venerdì 14 aprile 2017

Finte Serre fotovoltaiche, la truffa milionaria continua



Prima le finte serre fotovoltaiche di Su Scioffu a Villasor, poi quelle di Giave e oggi le finte serre di Ozieri balzano agli onori delle cronache isolane! Il sequestro di questi impianti e di ingenti quantità di denaro relative ai profitti generati, oltre all'accusa di truffa aggravata nei confronti dei dirigenti delle società che gestiscono gli impianti, confermano, ancora una volta, la fondatezza delle denunce e dei ricorsi presentati dal Comitato S'Arrieddu per Narbolia insieme alle Associazioni Adiconsum e Italia Nostra Sardegna contro questi impianti.
Lo stato di degrado in cui versano le serre di Narbolia

Di fatto le serre installate in Sardegna sono delle semplici strutture metalliche a sostegno di pannelli fotovoltaici. Si tratta in effetti di veri e propri impianti industriali per la produzione di energia elettrica, escogitati come ovvi escamotages alla norma che vieta l'installazione dei pannelli fotovoltaici su grandi estensioni di suolo agricolo[1] .  Pertanto,  oltre ad essere stati abusivamente ubicati in area agricola, percepiscono incentivi dal Conto Energia grazie a una indebita posizione di vantaggio nella graduatoria nazionale degli incentivi statali, in danno di coloro che avrebbero avuto diritto in quanto in possesso di titolo legittimamente conseguito. Una attenta lettura dei bilanci della Enervitabio Santa Reparata Società Agricola srl, di Narbolia, la cui ragione sociale è quella di coltivare "ortaggi in foglia, a fusto, in radici etc..."  chiarisce in maniera inequivocabile l'inesistenza di qualsiasi attività agricola.
Il negativo impatto di questi impianti industriali sul territorio agricolo è evidenziato dal rapporto ISPRA edizione 2016 [2] sul consumo di suolo nel quale vengono citati i comuni di Giave e Narbolia tra quelli che hanno avuto un maggior incremento di consumo di suolo negli anni 2012 - 2015 "connesso alla realizzazione di imponenti impianti fotovoltaici".

E' bene ricordare che le cifre in campo erogate dal GSE sotto forma di incentivi del Conto Energia per le serre fotovoltaiche installate in Sardegna sono dell'ordine di diverse decine di milioni di euro annui per un totale complessivo prossimo al miliardo di euro nei vent'anni di vigenza dei benefici.
Nonostante il fenomeno sia diffuso in tutta la Sardegna, non si comprende perché i sequestri e le denunce hanno riguardato ad oggi, soltanto poche aziende. A mero titolo esemplificativo si citano  gli impianti per la produzione di Energia Elettrica del gruppo Enervitabio che meriterebbero analoghe verifiche della magistratura, ubicati a Giave, Narbolia, Padria, Galtellì, Santadi, San Giovanni Suergiu. Oltre alle serre di Villasor della Twelve Energy, di Milis della Milis Energy Srl, di Villaperuccio dell'Azienda agricola Montessu, di Ozieri della Agrisun.
L'area occupata dalle serre a Narbolia
Numerose sono state le denunce presentate alle diverse Procure, in particolare a quella di Oristano,  dal Comitato e dalle Associazioni firmatarie. Così come in diverse occasioni è stata presentata richiesta di verifica della sussistenza dei requisiti di legge all'Ass.to all'Agricoltura, che ha autorizzato gli impianti e che avrebbe dovuto controllare non solo la documentazione di progetto, ma vigilare sul reale rispetto delle norme nel corso dell’esercizio. Sarebbe utile verificare se esistono gli estremi di omissione di atti di ufficio da parte di questi enti anche in considerazione dell'ingente danno erariale arrecato da queste operazioni speculative.
E' chiaro che tutto ciò accade proprio perché gli organi di vigilanza sono praticamente assenti. Già nel 2014 lo stesso presidente della Corte D'Appello di Cagliari, nella relazione sull'amministrazione della giustizia ha citato questi impianti, assieme a quelli eolici, come esempio di malaffare: "Nelle maglie di una normativa caotica, in cui si intrecciano interventi dello Stato e della Regione che rispondono all’esigenza di favorire gli investimenti ma dovrebbero anche garantire la salvaguarda del territorio e del paesaggio, si sono aperti varchi in cui si sono infiltrate compagini criminose che hanno costruito impianti industriali sul presupposto che fossero invece a servizio dell’attività agricola"[3].

[1]    Art. 10, comma 4, del decreto legislativo n 28 del 2011 (Requisiti e specifiche tecniche) e art 11del Decreto Interministeriale 5 maggio 2011 (Requisiti dei soggetti e degli impianti)

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