendo, li si scaricava sulle collettività future, evento che oggi si sta materializzando.

Sardegna Soprattutto - Il testo integrale delle Osservazioni al procedimento di VAS presentate da Italia Nostra Sardegna

Sull'argomento



domenica 10 settembre 2017

MAMA SARDIGNA 2017, Artistas pro sa Terra


https://www.facebook.com/events/607319672991017/




Il concerto/evento si terrà venerdì 15 settembre all’Arena Grandi Eventi Sant’Elia di Cagliari. E’ realizzato grazie alla generosità degli artisti sardi, delle associazioni e dei comitati civici impegnati nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute. Scopo della manifestazione è la raccolta di fondi destinati al rimboschimento in alcune aree simboliche della Sardegna.

Partecipano al progetto scuole in coro-Studium Canticum, Paolo Carrus ensemble, Arrogalla e Giacomo Casti, Non solo Ippocrate, Andrea Andrillo, Elio Arthemalle e Mohamed Kambaliba, Claudia Crabuzza, Tenores di Neoneli, Armeria dei Briganti, Cinquetto, Maria Giovanna Cherchi, Piero Marras, Rossella Faa, Nicola di Banari, Chiara Effe, Joe Perrino e Veronica Mereu, Fàulas, Dr. Drer & CRC Posse, Bujumannu, Sista Namely, Brinca, Tazenda.


Come azione di sensibilizzazione sul tema dell'ambiente, dell'urbanistica e per la difesa del PPR abbiamo scelto di avviare una serie di iniziative (incontri, dibattiti, articoli sui media regionali e nazionali, interventi su web e social media) che nel corso degli ultimi mesi ci hanno consentito di raggiungere moltissime persone e di collaborare attivamente con le altre associazioni ambientaliste (WWF, Grig, Federparchi, Mare Amico, ISDE) con le quali abbiamo costituito un gruppo di lavoro "La Consulta Ambiente e Territorio Sardegna". Grazie alla collaborazione di numerosi esperti la Consulta ci consente di intervenire tempestivamente e in maniera qualificata sui vari argomenti.

Tra le iniziative prossime Venerdì 15 a partire dalle ore 18, presso l'Arena grandi eventi Sant'Elia di Cagliari, si terrà il concerto  "Mama Sardigna 2017, Artistas pro sa Terra"
https://www.facebook.com/events/607319672991017/?fref=ts

Al Concerto hanno aderito numerosi artisti e gruppi musicali, comitati e associazioni ambientaliste insieme per affermare il diritto alla salute della nostra terra. Sarà un grande concerto, un’occasione di incontro finalizzato alla raccolta fondi per il rimboschimento di alcune aree simboliche della Sardegna e per denunciare attraverso i tanti interventi sul palco, le numerose criticità paesaggistiche e ambientali che affliggono la nostra terra.


Nel corso dell'evento saranno allestiti tavoli informativi sull'attività delle varuie associazioni e comitati. 

Il concerto è gratuito, eventuali offerte saranno utilizzate per avviare azioni di rimboschimento in Sardegna


giovedì 7 settembre 2017

Sardegna bene paesaggistico d’Italia

Appello lanciato dalla Consulta dell'Ambiente e del Territorio della Sardegna e dal sito Emergenza Cultura direttamente al presidente della Regione, Francesco Pigliaru.
Il Piano paesaggistico della Sardegna (2006), obbligatorio secondo il Codice dei beni culturali e del paesaggio, è strumento indispensabile per la difesa delle coste dell’Isola e ottimo esempio per altre esperienze di pianificazione. In questi dieci anni ha resistito al referendum abrogativo contro la legge “Salvacoste” del 2004, suo presupposto, e a numerosissimi ricorsi presso i tribunali amministrativi oltre che al goffo tentativo di cancellarlo da parte del governo  di Ugo Cappellacci.
L’attuale governo di centrosinistra ha dato il via, nell’aprile 2015,  a un piano-casa nella logica di Berlusconi, mentre nel marzo scorso ha approvato un disegno di legge con l’idea di “snellire” e “semplificare” i procedimenti, con gravi deroghe al PPR in violazione dell’art. 9 della Costituzione.
La legge, se sarà approvata, sarà certamente dichiarata incostituzionale, ma nel frattempo produrrà la destabilizzazione della tutela del territorio dell’Isola, con effetti devastanti specialmente nella fascia costiera.
L’obiettivo del Ddl è soprattutto evidente in alcuni articoli che darebbero vita a un programma derogatorio durevole, con l’ampliamento di alberghi a pochi passi dal mare (art. 31), favorendo grandi progetti pure in contrasto con il PPR (art. 43), con l’aumento delle volumetrie turistiche già dimezzate da precedenti disposizioni (art. A4 ). Ma sono tanti altri i contenuti inaccettabili della normativa, ad esempio sull’uso delle aree agricole.

