martedì 7 aprile 2020

Italia nostra e le associazioni ambientaliste: al primo posto la salute umana, l’ambiente e gli animali

Appello ai Presidenti delle Commissioni permanenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.

L’esperienza del Coronavirus impone di ripartire mettendo al primo posto la salute ambientale, umana e degli animali.

Marevivo, Accademia Kronos, CETRI-TIRES, CoMISMA, Fise Unicircular , Fondazione Symbola, Fondazione Univerde, Greenpeace, Italia Nostra, Kyoto Club, LAV, Legambiente, Lipu-Birdlife Italia, Stazione Zoologica Anton Dohrn Napoli, Università UniCamillus, WWF Italia, chiedono che le Commissioni riprendano il loro lavoro con la massima urgenza.

Chiediamo che le Commissioni parlamentari riprendano i lavori, anche ricorrendo ad attività in remoto, come stanno facendo tante aziende e istituzioni del Paese, incluse quelle dell’Istruzione e dell’Università, che in questo modo permettono a tutti noi di avere beni e servizi di prima necessità. 
Il Paese deve ripartire nel modo giusto, realizzando la sostenibilità enunciata nei programmi dei Governi nazionale ed Europeo (il Green Deal) per la prosperità delle aziende e del Paese, mettendo al primo posto la salute ambientale e umana, come prerequisito per un sano sviluppo economico. Il sistema delle aziende “green” italiane, leader a livello europeo è pronto a dare il proprio contributo a queste auspicabili scelte politiche. 
Questo è il momento di innescare un nuovo inizio rispettoso della salute dell’ambiente, umana e degli animali. “Ci siamo illusi di poter essere sani in un mondo malato” queste le parole di un grande uomo del nostro tempo, Papa Francesco. Occorre ripensare le priorità a cui far fronte e ridisegnare, con opportune leggi e scelte politiche, un sistema di produzione e consumo più sano e sostenibile. I paradigmi del passato hanno fallito, occorre disegnarne altri. 
Con le dovute precauzioni per la salute dei Parlamentari e di chi lavora con loro, chiediamo che le Commissioni continuino il loro corso: è indispensabile che il cuore pulsante della democrazia nel nostro Paese non si fermi! 
La pandemia miete un numero di vittime enorme nelle aree sovrappopolate ed inquinate, come le Regioni del Nord Italia produttivo, la Cina, l’India e ora New York, tutte caratterizzate da alti tassi di inquinamento. E’provato che l’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio nelle malattie respiratorie ed è difficile pensare che sia solo un caso quando il maggior numero di morti di questa pandemia è in zone dove anche in periodi ordinari tutto si deve fermare, periodicamente, per l’inquinamento atmosferico. L’emergenza sanitaria ci deve far riflettere su quanto l’alterazione degli ecosistemi e la sottrazione di habitat naturali alle specie selvatiche può favorire il diffondersi di patogeni prima sconosciuti. Per il bene e la salute di tutta l’umanità bisogna, quindi, riprendere con la massima urgenza le leggi che possono far fronte all’emergenza ambientale, oramai planetaria e non più trascurabile.
Occorre che siano approvate leggi sui Cambiamenti Climatici, l’Economia circolare e la difesa della biodiversità negli habitat terrestri e marini temi posti all’attenzione dei Parlamentari e che aspettano un’urgentissima risposta.

