venerdì 27 gennaio 2017

Termodinamico solare: lettera aperta al presidente Pigliaru




Italia Nostra Sardegna, unitamente aI Comitati No Megacentrale Guspini, Terra che ci appartiene Gonnosfanadiga, Terrasana Decimoputzu, Basso Campidano-Aria-Terra-Acqua, Per la Salute e la qualità della Vita San Quirico–Tiria e l’Associazione Progetto Comune Villacidro in data 26 gennaio 2017 hanno inviato al Governatore Francesco Pigliaru una lettera aperta per sensibilizzare la Presidenza e la Giunta regionale sui  problemi connessi ad una eventuale realizzazione di Centrali Solari Termodinamiche  sul territorio sardo.

Terreno agricolo di Gonnosfanadiga in cui dovrebbe sorgere la centrale
I progetti di tali Centrali sono al momento giacenti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Ambiente, e la Giunta della Regione Sardegna, in attesa di un Atto deliberativo che ne autorizzi l’esecuzione.
Nella lettera si chiede al Presidente e alla Giunta di assumere una posizione chiara di definitivo rigetto di tali impianti, che si manifesti attraverso l’adozione di atti formali diretti a impedirne la realizzazione, proprio in considerazione dei danni ambientali che ne conseguirebbero.
Simulazione dell'impianto di San Quirico
 Le Centrali in questione, oltre a danneggiare i settori produttivi più importanti e caratterizzanti la nostra economia provocando la chiusura delle aziende agricole e zootecniche con l’esproprio dei terreni, non apporterebbero alcun beneficio alle Comunità locali e alla Sardegna in genere.
Al contrario, sarebbero causa irreversibile di uno sconsiderato consumo di suolo agricolo e  di un rilevante spreco di risorse idriche, modificando l’equilibrio ecosistemico.
Unici a trarne degli utili sarebbero invece multinazionali, faccendieri e i gruppi finanziari interessati, che lucrerebbero sui cospicui incentivi destinati alle FER.
 
L'area della centrale di Decimoputzu - Villasor
sarà più estesa di quella occupata dei due centri abitati

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SARDEGNA PROF. FRANCESCO PIGLIARU