Allo stesso obiettivo di allontanamento dalla vigente disciplina di tutela vanno ascritte le insostenibili critiche mosse da esponenti della Giunta regionale al soprintendente  Fausto Martino, al quale va la nostra solidarietà e il nostro apprezzamento per la benemerita azione che svolge in difesa dei beni culturali dell’Isola.
Sono queste le ragioni dell’appello che sottoponiamo al presidente Francesco Pigliaru chiedendogli di confermare il livello di tutela previsto dal PPR, da estendere alle zone interne, sospendendo nel frattempo l’iter di approvazione del Ddl, avviandone il riesame alla luce delle numerose e autorevoli critiche espresse in questi mesi.
Settembre 2017

Paolo Berdini, Piero Bevilacqua, Graziano Bullegas, Stefano Deliperi,  Vezio De Lucia, Tore Dessena, Vittorio Emiliani, Maria Pia Guermandi, Paolo Maddalena, Antonietta Mazzette, Tomaso Montanari, Maria Paola Morittu,  Sandro  Roggio, Edoardo  Salzano,  Tore    Sanna,  Alessio Satta, Salvatore Settis,  Carmelo Spada

Le adesioni possono essere inviate alla Consulta delle associazioni ambientaliste della Sardegna consulta.sardegna@tiscali.it



Lettera appello al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo on. Dario Franceschini



On. Signor Ministro,
in una lettera a Lei inviata dall’Assessore all’Urbanistica della Sardegna Cristiano Erriu, si lamentava il fatto che il Soprintendente Fausto Martino avrebbe assunto, fin dal momento dell’insediamento dell’attuale Governo Regionale, un atteggiamento definito “critico e irrituale”, fino a sfociare in una posizione censoria nei confronti del DDL sul Governo del Territorio, oggi  in corso di approvazione. Sempre secondo l’Assessore la presunta intenzionalità da parte della Regione di “fattiva collaborazione” con il MIBACT sarebbe stata ostacolata per oscuri motivi dallo stesso Soprintendente, con la conseguenza di rendere di “dubbia praticabilità” future interlocuzioni!
E’ bene premettere che il Soprintendente Martino ha preso servizio negli uffici cagliaritani solo nell'agosto del 2015 e quindi a distanza di un anno e mezzo dall’avvento dell’attuale Giunta Regionale. Quest’ultima, come ha dichiarato lo stesso assessore, fin dal suo insediamento aveva assunto quell’atteggiamento di aperta conflittualità con gli organi del MIBACT, in virtù di quel malinteso spirito autonomistico che è una costante dell’agire politico sardo. E’ vero invece che l’arrivo del nuovo Soprintendente aveva posto un freno alla bulimia cementizia del Governo regionale, atteso che uno dei suoi primi atti era consistito nell’opporsi a quel regime di persistente illegalità, consistente nell’applicazione estensiva del condono edilizio in aree vincolate paesaggisticamente, iniziativa che aveva provocato addirittura un’interrogazione parlamentare proposta dal deputato Pierpaolo Vargiu. L’attività istituzionale dell’architetto ha avuto sempre come fonte ispiratrice il Codice dei BBCC e come motivazione operativa il puntuale rispetto delle norme contenute nel PPR. Ne è prova, fra le altre, l’azione di contrasto alla cosiddetta "forestazione produttiva" nel compendio del Marganai, esercitata con un’ordinanza di sospensione, perché priva di Nulla Osta Paesaggistico (atto avallato da un pronunciamento dell’Avvocatura Generale dello Stato), e la difesa assunta dei vincoli paesaggistici e del PPR, in particolare degli Usi Civici, in occasione della discussa riapertura dell’Eurallumina di Portoscuso.