RWM a Domusnovas: quando il re è nudo

Intervista rilasciata a Matilde Spadaro, redazione del sito di Italia Nostra

Se c’è una storia che ha messo a nudo le contraddizioni dell’Italia  di fronte al mondo è quella della produzione di materiali bellici della RWM di Domusnovas in Sardegna. Il principio stabilito dalla Nostra Costituzione per il quale l’Italia ripudia la guerra non sembra albergare qui, nella zona che ospita la più grande fabbrica di bombe d’Europa. A sostenere però l’impostazione data dai padri fondatori della Repubblica in questo angolo di territorio è la posizione assunta da un grande coordinamento di associazioni e rappresentanti territoriali che da anni si battono affinchè la produzione di ordigni bellici destinati alle guerre del mondo conosca una riconversione. Oltre ai problemi etici e morali, attestati in tanti servizi televisivi e sui quotidiani di tutto il mondo, ci sono i problemi ambientali, quelli relativi alla regolarità urbanistica, quelli dei contributi pubblici utilizzati per la costruzione della strada che giunge all’impianto, quelli della ricaduta lavorativa reale sul territorio. Un coacervo di questioni che si uniscono in un intreccio indissolubile che ha preso origine dall’assenza di un piano per la riconversione dell’allora impresa S.E.I. Società Esplosivi Industriali S.p.A., attiva nella produzione di ordigni per l’impresa mineraria e poi passata in gestione alla RWM Italia. Ora, con lo stigma di paese fornitore di ordigni utilizzati nella guerra in Yemen da parte dell’Arabia Saudita che ha connotato il nostro Paese grazie al commercio di bombe ivi prodotte, sarebbe giunto il momento di dare una svolta decisa alla questione.
Ne parliamo con Graziano Bullegas, Presidente di Italia Nostra Sardegna, in prima fila per la battaglia sulla riconversione della produzione della RWM.
D.) Iniziamo dai fatti più recenti. Nonostante la serrata imposta per il distanziamento sociale utile a contrastare la diffusione del coronavirus, la RWM sta procedendo con i lavori di ampliamento.
R.) Nella prima metà di marzo gli uffici del SUAP del comune di Iglesias sono stati più che mai attivi nell’istruire numerose pratiche relative all’ampliamento dello stabilimento di Domusnovas-Iglesias. La strategia utilizzata è quella dello “spezzatino”, ormai collaudata negli anni. Non si presenta una istanza univoca e un piano attuativo, ma più richieste per singoli interventi in modo da impedire una visione generale dell’intervento in atto, eludere pareri di natura regionale molto più complessi e soprattutto esigenti dal punto di vista delle documentazioni aggiunte. Prima presentano la richiesta di effettuare lo scavo, poi quella per la strada, poi quella per i basamenti sul terreno, e infine quella per la cabina elettrica, la cosa e’ estenuante. Si pensi che andiamo avanti così dal 2017 con oltre venti richieste presentate! Appare veramente assurdo che nel pieno di una crisi epocale, che trova gli ospedali sardi sguarniti perfino delle mascherine per proteggere i medici che curano i contagiati in terapia intensiva e negli stessi ospedali e nelle case di cura la gente si ammala e muore, mentre tante aziende reinventano la loro produzione per adeguarla ai nuovi e più impellenti bisogni imposti da questa crisi sanitaria epocale, in Sardegna si prosegua imperterriti nell’ampliamento di una fabbrica al fine di incrementare la produzione di strumenti di distruzione e di morte, con il beneplacito di enti e amministrazioni locali e regionali. 
D.) Sono anni che vi state occupando della questione. A che punto è il ricorso al Tar che avete presentato?