I Comitati e le Associazioni firmatarie Le indirizzano la presente istanza affinché voglia rendere più chiara e immediata la Sua azione unitamente alla Giunta, in opposizione all’attuazione dei progetti per gli impianti solari termodinamici previsti in Sardegna su terreni agricoli e rinaturalizzati.
Ora tali progetti sono giacenti presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presso la Regione in attesa di un atto deliberativo che ne autorizzi l’esecuzione.
Come già dettagliatamente esposto nelle numerose osservazioni inviate per i procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (Nazionale e Regionale), e a Lei direttamente, presentiamo la sintesi delle principali ragioni che ci spingono a contrastare questi progetti:
·                   Il danno ambientale che deriverebbe dalla realizzazione degli impianti, con impatti negativi sulle risorse idriche, sul paesaggio e le emissioni climalteranti agli stessi connesse;
·                   Il consumo di suolo, cioè di quella parte di terreno che fornisce il substrato vitale, fragile e non riproducibile, che ha bisogno di centinaia di anni per formarsi.
Se realizzati, gli impianti di “Flumini Mannu”, “Gonnosfanadiga” e “San Quirico”, sottrarrebbero oltre 550 ettari di prezioso e fertile suolo alle attività agricole, rompendo un delicato equilibrio.
In merito, nel Rapporto sul Consumo di Suolo del 2016, l’ente governativo per la Protezione Ricerca Ambientale (ISPRA) ha già inserito due Comuni sardi tra quelli a maggior incremento nazionale di consumo di suolo, proprio a causa degli impianti fotovoltaici realizzati in aree agricole, evidenziando inoltre l’attuale abnorme consumo di suolo in Sardegna;
Impianto termodinamico simile a quelli da installare in Sardegna
·                   La sottrazione forzosa attraverso l’esproprio, cui sarebbero sottoposti la maggior parte dei proprietari dei terreni interessati dagli impianti, benché si oppongano fermamente, avrebbe come conseguenza la chiusura delle numerose aziende agricole ivi presenti, la cessazione di attività di pregio radicate nel contesto socioculturale e la conseguente perdita di posti di lavoro.
·                   Lo stravolgimento degli strumenti di Pianificazione Paesaggistica Regionale (PPR) e Comunale (PUC), poiché - in dispregio dei diritti delle autonomie locali - si sarebbe costretti a introdurre “Varianti” per la creazione di altre Aree industriali (Zone D), più estese degli stessi centri urbani, in luogo delle esistenti Aree agricole (Zone E);
·                   L’incoerenza con le Linee Guida del Piano Energetico Regionale (PEARS) di recente approvazione, che espressamente prevedono impianti energetici di piccola taglia disseminati nel territorio, destinati all’autoproduzione e all’autoconsumo, mentre escludono megaimpianti con finalità speculative.
Schema di impianto tipo
Signor Presidente, Lei stesso in più occasioni, ricordando quanto espresso nel citato PEARS, non ha esitato a confermare la sua convinta contrarietà alla realizzazione di impianti industriali in zone agricole, per la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER).
Tali impianti non apportano alcun beneficio alle popolazioni di quei territori, al contrario, impongono a esse un costo elevatissimo che si rappresenta in molteplici forme: lo sconsiderato consumo di suolo agricolo, l’inquinamento ambientale provocato dalle attività umane che lo trasformano, cui si aggiunge il rialzo del costo energetico nell’uso quotidiano.
Lei sa bene che gli unici ad avere un reale e proficuo interesse alla costruzione di tali impianti sono queste imprese, i faccendieri insieme ai gruppi finanziari nazionali e internazionali.
Questi, oltre a speculare sui cospicui incentivi statali ed europei destinati alle FER e lucrando sui proventi della vendita di energia e dei certificati verdi sul mercato internazionale, massacrano il nostro territorio con arroganza, perché assumono il ruolo di tutori dell’ambiente oltre ogni contraria evidenza.
Signor Presidente, non può esserLe sfuggito che il Popolo Sardo, nell’ultimo referendum, con un “NO” storico si è schierato in forma corale a difesa della Costituzione, memore dell'autonomia della Sardegna e della fedeltà al proprio territorio. 
Attività agricola nell'area di Decimoputzu
Queste le nostre radici, questi i nostri valori in cui crediamo!
In forza di tal esplicito pronunciamento che non può essere disatteso, il nostro auspicio è che si renda interprete della volontà popolare, si adoperi perciò contro la realizzazione di questi impianti che, mistificando interessi privati e pubblici, causano di fatto disastri ambientali e consumano abusi su proprietari e collettività.
Il territorio è un Bene Comune, ne siamo i custodi responsabili per consegnarlo alle Generazioni Future. Se quanto detto ha un senso, non può essere sacrificato sull’altare dell’interesse dei “pochi”.
I Firmatari
Comitato No Megacentrale Guspini
Comitato Terra che ci appartiene Gonnosfanadiga
Comitato Terrasana Decimoputzu
Comitato Basso Campidano-Aria-Terra-Acqua
Comitato per la Salute e la qualità della Vita San Quirico – Tiria
Comitato No Megadiscarica Villacidro
Associazione Progetto Comune Villacidro
Associazione Italia Nostra Sardegna
Sit-in sotto il palazzo del Consiglio Regionale
DICONO NO A QUESTI PROGETTI

I Comitati territoriali, le Associazioni ambientaliste, le Amministrazioni locali, le Associazioni di categoria, gli studiosi del settore e i proprietari terrieri.

Il CONSIGLIO REGIONALE DELLA REGIONE SARDEGNA con la MOZIONE n. 250 del 2 settembre 2016, approvata all'unanimità, con la quale “s’impegna il Presidente della Regione e la Giunta a mettere in campo ogni azione per impedire la realizzazione degli impianti di solare termodinamico, previsti nelle zone agricole.

I CONSIGLI COMUNALI di
- Decimoputzu (Del. n.25 del 11/10/2016) e Villasor (Del. n. 19 del 15/10/ 2016), per l’impianto “Flumini Mannu”;
- Gonnosfanadiga (Delibera n. 31 del 13/12/2016), Guspini (Del.n. 56 del 16/11/2016) e Villacidro (Del. n.5 del 22/04/2015), per l'impianto “Gonnosfanadiga”;
 - Oristano (Del. N.19 del 20 febbraio 2015) e Palmas Arborea (Del n. 25 del 30 novembre 2016), per l'impianto  “San Quirico”.