In tutti i casi sopra citati le decisioni del Soprintendente, pur suscitando polemiche pretestuose e strumentali in sede locale, hanno ricevuto l’esplicito avallo del Ministero, che ha ritenuto illegittime le scelte operate dall'amministrazione regionale.
In queste, come in molte altre vicende, la Giunta regionale piuttosto che ispirarsi all’invocata “leale collaborazione”, ha dato dimostrazione, come a più riprese denunciato da tutte le Associazioni ambientaliste, di voler perseguire il segreto intento di aggirare, quando non distorcere, il quadro normativo esistente. Ne è implicita dimostrazione l’impugnazione da parte del Governo di alcuni articoli della L.R. n.11 del 2017, vicenda ancora in corso, sulla quale durissime dichiarazioni sono state rilasciate dalla sottosegretaria On.le Borletti Buitoni.
Per quanto concerne la posizione censoria nei confronti del DDL sul Governo del Territorio, vi è da evidenziare che le critiche piovono sulla proposta normativa con cadenza quotidiana da ogni settore della società civile. Ne fanno fede i numerosi articoli censorii a firma di personalità di spicco del mondo della cultura, come Salzano, Urbani, Roggio. In un Seminario di studi, organizzato dall’ex assessore regionale alla cultura M.A. Mongiu (“Materiali per un’urbanistica sostenibile”) tenutosi di recente a Pattada, intellettuali, urbanisti, funzionari di altissimo profilo, esponenti dello stesso PD, studiosi, docenti universitari, hanno con argomenti inoppugnabili manifestato la loro ferma opposizione ai contenuti del disegno di legge. Nel momento in cui un rappresentante di una delle più importanti Istituzioni dello Stato, cui spetta la tutela del Paesaggio e quindi del Territorio, manifesti il proprio dissenso, evidenziando la contraddittorietà tra Norme in esame e contenuti del PPR, tale dissenso non dovrebbe suscitare sorpresa, né essere motivo di censura. Il fatto che l’architetto Martino, scevro da condizionamenti politici, esprima con leale libertà il suo pensiero, forte di un’ampia conoscenza del Territorio e di un bagaglio di esperienze pluriennale, dovrebbe indurre a riflettere il legislatore, oltre che suscitare apprezzamento nei confronti di chi esercita la propria funzione istituzionale, non con l’asettica freddezza del burocrate, ma con la passione del proprio lavoro.
Prima di invocare il rispetto della leale collaborazione fra istituzioni, bisognerebbe dunque procedere ad un mea culpa sul modus operandi di questa Giunta, ovvero riflettere sulla colpevole mancanza di confronto democratico con i portatori di interesse, sul sistematico condizionamento degli interlocutori con decisioni già assunte, sul rigetto aprioristico di ogni tipo di Osservazioni provenienti da fonti non consenzienti.