R.) Abbiamo presentato un ricorso al Tar nel Gennaio 2019 sul quale abbiamo predisposto motivi aggiunti in quanto l’impossibilità di avere la documentazione ci ha condotto a poter sottoporre delle integrazioni al Tribunale soltanto in un secondo tempo. A Novembre 2019 risale il ricorso straordinario rivolto invece al Presidente della Repubblica. Tutte le richieste di accesso agli atti di norma vengono rigettate e molte informazioni le abbiamo tratte dalla documentazione acclusa al progetto riguardante una parte dello stabilimento sottoposto a VIA. Ma basterebbe un sopralluogo nel cantiere per rendersi conto dei danni prodotti al paesaggio dalla movimentazione terra, dalla creazione di terrapieni e di nuovi altipiani, dalle impressionanti modifiche apportate alla morfologia del terreno ed al paesaggio in generale, per capire che quell’intervento non poteva essere autorizzato in quel luogo e con le modalità seguite. Insomma, una alterazione irreversibile e paesaggisticamente non mitigabile del territorio tanto da fargli perdere del tutto il suo originario aspetto.
D.) Considerate tutte queste situazioni, la questione si pone su un piano connotabile dal punto di vista di opportunità più squisitamente politiche e di comportamenti precipuamente istituzionali. Qual è la sua opinione in merito?
R.) Viviamo in una sorta di anomalia completa. Qesto grazie ad una certa “benevolenza” generalizzata. Come si è denunciato da tempo, quella fabbrica rappresenta un serio pericolo per la pubblica incolumità e per la salvaguardia dell’ecosistema in quanto stabilimento ad elevato rischio di incidente rilevante (D.lgs 105/2015 e d.lgs 334/1999), con un Piano di Sicurezza Esterno “scaduto” da ben 9 anni e mai aggiornato all’attuale produzione di ordigni bellici. Il tutto reso ancor più insostenibile dal rilascio da parte della provincia di una autorizzazione ambientale semplificata (l’A.U.A.), simile a quella che viene rilasciata a una piccola attività artigianale, anziché l’autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) più rigida e meno permissiva. Si pensi che la più grande fabbrica di bombe dell’Europa è autorizzata con un’autorizzazione pari a quella che ha un’autofficina! Le amministrazioni locali sono succubi sotto il ricatto occupazionale. Molte istituzioni vivono con un contributo dato a fondo perduto da questa azienda. Il tutto perché siamo nella provincia più povera d’Italia e qualsiasi “benefattore” che arriva è accolto a braccia aperte. 
D.) Ma se, in teoria, questa multinazionale è portatrice di lavoro e quindi va “accolta”, perche’ si è ancora nella provincia più povera d’Italia?
R.) Infatti il dato è chiaro e parla da solo. Cento persone sono state assunte a tempo indeterminato ma l’organico è piuttosto mobile. Se le commesse arrivano allora si assumono gli interinali, altrimenti no. Il ritorno sul territorio di questa operazione non è sicuramente in grado di risollevare la situazione economica della provincia. Potrei sintetizzare dicendo: dal 2012 ad oggi, poveri eravamo e poveri siamo rimasti. Mentre la RWM sta presentando le autorizzazioni per ampliare lo stabilimento, nonostante la produzione sia ferma per COVID-19.
D.) E allora perché non si riesce a riconvertire?
R.) Perche’ la fabbrica realizza profitti enormi. La produzione di ambito civile (divisione autoveicoli e meccatronica) è stata riservata alla Germania così si limitano le contestazioni in patria. Alla RWM di Domusnovas stanno spendendo 40 milioni di euro. Eppure, da risoluzione governativa, la vendita diretta di armi all’Arabia Saudita dovrebbe essere vietata. Ma non si possono certo escludere le triangolazioni…
D.) Il futuro allora come si prospetta?
R.) Continueremo la nostra battaglia proponendo un futuro diverso alla nostra comunità, basato essenzialmente sulle bonifiche delle aree degradate dalle attività industriali e minerarie, sulla tutela dello straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico esistente, sul rilancio delle attività primarie del nostro territorio. Siamo convinti che un’alternativa capace di creare nuovi posti di lavoro, più sicuri e dignitosi esiste, dobbiamo farla diventare patrimonio comune.

lunedì 6 aprile 2020

“Ha da passà a’ nuttata” - (…ripensando Eduardo)

di Mauro Gargiulo
Ce l’ho davanti agli occhi la maschera di Eduardo, scavata nel volto, mentre, assettato o’ tavolo nell’attesa del giorno, fissa il letto in cui giace Rituccia. 
Parole che a distanza di 75 anni fanno eco nelle tenebre di oggi!
A nuttata era la metafora di quella tragica guerra, solo evocata da Gennaro Jovine, che a noi piccoli veniva riesumata dai grandi a’ sera a meza voce ‘ntuorno o’ vrasiere: la fuga nei ricoveri, le file e il pane con la tessera, la polvere di piselli, i morti sotto le macerie; quelle macerie che la mattina nell’andare a scuola, accompagnati mano a mano, testimoniavano l’atrocità dei racconti. Un parto d’amore era stato quello nostro, per quell’averci concepito ancora sotto l’eco delle bombe, a consumare quelle unioni prima solo legate in Municipio per assicurare alla propria femmena quel sussidio che le avrebbe garantito la sopravvivenza nel caso di non ritorno.