Il CONSIGLIO PROVINCIALE DI ORISTANO con Del. n. 4 del 26 febbraio 2015 per l'impianto solare ibrido termodinamico di  “San Quirico”.

Il Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo (MIBACT).

Ubicazione dell'unico impianto Termodinamico esistente in Italia
nell'area industriale di Siracusa
FORSE TU CITTADINO TI CHIEDERAI

MA ALLORA DOBBIAMO TENERCI I COMBUSTIBILI FOSSILI?
No certamente, dobbiamo però rivolgerci a soluzioni sostenibili per l’ambiente, e non lasciarci ingannare dal solo termine “rinnovabile” o “verde”, usato strumentalmente per fare i subdoli interessi di chi intende speculare sull’energia. Ad esempio scegliamo impianti a energie rinnovabili di piccola taglia, diffusi sul territorio, volti all'autoconsumo per utenze domestiche e aziendali, ed evitiamo l’inutile sacrifico di terreni agricoli che penalizzano l'autonomia alimentare di una Sardegna, oggi importatrice dell’85% di prodotti agricoli

PERCHE’ I MEGAIMPIANTI SONO UN DISASTRO AMBIENTALE?
Perché sono stati previsti in zone agricole, a causa del costo inferiore dei terreni rispetto a quelli in zone industriali. Ne consegue che le aziende presenti in tali zone, espropriate del bene primario, sarebbero costrette a chiudere. Com’è intuitivo e già dimostrato dalle finte serre fotovoltaiche, le due attività, l’agricola e l’industriale, sono tra loro, per evidenza, incompatibili.

PERCHÉ È IMPORTANTE IL SUOLO?
Il suolo è un substrato vivo, colonizzato da microorganismi nel corso del tempo, che l’uomo non è in grado di riprodurre; molti elementi gassosi vi sono contenuti, tra cui ossigeno e anidride carbonica: ne contiene fino a 8 volte di più dell'atmosfera soprastante, perciò, quando lo si danneggia, come ad esempio edificando questi impianti, tutta la CO2 si libera irreversibilmente nell’atmosfera. Il degrado del suolo attraverso la cementificazione e l’artificializzazione costa 80 euro ogni anno a ciascun abitante della U.E., che si aggiunge al processo irreversibile di "desertificazione" dei territori, che, a catena, ingenera le variazioni climatiche.

Vigneti nei pressi dell'impianto di Oristano

 Sull'argomento

Regione Sardegna - Termodinamico, Spano scrive a Galletti: La Regione è contraria a impianto di Gonnosfanadiga e Guspini 
ANSA Sardegna - Sardegna dice NO a termodinamico
ANSA Sardegna - Ambientalisti bocciano centrali solari 
TG24 Tentazionidellapenna.com - Cagliari. Ambientalisti bocciano centrali solari. Lettera al governatore: assuma atti formali per dire no. 
TGR Sardegna - La protesta contro gli impianti termodinamici nell'isola (TG Ore 14 del 28 gen. 2017 dal min. 6.45 al min. 8.15)
La Nuova Sardegna - I Comitati Sardi a Pigliaru: "Fermi il termodinamico"
Sardinia Post - Ambiente, gruppo di Comitati scrive a Pigliaru: "No a centrali solari nell'isola"
Tiscali Notizie - Ambientalisti bocciano centrali solari 
Sardegna Soprattutto - Lettera aperta al Presidente della Regione  prof. Francesco Pigliaru
Sardanews - Lettera aperta di alcuni comitati ambientalisti al governatore Pigliaru sul termodinamico in Sardegna
Cagliaripad - Ambientalisti a Pigliaru, niete centrali solari nell'isola
Link Oristano - I comitati e gli ambientalisti chiedono a Pigliaru di fermare il termodinamico
IoZummo News - Le centrali solari fanno chiudere le aziende agricole con l'esproprio dei terreni 
News Rss24 - Ambiente, gruppo di Comitati scrive a Pigliaru: No a centrali solari nell'isola" 
ImolaOggi.it - Le Centrali solari fanno chiudere le aziende agricole con l'esproprio dei terreni
Blog Italia Nostra Sardegna - Procedura di VIA sul termodinamico solare in Sardegna
Blog Italia Nostra Sardegna - Termodinamico solare: Comitati e Associazioni scrivolo al Ministro per l'Ambiente
Blog Italia Nostra Sardegna - Impianti solari termodinamici, una nuova occupazione di suolo imposta alla Sardegna