In un contesto così sordo alle istanze del Territorio, nel quale gli spazi di democrazia agita appaiono soffocati, l’arch.  Martino ha dimostrato una particolare attenzione verso la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico e una non comune sensibilità e capacità di ascolto verso le istanze provenienti dalla società civile, virtù non consuete, che dovrebbero ispirare apprezzamento in una classe di Governo regionale, che operi per il perseguimento del Bene Collettivo. A questa interpretazione dinamica e moderna di un così rilevante ruolo istituzionale, secondo cui sono i funzionari a porsi al servizio attivo della cittadinanza, hanno sempre fatto seguito atti, provvedimenti, impugnative, spesso non graditi ma necessari per la tutela e la valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale.
L’attacco dell’Assessore Erriu privo di contenuti reali, evidentemente dettato dalla frustrante sensazione di restare isolato difensore del DDL, e la virulenta aggressione alla sottosegretaria Borletti Buitoni, rea di aver espresso in un comunicato quella che è communis opinio tra gran parte dei sardi, fanno ritenere che il reale obiettivo della Giunta sia quello di sbarazzarsi di un soprintendente “scomodo” e di condizionare le decisioni che il Governo sarà chiamato ad assumere in relazione alla nuova legge urbanistica.
Siamo certi, on.le Ministro, che condivide l’attenzione per il paesaggio e la passione civile della sottosegretaria On.le Borletti Buitoni, che vorrà sostenere l’azione dei suoi uffici periferici e che, respingendo al mittente le accuse infondate e pretestuose dell’Assessore Erriu, non vorrà privare il territorio di un funzionario ligio al proprio mandato.
Viceversa, sarebbe la stessa immagine del MiBACT a uscirne irrimediabilmente compromessa, mentre il Territorio perderebbe un vigile tutore proprio nel momento in cui chi decide del suo destino ha interesse ad avere mano libera. 
li, 06 settembre 2017
                                                                                     Italia Nostra Sardegna

sull'argomento


lunedì 4 settembre 2017

Solidarietà e sostegno al Soprintendente Martino

Le associazioni ambientaliste (WWF, GRIG, Italia Nostra, FederParchi, Mare Amico) e gli esperti che hanno dato vita alla Consulta Ambiente e Territorio della Sardegna esprimono il loro biasimo per i toni e i contenuti manifestati dagli esponenti della Giunta regionale sarda nei confronti del Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, Fausto Martino.

Il Ministero per i Beni e Attività Culturali e Turismo, nelle sue articolazioni nazionali e periferiche, ha il diritto e il dovere di esprimere le proprie valutazioni nei confronti di atti e provvedimenti che interessano la gestione del territorio e del paesaggio.
Le posizioni assunte da tali Istituzioni appaiono chiaramente ispirate ad obiettivi di tutela dell’ambiente e del paesaggio e in nessun caso possono essere considerate inappropriate o pregiudiziali. I principi espressi dalla Soprintendenza e dal Ministero devono contribuire a costituire il patrimonio comune della collettività e ispirazione per ogni processo di pianificazione e gestione del bene pubblico, ad iniziare dal dibattito sulla nuova legge urbanistica in Sardegna.


La Consulta, pertanto, manifesta tutta la propria solidarietà nei confronti del Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari, Fausto Martino, che ha sempre svolto il proprio ruolo con competenza e rigore. 
Auspica, infine, che la Giunta Regionale possa finalmente aprire un confronto democratico con tutti i portatori di interesse di una legge cardine per il futuro della Sardegna e dei sardi.



Sotto il governo del presidente PD della Regione Francesco Pigliaru accadono eventi che sotto la presidenza dell'uomo di Berlusconi, Ugo Cappellacci, non si sarebbe potuto immaginare. Saremo costretti a chiedere: "aridatece Cappellacci"?  

postilla
Ho conosciuto Fausto Martino fin dai tempi in cui era alla Soprintendenza di Salerno. Sono stato felice quando ha assunto il ruolo di Soprintendente in Sardegna. Siamo stati sicuri (credo di poter testimoniare anche a nome degli altri componenti del Comitato scientifico del Piano) che il nostro lavoro di tutela delle coste era affidato a mani sicure (almeno per la parte di competenza dello Stato). 

Ho conosciuto personalmente anche Francesco Pigliaru, all'epoca assessore della Giunta di Renato Soru. Francamente non pensavo che potesse comportarsi addirittura peggio del suo predecessore, Ugo Cappellacci, fedelissimo di Silvio Berlusconi. Ma i tempi cambiano, e con essi le persone. 
Non ho invece il piacere di conoscere l'assessore Erriu; ma mi basta aver letto dell'aboniminevole articolo col quale la sua legge urbanistica antepone gli affari immobiliare alla tutela per non desiderarlo (e.s.)