Parte di quella nuttata era anche il post bellum che Gennaro/Edoardo vedeva dipanarsi “dint’ e ccarte’ e mille lire che fanno perdere ‘a capa” accumulate da Amalia col mercato nero, nel delinquere del figlio, nella perdita d’innocenza di Maria Rosaria. L’allegoria del dramma diveniva anticipazione dei tempi: rottura dei rapporti di solidarietà, dismisura della ricchezza, relativismo etico, degrado di un popolo in massa. Negli anni a venire capitalismo e liberismo avrebbero completato quel triste presagio, trasformando l’uomo in uno schiavo di merci partorite da macchine che avrebbero dovuto renderlo libero. 
Ma per quanto profetico, Edoardo nel ’45 (l’anno in cui scriveva) non avrebbe potuto anticipare il precipitare dei tempi, anche se poi li aveva vissuti a uocchie asciutti, come la sua Filumena, e ignoto gli sarebbe rimasto, silente nell’attesa, il convitato di pietra seduto allo stesso suo tavolo, anche lui in attesa del termine della notte. Quella Natura che l’Uomo nella sua spasmodica ricerca di ricchezza (come Amalia) avrebbe depauperata fino a renderla irresiliente, avrebbe defraudata (come Amedeo) fino all’immiserimento, avrebbe violato (come Maria Rosaria) fino allo sfinimento.  
E’ per l’assenza di questo riscontro post eventum  che “Napoli milionaria” si chiudeva con quella stessa speranza che giustificava il gesto dei nostri cari. Sarà Riccardo Spaziano, il ragioniere che Amalia aveva spogliato di tutti i suoi beni, a portare quella medicina che salverà Rituccia, estremo gesto di una solidarietà prima negata, che chiede in cambio solo il dono dell’ascolto. A distanza di trequarti di secolo possiamo dire che quella medicina noi non l’abbiamo saputa, né voluta assumere, mentre irretiti dalla schizofrenia mediatica ci chiudevamo nel nostro solipsismo produttivo.  
Quella nuttata non solo non è passata, ma nell’incubo presente di questa guerra invisibile, chiusi nelle case come topi, distanziati anche negli affetti, privati delle libertà naturali, viviamo un’oscurità che non sembra avere speranze, rei di aver trasformato la virtù della conoscenza nell’usurpazione del divino. Nessuna più potente metafora di questo tempo è infatti il Bergoglio sferzato dalla pioggia ai piedi del crocifisso in una piazza deserta. Il deus ex machina edoardiano ha disdegnato la carne di un ragioniere, negandosi absconditus per il perdono paterno. Resta l’uomo in ginocchio dinanzi ad un pezzo di legno nel gelido abbraccio di un colonnato lapideo.   

giovedì 2 aprile 2020

Modificate la variante alle prescrizioni di massima di polizia forestale in Sardegna!

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra - SardegnaWWF – Sardegna e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus hanno inoltrato (31 marzo 2020) uno specifico atto di reclamo relativo alla  proposta di revisione delle Prescrizioni di massima e di Polizia forestale, adottata con determinazione Comandante Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale n. 4786 del 29 novembre 2019 e notificata con la pubblicazione solo in data 19 marzo 2020, in piena emergenza sanitaria e ambientale determinata dal coronavirus COVID 19
La modifica delle attuali Prescrizioni di massima e di Polizia forestale disegna un utilizzo di boschi e di macchie mediterranee molto più improntato a criteri di sfruttamento economico piuttosto che di gestione accurata di un grande patrimonio ambientale.
Se è vero che la superficie considerata boschiva nell’Isola raggiunge quasi 1.250 mila ettari (il 51% del territorio regionale), è ancor più vero che in buona parte (ben 630 mila ettari) si tratta di macchia mediterranea, mentre il bosco vero e proprio si estende su 580 mila ettari. 
Alcune delle disposizioni contenute nella proposta di modifica appaiono semplicemente deleterie per il patrimonio boschivo, come, per esempio, individuare i “tagli per uso familiare … con i quali si ottiene un quantitativo di legna pari o inferiore a 150 quintali o 25 metri steri, per autoconsumo senza finalità commerciali”, non considerando l’elevata probabilità di consentire di fatto tagli indiscriminati e impossibili da controllare.

Analogamente consentire la deroga al divieto di conversione del bosco ad alto fusto in bosco governato a ceduo facendo “salvi gli interventi previsti dai piani di gestione forestale o dagli strumenti equivalenti”, significa aprire la strada a tagli boschivi e conversione dei boschi in ceduo.
In proposito, destano non poche preoccupazioni i tagli boschivi previsti da piani forestali particolareggiati come quelli della Foresta demaniale di Is Cannoneris e della Foresta demaniale di Montarbu.
Un complesso di importanti norme, le Prescrizioni di massima e di Polizia forestale, che necessitano dell’obiettivo della conservazione naturalistica del patrimonio forestale in un’ottica di contrasto ai cambiamenti climatici.

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lunedì 30 marzo 2020

Cemento Mori!