L'Unione Sarda del 28 gennaio 2017



























venerdì 20 gennaio 2017

Chiudere subito la caccia in Sardegna


CHIUDERE LA CACCIA PER PROTEGGERE LE SPECIE ANIMALI DALLE AVVERSE CONDIZIONI CLIMATICHE E DALLE FUCILATE


I rappresentanti regionali delle associazioni ambientaliste LIPU, ITALIA NOSTRA e WWF hanno inviato una nota congiunta all’Assessore regionale all’Ambiente prof.ssa Donatella Spano in cui contestano la richiesta formulata dal mondo venatorio per un prolungamento della caccia oltre il 19 gennaio per i turdidi, data di chiusura fissato dal calendario venatorio regionale in vigore.
Francesco Guillot, Graziano Bullegas e Carmelo Spada rispettivamente per la Lipu, Italia Nostra e il Wwf affermano che le richieste di prolungamento della caccia “non hanno nulla di scientifico e sono in contrasto con le direttive europee e opposte agli indirizzi dell’ISPRA”.
La caccia tutta deve essere sospesa e non prolungata considerando le condizioni climatiche, con un mese di gennaio particolarmente rigido con la presenza di neve in molte parti della Sardegna,” - affermano perentori i rappresentanti regionali delle associazioni ambientaliste LIPU, ITALIA NOSTRA e WWF.