Appoggio alla Sottosegretaria del MIBACT Ilaria Borletti Buitoni e al Soprintwendente Fausto Martino


Italia Nostra manifesta pieno sostegno a Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario ai Beni, Attività Culturali e Turismo, oggetto di un duro attacco da parte del Presidente della Giunta regionale della Sardegna, Francesco Pigliaru, nel momento stesso in cui è stata richiesta l’impugnazione di alcuni articoli della legge regionale della Sardegna n.11 del 3-7-2017.
Il nostro appoggio incondizionato si estende anche al Soprintendente all’Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna, Fausto Martino, il quale ha coraggiosamente espresso le sue preoccupazioni mostrando di essere fino in fondo funzionario statale fedele al suo ruolo.
Questa legge è un duro e inaspettato attacco alla funzione fondamentale svolta in tutta Italia dagli usi civici, che spesso rappresentano delle vere e proprie riserve reali di natura e paesaggio non esposte agli ordinari, continui e logoranti attacchi cui è sottoposto l’intero territorio nazionale. Valga questo ancor di più in Sardegna dove le aree interessate, infatti, comprendono oltre 400 mila ettari, il 20% circa dell’intero territorio dell’isola, mentre i funzionari ministeriali che dovrebbero valutare l’assenza dei requisiti per confermarne la “sclassificazione“, anche a seguito della contestata riforma del Mibact, sono un numero assolutamente esiguo.
La Soprintendenza viene chiamata a ridurre la tutela, a dichiarare le aree gravate da usi civici “non più vincolate” in base a un metodo che impone una falsa copianificazione, dal momento che fissa modi e tempi molto rigidi per verificare se i valori paesaggistici sussistano o meno. Compito assolutamente impossibile per la vastità del demanio di usi civici rispetto al sempre più esiguo numero di dipendenti del Mibact.
Infine, come non ricordare l’attacco che questa legge porta alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, secondo la quale “i caratteri morfologici e i peculiari utilizzi degli usi civici con il relativo regime giuridico sono meritevoli di tutela per la realizzazione di interessi generali, ulteriori e diversi rispetto a quelli che avevano favorito la conservazione integra e incontaminata di questi patrimoni collettivi” (Corte costituzionale, Sentenza del 11 maggio 2017, n. 103).
Tutto ci voleva per il paesaggio italiano tranne che un ulteriore tentativo di minare la conservazione piena di territori gravati da usi civici, scorta irrinunciabile di spazi di natura sempre più assediati da uno sviluppo concepito oramai senza limiti.
                                                                      Oreste Rutigliano - Presidente Italia Nostra



Precisazioni sulle ragioni dell’impugnativa da parte del governo della LR n.11 / 3-7-2017: Disposizioni urgenti in materia urbanistica ed edilizia 