La politica ai tempi del coronavirus

Esistono in politica molti modi per guardare al futuro senza perdere di vista il presente, quando si attraversa una fase di grande crisi; ma il governo regionale a trazione sardoleghista guidato da Christian Solinas non se ne cura e, mentre in tanti cercano di capire come valorizzare l’accresciuta responsabilità sociale post-pandemica, squaderna la sua visione del mondo, desolante nella truce riproposizione del formulario novecentesco di assalto al Paesaggio.
Bisogna essere dotati di un cinismo sordo per pensare di poter convocare, in tutta fretta, un Consiglio Regionale fra i meno significativi dell’intera storia dell’Autonomia piegandolo, con la immancabile formula ricattatoria del rilancio dell’economia, alla discussione e all’approvazione frettolosa di un provvedimento, il cosiddetto Nuovo Piano Casa, che tutto farà tranne che risolvere la situazione di grave arretratezza della nostra Isola.
Mentre la gente si ammala e muore, negli ospedali sardi come nelle case di riposo, soprattutto per effetto di un’insipienza politica rara anche a queste latitudini, Solinas e i suoi pensano di ridurre la distanza siderale che li separa dalla modernità, semplicemente cancellando con un provvedimento gaglioffo anche il vincolo edificatorio dei 300 metri dalla battigia e sdoganando l'edificazione selvaggia in agro.
Questa sarebbe, in sintesi, la miracolosa ricetta sardoleghista per risollevare le sorti di una Regione allo sbando: un orizzonte pozzolanico che in sol colpo risolva un’emergenza sanitaria gestita finora come peggio non si sarebbe potuto, sommata all’atavica carenza infrastrutturale e produttiva su cui la Giunta Solinas non ha idee e non è in grado di trovare soluzioni, vista la perdurante assenza di temi in questo primo anno abbondante di legislatura.
L’isolamento, che altrove viene calato per decreto ma che noi sardi scontiamo già di default, si è provvidenzialmente rivelato essere l’unico argine all’ecatombe sociale e sanitaria che peraltro ancora incombe; per la Giunta Solinas questa fase storica sarebbe potuta essere un’opportunità per ragionare - e decidere - a livello di sistema sugli storici limiti che affliggono la nostra isola.

E invece no: giri di betoniera come giri di valzer!
Sembra proprio l’orchestrina che suona mentre il Titanic affonda.
Tuttavia, e nonostante tutto, la Sardegna non merita lo scempio di una classe politica così avventuriera e inadeguata; sarà la Società, con l’aiuto della parte buona della politica che ancora sopravvive a questa desertificazione della moralità politica e umana, a mettere all’angolo questa inaccettabile Giunta.
Quel piano casa non passerà.


Consulta per l’Ambiente e Territorio Della Sardegna
Italia Nostra Sardegna partecipa, assieme ad altre Associazioni Ambientaliste e numerosi tecnici, professionisti e intellettuali, all'attività della Consulta.

Pagina Facebook della Consulta "Cemento Mori"



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lunedì 9 marzo 2020

È questo il momento per fermare l’inutile ponte: blocchiamolo!

Lo scorso mese di gennaio il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna ha convocato la Conferenza di Servizi per la realizzazione del nuovo ponte di collegamento dell’istmo con l’isola di Sant’Antioco e annessa circonvallazione. 
La conferenza di servizi è una importante procedura nell’iter autorizzativo che deciderà se proseguire negli step successivi previsti dalla normativa o se invece - come chiedono a gran voce Cittadini, Comitati, Associazioni, Comune di Sant’Antioco e tante persone di buon senso – sia arrivato finalmente il momento di fermare questa opera e decidere di rimodulare i finanziamenti finalizzandoli verso infrastrutture più utili e necessarie per l’intero territorio. È davvero singolare che questo progetto prosegua il suo iter nonostante l’avversità della comunità tutta. Si tratta dell’ennesimo sperpero di risorse pubbliche consumate nella progettazione di un’opera che non potrà mai essere realizzata. 
Italia Nostra Sardegna e altre Associazioni Ambientaliste si sono costituite nel procedimento chiedendo chiedendo di essere ammessi e di poter partecipare alla Conferenza Sincrona e, come già fatto in precedenza, di abbandonare il progetto del nuovo ponte per motivi di natura ambientale, paesaggistica, urbanistica ed economica.
Facciamo appello a tutti gli enti che parteciperanno alla conferenza di sevizi - compresi i sindaci del Sulcis che non sono stati invitati ma che auspichiamo vengano inseriti nel procedimento – affinché esprimano il loro motivato dissenso verso questa inutile opera. È questo il momento per farlo!  
Un parere negativo della Conferenza di Servizi consentirà infatti l’immediato stop al proseguo della progettazione evitando quindi i costi e il lungo iter della Valutazione di Impatto Ambientale e metterà una pietra tombale sull’intera opera. 
Sarà finalmente giunta l’occasione per ripensare ad un corretto uso del finanziamento auspicando che venga finalizzato verso attività di natura economico-occupazionale per il territorio come previsto dallo stesso “Protocollo d'Intesa del Piano Straordinario per il Sulcis” (Piano Sulcis) e come richiederebbero il buon senso e una corretta gestione delle pubbliche risorse. 


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