 Sull'argomento



lunedì 9 gennaio 2017

Il nuovo ponte di Sant'Antioco: un'opera inutile in tempi di crisi


Il ponte attuale e la scultura del maestro Salidu

La Spaini Architetti Associati assieme ad altri studi tecnici si è aggiudicata i giorni scorsi il primo premio nella gara per la progettazione esecutiva della circonvallazione di Sant'Antioco e del nuovo ponte di collegamento dell'isola col resto della Sardegna. "Tali opere consentiranno il passaggio di imbarcazioni a vela di grosse dimensioni, alle quali è attualmente impedita la navigabilità" si legge nel Piano Sulcis che ha previsto un importo di spesa intorno ai 70 milioni di euro per la realizzazione dell'opera.
A Sant'Antioco esisteva un problema di cui pochi avevano avvertito l'importanza e l'urgenza: il passaggio sotto il ponte delle imbarcazioni a vela di grosse dimensioni! Quello che non spiega il Piano Sulcis è la destinazione di queste imbarcazioni: perché devono passare sotto il ponte, dove sono dirette? E' davvero importante poter prendere la "scorciatoia della laguna", risparmiando di circumnavigare l'isola di Sant'Antioco, per queste grosse imbarcazioni che navigano in lungo e in largo per il mar Mediterraneo o che magari vengono dall'oceano Atlantico? E' giustificata la spesa di 70 milioni di euro per far risparmiare qualche ora di navigazione a delle barche dirette chissà dove? 
Rendering del ponte in progetto
Pensavamo che una comunità intelligente dovesse attrezzarsi per meglio ospitare e supportare le imbarcazioni e non invece fornire vie di fuga perché possano allontanarsi più velocemente!
E' bene ricordare che "la scorciatoia" si realizzerà a danno della laguna di Sant'Antioco, un ecosistema importante classificato Important Bird Area (IBA), fonte di reddito per numerose famiglie di pescatori, ricco di biodiversità e per questo molto fragile e delicato. Essa ospita ancora importanti praterie di posidonia che oltre a contribuire all'ossigenazione delle acque rappresentano un sicuro rifugio per uova e avannotti di diverse specie ittiche, oltre che per tanti molluschi come la preziosissima pinna nobilis. Pensare di trasformare la laguna in una corsia per aliscafi, in una pista per idrovolanti, o in autostrada per grossi natanti da diporto significherebbe vanificare il lavoro di recupero e di risanamento fatto negli ultimi decenni per condannarla nuovamente al degrado e portare a morte certa il suo ecosistema unico e irripetibile.
Attrezzi per la pesca in laguna
Se la vera motivazione per la costruzione del nuovo ponte è solo quella del passaggio delle grosse barche nella laguna, è bene affrontare seriamente tutte queste questioni prima di decidere di demolire un ponte in cemento armato realizzato trent'anni fa, dall'apparenza abbastanza solida e certamente in grado di sopportare la viabilità per molti anni ancora.  In Sardegna si transita ancora sui ponti in pietra costruiti dai romani, su ponti medioevali e su altri più recenti che hanno diversi secoli di vita. Un solo esempio: il ponte in trachite rossa sul Temo, a Bosa, costruito nel 1871 è tutt'ora aperto al traffico automobilistico.
E' abbastanza normale piuttosto che questa infrastruttura abbia necessità dopo trent'anni di una manutenzione ordinaria e eventualmente straordinaria. Nel caso in cui presentasse problematiche strutturali potrebbe necessitare di eventuali interventi più radicali, ma non per questo deve essere demolito.
Italia Nostra ritiene che assieme all'ipotesi di realizzare un nuovo ponte sia opportuno analizzare le diverse criticità esistenti nell'isola per meglio capire i reali bisogni e le necessità degli abitanti dell'arcipelago e stabilire quindi le priorità.
Rendering del nuovo ponte
Tra le infrastrutture più importanti ed essenziali per la comunità isolana (abitanti di Calasetta e Sant'Antioco, ma anche gli abitanti di Carloforte obbligati a transitare per questa isola)  si ritiene necessario privilegiare quelle che siano in grado di garantire:
1.    un collegamento rapido e sicuro verso l'isola madre, unica via per raggiungere il capoluogo sardo, l'aeroporto e il porto;
2.    un collegamento marino tra laguna e golfo di Palmas che garantisca il ricambio idrico della laguna e che consenta alle imbarcazioni dei pescatori di transitare dalla laguna al golfo e viceversa;
3.    un collegamento veloce tra Calasetta e Carbonia alternativo rispetto all'attuale: un percorso a basso impatto ambientale che eviti il centro abitato di Sant'Antioco e l'attuale tratto di SS 126 - Sant'Antioco/Carbonia  - ormai trasformato in una lunga periferia urbana;
4.    un approdo in grado di ospitare le imbarcazioni e offrire servizi alla marineria locale, categoria da sempre bistrattata e in perenne stato di precarietà;
Scorcio panoramico dell'area ex Sardamag
5.    la riconversione del porto commerciale in porto turistico che sia in grado di ospitare anche grosse imbarcazioni e di fornire supporto logistico;
6.    bonificare e recuperare l'area ex Sardamag da destinare ad attività compatibile con il centro urbano adiacente, col  mare e con l'infrastruttura portuale esistente e da ristrutturare;
7.    tutelare il mare dell'arcipelago, a garanzia della biodiversità e della salubrità delle acque, anche attraverso l'istituzione di un'Area Marina Protetta.
Probabilmente  esistono anche altre criticità, ma è bene soffermarsi su queste che a nostro parere appaiono tra le più importanti ed urgenti.
L'attuale ponte è già oggi in grado di soddisfare i punti 1 e 2, per il punto 7 (realizzabile a costo zero) è necessaria una volontà politica finora assente, gli altri quattro punti, tutti fondamentali e urgenti non trovano risposta oggi e non la troveranno neppure col nuovo ponte, ma potrebbero essere soddisfatti con i 70 milioni di euro che si risparmierebbero rinunciando a un'opera inutile.
Eppure il futuro economico di Sant'Antioco passa attraverso la soluzione di questi problemi - capace anche di offrire opportunità di lavoro a lungo termine - non certo con la realizzazione di opere grandiose, di dubbio impatto paesaggistico, che hanno come unico scopo quello di sprecare soldi pubblici senza alcun ritorno economico per le comunità.
 
Alba in laguna