Italia Nostra manifesta pieno sostegno all’on. Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario ai Beni, Attività Culturali e Turismo, oggetto di un duro attacco da parte del Presidente della Giunta regionale della Sardegna, Francesco Pigliaru e il nostro appoggio incondizionato anche al Soprintendente all’Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e per le province di Oristano e Sud Sardegna, Fausto Martino, il quale ha coraggiosamente espresso le sue preoccupazioni mostrando di essere fino in fondo funzionario statale fedele al suo ruolo.
A conferma della correttezza della proposta impugnazione, con particolare riferimento agli articoli 37, 38 e 39, Italia Nostra osserva che il semplice richiamo alle norme sulla copianificazione non corrisponde a un reale rispetto delle stesse, in quanto le modalità e i termini rigidi posti dalla Regione all’operato della Soprintendenza per decidere la sclassificazione degli usi civici –  l’accordo che riconosce l’assenza di valori paesaggistici deve essere siglato entro il termine di 90 giorni dalla delibera del Consiglio comunale -, rendono impossibile una corretta valutazione dei valori protetti.
Le aree interessate, infatti, comprendono oltre 400 mila ettari, il 20% circa dell’intero territorio dell’isola, mentre i funzionari ministeriali che dovrebbero valutare l’assenza dei requisiti per confermarne la sclassificazione, anche a seguito della contestata riforma del Mibact, sono un numero assolutamente esiguo.
La valutazione di tutte le componenti relative a tali beni paesaggistici, inoltre, comporta un’analisi estremamente complessa dal momento che secondo la costante giurisprudenza della Corte costituzionale “i caratteri morfologici, le peculiari tipologie d’utilizzo dei beni d’uso civico ed il relativo regime giuridico sono meritevoli di tutela per la realizzazione di interessi generali, ulteriori e diversi rispetto a quelli che avevano favorito la conservazione integra e incontaminata di questi patrimoni collettivi”, Corte costituzionale, sentenza del 11 maggio 2017, n. 103.
La perdita della destinazione agraria, insomma, non comporta di per sé perdita di rilevanza ambientale, in quanto la qualità paesaggistica di un luogo non è immediatamente collegata allo specifico uso civico gravante sullo stesso. A questo proposito non bisogna neanche dimenticare che, in applicazione dei consolidati principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, civile e amministrativa, i beni compromessi necessitano di una tutela ancora più ampia.
Ebbene, il corretto svolgimento di queste valutazioni viene impedito dalle disposizioni citate, escludendo, di fatto, la realizzazione del “meccanismo concertativo” richiesto a pena di illegittimità dalla stessa Corte costituzionale, in aperta violazione dei principi e delle norme che impongono la tutela dell’ambiente e regolano le competenze stato-regione in tale materia. L’attività in oggetto, infine – originata da esigenze opposte alle finalità di tutela del territorio – rischia di assorbire totalmente le esigue risorse delle soprintendenze, sottraendole agli ordinari compiti istituzionali.
E’ anche importante sottolineare che l’articolo 39, comma 3, della legge impugnata crea una sorta di condono mascherato, consentendo le sdemanializzazioni in tutte le ipotesi in cui l’utilizzo illecito dei beni gravati da uso civico abbia riguardato “finalità di pubblico interesse connesse alla realizzazione di opere pubbliche, all’attuazione di piani territoriali o comunali di sviluppo industriale e produttivo del territorio o all’attuazione di piani di edilizia economica e popolare”.
A questo proposito si segnala anche l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 17° ter, del c.d. decreto per il Sud, evidentemente sfuggita al vaglio della commissione competente. Secondo la norma citata, infatti “gli atti di disposizione […] sui terreni gravati da uso civico, adottati in violazione delle disposizioni in materia di alienazione […] sono da considerarsi validi ed efficaci ove siano stati destinati al perseguimento dell’interesse generale di sviluppo economico della Sardegna, con inclusione nei piani territoriali di sviluppo industriale approvati in attuazione del testo unico delle leggi sul Mezzogiorno […]. Gli stessi terreni”, si conclude “sono sottratti dal regime dei terreni ad uso civico”.
Tale emendamento – introdotto dal senatore Silvio Lai in sede di convalida del decreto legge successivamente alla sua approvazione – mostra l’evidente intento di eliminare gli usi civici dalle aree destinate all’ampliamento dello stabilimento dell’Eurallumina di Portovesme, violando i consolidati principi costituzionali sopra richiamati.
Per quanto riguarda le questioni più generali rimproverate dal Presidente regionale alla Sottosegretaria, la nostra associazione conferma anche la continuità tra le politiche in materia urbanistica della passata Giunta di centrodestra e la attuale.
Per averne una dimostrazione basta dare uno sguardo alle norme sul c.d. piano casa, che ha sostanzialmente recepito il precedente – in deroga al Piano paesaggistico regionale – rendendolo permanente e per certi aspetti addirittura più lesivo dei valori ambientali e paesaggistici, come nel caso dell’aumento dal 10% al 25% degli incrementi volumetrici consentiti all’interno dei 300 metri dalla linea di battigia.
Disposizioni recepite anche dalla legge urbanistica di prossima approvazione, che presenta numerosi contrasti con il Piano paesaggistico regionale e palesi vizi di illegittimità costituzionale e della quale si chiede fin d’ora l’impugnazione da parte del governo nel caso venisse approvata.
                                                              Maria Paola Morittu - Vice Presidente Italia Nostra

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